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Il capriolo in terra di Siena

| 11 giugno 2010 | 10 Comments

Nella provincia che vanta la più alta densità in Italia di questo cervide, i problemi gestionali che derivano assumono caratteri unici. Per limitarne l’impatto all’agricoltura alla circolazione stradale, la caccia di selezione resta strumento d’elezione.

Negli ultimi anni in provincia di Siena l’espansione territoriale e numerica del capriolo (Capreolus capreolus) ha causato l’insorgere di diversi problemi gestionali dovuti all’impatto che tale specie può causare alle colture vitivinicole di pregio e specializzate, nonché per il fenomeno degli incidenti stradali causati da questa specie (circa il 50 % dell’incidentalità in provincia di Siena è causata dal capriolo). D’altro canto questa provincia vanta la più alta densità in Italia di questa specie (è stimata una popolazione di non meno di 30.000 capi con punte di densità in alcune aree provinciali superiori a 35 caprioli ogni 100 ettari) e ospita popolazioni residuali della sottospecie Italica i cui soggetti sono i soli giudicati idonei dall’Ispra per i progetti di reintroduzione della specie nel meridione d’Italia.
Aumentano quindi i danni all’agricoltura (nel 2009 il capriolo ha inciso per il 26,5 % nei danni causati da fauna selvatica per la sola provincia di Siena) e gli incidenti stradali causati da questo piccolo cervide, mentre diminuisce sempre di più la soglia della tollerabilità del danno (reale o percepito) da parte degli agricoltori, e anche da parte dei comuni cittadini che hanno la sventura di impattare nottetempo contro questo ungulato mentre si trovano alla guida della loro automobile. Inoltre l’indennizzo o il risarcimento del danno spesso non attenua la frustrazione e la rabbia dell’agricoltore, per non parlare dell’automobilista che non sa a chi rivolgersi per ottenere un indennizzo. Il problema della gestione delle popolazioni di capriolo è quindi un problema reale e non strumentale, per lo meno in provincia di Siena. Può essere esagerato od esasperato ad arte, ma certamente non è frutto di invenzione né degli agricoltori, né dei cacciatori.
capriolo1Di questi problemi si è parlato nel recente workshop organizzato dall’Atc 18 Siena 2 al Castello di Meleto (Gaiole in Chianti), “Il capriolo in terra di Siena: la gestione di un problema o di una risorsa?”, che si è svolto in una mezza giornata di incontro, approfondimento e festa tra coloro, principalmente selecontrollori iscritti all’Atc 18, che hanno partecipato alle catture (nove giornate di prestazioni d’opera) dei caprioli italici destinati al progetto di reintroduzione della specie nel Parco nazionale dell’Aspromonte. La giornata di incontro è stata richiesta all’Atc 18 dai distretti di gestione dei cervidi per fare il punto sulla gestione del capriolo nell’Ambito, ossia in terra di Siena, sulle iniziative di cattura e traslocazione della specie e sulle tematiche di attualità (danni, prevenzione, gestione venatoria) che vengono dibattute sulle principali riviste del settore o sulla stampa in genere. Dalla discussione è emerso che uno dei motivi che hanno portato i danni da capriolo ai livelli odierni, oltre alla prosperità di cui gode la popolazione di questo piccolo cervide, è la difficoltà con la quale gli agricoltori, e di conseguenza i tecnici incaricati, tengono i caprioli lontani dai propri campi e vigneti. Il capriolo, date le sue caratteristiche morfologiche, se ne infischia dei recinti elettrici studiati per i cinghiali, che con due fili, spesso, consentono di eliminare il problema; il capriolo è un ungulato saltatore, e per tenerlo fuori dalle colture di pregio occorre recintare i campi con almeno cinque ordini di fili, fino ad un’altezza di almeno un metro e ottanta; ne va di conseguenza che costi di installazione e manutenzione delle recinzioni elettrificate lievitano notevolmente. Una scelta definitiva per prevenire i danni da capriolo potrebbero essere le recinzioni fisse e permanenti, ma questa scelta, che presenta costi ancora superiori e una notevole manutenzione spesso disattesa dalle aziende, non è una strada percorribile, almeno per quanto riguarda le politiche adottate dagli Atc: questi enti, infatti, devono garantire la piena percorribilità del territorio a caccia programmata da parte dei loro cacciatori iscritti, non incentivando la pratica della recinzione fissa che chiude di fatto il territorio. Infine non è da sottovalutare l’impatto ambientale e paesaggistico che comporta una rete metallica fissa! Se preso per tempo, il danno da capriolo (ed in generale ogni tipo di danno causato da fauna selvatica) può essere notevolmente diminuito, o comunque contenuto in un soglia di tollerabilità da parte dell’agricoltore. Termine questo, la tollerabilità, ripetuta più volte nel corso del workshop di Gaiole in Chianti, e che dovrebbe rappresentare un ipotetico punto di incontro con il mondo agricolo che sostiene con forza la volontà, non di ottenere il risarcimento dei danni, ma di non subire del tutto i danni causati dalla fauna selvatica. Cosa questa ultima evidentemente non realizzabile, in quanto l’agricoltura è un’attività economica da svolgere all’aperto nel territorio agro-silvo-pastorale, e che quindi deve convivere con chi l’ambiente lo vive (per esempio cacciatori e turisti) e lo popola (ossia la fauna selvatica, caprioli, cinghiali ecc.). Per quanto riguarda gli incidenti stradali, appare fondamentale attuare dei metodi di prevenzione di tipo attivo o “animal oriented”, come i dissuasori ottici Swarowski, e di tipo passivo o diretti al conducente (driver oriented), come una segnaletica stradale interattiva luminosa lungo i tratti stradali più interessati dal fenomeno. I dispositivi ottici Swarowski riflettono la luce dei fari delle macchine in direzione perpendicolare alla carreggiata, quindi verso la direzione di provenienza degli animali. In questo modo essi creano una barriera luminosa che dovrebbe diminuire od ostacolare l’attraversamento degli animali selvatici. I cartelli luminosi di segnalazione al conducente portano una scritta a led luminosi che viene attivata al transito di animali attraverso la carreggiata. Il corrispondente segnale ottico di pericolo dovrebbe consentire agli automobilisti di moderare la velocità o di arrestarsi in prossimità del tratto segnalato ed interessato dall’attraversamento dei caprioli.
CaprioloIn ultima analisi, il capriolo rappresenta oggi una grande risorsa faunistica per la Toscana e per l’Italia, ma questa risorsa va gestita bene affinché non diventi in alcune realtà locali un vero e proprio problema.
Va da sé che l’attività venatoria, in questo caso la caccia di selezione, è uno degli strumenti principali che garantisce il successo nella difficile gestione di queste popolazioni di ungulati, se la si vuol fare in modo corretto. Ovviamente deve essere messa in atto una forte inversione di tendenza, passando dalla gestione conservativa dei primi anni novanta ad una forma di prelievo più incisiva e più adatta alle nuove prospettive attuali, supportata anche da azioni di contenimento numerico ai sensi dell’art. 19 della legge 157/92. Per buona pace di Bambi, magico cucciolo animato che continuerà a esistere nel mondo fiabesco così caro ai bambini, e della sua controfigura reale, il capriolo, grazioso ungulato selvatico che continuerà ad abitare negli splendidi boschi toscani, così cari a tutti noi.
Federico Morimando
Piero Nenzi

