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Urca Siena: indagine genetica sul capriolo

Progetto Indagine genetica sul capriolo
Descrizione Progetto

Nel 2009 è stata completata la ricerca sull’identità e variabilità genetica delle popolazioni di capriolo, avviata nel 2006 in collaborazione con l’ISPRA – Istituto per la Protezione e la Ricerca Ambientale (ex INFS).
In particolare il progetto ha previsto lo studio sulla distribuzione delle due sottospecie di capriolo, il capriolo europeo (Capreolus capreolus capreolus) e l’autoctono capriolo italico (C. c. italicus) la cui presenza è ormai accertata sul comprensorio senese.

Risultati e Discussioni – Nel corso del progetto sono stati analizzati 407 campioni di muscolo di capriolo abbattuti nelle stagioni venatorie 2006 e 2007 e 183 campioni biologici abbattuti nel 2009 nei diversi Distretti di gestione della provincia di Siena ed utilizzati per il monitoraggio genetico, oltre a 28 campioni appartenenti ad esemplari delle ZRC Monteaperti, Siena, Ville di Corsano, Deserto e della AFV Olli per i programmi di reintroduzione nell’Appennino centro-meridionale.
Per ciascuno dei campioni è stata fornita l’indicazione del Distretto venatorio, dell’ATC di abbattimento o delle ZRC e AFV di provenienza; questo ha permesso di georeferenziare i singoli individui e di elaborare, mediante Google Earth, una mappa rappresentativa della distribuzione dei risultati ottenuti con le analisi genetiche (DNA mitocondriale, DNA nucleare e combinazione dei due), come nella relazione conclusione fornita dall’ISPRA.
In sintesi, le analisi delle sequenze mitocondriali e dei loci microsatellite hanno evidenziato che nella provincia di Siena sono presenti popolazioni di capriolo naturali e reintrodotte; in particolar modo l’area del Monte Amiata è stata diverse volte interessata da ripopolamenti con animali di provenienza centro europea. A partire dalla fine del secolo scorso, l’incremento demografico che ha interessato tutte le popolazioni di capriolo in Italia, ha portato a rapidi fenomeni di espansione e, di conseguenza, ad episodi di contatto e di mescolamento fra animali autoctoni e reintrodotti.
I territori compresi tra Crete Sud, Monticiano, Val di Feccia, I’AFV Olli e le ZRC Ville di Corsano e Deserto, presentano esclusivamente aplotipi e genotipi italici. Tali aree possono fungere pertanto da potenziali serbatoi per eventi di ripopolamento o reintroduzione e per questo motivo sarebbe auspicabile intensificare il rnonitoraggio genetico.
Per le località di Crete Nord-Ovest, Medio Ombrone, Montagnola, Montemaggio, Val d’Asso e Val di Merse Est è stata evidenziata l’assoluta dominanza, e in alcuni casi la totalità, di aplotipi italici sebbene l’assegnazione finale presenti qualche individuo misto. In tali aree sarebbe cruciale circoscrivere maggiormente gli individui europei e preservare gli esemplari italici da utilizzare nelle traslocazioni. da: Provincia di Siena

http://www.urcasiena.com

Filed in: .In Evidenza, Cultura, Toscana, URCA

10 Risposte to “Urca Siena: indagine genetica sul capriolo”

  1. Giacomo
    22 marzo 2010 at 17:59 #

    8O Ma in aree libere quando li possiamo cacciare questi animali ? Li prendete li introducete li fate mescolare con quelli autoctoni, li studiate li proteggete li coccolate spendete i nostri soldi…………. :mrgreen: ma noi quelli che non hanno possibilità di andare in riserva o fare squadre di segugisti quando li possiamo cacciare ? Boh ….. ! Fate un sacco di lavoro e spese e alla fine solo per fare gli allevatori ? E quando la mangerò una coscia di capriolo, mi devo mangiare prima le mani a morsi dalla rabbia ? :evil: Salutiaaaamo

    • Fabrizio Arena
      22 marzo 2010 at 19:57 #

      Giacomo…il capriolo è già cacciabile in aree libere ….unica cosa: è necessario fare un apposito corso con esame, per poterlo cacciare. Non è cacciabile, in nessun caso (ne in riserva ne altrove), con il segugio!

