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Liguria….. e Colombacci d’Ottobre

| 6 aprile 2010 | 18 Comments

Poche frasi, forse scarne di contenuto, ma dedicate col cuore agli amici che praticano questa nobile arte. Nobile e difficilissima; dove si inizia a lavorare quando la caccia è ormai terminata
Renzo Stella

Liguria….. e Colombacci d’Ottobre

- Cùmbi.. arrivan i cùmbi, figgeau sun in sciu màà , amiéé quanti ghe né—-

( Colombi, arrivano i colombi, ragazzi sono sul mare, guardate quanti sono …. )

Il grido quasi strozzato si perde tra i castani ed i pini marittimi ; alberi nati vicini uno all’altro, ed uno vicino all’altro hanno da migliaia di anni colonizzato i monti che sovrastano la costa.
Dall’alto di uno di questi, il più alto, quello che pare nato apposta per ospitare il palco tra i suoi possenti rami, la coppia di amici avvisa con quel grido gli altri compagni che i Colombacci stanno passando sul mare.

Colombaccio2Un branco enorme, forse mille, o forse poco meno….., quasi sicuramente di più, vola in direzione dellOvest, come per agguantare il Sole che sta per iniziare la sua discesa.
Un vento sottile, pungente, proveniente da Nord piega i rami più deboli in direzione di quello stormo di uccelli e verso il grande mare
I rami stessi paiono salutare quello stormo di colombi durante il loro migrare, e allo stesso tempo sembra additarli per farli meglio scorgere dai cacciatori appostati su quelle capanne aeree.

Poco lontano in qualche parata a terra , i cacciatori non “specializzati” per questa nobile preda , udendo il grido di avviso, quasi si sdraiano a terra per meglio nascondersi, rinunciano al colpo tirato al tordo che saetta via; in cuor loro sperano che al momento qualche sbandato pennuto dalle mostrine bianche si avvicini al tiro utile. Difficile, ma può capitare, e allora è emozione grande per chi è abituato a raccogliere frutti, veloci sì, ma di piccole dimensioni. Attimi…..che durano ore !

La nuvola scura viaggia diritta per la sua strada, come se a lei nulla importasse; e sotto di lei si disegnano strade, palazzi, coste frastagliate e spiagge ciottolose. Alla sua destra, poco lontano, i dolci monti della bella Liguria; aspri, forti, odorosi di rosmarino salvia e resina, colorati di ruggine, in un caleidoscopio di colori cangianti che nessun pittore potrebbe così ben rappresentare. Perfino usando la fotografia è difficile immortalarne la bellezza struggente .
Le piume delle ali e delle mostrine candide , come tanti sergenti di un esercito in marcia, sono appena mosse da quel vento di traverso; quella fredda tramontana che li aiuta nel percorso lungo e faticoso.
Eppure vanno, richiamati dal tempo, alternandosi alla testa del battaglione in marcia; i petti possenti costruiti per il lungo ed estenuante volo, le ali forti ,instancabili. Inseguono la via da sempre, sempre la stessa anno dopo anno, secolo dopo secolo, inseguendo il meraviglioso mistero della vita

ColombaccioIl volantino ora si sta avvicinando allo stormo selvatico; attaccato alla zampetta ha una fettuccia di seta per farlo riconoscere in volo,per far sapere all’uomo quale è la sua parte su quel palcoscenico immenso .; le ali truccate, sbiancate come i capelli di una star, per ingannare gli altri ; quasi come una meravigliosa puttana

Si avvicina ,passa oltre, scarta, cabra, ripassa e ricomincia il ballo. Non migra ,lui, è nato vicino all’uomo, e per l’uomo ora lavora da consumato attore
E come un attore un poco guascone, compie l’azione che l’uomo ha saputo insegnargli: senza saperlo sta per tradire i suoi simili; con atteggiamenti da vero capo li guida verso la trappola, lassù verso quei monti dalle forme dolci, dal colore arrugginito; verso quell’unico pino verde dove è il suo posatoio.
E gli altri suoi compagni già sbattono le ali da fermi per attirare quell’esercito di soldati dalle bianche mostrine .
Cabra ancora, gira e rigira una volta di più; poi si posa veloce e sta a guardare, torcendo il collo delicato a destra e a manca. L’occhio vigile ed attento

