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Taccuino: Parchi? Ambasciator non porta pena

| 19 febbraio 2010 | 51 Comments

TACCUINO ITALIANO DELLA CACCIA, DELL’AMBIENTE, DELLA TERRA E DELLE TRADIZIONI
In esclusiva “il cacciatore.com” – “il tamtam” – Corriere dell’Umbria-Perugia

N. 86 del 19 febbraio 2010. S. Corrado Confalonieri

L’ITALIA CHE CI PIACE : Sono in corso le Olimpiadi invernali a Vancouver in Canadà. A parte l’infortunio mortale che ha colpito l’atleta Georgiano Nodar Kumaritashvili, per la quale formuliamo da sportivi e da cacciatori ai famigliari le più sentite condoglianze, a parte i risultati sin qui conseguiti dai nostri atleti, ci piace segnalare la presenza di quattro italiani nei posti chiave dell’organizzazione : Francesco Norante direttore della Security Integration ( Rapporti tra il Comitato Organizzatore e le Autorità
Locali); Sandro Volpato Senior Mananger del settore degli accrediti per i “clienti” olimpici ; Roberto Grassi Senior Mananger per l’accredito della famiglia Olimpica e Barbara Perassi manager del Trasportation System, che è il Dipartimento che si interessa dei trasporti per ogni gruppo della famiglia Olimpica.

L’ITALIA CHE NON CI PIACE : Si è conclusa recentemente in Televisione (Rai 2) una trasmissione che si è incaricata, attraverso un giuria ed il Televoto, di scegliere l’italiano più famoso di tutti i tempi. Ebbene nei dieci finalisti troviamo la cantante Laura Pausini insieme a Giuseppe Verdi, Leonardo da Vinci e Galileo Galilei. Non abbiamo nulla contro la cantante che ci dicono essere tra le più famose all’estero, ma ci sembra azzardato il paragone con l’autore di Otello o con chi ha dipinto la Gioconda, o con l’astronomo che ha indicato delle verità scientifiche, che contestate a suo tempo dall’Inquisizione, e poi riconosciute, mostrano a tutt’oggi tutta la loro verità.

L’ITALIA DELLA LETTERATURA VENATORIA : “Quando partirono nella notte era già sveglio da un bel po’, immobile nel letto troppo grande: aveva sentito battere le ore della torre, poi l’abbaiare festoso dei cani, le porte delle macchine sbattere, i motori avviarsi e, infine, ritornare il lungo silenzio con i ricordi. Allora si alzò ancora una volta, mise i vestiti consunti dal tempo,prese la doppietta delle nozze d’oro, le cartucce, il tascapane; e non c’era più nessun cane impaziente. Sulla porta accese accuratamente la pipa, guardò il cielo che schiariva a oriente, pensò ai giovani su per le montagne che il primo sole arrossiva e si avviò.
Era se come tutti i cani di una volta lo seguissero, il Sirio,l’Alba prima, la Cia, l’Elsa, Marte, l’Alba seconda, e con loro tutti gli amici e i compagni di un tempo. Camminò per un paio d’ore e tutto era come allora……In uno slargo si sedette sotto un grosso abete bianco, riaccese la sua pipa e serenamente aspettò che ritornassero giù i cacciatori della montagna perché gli raccontassero. Nel frattempo ascoltava il bosco.” (1).

PARCHI ? : “ AMBASCIATOR NON PORTA PENA “

SDC10071Si è avuta notizia in questi ultimi giorni che il Sen. D’Ali ha presentato una disegno di legge per modificare la legge nazionale sulle aree protette n.394/91. Alcuni commentatori hanno assegnato a questa proposta dei riferimenti al nostro settore. Certo che s’ intende riformare la legge, ma la proposta riguarda esclusivamente le aree e le riserve marine protette. Punto e basta. Il disegno di legge si aggiunge a quello molto bene articolato presentato a Giugno del 2008 dall’On.le Berlato. Il contesto politico nella quale saranno costrette a muoversi le iniziative, non ci pare tra i più rassicuranti. Non sarebbe male, da parte nostra, se la questione di una revisione profonda della normativa che regola ormai dal oltre venti anni la gestione dei Parchi Italiani, trovasse posto tra le rivendicazioni poste a base della manifestazione nazionale del 9 marzo. Si fa un gran parlare di quello che dovrebbero fare le Associazioni Venatorie ed Agricole. Ebbene noi diciamo ,senza tema di essere smentiti, che su questo tema scontiamo una forte latitanza delle organizzazioni di categoria.

Quando siamo costretti a dover trattare per l’ennesima volta questo argomento, ci prende l’orticaria, tanti e tali sono i ricordi di una delle più dure battaglie che abbiamo portato avanti, nella nostra Regione, a metà degli anni novanta. Non vincemmo ma nemmeno fummo sconfitti. Togliemmo due piani ad una casa che ne doveva avere nove. Pesano più di trenta chili il fardello della carte, costituito da proposte,relazioni, appunti, articoli di stampa, legate ai “due sogni” che più stanno a cuore ai cacciatori ed agli agricoltori : la riforma della 157/92 e quella delle aree protette n. 394/91. Finora si è ottenuto solo “fumo” e niente “arrosto”. Essere “riformisti” come noi intendiamo esserlo significa discutere meno di “filosofia” e più di cose concrete. La “cultura rurale” ? Ci sta bene per carità e noi ne abbiamo parlato e discusso da tempo immemorabile. Anzi su questo termine abbiamo dato vita a qualcosa di concreto, assegnando al logo di Zefiro come prima parola la “Terra”. Ma è la difesa della “ruralità” nel suo complesso che più interessa ai veri attori della vicenda. E la questione dei Parchi, che vede esclusa la partecipazione dei cacciatori e degli agricoltori alla gestione è il primo banco di prova di un cosiddetto “riformismo rurale”. Non basta declamare le virtù e i pregi del conduttore di Linea Verde Dott.Ossini, che ha delineato efficacemente il rapporto tra agricoltura e caccia, durante la trasmissione di Porta a Porta. Occorrono si anche le manifestazioni, insomma occorre tutto. Ma una cosa occorre più delle parole. Sono necessarie le leggi e le normative. E queste le fa il Parlamento, se adeguatamente sollecitato da chi ha l’onere ed il diritto di governare questo paese. Se non avviene questo,e noi cacciatori lo sappiamo per le cose che ci interessano, non possiamo esimerci dall’invocare una delle più belle canzoni di Mina: “Parole”,”Parole” …. Soltanto “Parole”!

P1010012Noi non dobbiamo ingraziarci la benevolenza di nessuno perché grazie a Dio non ne abbiamo bisogno. E questo l’On. Berlato lo sa .E ne tantomeno facciamo parte dei suoi sostenitori politici. Però la verità è la verità, non ne possono esistere due o tre, ma solo una. Ed allora, una cosa ci preme dire, è indubbio che la sua proposta di riforma della legge 394/91, e poi lo dimostreremo,risulta essere tra le più organiche ed efficaci e quindi ci trova concordi, salvo alcune cose che ci permetteremo d ‘indicare.