      • Giacomo
        22 marzo 2010 at 20:16 #

        Perchè bisogna fare il corso per cacciarlo ? E perchè non si può cacciare con il segugio ?

        • fedeli massimo
          22 marzo 2010 at 22:06 #

          Perche non puoi abbattere un animale senza riconoscerlo.Maschio , femmina,femmina dell’anno, maschio dell’anno, giovane femmina vecchia, femmina, giovane maschio. Al volo è praticamente impossibile ed è pericoloso. A meno che non metti le poste come al cinghiale, ma il riconoscimento e il t iro ………..non ai il tempo :wink:

  2. SPRINGER
    22 marzo 2010 at 18:24 #

    Pero’ c’e’ da dire per l’ ennesima volta che si e’ ripopolato in passato in maniera assolutamente criminale . Dalla Cukar che ha inquinato la nostra Coturnice , al Cinghiale dell’ Est Europa passando poi per la Lepre , il Capriolo . E adesso bisogna correre ai ripari . Ma cosa ripari se questo genere di immissioni sono ancora in essere ???

    • Fabrizio Arena
      22 marzo 2010 at 20:04 #

      Errori nella gestione faunistica ne sono stati fatti a iosa!! E non solo dai cacciatori!…ad esempio, per quello che riguarda il capriolo,: le attuali immissioni non sono più fatte dai cacciatori ma , spesso, dal CFS o dalle associazioni animaliste che, con i loro sistemi “non cruenti”, riescono a portare i problemi anche dove non ci sono. La ricerca scientifica dovrebbe servire anche per non commettere più questi errori, penso.

      • SPRINGER
        22 marzo 2010 at 20:31 #

        Dici bene .
        Ma in fatto di ” immissioni clandestine ” o con animali non autoctoni , il cacciatore , pur non essendo l’ unico responsabile di queste pratiche , ha anche lui una grande fetta di responsabilita’ . Penso alla Minilepre entrata in conflitto con la Lepre o al Cinghiale che oltre a essere ibridato tuttora viene immesso anche in zone dove non sarebbe assolutamente da immettere . E questo lo si e’ letto proprio su questo sito e denunciato da cacciatori .

        • fiore
          22 marzo 2010 at 21:09 #

          succede anche con i pesci purtroppo la stupidita dell’uomo alimentatta dall’egoismo non ha freno davanti a nulla!!! basta vedere le richieste di modifica…….. e mi fermo qui

        • Fabrizio Arena
          23 marzo 2010 at 09:58 #

          Credo che questo vari da regione a regione…qui in Toscana, le ultime immissioni di cinghiali di cui ho notizia risalgono ai primi anni 70 e furono effettuati nell’aretino, e più precisamente nei monti del cortonese, al confine con l’ Umbria…mi pare che fosse il 72 e le immissioni sono andate avanti fino al al 75…poi non c’è stato più bisogno di immettere! Di successive immissioni del cinghiale, sinceramente, non ho notizia. Sarebbe interessante approfondire.

        • SPRINGER
          23 marzo 2010 at 11:40 #

          Pochi giorni fa Daniele ha pubblicato un articolo di provenienza ” nostra ” ( mi sembra di ricordare Federcaccia ) dove si denunciava l’ immissione a scopo venatorio di Cinghiali ( fortunatamente in parte gia’ catturati perche’ di recentissima immissione percio’ non ancora padroni del territorio ) in provincia di Lecco ( Lombardia ) in zona Alpi .
          E questo non va bene e non fa bene .
          Non va bene perche’ diventa difficile poi accreditarsi come ” controllori ” di popolazioni in esubero o non autoctone se la causa di questo dissesto e’ la nostra . E non fa bene all’ Ambiente che riceve ospiti tanto indesiderati che di questo non dovrebbero far parte .

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