Il mucchio selvaggio ora non si può fermare, qualcosa o qualcuno gli ha detto che è arrivato il momento di avvicinarsi a quelle fronde smosse dal vento freddo della tramontana.
Ore di volo ininterrotto abbisognano di una sosta, e dove, se non proprio tra quei rami accoglienti dove il compagno è atterrato ?
Tutto lo stormo di colombacci si avvicina veloce al palco, sempre più a tiro di fucile; gli uomini trattengono a stento le grida in gola, la respirazione si fa affannosa, l’adrenalina sale nelle vene
Gli altri cacciatori , quelli nelle parate a terra, diventano piccoli e quasi invisibili; hanno paura a guardare; come se il bianco dei loro occhi potesse tradirne la presenza. Ma che spettacolo ammirano
Gli uomini sui palchi aspettano abbassati, coperti dagli stessi rami. Sopra di loro solo cielo e colombi.

< Non ancora,… non ancora, aspettate! >
Nessuno fiata , nessuno si muove, ma pare che la mente possa gridare quest’ordine a tutti i presenti.
Ed i presenti lo sanno. E’ la caccia ….

Ora gli uccelli sono lì, maestosi, veloci ……stupendi ! E sono tanti, tantissimi; sicuramente più della stima fatta da molto lontano.

Ora, ora si può ! I fucili tuonano; la scarica si sente da lontano; prima quelli alti, sui palchi, poi qualcuno ,tra i più fortunati, anche dalle parate a terra esplode qualche colpo

L’esercito dei pennuti si sbanda, qualcuno cade, colpito… pochi esemplari ; gli altri fuggono via veloci
Velocemente riprendono il cielo, lasciano quei monti color verde marrone; scappano volando verso quel mare azzurro e poi ,quando la calma abbraccia nuovamente le loro ali di bianco segnate ,virano leggermente a destra e nuovamente compatti vanno verso il Sole che scende
Vanno lontano, verso Ovest .

Da questi palchi non riusciremo mai a vedere dove poseranno le loro zampe, dove chiuderanno le loro ali.
Guardiamo a Est e a Sud, nel poco spazio che ci concede l’orizzonte ottico; sperando di rivedere ancora una volta la stessa scena, e poi ancora ed ancora.
Una rappresentazione fantastica, che la regia della Natura è capace di regalarci ogni autunno.
E il nostro volantino allungando il delicato collo ci guarda dal suo posatoio, roteando quella testina prima a destra e poi a sinistra
Ora qualcuno dovrà scendere da quassù, per raccogliere i frutti che la natura ci ha regalato .
Pochi in verità, ma semplicemente fantastici.

Renzo stella


Category: .In Evidenza, Racconti

Comments (18)

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  1. claudio a scrive:

    queste emozioni le ho avute ma con gli storni.Purtroppo non ho mai avuto l occasione di provare il palco : Dovrebbe essere stupendo :-) :-)

    • Roberto Traica scrive:

      Ti posso garantire che è una cosa meravigliosa per esperienza passata.Il grande Renzo racconta la pura verità. Grazie Renzo e proprio cosi.

  2. Giusti Giacomo scrive:

    Che dire Renzo?
    E`la mia caccia,come ho scritto tante volte,vado sul palco dal 27/09,al 10/11poi porto ia volantini e zimbelli e in teoria la mia caccia finisce quel giorno.
    In seguito vado poco a caccia specialmente quest,anno che di colombacci in maremma,e nel senese, ce ne sono stati pochissimi.
    Leggendo il tuo racconto,sono tornato per un giorno sul palco.
    In quanto ai lavori,escluso Gennaio dove si effettuano le potature e basta,a Febbraio/Marzo si ricomincia con la selezione dei nuovi piccioni,e non si finisce fino alla fine di settembre con allenamenti, lavori, e miglioramenti da fare al capanno.

  3. Antonio Pinotti scrive:

    Sig.Renzo, sono 52 anni che tribolo nelle cacce di palombe. All’inferno se andrò, andrò anche per loro, per tutte le imprecazioni che ho dovuto esclamare.Altro che poesia. Quanti capanni, quanti “posti”. La rasatura, gli azzichi, le palombe sulla racchetta, gli spaghi, le tiratore, le piombatore, la raspa per i monopoli, il trivello per la lima, la lima (corda dei molini), il favino, il lume di s.Brunone, il crinello, le cecarole con il vingo arrotondato,le calzette, le forcine fatte di ginepro per incastrare i monopoli, le carrucule, la piccioncella che viene giù dal canestrone e che poi bisogna riportarla su, la palomba senza occhialini, la racchetta, il rachettino che bilancia, il racchettone doppio, i ballerini dell’aria (volantini), la sparacina dei muratori per le tiratore, il chiappino dei piccioni, la balla di iuta vecchia per trasportarli, le uova da togliere ai volantini due mesi prima, le penne da levare alle palombe ed ai piccioni per la fiera di S.Maria Maddalena, il secchio pieno di sassi per bilanciare il crinello, la cupula di S:Pietro sopra al crinello, le sediolette girevoli fatte con il chiodo senza testa, gli sportelli, il bidone di latta tagliato per il camino nella cappanna che è più di una caso o è come casa tua.