Ci preme, però, fornire innanzi tutto sull’argomento, in modo sintetico, un quadro di carattere nazionale ed Europeo.

In Italia abbiamo 23 parchi nazionali, 136 parchi Regionali, 345 riserve regionali, 47 zone umide e 177 aree protette di altra natura (piccoli parchi, laghi, biotipi, foreste,oasi, monumenti naturali). In
Francia sono 7 i parchi nazionali, portati a 9 a marzo del 2007 con l’Istituzione del Parc Amazonien e del Parc National de La Reunion; in Germania sono 15, nel Regno Unito sono 14, di cui 3 in Galles e 2 in Scozia; in Spagna sono 14 i Parchi Nazionali che compongono la “Red de Parquet Nacionales”.

Secondo stime ufficiali (documento “La rete ecologica nazionale” – Rapporto interinale del tavolo di settore – per la programmazione dei fondi strutturali 2000-2006 – Delib. C.I.P.E del 12 dicembre 1998) la superficie complessiva del sistema delle aree naturali protette Italiane è di circa 2.300.000 ha -(ettari), a cui si devono aggiungere i 166.587 ha delle 15 riserve marine. In attuazione della Direttiva (92-43 CEE -Habitat) per la costituzione della Rete Natura 2000, sono stati individuati 2.508 siti d’importanza Comunitaria (SIC) per un totale di 4.469.992 ha e 202 zone di protezione speciale (ZPS) per un totale di 898.038 ha, che partecipano in quota parte all’ampliamento del territorio protetto del nostro paese con una quota stimabile in 1.600.000 ha, considerando che le ZPS e SIC spesso si sovrappongono o ricadono nelle aree protette dell’elenco ufficiale.
Per riassumere si può affermare che le quantità complessive territoriali che costruiscono il sistema delle aree protette ai diversi livelli, si possono stimare, quindi, in 2.466.000 ha riferiti all’elenco ufficiale , in 1.600.000 ha quelli relativi alle aree SIC-ZPS, in 500.000 ha, assegnati alle aree cuscinetto e aree contigue, pari al 20-25% della superficie delle aree protette; in 1.500.000 di ha la superficie dei corridoi di connessione, considerando in tale stima, i soli ambiti fluviale di pregio, le zone montane a maggiore naturalità e gli ambiti di paesaggio più integri e sensibili. Nell’insieme si può valutare in modo prudente, sottostimando le aree di connessione, in circa il 19/20% la quota del territorio nazionale destinata a vincolo ambientale che è pari a circa 6.000.000 di ha.

P1010022Abbiamo preso a modello il Piano faunistico Regionale dell’Umbria (recentemente approvato) per “simulare” a livello nazionale,attraverso una valutazione di larga massima, un parametro di valutazione di tutte le superfici interdette alla caccia : strade, ferrovie, distanze di rispetto, fiumi, edificato urbano ed extraurbano, fondi chiusi. Ebbene la percentuale d’incidenza rispetto alla superficie ISTAT totale è del 15/20%. Se tali percentuali si sommano alle percentuali delle aree destinate ad aree protette, si evince in modo chiaro ed inoppugnabile, che non vengono attualmente rispettati i dettami previsti dall’art.10-comma 3- della legge 157/92, che prevede una quota massima del 30% da interdire all’attività faunistico venatoria.

Una recente indagine Eurispes ha bene evidenziato quella che è in realtà la filosofia principale che ispira la legge quadro dei Parchi Italiani, e cioè un marcato concetto “di conservazione integralista” che ha impedito nel tempo un razionale utilizzo delle risorse, provocando squilibri che sono sotto gli occhi di tutti. La sola protezione “contemplativa” ed “inerte” non congiunta ad “una produzione” attiva di alcune azioni che derivano da alcune indispensabili attività, che si realizzano con l’ausilio dei residenti, degli agricoltori e dei cacciatori, ha di fatto, prodotto il deterioramento del bene naturale che s’intende preservare.

Che anche su questi temi nel resto dei paesi Europei si proceda in modo diverso è del tutto evidente.

Basti guardare alla gestione del Parco Nazionale Francese de Cevannes, che ha sede, nel Comune di Florac e che comprende le Regioni Linguadoca,Rossiglione, Mezzogiorno, Pirenei, Rodano, Alpi. In quel parco l’azione congiunta dei cacciatori, degli agricoltori e degli ambientalisti, consente una proficua e “dinamica gestione” dei territori. L’agricoltura è produttiva, la silvicoltura è salvaguardata, il turismo produce risultati apprezzabili e l’attività venatoria è consentita con opportune regole e limitazioni. La fauna selvatica gode ottima salute e nonostante, l’attività venatoria che si esercita con precise regole, è aumentata negli ultimi dieci anni di circa il 20/25% della sua consistenza.

imm017Paul Havet dell’Office National de la Chasse di Francia ha riconosciuto (Pisa 26 ottobre 1995) che…” malgrado l’identità del vocabolo “Parco Nazionale”, vi è, nel mondo una grande diversità dei regolamenti che li governano. La posizione della caccia è molto variabile, da un paese all’altro, strettamente proibita in numerosi paesi, limitata a dei tiri di “regolazione” o detti anche “scientifici” , in altri addirittura incoraggiata…”
Wolfang Erz Direttore dell’Istituto per la protezione della natura della Germania, in un articolo apparso sulla rivista tedesca National-Park-Unwelt-Natur così scrive : “…..Un parco Nazionale non è tanto migliore quanto più significativo è il suo corredo naturale e la sua situazione ecologica, ma quanto più accurate e concrete sono le norme di difesa contro i danni al corso della natura….il parco nazionale è in prima linea uno strumento di difesa non un titolo elitario…..Nei parchi nazionali tedeschi (non in tutti, e non in tutti in eguale misura) sono in parte senz’altro tollerate…l’esercizio dell’agricoltura e la libertà di traffico, pesca sportiva e professionale…la caccia….”.

Tornando alle cose del nostro paese, dobbiamo rilevare preliminarmente, che è principalmente sotto l’aspetto della gestione che la legge 394/91 deve essere radicalmente modificata. Essa riconoscendo di fatto, un ruolo preminente al mondo ambientalista, produce azioni sempre più connotate da una visione ideologica ed integralista. E’ opportuno poi, che si ricordi, che tutte le nuove istituzioni di Parchi ed aree protette, che si sono succedute nel tempo, sono per così dire “calate dall’alto”, ponendo vincoli e regole non partecipate alle popolazioni residenti.