Tratto da Caccia e Tiro Nr. 11
http://www.mondocaccia.it


Category: .In Evidenza, Cultura, Curiosità, Generale, Toscana

Comments (10)

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  1. Il capriolo in terra di Siena | U.R.C.A. Siena | 11 giugno 2010
  1. Springer scrive:

    D’altro canto questa provincia vanta la più alta densità in Italia di questa specie (è stimata una popolazione di non meno di 30.000 capi .

    _____________________________________________________________________

    Non ditelo a quelli di Bologna perche’ sono convinti di essere loro la provincia a piu’ alta densita’ di Capriolo :mrgreen: .
    Che poi va a finire che i loro da 30.000 diventano 40.000 e gli agricoltori si incazzano ancora di piu’

  2. fedeli massimo scrive:

    Ma sti selecontrollori cè pigliano quanno tirano? perche a me vengono forti dubbi più gli danno fascette x l’abbattimento e piu caprioli escono fuori ,o so tutti padellari o nun cè capiscono niente di caccia agli ungulati, perche li devi da stà tutta la giornata alla posta fino al tramonto, non vorrei che qualcuno non spenga il cellulare, ho ascolti la musica, o addirittura si porti il note book o come cavolo si chiama. :lol: :lol:

    • francescorm scrive:

      Caro Massimo la colpa non è dei cacciatori perchè i piani di abbattimento vengo ripettati quasi al 100% altrimenti si perdono le priorità successive.Purtroppo è la carenza normativa e i tempi e i periodi limitati che non permettono adeguati piani di controllo che comunque non devono tendere ad eradicare la specie,ma mantenerla nei limiti della DAF.