    E sparare a fermo poi a volo però, e non come è narrato (ma oggi tutti lo fanno) per tutte le Anime Sante del Purgatorio (che mi perdonino).

    • Giacomo scrive:

      Chi spara a fermo va a finire all’inferno Pinotti !!! Brucerà tra il piombo fuso……….. e mangerà anigrina lamellare……… Saluti dal diavolo :arrow: :twisted:

  4. Antonio Pinotti scrive:

    “casa” e non “caso”

  5. Antonio Pinotti scrive:

    Buonasera sig. Renzo,

    aderisco al Suo invito in forma pubblica, di far conoscere, detto non in Italiano, ma nel “vernacolo” dei cacciatori di palombe le varie parole.

    La rasatura si fa a primavera, adesso, e serve a livellare le piante (cerro o quercie) in modo che formino una rasata piana e compatta. Naturalmente i “posatori” svettano al di sopra. I posatori sono le piante di buttata delle palombe, secondo il vento, e secondo di come si manovrano gli azzichi. Se non si buttano qualcuno (chi guida il gioco) che da terra chiamano anche figlio di m., ha sbagliato. Il Gioco ? E’ l’insieme dell’avvistamento, dell’invio dei volantini, e della manovra degli azzichi.

    Gli azzichi ? Sono le palombe vive sulla racchetta che si mandano su con il monopolo, fino a far incroccare questo con l’asola della forcina. Porta dietro uno spago che tirato si chiama appiombatora (addio Italiano). A questa è legata una tiratora che parte dal capanno centrale. Se tu tiri (fai grillare) la palomba.

    Grillare? E’ far muovere velocemente le ali alla palomba sulla racchetta. Detto così sembrerebbe facile, ma per imparare occorrono anni, e poi alla fine non s’impara mai. Come nella vita è nella caccia. A tramontana la grillata deve avere il “chicchirichì”, cioè la racchetta per una frazione di secondo deve restare rivoltata e ferma, per scirocco, occorre “scencellare” (povero Italiano) cioè far muovere la tiratora con più calma. Infatti a scirocco la palomba viene di petto, e vuole mosse lente.

    I volantini ? Deliziosi qualche volta, altre volte è meglio che non dico la parola. Se non si riposano dopo un giro, addio, le palombe vanno via o galleggiano, se “scrocchiano” i cacciatori che aspettano il conto rimangano con un palmo di naso, perchè le palombe buttate “sfrollano” e se ne vanno. E tu (io) mi prendo qualche vaff.

    La caccia di palombe è bella , pero è grezza, le regole sono antiche, ogni errore si amplifica, e nascono discussioni a non finire. La vera caccia s’intende, mica quella dove si mangiano solo le salsiccie e le costarelle.

    Le calzette ? Sono fatte di cuoio e vengono infilate ai opiedi deklle palombe, per legarle sulla racchetta.

    Le lime? Sono quelle dei fiscoli dei molini dell’olio. Sono corde resistenti che servano a mandare su il monopolo.

    Il Monopolo? E’ fatto di ginepro, ed ha una guida sghemba. Ha una testa dove s’infila la racchetta. Salendo il monopolo incrocca con l’asola della forcina e stà fermo. La forcina è fatta di ginepro ed una guida sghemba che si lascia quando si taglia la pianta di ginepro. Con la raspa e la seghetta si fà sulla testa l’asola, al fondo dell’asola dove striscia la lima, si mette un chiodo per attuttire l’usura.

    Il racchettino: E una piccola racchetta che fa da bilancia e ci va un piccione come azzico. Quante volte il racchettino della capanna, a Pievasciata ha fatto girare branchi di oltre 300-400 palombe.

    La piccioncella o “lascia”. Si mettono i piccioni in un gabbione, e si porta in cima ad un pendio che guarda la caccia delle palombe. Prima s’imparano a mangiare sul patoletto del capannno principale. Poi si portano lassu, e dopo due giorni di digiuno (viva gli animalisti) si lascia un piccione alla volta. Questo vola direttamente sul patoletto per mangiare. Questo gioco fa impazzire un branco di palombe, più di ogni altra cosa.