P1010064In realtà le condizioni di gran parte dei parchi nazionali e regionali è oggi scoraggiante, le popolazioni sono insoddisfatte, gli squilibri ambientali e faunistici gravissimi, i danni alla flora e alle colture, in certe aree protette del paese, sono evidenti ed accertabili. Manca un quadro aggiornato della situazione che possa consentire di valutare appieno, nel suo insieme, in che modo e come è stata applicata la legge quadro n.394/91 sulle aree protette. I Ministri dell’Ambiente che si sono succeduti nel tempo hanno mai ottemperato al disposto di cui all’art.33 che prevede una relazione annuale al Parlamento sulla stato di attuazione della legge ? A noi risulta di no! Ma vorremmo, sinceramente essere smentiti.

Confermiamo per obbiettività che la proposta di legge dell’on.Berlato, che noi abbiamo esaminato parola per parola, incide profondamente sul piano della necessaria ed urgente revisione della legge esistente : La Conferenza Stato Regioni e le Regioni vengono coinvolte a pieno titolo, si istituisce il referendum consultivo per la nuova istituzione di un Parco o di un area protetta, ed i cacciatori e gli agricoltori vengono inseriti negli organismi tecnici e di gestione.

E’ da tempo immemorabile che noi sosteniamo l’urgenza di questi provvedimenti, ma non saremmo sinceri se in conclusione non dessimo conto anche di altre brevissime questioni.

La prima. Abbiamo sempre sostenuto dell’inutilità di una miriadi di Enti, che oltre ad un elevato costo economico sono d’intralcio con la loro burocrazia alla vita quotidiana dei cittadini. Avevamo salutato con favore una prima bozza di riforma elaborata dal Ministro Calderoli che eliminava gli Enti Parco con l’intento di trasferirne le competenze alle Provincie. Ma nella ultima proposta tutto è resuscitato,(come Lazzaro), ed eccoli lì vivi e vegeti gli organismi di gestione, che fanno il paio con le Comunità Montane, anche loro resuscitate, (anche se le spese sono a carico delle Regioni) delegate in alcune parti d’Italia a gestire i Parchi e le aree protette.

La seconda. Si sono spesi per la gestione dei parchi e delle aree protette dei denari pubblici. Dunque anche i nostri denari. Si chiede troppo se a livello nazionale o regionale, si dia corso, da parte del Parlamento o dai singoli Consigli Regionali in fase di rinnovo,ognuno per le sue competenze, a delle indagini conoscitive o a delle Commissioni d’inchiesta secondo le leggi o gli Statuti in vigore, per accertare le cose come stanno?

PinottiLa terza. Che si provveda da parte delle Regioni alla riperimetrazione dei territori, per rispettare le percentuali previste dalla legge da assegnare all’attività faunistica venatoria. Saremmo disposti a farci tagliare i capelli a zero, se per caso trovassimo una riga in un qualsiasi programma elettorale,o ascoltassimo una parola di un candidato sull’argomento. Fatta eccezione, per amore della verità, dai proponimenti adeguatamente espressi dal Partito di Caccia Ambiente.

ANTONIO PINOTTI


(1) Mario Rigoni Stern – “ Le Voci dell’altopiano”- Editore Einaudi.

Fotografie di Paolo Pinotti.

Category: .In Evidenza, Taccuino

Comments (51)

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  1. SPRINGER scrive:

    Mi scusi sig. Pinotti la domanda che le potra’ sembrare stupida ma che cosi’ non e’ :
    Quali sarebbero i ” cacciatori ” che dovrebbero entrare a far parte dei comitati di gestione dei Parchi , gli stessi che con assoluta approssimazione e mancanza di conoscenza gestiscono la maggior parte degli ATC italiani ?? Quale sarebbe il criterio di scelta , lo stesso che fa dire oggi tu diventi Presidente di ATC solo perche’ rappresenti la tal Associazione Venatoria non perche’ sei il piu’ bravo o adatto a farlo ?
    Perche’ se fosse cosi’ , e voglia Dio non fosse , non paghi di aver dimostrato la nostra incapacita’ nel gestire le nostre ” zone di caccia ” andremmo a ” far danni ” anche nelle aree protette . Sai che pubblicita’ ……..

    • Giacomo scrive:

      Certo che si sceglierebbero sicuramente tutti quelli del tuo ATC ! Il migliore d’Italia ! E tu saresti sicuramente il primo in graduatoria. Per le chiacchiere che hai sempre fatto sulla gestione del tuo ATC, bisognerebbe vedere sempre i fatti sul campo, tu con quella bocca puoi dire ciò che vuoi.

      Certo che con te e con la tua brillante cultura sicuramente non si farebbe brutta figura se ti scartassero dalla partecipazione ad una eventuale gestione da parte dei cacciatori nei parchi. :roll: :wink:

      • ilio scrive:

        Chi sa mai perché in una PROVINCIA DELLA ROSSA Umbria abbiamo l’ assessore alla caccia Beco che per sua stessa ammissione non sa cosa sia la caccia e prende lezioni dal Presidente Picciomi della Fidc l’interrogazione se ha imparato la lezione spetta al Presidente dall’Arci Caccia Amici e tutti e tre poi vanno dal Presidente dell’ATC TR3 Eroli che guarda caso sempre per sua stessa ammissione non ha mai avuto in vita sua la licenza di caccia e vanno a gestire il territorio di caccia di una parte dell’Umbria l’ATC paradiso di TR3 con relative ZRC che producono animali per tutta l’Umbria Ne avete sentito parlare anche in questo sito qualche tempo fa di come stiamo messi nell’ATC TR3, ma la colpa secondo qualcuno PAGATO dell’Arci Caccia è dei cacciatori che non sanno scegliere il comitato di gestione e non vogliono armarsi di pala e piccone. Come dargli torto abbiamo sbagliato strategia dobbiamo lasciare a casa il fucile e armarci di “falce e martello” chi sa che questa non sia la carta vincente per una futura gestione “paradiso” :evil: :evil: :evil: :evil: :evil:

    • vico scrive:

      Perchè dici che degli ATC mal gestiti,che la colpa è dei cacciatori ? forse che i cacciatori eleggono i comitato di gestione ? no sono nominati dalla provincia. Sono presenti rappresentanti delle ass.animaliste,degli agricoltori. ecc. E perchè solo i cacciatori sono i responsabili della gestione ?
      Non mi sono mai sentito chiedere parere su certe scielte , perchè dovrei esserne corresponsabile ? Se è vero che nei comitati di gestione dei parchi ,non sono presenti ne agricoltori ne cacciatori,un motivo devono averlo. Sarei curioso di saperlo.

  2. giancarlo d'aniello scrive:

    Sempre attento e puntuale l’amico Pinotti!
    Per quanto rigiuarda la necessità di rivedere la legge quadro sulle aree protette a breve noi dell’AIW presenteremo a tutti gli amici cacciatori la nostra proposta, la nostra idea di conservazione. E’ giunto il momento anche in Italia di passare dalla teoria alla pratica.

