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Uniti in difesa della cultura rurale

| 18 gennaio 2010 | 60 Comments

focolareIl popolo del web accoglie positivamente il neo coordinamento nato per la difesa e per la promozione della cultura rurale. Tempo fa, proprio sulle pagine di questo sito, si era sentita la necessità di dare un forte segnale al mondo venatorio, parte integrante di questa cultura, affinché si unisse in una grande manifestazione di piazza. Ora, non possiamo che essere fieri e fiduciosi del cammino intrapreso da realtà anche diverse dalla nostra passione e che, proprio come noi, sentono forte il bisogno di contrariare una cultura che vuole imporsi sui nostri valori e sui nostri principi. L’informazione è sicuramente l’arma vincente del nostro secolo, il coordinamento delle realtà che gravitano e si riconoscono nei valori della cultura rurale il veicolo cui far pervenire agli italiani il messaggio che le nostre radici e la nostra cultura appartengono ad un mondo che merita di essere conosciuto di più.
La pericolosa ideologia animalista perseguita ultimamente dal nostro paese appartiene ad una corrente di pensiero che nei paesi civili e democratici ha sempre costituito, e sempre costituirà, la volontà di una esigua minoranza. Riappropriamoci quindi della nostra vera identità dimostrando quanti siamo e cosa significhiamo sia in termini sociali, sia in termini economici ed occupazionali. La grande manifestazione a Roma del 9 marzo sarà l’occasione per sancire il connubio di tutte queste forze che seppur diverse tra loro negli interessi e nelle attività, hanno in comune i valori che stanno alla base della cultura rurale, valori che in egual misura sono ora minacciati.
Mettiamo a disposizione questo spazio virtuale per contarci e farci contare, per far capire chi siamo e che cosa rappresentiamo, per dire chiaramente cosa vogliamo e cosa non vogliamo. Attendiamo su queste pagine le adesioni delle associazioni e delle rappresentanze che intendono riempire questo contenitore, nostra vera forza in nome della cultura rurale.

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Category: .In Evidenza, Generale

Comments (60)

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  1. Ezio scrive:

    “….La pericolosa ideologia animalista….”

    Se si è giunti a capire questo, ovvero che quell’ideologia è pericolosa, si è già fatto un gran passo avanti.
    Ciao.
    Ezio

    P.S.: Questa pagina posso copiarla e pubblicarla su altri siti a tema “caccia, cani da caccia, ecc…” ..???

  2. renzo scrive:

    Copio……………………………La pericolosa ideologia animalista perseguita ultimamente dal nostro paese appartiene ad una corrente di pensiero che nei paesi civili e democratici ha sempre costituito, e sempre costituirà, la volontà di una esigua minoranza…….

    Su questa minoranza non sarei tanto sicuro. Con tutta l’enfasi che hanno messo in decenni per denigrare quella che è la vera cultura ancora esistente del vivere civile Italiano, non ne sarei tanto sicuro. Oltretutto ne è divenuta MODA, e come moda difficilissima da eradicare ; vedi cappottini, giochi, gadget per cani e altri animali……………………….speriamo che sia la volta buona.
    Renzo

  3. Fromboliere scrive:

    Cultura rurale: un concetto in due parole, ma dubito che il concetto di cui penso, nel quale sono cresciuto e maturato come individuo e che ha condizionato le mie scelte di vita, sia proprio quello proposto. Pertanto, per capire ed aggiornarmi sull’odierno significato di questa affascinante espressione, vorrei che mi si spiegasse che cosa oggi si intende per cultura rurale. Vorrei giustificare, il continuo ricorso a queste due belle parole, con un fine che vada oltre la semplice fascinazione che queste parole suscitano in moltissimi di noi ed essere sicuro che non siano invece solo un suggerimento evocativo o un appello all’adunata per una manifestazione; mi si dica quale saranno i mezzi e come questa cultura potrà riportarci al recupero di una dignità che più che persa è stata abdicata di fronte a favore dei nostri avversari. Io le mie proposte le ho fatte, non fatemele rincollare, vorrei ora sentire le vostre, sempre che ne abbiate.

