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i fucili bresciani esportati in tutto il mondo

| 15 marzo 2010 | 10 Comments

Dagli armaioli bresciani i fucili cesellati esportati in tutto il mondo

Maurizio Piotti, 37 anni, continua a lavorare nel solco di una tradizione secolare. Per fare un fucile artistico occorrono dai 6 mesi a un anno di lavoro completamente artigianale.

Roma, 15 mar. (Labitalia) – Per produrlo ci vogliono dai 6 mesi ad un anno di tempo, un lavoro rigorosamente artigianale per i circa 150 pezzi di cui è composto e materiali di pregio come acciai inossidabili, legni di noce finiti ad olio e, a volte, anche l’oro, nelle sue tre varianti giallo, rosso e bianco. E soprattutto le mani sapienti di un armaiolo e di un incisore. E’ il fucile su misura, uno dei prodotti di punta di quella fabbricazione di armi di alta qualità caratteristica della Lombardia, più precisamente del triangolo compreso tra Brescia, Milano e Como. “Non mi definisco un produttore d’armi, ma di oggetti artistici”, spiega infatti a LABITALIA Maurizio Piotti, 37 anni, che a Marcheno (Bs) ha fondato nel 2007 la Armi Magap per coltivare il suo sogno di diventare un “sarto delle armi”. Oggi questa azienda produce 20-30 fucili ‘fini’ all’anno, tutti rigorosamente su ordinazione. Il mercato di destinazione di queste armi che sono vere e proprie opere d’arte, è principalmente l’estero (soprattutto la Gran Bretagna) dove viene venduto il 95% delle produzioni bresciane, usate per ancora per la caccia o per il tiro a volo.
Piotti, figlio d’arte (il padre lavorava nel reparto K2 della Beretta), ha iniziato prestissimo a lavorare. “Avevo 14 anni -ricorda Piotti- e subito dopo le scuole medie ho iniziato ad ‘andare a bottega’ e la sera, il mio papà mi insegnava il mestiere e tanta passione”. Quello dell’armaiolo è un tirocinio duro. “Si comincia -spiega Piotti- col prendere confidenza con gli attrezzi del mestiere come lima, scalpello e martello. E’ un lavoro completamente manuale, e per un anno almeno, dalla mattina alla sera, si impara a limare, partendo da un cubo di ferro, a fare gli angoli, gli innesti e così via”. Solo dopo questo lungo tirocinio “si passa a fare delle piccolissime operazioni sui fucili”, ma con molta cautela, sottolinea Piotti, per non rischiare di compromettere un prodotto così prezioso. “Ci sono fucili -dice Piotti- che hanno valori molto alti e possono tranquillamente superare i 100.000 euro”. Quello che rende la produzione particolarmente pregiata, sono i ceselli che adornano le parti del fucile (normalmente la bascula, il ponticello con il bigrillo, il guardamano). “Queste decorazioni -spiega il giovane armaiolo bresciano- sono opera di incisori che sono veri e propri artisti”. E proprio in questi decori che si scatena la fantasia dei committenti. “I soggetti più richiesti sono animali, selvaggina più in generale, con contorno di ornamenti floreali, ma c’è anche chi -ricorda Piotti- ha voluto istoriato sul proprio fucile il ritratto dei figli con il cane, o la propria casa o delle scene mitologiche o ,addirittura, scene della Cappella Sistina”.
“Noi cerchiamo -aggiunge Piotti- di mantenere la lavorazione sempre come nella tradizione e anche in periodi di crisi, non ho mai pensato di cambiare mestiere, perché chi come me è cresciuto in questo lavoro, vede il fucile come un oggetto di altissima qualità artistica in cui si riconosce anche la passione”. Tuttavia le armi rappresentano, soprattutto nel bresciano, una realtà produttiva consolidata: nel 2010 il Consorzio Armaioli Bresciani (associazione di categoria che rappresenta i produttori di armi sportive artigiani e della piccola e media industria) conta novanta aziende associate che, tra produttori ed indotto, occupano un totale di circa 1.300 dipendenti.

Tratto da http://www.adnkronos.com

Category: .In Evidenza, Curiosità, Generale, Lombardia

Comments (10)

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  1. Ezio scrive:

    “Maurizio Piotti, 37 anni, continua a lavorare nel solco di una tradizione secolare. Per fare un fucile artistico occorrono dai 6 mesi a un anno di lavoro completamente artigianale.”

    Tutta gente che dovrà pensare a trovarsi un altro lavoro…

    Non l’allevatore da cavalli da macello però!! OCCHIO!!

    Magari il direttore di un parco… pare che si guadagni qualche centinaio di migliaia di eurini l’anno…

    Oppureeeee…. “studiosi” di lupi…. :roll:

    Dicono che la Regione Piemonte abbia speso più di 300MILA euro per lo studio su detta specie… 8O

    :cry:

    • grifonenero scrive:

      NON sai di cosa parli e scrivi !!!
      .
      Se anche vietassero la caccia in Italia i Piotti venderebbero ugualmente i loro fucili.
      Che sono piccole grandi opere d’arte della tradizione, dell’ingegno e della maestria italiana nel mondo.
      Prima di scrivere informati di cosa si parla !

  2. lucas scrive:

    E’ da un bel po’ che i produttori italiani di armi vendono quasi tutto all’estero. Meno male che altrove il mercato delle armi da caccia va ancora bene.

  3. umberto scrive:

    Dato che siamo in tema. Sono venuto in possesso di una doppietta Beretta cal. 16 ad avancarica con matr. N.26.Se qualche amico del sito è collezionista, gli chiedo se può darmi informazioni sul periodo in cui è stata costruita ed una eventuale valutazione.Grazie

  4. Ezio scrive:

    Se nessuno ti sa aiutare, puoi scrivere o telefonare direttamente alla Beretta…

    Secondo me e per esperienze pregresse, ti risponderanno con assoluta cortesia.

    ciao.
    Ezio.

  5. fiore scrive:

    ok l’arte la doppietta l sovrapposto e l’aautomatico

    MA LE MINE ANTIUOMOOOOOOOO DI PLASTICAAAAAAA BASTAAAAAAAA

    accidenti alla guerra e chi la FAAAAA

  6. vito f. scrive:

    fucili bellissimi di alta tecnologia.Vorrei sapere è mai possibile costruire canne con camera di scoppio saldata,non sarebbe piu IN se le canne fossero ricavate senza la saldatura della camera di scoppio si avrebbero canne piu elastiche e di magguior valore oltre a dei tiri di qualità,considerato il prezzo del prodotto.

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