    Le aree wilderness rispondono all’esigenza di preservare il territorio dalla manomissione dell’uomo permettendone però il suo uso per le attività a noi tutti tanto care (caccia pesca, raccolta prodotti sottobosco……….). per questo sono osteggiate dall’ambientalismo dei italici verdi…….
    TUTELARE LA NATURA SELVAGGIA PER VIVERLA!

    Avv. Giancarlo D’Aniello
    Coordinatore Nazionale AIW

  3. mauro andrea giuseppe scrive:

    Noi non dobbiamo ingraziarci la benevolenza di nessuno perché grazie a Dio non ne abbiamo bisogno. E questo l’On. Berlato lo sa .E ne tantomeno facciamo parte dei suoi sostenitori politici. Però la verità è la verità, non ne possono esistere due o tre, ma solo una. Ed allora, una cosa ci preme dire, è indubbio che la sua proposta di riforma della legge 394/91, e poi lo dimostreremo,risulta essere tra le più organiche ed efficaci e quindi ci trova concordi, salvo alcune cose che ci permetteremo d ‘indicare.
    ______________________________________________________________________________

    Purtroppo non è così sig. PINOTTI, la mancanza di cultura rurale ma anche e soprattutto ambientale fa si che il rispetto verso i cacciatori ma ultimamente anche verso pescatori ed allevatori si limitato ad una porzione molto piccola della popolazione del nostro paese.
    La mancanza di ambiente, o meglio un’urbanizzazione molto disordinata ed una politica clientelare di gestione del territorio, hanno creato il “mostro”.
    Si è creato un fronte di gente esasperata che si sente defraudata di una parte essenziale della propria vita, la natura. Tale esasperazione ha creato una sorta visione distorta di approccio alla natura, ossia il protezionismo totale e l’ostracismo culturale verso qualsiasi forma di approccio da parte dell’uomo. Ecco quindi che si sono create le così dette “isole felici”, ossia i parchi, all’interno dei quali non si può fare quasi nulla, chi conosce bene la 394/91, sa che il solo transito con un arma da caccia all’interno (scarica, imbustata) è punibile con una contravvenzione penale. Il resto del territorio non protetto, ha però continuato ad essere terra di conquista da parte degli speculatori contribuendo a rafforzare la visione distorta del parco che dalle persone, molte delle quali in buona fede, vedono nell’istituzione delle aree protette l’unica ancora di salvataggio della natura e che identificano nella caccia uno degli ingredienti del minestrone anti natura e non (eccolo l’equivoco culturale) come una gestione ottimale del territorio da esportare oltre i confini dell’area protetta. E’ chiaro che con il primo approccio la credibilità del cacciatore non sia considerata tra la gente comune.
    Dobbiamo presentare i parchi come esempio di gestione del territorio ove l’ecosistema ideale con una biocenosi che contempli l’uomo, il lupo, la pecora e lo scalpellino sia il più variegato possibile e sia modello di esportazione al di fuori del confine del parco. D’ altro canto dobbiamo far si che fuori dai parchi ci sia posto anche per lupi e pecore pernici e cacciatori , scalpellini e agricoltura di qualità. Basta capannoni vuoti, basta disboscamenti e bonifiche inutili fini agli interessi di pochi, basta a chilometri quadrati di risaie senza i corridoi ecologici.
    La battaglia deve essere su più fronti perché se fosse solo indirizzata ad entrare nei parchi con il fucile, quel poco di credibilità rimasta si dissolverebbe come il fumo.
    Saluti

  4. Giacomo scrive:

    Caro Pinotti buonasera ! Non vedevo l’ora di questo taccuino sui parchi e finalmente è arrivato. Adesso abbiamo delle nozioni piu precise anche dei parchi che stanno all’estero e logicamente ci siamo resi subito conto che l’italia gareggia con le altre nazioni per farsi valere a livello Europeo
    portando la bandiera di un numero di parchi superiore agli altri ! :roll: tra parentesi bisognerebbe vedere poi gli ettari di terreno che costituiscono questi parchi all’estero.

    Spero che questa proposta di legge vada in porto ma non ci conto per come stanno le cose l’interesse c’è ma in questi casi non si vede o meglio e ben “guardato”. Dove sono le relazioni annuali del parlamento credo che io da cittadino abbia il diritto di sapere lo stato di attuazione della legge 394/91. Cosi come il cittadino abbia il diritto di sapere come si spendono i soldi nei parchi.

    Notizia ultima sul Wolf ( lupo ) e che nel parco maiella è stato stanziato un bel milioncino di euri per i branchi di lupi ivi esistenti e che godono ottima salute. Chisà a cosa serviranno questi soldi forse se ci fossero stati i cacciatori nella gestione potevamo sapere anche dal nostro punto di vista se ci fosse stata necessità vera di questo finanziamento. Ma secondo me è proprio questo il punto……….. E quà mi fermo. Un cordiale saluto Pinotti e sempre in forma.

    • mauro andrea giuseppe scrive:

      Il problema è che con i parchi si sono creati posti di lavoro da pseudoassistenzialismo, con tutto il rispetto per i ricercatori e consulenti, la cui unica fonte di reddito è questa, il famoso volano per la crescita economica, si è messo a girare solo per alcune realta.
      Altra cosa, facci caso, la forestale nei parchi a mio giudizio è in sovrannumero mentre fuori dove ci sarebbe più bisogno sono ridotti all’osso con un sacco di competenze.(almeno dalle mie parti sono in 2 o 1 per comando stazione)

  5. renzo scrive:

    Chiedo scusa a TUTTi, non c’entra nulla, ma voglio dire una cosa a Fiore e scrivendolo da un’altra parte penso che non lo vedrebbe.

    Fiore ! Grazie ! Sono con te per I VIOLA ! una schifata simile non doveveno farvela ….
    Basta così , scusate ancora .
    Renzo

    • fiore scrive:

      Renzo, è un periodo che non ci si piglia con gl’orari di scrittura, ma vedo che comunque o di qua o di là ci si ritrova, non preoccuparti per la viola, la legge di causa effetto è spietata, quindi il turno si passa noi, più ci pacchettano e ci rubano più grande sarà l’impegno nella rivincita e a volte non vince chi è più bravo ma chi è più unito

  6. renzo scrive:

    … E ora per Pinotti ….. e ho ben poco da dire, ha già detto tutto Lui. Grande come sempre .

  7. Antonio Pinotti scrive:

    Buonasera.

    Le considerazioni sin quì pervenute insegnano qualcosa a tutti ed anche a me. Per quel poco che mi riguarda, per una questione per così dire di carattere “organizzativo”, mi permetterò,con tutta la modestia possibile, se la cosa è gradita, di fare alcune considerazioni al termine dell’esposizione di questo editoriale.