    Il lume di s. Brunone ? Si mette il 5 ottobre a sera. Va a petrolio ed è propiziatorio per l’indomani: Infatti per S. Brunone le palombe nel cestone.
    Ci sarebbe da scrivere ancora per una giornata. Ma un pò alla volta andremo avanti.
    Se trovo chi ha inventato la caccia delle palombe, gli dovrei dire qualche cosa, per tutte le tribolazioni che ho fin quì patito.

    Ma sono sempre pronto a ricominciare, più patisci e più tieni duro. E’ una cosa ormai che scorre nel sangue, e morirai di pena quando non potrai più farlo.

    Sig. Renzo un’abbraccio.

  6. Renzo scrive:

    Se trovo chi ha inventato la caccia delle palombe, gli dovrei dire qualche cosa, per tutte le tribolazioni che ho fin quì patito.
    —————————————————————————————————————————————
    Io invece gli do un bacio ! E mi permetta Sig Antonio di darlo virtualmente anche a Lei
    Le ho contate : 43 righe di PURA CULTURA VENATORIA
    Grazie per avermi dato la possibilità di vivere, per il lasso di tempo che le ho scorse, una grande emozione.

    Giuro fin d’ora : l’anno prossimo nascondo qualsiasi impegno e piuttosto mi lego ad un albero e con la telecamera voglio filmare tutto questo lavorio . Deve essere una cosa indimenticabilmente stupenda .
    State tranquilli sarò zitto e ben mimetizzato…. ma una scena così come faccio a perderla?

    Intanto mi sono salvato queste 43 righe di sapere, le ho stampate, e me le voglio studiare a memoria

    Un affettuoso abbraccio a Lei ed a PAOLINO , …un grande !
    P.s. peccato non esista un vero documentario su una giornata di caccia alle Palombe in questo modo…. o c’è ?

  7. Antonio Pinotti scrive:

    Sig. Renzo, di nuovo buonasera.

    Di persone come Lei ne dovrebbero esistere non una ma mille e più. La modestia che abbiamo sopratutto, che non è “finta” ma “vera”. Beati gli ultimi di essi sarà il regno dei cieli.

    Che pena leggere in questi tre giorni il sito. Tanti galli a cantare, ma
    non si farà mai giorno, mi creda.Sulle palombe bisogna coinvolgere Il sig.Giusti, un uomo vero come il sig.Fiore.

    Ma soprattutto bisogna far scendere in campo il “Generale della Rovere” Giovanni b. che Lei ben conosce. Il più forte, il più grande! Vede perchè il diavolo ha la vita facile, ed il Padreterno fatica non poco ad affermarsi? Perchè nessuno ha l’umiltà di riconoscere i propri limiti, e di fare squadra, unendo le forze, lavorando per l’unità e non per la divisione non dividendoci. Ma è il diavolo che va a dormire con il potere.

  8. Antonio Pinotti scrive:

    Postilla. Ci sono tanti documentari. E’ il Generale il regista.

  9. Renzo scrive:

    E pensare , caro Pinotti, che gli animali dovrebbero insegnarci : un esempio ? Eccolo: Le Palombe fanno branco, gli Storni sono tantissimi e insieme, le pernici vivono in famiglie numerose a volte, …persino i Barracuda fanno comunella per attaccare le prede, così come i Lupi.

    Solo noi Uomini abbiamo la PRESUNZIONE di crederci potenti, indispensabili e soprattutto sapienti .
    Ma cosa sappiamo in realtà ? Solo ingannare il prossimo ? Ci comportiamo come il più beffardo degli individui: il Cuculo, che approffitta subdolo delle fatiche altrui ; ma pure lui come creatura ha una dignità da difendere ed un obiettivo da raggiungere, la cosenrvazione della SUA specie .
    NOI cosa vogliamo essere ?? : LUPI, Barracuda, Storni, Palombe …o cuculi ?
    Personalmente mi darebbe fastidio essere accomunato ad un cuculo…. preferisco allora un Cardellino ….. un Pellegrino….una Poiana, persino un’Acciuga…. ma non un Cuculo !
    A buon intenditor…….
    Grazie di tutto , ancora un abbraccio con immensa stima ed affetto
    E ricordi, la salute PRIMA DI TUTTO …. le medaglie cartonate non servono .
    Renzo