  4. luigi scrive:

    Una delle tante manifestazioni della cultura rurale era il contenuto della foto dell’articolo: dove esiste quello stile di vita?: se si vede da qualche parte una foto del genere è solo per rievocare quello che fu e non certamente perche di quegli attrezzi e del camino oggi ancora ci si serve. E se è venuto meno il contenuto della foto come si può rivivewre la cultura rurale che di quegli arnesi era intrisa ed era parte fondante? OGGI LA CULTURA RURALE E’ SOLO UNA BELLA ESPRESSIONE!!!

  5. renzo scrive:

    Caro Luigi .
    Mi dispiace dissentire ( magari non del tutto ) ma L’ESPRESSIONE cultura rurale non è solo una bella espressione. Vuole essere il ritorno, indispensabile, aggiugo io, a quei valori ormai persi. Valori persi, ma non del tutto volatilizzati. Sta a noi ed alla nostra intelligenza riportarli alla luce, valori che non si devono lasciar svanire pena la disfatta del genere umano inteso come UMANO, nel senso etimologico della parola.
    Ora nel terzo millennio, dove è che si trova la solidarietà, la comprensione, la ferma gentilezza e l’educazione se non nei paesi ” rurali ” ?

    Paesi che usano anche la parabola per vedere 1000 canali, il cellulare, l’ultimo modello di SUV, e altre amenità, peraltro utilissime.Ma dove se inciampi e sbatti il naso trovi ancora uno che ti viene a prestare soccorso e un bicchiere d’acqua te lo offre con il cuore. E NON IMPORTA DI CHE COLORE TU ABBIA LA PELLE ! L’esempio del bicchiere d’acqua è solo un piccolissimo esempio.
    In città dove la parola CULTURA RURALE non è nemmeno considerata, non si riesce a parlare con il vicino di pianerottolo, anzi il più delle volte si odia perche ti frega il parcheggio ……..
    La RURALITA’ intesa come vista di una civiltà che ritorni ad essere più a misura d’uomo, è indispensabile alla stessa vita .
    NON c’entrano nulla gli attrezzi della foto .
    Io la vedo così, gli attrezzi sono solo un bel quadro, o una splendida foto .
    Ciao:-)
    Renzo

    • Fromboliere scrive:

      Renzo permettimi, il dissenso unisce, su un piano democratico, ma la retorica, purtroppo, rende astratto ogni ragionamento, evaporandolo, sebbene i valori che tu esprimi siano universalmente raccomandabili. In campagna, nei paesi come ne ho conosciuti tanti, e si vede che sarò sfortunato, un bicchiere te lo offrono, niente acqua, bensì uno di quello buono, ma questo crea spesso il pretesto per mettersi a parlare e alla fine senti sempre parlar male del vicino altrui. Ma è vero che la cultura rurale, non per questo sia meno valida di molte altre, ma tutto il mondo è paese e questo volevo dire! ti saluto.

    • max scrive:

      Bellissima spiegazione renzo. Condivido al 100%. La cultura rurale è una forma mentis e preservarla e rivalutarla non vuol certo dire tornare a scaldarsi col camino o nella stalla col fiato delle bestie….

  6. renzo scrive:

    Magari non c’entra nulla …. qualcuno ha notizie dl Nostro amato Pinotti ?

  7. renzo scrive:

    Chiedo scusa per la dimenticanza …. e di Stefano Tacconi ?