    Intanto un fraterno saluto.

  8. angelo Dente scrive:

    Gentile Sig.Pinotti,
    avrei necessità di contattarla.Potrebbe farsi lasciare da Daniele la mia mai o il mio telefonino e chiamarmi o scrivermi?
    La ringrazio
    Angelo Dente

  9. Antonio Pinotti scrive:

    Errata corrige “fluviali” e non “fluviale”.

  10. Antonio Pinotti scrive:

    Gent.Avv.Dente, non riesco a fare quello che mi ha chiesto, lo faccia Lei, forse trovera libero il cellulare del sig. Daniele e potrà chiedere il mio numero.

    Distinti saluti.

  11. henri (radere igor) scrive:

    Buonasera sig. Pinotti.
    Leggendo il nostro taccuino mi è cominciata a ronzare in testa un’idea che se anche ai più può sembrare una gran “minchiata” pensandoci solo per un momento forse tanto assurda non è.
    La questione parchi è, e sarà sempre, una spina nel fianco per il mondo venatorio Italiano.
    Ora, visto che mai e poi mai si troverà una classe politica capace di abolire qualcuno di questi carrozzoni, perchè non fare concorrenza agli stessi con l’aiuto di Wildrness? Loro hanno i territori e l’esperienza per gestirli, noi la conoscenza della fauna, molti di noi della flora, armonizzare il tutto, creando territori autofinanziati dalla raccolta funghi, (raccogli? paghi il permesso) dall’attività venatoria ( prelevi? paghi per quello che cacci, incentivando anche il turismo venatorio) dal turismo, ossia, vuoi entrare a visitare il parco? paghi il biglietto come al cinema. Un direttivo che abbia a cuore la riuscita del progetto per poter dire NOI c’è l’abbiamo fatta, voi no. Dimostrare che con la gestione programmata, anche uno pseudo parco può incrementare la consistenza faunistica, gettandosi magari in qualcosa che i veri parchi non sono mai riusciti a fare, ossia reintrodurre la starna, uccello per eccellenza. A grandi linee l’idea era questa.
    “boiata”? pazienza ho detto comunque la mia.
    Cordiali saluti.

    • mauro andrea giuseppe scrive:

      mah!!, se fai pagare il biglietto per entrare in un parco credo che si contribuisca ad isolarlo ancora di più dal resto del territorio. Però è una cosa da prendere in considerazione, a secondo delle peculiarità dell’area. Non in tutti i posti però

      • henri (radere igor) scrive:

        Non credo si rischi di isolarlo ancora di più. Tutto dipende a come lo presenti, e se non sbaglio, e su questo chiedo conferma a Springer, in america per entrare nei parchi penso si paghi. Non dico cifre enormi ma pochi euri per mantenere l’abitat non credo sia un detterrente cisì insormontabile. La questione comunque resta solo un’idea di una sera piovosa d’inverno, credo che se fosse stato possibile applicarla ci sarebbero state persone più lungimiranti di un povero cristiano come me ad attuarla.
        Saluti.

        • mauro andrea giuseppe scrive:

          Il contesto USA è molto diverso dal nostro ed i parchi sono grossi quanto l’intero Piemonte.
          L’idea è sempre benvenuta, inoltre l’Italia con la “l” e senza “gl”, come la intende Fiore, la fanno i poveri cristiani come noi, anche se hanno idee diverse.
          La nostra colpa è quella di non aver il fiuto a scegliere le persone giuste per attuarle.
          saluti

        • SPRINGER scrive:

          Si fa ( ingresso a pagamento ) anche in Parchi molto piu’ piccoli di quelli USA e assimilabili ai nostri . Ad esempio il Parco Nazionale di Plitvice ( Croazia ) e’ uno di questi ed e’ uno dei Parchi Nazionali Europei meglio tenuti e piu’ visitati d’ Europa .

  12. Antonio Pinotti scrive:

    Sig.Mauro Andrea Giuseppe, mi creda io non sottointendevo quello che Lei ha adombrato, ma una cosa razionale ed ordinata.

    Saluti.

    • mauro andrea giuseppe scrive:

      Sig. PINOTTI, ha ragione, il mio modo di scrivere è tutto meno che ordinato e razionale, ho i polpastrelli collegati direttamete al cervello ed il mio pensiero viene riportato tale e quale senza filtri grammaticali ed ortografici. La mi mamma me lo ha sempre detto che dovevo studiare di più.

      Se invece intende che bisogna “discutere meno di filosofia e più di cose concrete”, sono sulla sua stessa linea però occhio che se si sbaglia nelle cose concrete ci si può fare mooolto male.
      La filosofia occorre principalmente per preparare la rampa dalla quale lanciare il proprio attacco (cultura ambientale e rurale), ma anche per preparasi un bel materasso se si dovesse fallire negli intenti (cosa assai probabile se si parte senza le opportune campagne di informazione).
      Occhio che a voler entrare ogni costo nei parchi, si potrebbe incorrere nell’errore di allearsi con qualche politico farabutto che potrebbe usare la caccia ed i cacciatori come un grimaldello per devastare i territori protetti e per speculare sulla natura.
      La difficoltà a mio modesto parere sta proprio qui, scegliere i rappresentanti giusti ed io nonostanti i miei soli 40 anni sono un pò disincantato.
      saluti

      • francescorm scrive:

        Ciao Fiore debbo darti un altro bel voto.Mi piace molto quello che dici,compreso l’aneddoto sull’Uccellina che conosco benissimo.Prima che diventasse parco ho conosciuto,per lavoro,una dei propritari.

  13. fiore scrive:

    condividendo tutto, quello elencato dal Sig PINOTTI, vorrei fare una mia considerazione sulla percentuale di territorio che per legge dev’essere destinato all’attività venatoria. Allora, vero è che a noi ci spetta quella fetta del 60% se non sbaglio, ma va anche detto che non sempre sono i parchi o le aree protette che ci rosicano la fetta, anche se danno il loro contributo, ma il grosso lo fa l’espansione dell’attività umane vedi strade, ferrovie, zone industriali, periferie che inevitabilmente allargano le città e in qualche occasione fanno si che ci sia un’allacciamento tra vari centri urbani, e fin qui tutto chiaro, ora non potendo intervenire nell’espansione urbana, non ci resta che guardare verso la parte che in qualche modo ci riguarda e cioè l’ambiente, i parchi oggi hanno bisogno di un nuovo concetto e di nuovi progetti non più chiudere per credere di preservare ma aprire per non rischiare di far morire, mi spiego, è noto che la fauna per godere di buona salute ha bisogno di un territorio che possa soddisffare i suoi bisogni primari e cioè cibo e rifugio , nonsono di quelli che afferma senza paura di sbagliare che la fauna sa da sè trovare la via per la salvezza, ma credo che se gli diamo una mano può essere che la salvezza la trovi più facilmente, proprio COME DICONO I MINISTRI questo è L’ANNO DELLA BIODIVERSITA e la biodiversità è sicuramente il primo indice di SALUTE AMBIENTALE, ora io proporrei di PRIMO, fare una bella analisi di come oggi i parchi agevolano questa benedetta biodiversità, se il risultato sarà che invece di biodiversità ci troviamo davanti a parchi che invece sono nicchie di monospeci allora bisognerà BATTERE SU QUESTO TASTO e se non pretendere ma almeno fare presente che una gestione più ordinata fatta da persone che sanno il fatto suo, e qui dovremmo intervenire noi, potrebbe assicurare quella tanto sbandierata BIODIVERSITA’ . Ora sicuramente mai nessuno con l’idee che girano potrebbe assumersi la responsabilità d’affidare a un branco di cacciatori affamati di selvaggina un parco, ma se slo ci dessero una possibilità dovremmo SFRUTTARLA ne andrebbe della nostra credibilità e la nostra immagine ne avrebbe un ritorno non da poco. Io lavorerei in quel senso, lo sò che è quasi un utopia ma vale la pena di tentare.