    • stiv scrive:

      I selecontrollori ci prendono credimi e nessuno c…..ggia quando è alla posta .
      Il problema è di altro tipo e cio’è sono i tempi e i modi che abbiamo a disposizione per fare gli abbattimenti che non va bene .
      Gli abbattimenti in Toscana incominciano il primo di agosto , se uno se lo può permettere prende qualche giornata di ferie perchè altrimenti alla seconda di agosto incominciano le prove dei cani e la caccia al capriolo alla faccia del calendario si può dire conclusa sino agli abbattimeni di febbraio !
      Ecco quale è il problema ! La caccia di selezione proprio perchè tale necessita di tranquillità prima di sparare bisogna osservare e decidere se quello è il capo da prelevare e bisogna essere sicuri di abbatterlo in modo pulito e non tirare tanto per tirare .
      Quindi o chi amministra si mette in testa una volta per tutte che la caccia di selezione va fatta esercitare con tempi diversi o non se ne verrà mai fuori basti vedere gli abbattimenti che vengono fatti fare a febbraio sono a mio avviso sbagliati in special modo per le femmine che in quel periodo hanno i feti già sviluppati e non mi sembra il massimo andare a macellare un capo in quelle condizioni ad esempio in Ungheria le femmine le fanno abbattere a ottobre mi sembra una scelta più etica e più inteligente . Basterebbe che chi è preposto a gestire la caccia e la fauna uscisse dal proprio ufficio e si guardasse intorno per vedere cosa si fa a quattro passi da casa nostra !
      E’ assurdo creare mille problemi a chi è ben disposto a fare corsi ,prestazioni d’opera e dove richiesto pagare anche i capi e poi a fine anno mandare le guardie venatorie a fare gli abbattimenti o come sembra sia accaduto in passato a fare anche abbattimenti notturni .
      Per gli incidenti causati dalla fauna non metto in dubbio che vi siano molti casi in cui il conducente non aveva nessuna colpa ma siamo sempre sicuri che tutti viaggiavano nei limiti di velocità e che avessero preso coscienza del fatto che lì era stato segnalato il passaggio di animali selvatici ?
      Sono più di ventanni che guido di notte in estate e in inverno lungo le starde dell’ATC 19 Siena quindi credo di poter parlare con cognizione di causa ,se si presta attenzione e non si corre gli incidenti con caprioli o cinghiali si possono evitare mi è capiatato una marea di volte di trovarmeli davanti dietro una curva o vedermeli saltar fuori dal bosco lungo la strada il problema è che nelle città si corre troppo in auto e si sbatte contro altre macchine e dove non c’è traffico ma ci sono gli animali selvatici si può fare degli incidenti con questi ,vorrei vedere se un giorno dovessero mettere una specie di scatola nera sulle auto come da anni si dice quanti potrebbero essere risarciti.

  3. Springer scrive:

    il mondo agricolo che sostiene con forza la volontà, non di ottenere il risarcimento dei danni, ma di non subire del tutto i danni causati dalla fauna selvatica.

    _________________________________________________________________________

    Questi sono come quelli di Bologna ….

    Non vogliono il risarcimento danni e non vogliono nessun danno . Cioe’ non vogliono Fauna sul loro territorio . A meno che la Fauna diventi la loro e a quel punto ……..ce la vendono e a quel punto che gli frega se fa danni ??.
    Altro che ” risarcimenti ” . Questi puntano al ” malloppo ” intero .

    • fedeli massimo scrive:

      La fauna è patrimonio indisponibile dello stato, e come disse il duce tutti a caccia sui terreni privati basta con le differenze tra gli italiani, massimo rispetto sui terreni altrui, anche se sò che questo avviene raramente, io sono uno di quelli che temono le ire dei contadini e li capisco, c’è ancora molta maleducazione fra i cacciatori e per questo che abbiamo una cattiva reputazione e se il numero dei cacciatori diminuisce io sono contento perche litigare pure a caccia oggi come oggi è il colmo dei colmi :|

      • Ezio scrive:

        Mi risulta che in alcuni atc emiliani siamo già arrivati ai pacchetti anche per foranei.

        5 caprioli tot eurini…3 daini tot…ecc

        Tipo alla AFV… :roll:

        In quel caso la mobilità è già stata risolta ….pagando… :?

        • Springer scrive:

          Oltre che risolta , anche ” regolata ” e ” limitata ” .
          Infatti se mi vendi una cosa devi vendermi una cosa che posso trovare . Percio’ non puoi venderla a tutti ma solo per quanto ne hai ( senza distruggere il ” capitale ” in maniera che poi potrai rivendermela ancora e ancora e poi ancora ) .
          Limitata perche’ se si va a gratis ( all’ italiana ) ci si muove in mille . Se invece comincia a costare , a uno non gli va , all’ altro non gli piace , quell’ altro ( il piu’ sincero ) non c’ ha soldi da spendere . E cosi’ i mille diventano cento o anche molti meno .
          Con i soldi incamerati l’ ATC compra Lepri e Fagiani per i ” residenti ” e…….cosi’ vissero tutti felici e contenti .
          Ecco la quadratura del cerchio .

        • Ezio scrive:

          Infatti Springer…pagando…

          Mi faranno PAGARE sti mille o 2mila euro l’anno e caccerò la bekka come e dove e quando c@@o mi pare!!

          Tutttttappooostoooo!!!

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