  8. Bagnolesi Giovanni Roberto scrive:

    Da quale museo avete ritratto la foto? Con certe immagini si va poco lontano. Cultura rurale? No grazie, ennesima sigla creata a misura dai soliti politici furbacchioni per illudere chi ancora vuol farsi prendere in giro. Sono stanco di tutto quello promesso e finora mai mantenuto e tutto quello che da ora in poi verrà fuori non sarà altro che polvere negli occhi di chi ancora pur sapendo che niente cambierà vuole continuare a credere ad oltranza. Mi domando a cosa sia servita la manifestazione del 1 Settembre 2006 e a cosa sia servito raccogliere le oltre 843.000 firme se il risultato conseguito sino a questo momento equivale a zero. A cosa serviranno nuove eventuali sigle da proporre a chi è scontento degli attuali partiti politici quando lo scopo principale sarà quello di modificare l’attuale normativa venatoria? E tutte le associazioni venatorie attualmente riconosciute che fine hanno fatto? Di chi prendono le difese?

  9. Ezio scrive:

    “La natura selvaggia è sia una condizione geografica che uno stato d’animo.”

    Questa è la frase che si legge quando si accede al sito di Wilderness.

    La si può modificare e mutuare con la questione “ruralità”.

    E comunque:
    rurale è un cane che caccia ansimante e avido, con un umano al seguito altrettanto ansimante e avido.

    animalist-urbano è un cane in via Montenapoleone a Milano col suo bel cappottino che mangia cioccolatini di marca dalle mani di un “papà” o “mammà” tutto in ghingheri e profumato.

    Rurale è mangiare pane e salame e formaggio, di quelli fatti in casa, il tutto annaffiato da un bel rosso come quello che fa mio padre per la famiglia, insieme ad amici, vicino alla stufa a legna accesa o al camino, al ritorno da una giornata passata a vendemmiare o a raccogliere funghi o a caccia o a pesca … o…o…

    Animalist-urbano è ritrovarsi a stuzzicare verdurette in qualche locale “in” …

    rurale è incontrare un amico e stringergli con vigore la mano con un sorriso solare stampato in faccia come se fosse 10 anni che non lo si vede e condividere con lui le emozioni che ci ha regalato ultimamente il creato….

    animalist-urbano è tendere la mano priva d’ossa ad uno pseudo amico/a che ci squadra dalla testa ai piedi per capire come siamo vestiti e poi parlare per un’ora di marche di vestiti, auto, telefonini,…

    L’ho buttata un po’ sull’ironico ma credo di aver reso l’idea e potrei scriverne un libro di sti esempi…

    Qui non si tratta di destra o sinistra, qui si tratta di modi diversi di intendere la vita e quali siano le priorità della medesima…

    Ora vado che ho le castagne sulla stufa che stanno arrostendo troppo… :lol:

  10. renzo scrive:

    Ezio…….. grazie ! Non avrei saputo descriver meglio quello che ho provato a dire poco sopra .

  11. Giacomo scrive:

    E’ così difficile pensare che Ruralità significa semplicemente amore vero per la natura ?

    Significa difenderla seriamente dalle cose che la stanno martoriando ?

    Significa non dimenticarsi che fuori le mura della città, esistono prati verdi, boschi e piantagioni che ci possono dare ancora quei sapori puri e profumati di cose naturali.

    Significa consumare i prodotti che madre natura benevolmente produce per noi e ci “regala”.

    Significa distendersi in un prato e ascoltare il silenzio ed il respiro della natura che ci distende la mente e l’anima

    Significa scarpinare sui monti guardando magari il meraviglioso paesaggio naturale che scende verso il mare che solo madre natura ci può offre perchè è stato fatto con la mano di Dio.

    Significa cercare quel selvatico che scoppia nell’aria all’improvviso come un petardo, rammentandoci che dentro di noi abbiamo un cuore che batte perchè siamo vivi nel confrontarci con madre natura.

    Significa bere a quella fonte naturale del bosco che ci ridà forza e salute facendo scomparire di colpo la fatica della caccia.

    Significa vedere il tuo cane più appassionato di te, correre felice filtrando gli odori naturali in attesa dell’usta che gli blocchera i sensi.