    del resto anno scorso ero a pescare sull’ombrone vicino alla foce, dove l’ente parco organizza gite su canoe per scolaresche, con guida a bordo, ricoro che proprio alla partenza sentii la guida che a prima vista sembrava un maremmano doc aprire il suo racconto con…. il PARCO dell’uccellina si chiama così perchè questa striscia di collinea ridosso del mare ricoperte di macchia mediterranea in autunno erano la meta di uccellatori e cacciatori tanto erano numerosi quei piccoli uccelli

    • renzo scrive:

      Ora sicuramente mai nessuno con l’idee che girano potrebbe assumersi la responsabilità d’affidare a un branco di cacciatori affamati di selvaggina un parco, ma se slo ci dessero una possibilità dovremmo SFRUTTARLA ne andrebbe della nostra credibilità e la nostra immagine ne avrebbe un ritorno non da poco. Io lavorerei in quel senso, lo sò che è quasi un utopia ma vale la pena di tentare.

      FIORE …. ti voglio bene !:P
      Ci sei al meeting ?

    • massimo fedeli scrive:

      Non è 30% x noi , o sarebbe 30% e neanche lho è ? :cry:

  14. Antonio Pinotti scrive:

    Sig.Mauro Andrea Giuseppe. C’é stata una incomprensione. Io volevo dire che io non sono in condizione di interloquire di volta in volta. Ma per così dire a “blocchi” dopo un certo numero d’interventi . Sempre se è gradito e se lo si ritiene utile. (consideri che per scrivere il taccuino di cui sopra ho impiegato due giorni,soprattutto per reperire la documentazione). Non volevo entrare quindi ,per il momento, nel merito delle sue affermazioni che rispetto al pari di tutte le altre.

    Adesso non solo le invio i saluti, ma aggiungo la parola ” fraterni” .

    • mauro andrea giuseppe scrive:

      mi scuso! ecchè scherza, leggo sempre molto volentieri i suoi post e gli articoli dalei scritti sono sempre un ottimo spun to di riflessione.
      La saluto, la stanchezza mi fa intendere chiodo per caraffa.
      A presto

  15. Buongiorno Sig.Pinotti , è sempre con piacere che leggiamo il suo taccuino e per questo la ringrazio!!!!!!!!!!! L”esperienza parco in Sardegna si può valutarla su 2 esistenti . Il primo il Parco dell”Asinara è un fallimento totale, commissariato, senza programmi validi, con confusione di competenze, unica vittoria il cantiere forestale di Elighe Mannu , che ha trasformato , con la cura di persone competenti (il capo cantiere è un mio caro amico),un bosco che per anni era in stato d”abbandono, in un bosco bellissimo !!!!!!!!! Per il resto ZERO, quando in estate migliaia di turisti la visitano , restano delusi e non credo ci ritornino!!!!!!!!Posti di lavoro ne ha creato ben pochi , con il solito sistema , paradossalmente quando era carcere(ci vivevano intere famiglie delle guerdie) era molto più pulito! Il secondo parco La Maddalena, nel 2009 ci sono andato in vacanza dopo 20 anni che ci mancavo(mio padre è maddalenino), e l”ho trovata molto,molto sporca(intendo le siagge), ma sopratutto non si è creato nulla che potesse migliorare l”ambiente, solo vincoli con cui la popolazione deve fare giornalmente i conti!!!!!!!!Posti di lavoro ……………solito discorso!!!!!!!!Per fortuna il TERZO parco Nazionale (ci sono altre regioni che ne hanno più di noi???)non gli è riuscito (Gennargentu) , la popolazione si è LETTERALMENTE rivoltata , con grossi problemi di ordine pubblico che hanno fatto fare un passo in dietro alle istirtuzioni …………….ma è possibile che nel nostro paese si deve arrivare a ciò nel nome di un ambientalismo INTEGRALISTA che fà solo danni ????????? saluti :cry:

  16. SPRINGER scrive:

    vico
    Posted on 19 febbraio 2010 at 21:16
    Perchè dici che degli ATC mal gestiti,che la colpa è dei cacciatori ?

    ____________________________________________________________

    Ciao Vico , non so da dove tu scriva e quale esperienza tu abbia in fatto di ” Comitati di Gestione ” . Credo poca ( ma non e’ una colpa ) visto che hai indicato come componenti agricoltori e ambientalisti senza citare i cacciatori .
    Questi ultimi all’ interno di un Comitato di Gestione hanno la maggior rappresentanza e nella stragrande maggioranza dei casi esprimono il Presidente del suddetto Comitato . Cosa che come puoi ben capire ha il suo bel peso .
    Ti faccio un esempio riferendomi al mio ATC senza scendere nello specifico su quale sia l ‘ A.V. di riferimento per ogni singolo componente ( tutti anche i rappresentanti degli agricoltori o ambientalisti sono li in rappresentanza di una Associazione di categoria ) perche’ non e’ questo l’ importante .

    7 rappresentanti di Associazioni venatorie .

    4 rappresentanti di Associazioni agricole ( 2 di questi sono anche cacciatori ) .

    4 rappresentanti di Comuni compresi nell’ ATC .

    2 rappresentanti di Associazioni ambientaliste ( uno dei due rappresentante Ekoclub diretta derivazione Federcaccia ) .
    Tieni inoltre presente che Il Presidente e Vice Presidente sono ” cacciatori ” .