  10. Antonio Pinotti scrive:

    Sig.Renzo, seconda puntata:

    I volantini ovvero i ballerini dell’aria. Ne viebe uno bravo ogni 500. Certo quando sono piolotti li porti sul patolletto, poi pian piano fanno il primo volo dietro ai maestri, poi ancora si sentono gagliardi ed ardimentosi e volano bene. Ma queste sono le prove, e quì se ci scappa una stecca nulla di male. Ma è dopo la prova vera quando ci sono loro (le palombe). Allora tutto cambia. Il campione giovane senza palombe, diventa un “brocco” con loro perchè non si “riposa”. Non il riposo dalla fatica ma il riposo dopo un giro attorno alle piante della caccia.

    Poi ci sono i f.d.m.. Se un t.d.c. si posa su un ramo di una pianta vicina è fatta. Occorre solo una schippettata. Perchè lui immagazina così bene l’errore, che prima o poi lo ripeterà. Poi ci sono le p.ne, e le piccione femmine sono delle campionesse in questo genere di cose. Stanno sul patoletto, hanno un marito legato sul racchettino di richiamo, e tanto la danno via senza alcun ritegno con un altro piccione maschio che le sta vicino. Ma nemeno le persone fanno così. Quando succede questo, ed è frequente, finisce la gregarietà della squadra, perchè l’amore divide e non unisce, come si vuole

    far credere.

  11. Antonio Pinotti scrive:

    Sig. Renzo : terza puntata.
    Poi ci sono i cristiani, ovvero i cacciatori. Tutti bravi, nesuno bravo. Intanto designano ” quello che non mangia mai durante la giornata” e che sta appeso lassù a “guardare”. Tanto lui comanda dicono (e sarei io). Accendono il fuoc nellao cappanna, si distraggono, si riposano, fumano, e sugli altri cappanni parlano, parlano, parlano di tutto. Poi prima la colazione, poi lo spuntino, e poi l’arrosto o le fave cotte.Ti fanno arrivare il profumo del cibo fino a lassù sul cappanno centrale.

    Quando si vedono loro (le palombe), allora alzano le chiappe senza esitazione, e tu li ripaghi con la voce del gioco. Tremano tutti, l’emozione gli serra la gola e l’arrosto appena mangiato, e quando dai il conto c’è sempre il solito f.d.m. che spara all’inizio del secondo “Cu”, mica alla fine come dovrebbe. Ma io poi l’ho sempre ripagato, cercando con l’azzico “bello” di non far buttare le palombe sulla sua pianta. (il Signore mi perdoni).

  12. Antonio Pinotti scrive:

    “viene” non “viebe”

  13. Renzo scrive:

    Ripeto: mi legherò ad un albero ma voglio stare a guardare come fece Ulisse con le sirene , Giuro !
    Grazie ancora

  14. POIANA68 scrive:

    HO UNA CACCIA AI COLOMBI IN TOSCANA (arezzo) E VIVO ARMAI DA ALCUNI ANNI LE EMOZIONI CHE DANNO L’AVVISTARE UN BRANCO E RIUSCIRE A FARLO SCENDERE FINO ALLA PIANTA DOVE POI SI METTONO. E’ UN’EMOZIONE UNICA CHE NON PASSA CON IL PASSARE DEGLI ANNI ANZI RIMANE NEL TEMPO. E’ UNA CACCIA DI SACRIFICIO IN QUANTO OGNI ANNO DOBBIAMO SISTEMARE TUTTO PER AVERE NEL MESE DI PASSO (20 GG !!!!! ) IL PERFETTO FUNZIONAMENTO. MA SONO SACRIFICI CHE POI RIPAGANO NEL MESE MAGICO- UN SALUTO|

  15. Giorgio scrive:

    Sono alla prese con problemi di salute della mia Setter di circa 11 anni. Ha avuto tre anni fa la Lehismania da cui si era ripresa, ma quest’anno proprio non va. E’ dimagrita e non mangia quasi più. Inoltre, stamattina sono apparsi a segyuito di esami grosse disfunzioni sulla funzionalità del fegato. Ho quasi 70 anni e cinque ernie al disco, intrattabili chirurgicamente. Da qui la rinuncia a ricominciare con un cucciolo. Ma non alla caccia.
    Mi piacerebbe entrare a far parte di una squadra di caccia al colombaccio. Abito in città ad Arezzo.  Qualcuno può darmi indicazioni per la prossima stagione?

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