    Piu’ o meno e’ cosi’ dappertutto . Ecco perche’ quando parlo di ATC gestiti da cacciatori credo di non raccontare cose lontane dalla realta’ o non vere perche’ di fatto sono questi che lo fanno .
    Se poi la tua osservazione era riferita al non poter incidere nelle scelte come semplice cacciatore socio di ATC , posso darti ragione . Considera pero’ che se dovesse essere questo il principio ( ognuno puo’ dire la sua pensando di dirla meglio dell’ altro ) sarebbe un gran casino portando di fatto all’ ingestibilita’ e non al suo esatto contrario .
    Che ci sia un Comitato composto da poche persone preposto alla gestione che si assuma la responsabilita’ , oltre a proporle , delle scelte o decisioni che questo comporta lo trovo assolutamente giusto . Quello che non mi trova d’accordo e’ che questo non sia espressione di acclarate competenze o capacita’ personali ma solo espressione ” politica ” . L’ errore e’ tutto qua .
    Se si ” formassero ” i dirigenti di ATC prima di nominarli o si mettesse al loro posto persone che hanno fatto di Fauna e Ambiente ( Tecnici Faunisti ? ) l’ indirizzo dei loro studi e la loro professione sarebbe sicuramente cosa positiva i cui effetti tangibilmente si toccherebbe con mano .
    Inutile dire che e’ INDISPENSABILE che a tutto questo si accosti la ” cultura ” venatoria – etica – collaborativa del singolo cacciatore , altra nota purtroppo dolente , perche’ senza questa fallirebbe nel suo compito anche il miglior Comitato di Gestione del mondo .
    :wink:

    • GOWI scrive:

      x SPRINGER
      scusa il ritardo ma non è così in tutte le regioni , esempio:
      Legge reg. Emilia Romagna n. 8 del 1994 prevede

      6 rappresentanti di Associazioni venatorie . (3 FIDC, 2 ENALC. 1 ARCI in base ai tesserati)
      6 rappresentanti di Associazioni agricole ( nessun cacciatore) .
      4 rappresentanti nominati dalla Provincia (è Noto ambientalsx per prov. di Modena)
      4 rappresentanti di Associazioni ambientaliste

      come vedi l’ago della bilancia è in mano alle Ass. Agricole
      cordiali saluti

  17. Massimo Paneni scrive:

    Repetita iuvat !!!

    Esiste già una classificazione dei Parchi in quattro tipologie. Nella tipologia di “tipo D” sono consentite tutte le attività umane, ivi compresa quella industriale. Si potrebbe cominciare a richiedere di poter esercitare la caccia in questo tipo di Parchi.

    L’Italia ha il maggior numero di “aree protette” (ZPS, SIC, SIR) per il semplice fatto che si è ritenuto (ovvero loro, i politici, hanno ritenuto) che l’Europa fosse un “carrozzone all’italiana”, ovvero molte aree protette = molte comode poltrone per i soliti “posti inventati” che portano voti.
    Tra l’altro per le ZSC ( acronimo su cui confluiranno SIC, SIR e ZPS) è espressa la formula “tutte le aree naturali o pseudonaturali”, ovvero quelle aree importanti da conservare così come sono, indipendentemente che al loro interno siano GIA’ PREESISTENTI attività antropiche (comprese caccia, pesca, agricoltura, pastorizia ….) : quello che non si può fare in dette aree è, di fatto, la costruzione di nuove strade, industrie, quartieri…
    Il discorso dei “Criteri Minimi Uniformi” (tra i quali i pallini d’acciaio) è stata una bella pensata (sic!) dell’allora Ministro Pecoraro Scanio, naturalmente accolta con felicità dalla sinistra tutta e, mi pare, non osteggiata (anzi tutt’altro) da Arcicaccia (tanto per riportare l’accento su un altro blog recente).

    Ricordo a tutti che la quasi totalità dei Parchi Americani, pur con sovvenzioni statali ed ingressi a pagamento (solo per guardare, e solo in determinate aree) sono in pesantissimo deficit ; non solo, in alcuni casi nelle aree “non soggette a turismo” si sono scoperte impensabili coltivazioni di papavero da oppio (giusto per dare colore alla monotonia del verde ).

    Concludo condividendo la legittima richiesta della presenza del mondo venatorio nella gestione dei Parchi (soprattutto del loro territorio – vedi gatti inselvatichiti, volpi e corvidi in eccesso, ad esempio) e dell’altrettanto legittimo dubbio sul COME verranno scelti i nostri rappresentanti (che è lo stesso dubbio che mi perseguita ogni qual volta sento parlare di “unica A.V.).

    P.S. mi sembra che oltre al sottoscritto anche qualcun altro stia cominciando ad ipotizzare un “incontro” tra i frequentatori del sito per “eventuali progetti futuri” : Antonio Pinotti, Mario Bartoccini , che ne dite di organizzare ??

    ciao a tutti

  18. SPRINGER scrive:

    Se mai verra’ concessa la possibilita’ di andare a caccia in un ” Parco ” , cosa che ritengo in un futuro neanche troppo lontano eventualita’ PROBABILE ) , sara’ sicuramente in forma ” non libera ” , rivolta solo a determinate specie ( quelle che ne alterano l’ ambiente o ne mettono in pericolo la ” biodiversita’ ) e altrettanto sicuramente ” a pagamento ” .
    E questo credo sia anche giusto .

  19. Antonio Pinotti scrive:

    Buongiorno a tutti.

    Vorrei esprimere alcune brevi considerazioni come semplice contributo alla discussione. Discutere è l’unico mezzo per migliorare le nostre esperienze.

    Se c’è una persona. che più di tutte in Italia ha speso tutta la sua vita per dare sostanza al legame tra terra, caccia, ambiente, tradizioni e cultura venatoria, questi è senz’altro Mario Rigoni Stern.
    In un suo scritto ( Le vite dell’Altipiano – Einaudi Editore – pag.184) così descrive la trasformazione di un territorio destinato ad area protetta e a “bandita di caccia” : …con l’infittirsi degli alberi e l’abbandono delle terre un tempo coltivate, i luoghi diventano sempre più selvaggi. Non si va più a raccogliere la legna e l’abbandono fa crescere il sottobosco, cosi aumentano le vipere, che lì trovano in abbondanza il loro cibo preferito, i topi, ma aumentano anche le donnole le faine e gli uccelli rapaci. Luoghi così inselvatichiti non sono buoni nemmeno per i funghi; i sentieri s’inerbano e spariscono tra rovi e spini. Anche ai piedi delle montagne, dove queste si raccordano con le colline prima della pianura, dilagono le infestanti robinie, e così quei luoghi diventano impraticabili……Acacie, robinie, rovi, spinari nei terreni abbandonati tra montagne e pianura; mentre nei boschi alti sono ritornati i cervi, che disturbano i camosci,i quali, a loro volta, allontanano i caprioli….Come era un tempo : l’uomo propone ma è poi la natura a decidere. “Sette volte bosco, sette volte prato! Poi tutto tornerà com’era stato” cantavano gli gnomi dentro la montagna dove scavano i diamanti” ……”

    Un dato è certo la “caccia” contribuisce a regolare la natura,anche se assolutamente non ci siamo messi mai in testa di renderla totalmente praticabile all’interno delle aree protette. Il concetto principale è la presenza dell’uomo come elemento regolatore di tanti fattori ambientali.E qui mi sento di concordare con il sig.Andrea Bruno Giuseppe. Sarebbe solo sufficiente la presenza dei visitatori dei parchi che giustamente s’immergono e contemplano la natura? La risposta può essere data non con la teoria o con delle belle parole. Basta andare, come noi abbiamo fatto, a visitare il Parco Nazionale Francese della Corsica. In quella realtà la formazione dell’area protetta non è calata dall’alto ma è stata costruita dal basso con il consenso dei residenti, degli agricoltori e financo degli ambientalisti. Il tutto grazie ad un’opera illuminata quale è stata quella del Prof.Leoni.

    Vi sono stati poi, a mio modesto avviso, altri interventi molto interessanti a riprova della grande fucina “culturale” di questo sito.

    La preparazione dei cacciatori (sig.Springer), l’analisi del livello di Biodiversità nelle aree protette (sig.Fiore), il ruolo delle aree Wilderness ( avv. D’Aniello), la trasparenza (sig.Giacomo), la produttività economica delle aree protette ( sig.henri), la gestione clientelare del territorio (sig.Mauro Andrea Giuseppe).

    In Francia nei comitati di gestione degli ACCA (comunali e intercomunali) è assicurata un forte presenza di tecnici faunistici. Quante scuole ci sono in Italia che formano questa figura professionale ? Il Ministro dell’Ambiente, in preparazione dei lavori del G8 dell’Aquila, ha riunito i colleghi a Siracusa dando vita alla “Carta di Siracusa” della Biodiversità, dimenticando che a casa propria, cioè in Italia, spetta proprio a Lei, l’onere di presentare al Parlamento una relazione sullo stato della Biodiversita nelle aree protette Italiane. In mancanza di questo adempimento, chiedere di conoscere come cittadini, attraverso una indagine conoscitiva lo stato di attuazione dei Parchi e delle aree protette è un diritto o una stravaganza come giustamente sostiene il sig. Giacomo ? Le aree Wilderness rappresentano una valida testimonianza sul campo, integrate anche dalle osservazioni e delle proposte innovative e da condividere del sig. henri.

    Il territorio, il suo uso, la sua gestione, l’utilizzo. E’ il problema dei problemi e su questo ha ragione in pieno il sig. Andrea Bruno Giuseppe. Tutti i dissesti e gli eventi calamitosi in alcune regioni d’italia, che non hanno risparmiato anche vite umane,dovrebbero indicare qualcosa per ciò che concerne le iniziative da porre in atto senza ulteriore indugio. Anche su questo qualche paese Europeo c’insegna qualche cosa. Un esempio : In Francia il governo del territtorio è affidato ad un unico Ministero ( On. Borloo) che governa l’ambiente, il territorio, ed i lavori pubblici.

    Fraterni saluti.

    • giancarlo d'aniello scrive:

      per chi non lo sapesse l’ottimo Mario Rigoni Stern era socio wilderness!

      • massimo fedeli scrive:

        Fate fare delle bandiere della Wilderness da portare in corteo, io ho versato la mia quota giorni fà, inviterei i cacciatori ha iscriversi a questa associazione. :wink:

  20. Antonio Pinotti scrive:

    Sig.Paneni, buonasera.

    Quando ho mandato il mio intervento il suo non era in bacheca. Ne parleremo domani se a Lei, non dispiace. Intanto godiamoci (almeno io) Sanremo. Sarà una cosa frivola, ma almeno per due ore ti distrae.

    Cordiali saluti.

  21. Pietro scrive:

    Sicilia: prossima istituzione di 4 nuovi parchi. Alla faccia della crisi. I centri di spesa in questo Paese si moltiplicano e nascono comitati di gestione peggio di come escono i funghi; stipendi e pensioni vengono continuamente dilaniati dal carovita; il lavoro è divenuto una conquista e non la regolarità e il precariato dilaga in maniera impressionante; si intravedono per il futuro più ombre che luci; questo Governo a cosa pensa ad istituire nuovi carrozzoni mangiasoldi. Mi illusi anch’io che questo Esecutivo avrebbe potuto, non dico mettere ordine in tante cose, ma far migliorare tante situazioni, invece con amarezza costato che è peggio del precendente; rivoltare tutto affinchè rimanga tutto come prima e peggio di prima. Perchè negli altri paesi europei i parchi, oltre ad essere in misura assai più ridotta rispetto all’Italia, le cose funzionano egregiamente e da noi invece è uno sfacelo? I denari però si stanziano e si spendono in abbondanza? Ergo………………………………………… Saluti a tutti.

  22. Antonio Pinotti scrive:

    Gentile avv.D’Aniello, vorrei iscrivermi a Winderness, che cosa devo fare ?

    • giancarlo d'aniello scrive:

      sono lusingato! la invito a leggere l’articolo che ho appena pubblicato dove troverà le coordinate bancarie e del CC postale, per effettuare l’iscrizione.
      troverà anche il mio cellulare. spero di avere il piacere di colloquiare con lei e con tanti altri di voi, al più presto.

  23. Antonio Pinotti scrive:

    “Wilderness” e non “Winderness” mi scuso.

  24. Antonio Pinotti scrive:

    Sig.Massimo, La ringrazio. Cordiali saluti.

    • angelo galzerano scrive:

      Sono socio dell’AIW da oltre quindici anni e ho anche fatto parte (per un triennio) del Consiglio Direttivo dell’Associazione. Attualmente sono Socio-supporter e sono candidato alle prossime elezioni del Consiglio Direttivo dell’AIW.
      Cacciatore dal 5.9.1977 (quando, a SEDICI ANNI (!!!), ottenni con il consenso dei genitori la mia prima Licenza), ho sempre pensato che la CONSERVAZIONE dell’ambiente rappresentasse un aspetto costitutivo dell’attività venatoria! Per questo motivo ho aderito con entusiasmo all’AIW, associazione che da anni si batte per la conservazione della natura e la difesa delle tradizionali attività in essa svolte.
      Per questa mia esperienza, che ritengo certamente positiva, invito tutti i cacciatori ad ISCRIVERSI all’Associazione e ad APPROPRIARSI della filosofia wilderness.
      DIVENTIAMO PROTAGONISTI DI UN NUOVO AMBIENTALISMO!!!
      Saluti. Angelo Galzerano

  25. Antonio Pinotti scrive:

    Comunicazione : Nell’edizione odierna il Taccuino di cui sopra è stato pubblicato a pagina 5 del Corriere Dell’Umbria. Un quarto di pagina a due colonne e con lo stesso titolo.

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