    Significa fermarsi a scambiare quattro chiacchiere con l’uomo amico che nella ruralità ci vive e che volentieri accetta un passaggio o una sigaretta spesso indicandoti il posticino dove con il gregge ha levato il branco di cotorni o la beccaccia.

    Devo continuare ? :wink:

  12. renzo scrive:

    Sicuramente tutto ciò sarà anche complicato da ri/raggiungere , ma un cervello sano almeno anela a tutto ciò.
    Quello descritto da Giacomo ne è una prova.

    • Ezio scrive:

      Caro Renzo, non c’è nulla da raggiungere.

      Ce lo abbiamo già, fuori e dentro di noi.

      Solo che alcuni lo apprezzano, altri se ne fregano ed altri ancora lo disprezzano.

      E comunque, a mio modestissimo avviso, il coordinamento per la difesa della cultura rurale e ciò che ha scritto l’on. Berlato a seguito della creazione del predetto, sono tra le “cose” più belle e più giuste che abbia visto negli ultimi 20 anni.

  13. fiore scrive:

    Bene vedo che tutti abbiamo chiaro cosa ci piace e cosa s’accomuna a uno stile di vita o a una concezione di come è giusto spendere la vita, su come e quali sono i valori che uniscono e ci rendono ognuno più amico dell’altro.

    MA LA REALTA’ è DIVERSA LA CULTURA URBANA STA PARTORENDO “MOSTRI” che non solo non conoscono certi valori ma addirittura li snobbano e gl’attribuiscono pericoli, inquanto oggi tutto o quasi si basa nell’ingannare l’altro sia a livello economico sia a livello sentimentale oggi si bada dimorto al tornaconto personale, non si gode più solamente se ci mettiamo 5 minuti con la faccia rivolta verso il sole, d’inverno e si sentono i raggi che in un certo modo scaldano sia la faccia sia il cuore oppure camminiamo controvento e sentiamo che quell’aria che non si vede, ma c’è può accarezzarci o buttarci in terra oppure portarci odori di piante e di erbe. Insomma quello che voglio dire è che oggi non siamo di moda, e non basterà un restailing vintage come per la cinquecento o il maggiolone a far si che si torni all’antico splendore.

    Ma qualcosa bisogna che lo proponga in alternativa, e allora direi che il vecchio è splendido per quel che concerne la nostra passione ma come dice il detto VECCHI NON SI RALLEVANO e allora la scelta obbligata è il NUOVO e per rinnovare la nostra immagine ce ne di lavoro da fare, ma queto lo lascio ai più competenti .

    • Ezio scrive:

      “…non si gode più solamente se ci mettiamo 5 minuti con la faccia rivolta verso il sole, d’inverno e si sentono i raggi che in un certo modo scaldano sia la faccia sia il cuore oppure camminiamo controvento e sentiamo che quell’aria che non si vede, ma c’è può accarezzarci o buttarci in terra oppure portarci odori di piante e di erbe….”

      Fiorello, con ste poche parole ti sei già condannato da solo…
      Tu sei un rurale fuorimoda!!
      Tutto il resto son chiacchiere, è inutile che ti sbatti per far il Bastian contrario.
      Quello che si è, si è!! :D

      • fiore scrive:

        è vero ma è meglio ritenersi fuori moda sapendo di esserlo che sperare in qualcosa che non può più tornare, effettivamente sono sempre stato per il regresso ma quando mai è successo che l’uomo torni su i suoi passi !! il volano gira e si tira dietro tutto giusto o sbagliato buono o pocobuono tutto viene macinato in nome del progresso, per questo il certo è il futuro non il passato

  14. angelo galzerano scrive:

    NO, NON SONO ASSOLUTAMENTE RETORICA le definizioni di Renzo, Ezio, Giacomo sulla ruralità!!! Sono stati d’animo, manifestazioni di intense emozioni vissute negli anni a stretto contatto con la natura; un privilegio riservato a pochi eletti, che la cultura urbana non può apprezzare e vuol rinnegare. Il “silenzio” di un bosco è una meravigliosa sinfonia per chi lo vive; rappresenta un valore in sè, che l’uomo di città non sa cogliere, e anzi lo atterrisce perchè antitetico al suo “status di cittadino”; un valore che oggi è sempre più minacciato. L’antropizzazione selvaggia sta infatti distruggendo i luoghi più isolati, con la scusa di valorizzarli. E con essi vengono distrutti i nostri ricordi e la vera essenza della CACCIA! Penso che noi cacciatori dovremmo aderire con entusiasmo a questo movimento, e soprattutto convincerci che la difesa dell’ambiente naturale spetti soprattutto alla caccia. Saluti. Angelo Galzerano

    • Ezio scrive:

      “….Penso che noi cacciatori dovremmo aderire con entusiasmo a questo movimento…”

      E’ talmente chiaro, ovvio, trasversale ad ogni forma di politica, di “casta”, di condizione, che crea imbarazzo persino a pensare che non sia così….

  15. Giacomo scrive:

    Caro Fiorello perchè dici……… sperare in qualcosa che non può più tornare ? Perchè usi la parola regresso al posto di ruralità.

    Ma credi che l’uomo se non fosse capace di accorgersi degli errori che commette potrebbe portare avanti quello che il Padreterno ci ha messo nel DNA, cioè la salvezza della razza umana.

    Io a volte non vorrei offenderti per le cose che molto superficialmente scrivi, ma costringi purtroppo……… per far capire come solo uno come te che non ha figli ne famiglia possa dire le cose che hai scritto sopra, con tutto il rispetto per le tue scelte.

    Il problema della ruralità a parte la caccia non è regresso è un problema che va affrontato è molto seriamente, anche perchè continuando di questo passo sarebbe la distruzione di una cosa di cui l’uomo ha bisogno perchè ha bisogno del pane che pur viene dalla ruralità.

    Per fortuna dell’umanità che ci sono uomini come noi cacciatori che stanno cercando di portare alla luce la convivenza tra la ruralità e il moderno, sono due cose essenziali che devono camminare sottobraccio e non perdersi mai di vista.

    Io sono per palazzi di citta più alti che possano resistere a qualsiasi scossa sismica ma non tollero che il cemento possa togliere un domani ai nostri figli l’habitat naturale estendendosi con ville e villette. Questo è il moderno contro natura.

    Io sono per il divertimento dei giovani ma non tollero che possano ammazzarsi sulle strade perchè tornano a casa alle cinque di mattina ubriachi, e ridotti che non sanno distinguere una lucertola da un coccodrillo, questo è il moderno contro natura.

    Quando si vuole proteggere la natura chiudendo l’accesso dei posti piu belli usufruibili dall’uomo e abbandonandoli perchè si devono costringere gli uomini ad entrare in quel recinto a pagamento, significa il moderno contro natura.

    Si può sempre tornare sui propri passi e ammettere gli errori per riparare al male fatto, solo alla morte non c’è rimedio. Ma a te cosa te ne frega tu di continuità non ne hai.

    E’ una vita che stai dicendo che noi si deve cambiare immagine e adesso che stiamo cercando di farlo con la ruralità a cui noi siamo sempre appartenuti ma non ce ne siamo mai accorti, dici che la ruralità e regresso.

    Mi sa che sei tu a rimanere sempre sulle tue posizioni che non sono ne moderne ne rurali sono per i cazzi tuoi. Perché non stai ne da una parte ne dall’altra.

  16. renzo scrive:

    Ragazzi ( permettetemi di chiamarvi cosi )
    Non prendetevela con Fiore !
    Cosa ha detto infine ?……………………….. Ma qualcosa bisogna che lo proponga in alternativa, e allora direi che il vecchio è splendido per quel che concerne la nostra passione ma come dice il detto VECCHI NON SI RALLEVANO e allora la scelta obbligata è il NUOVO e per rinnovare la nostra immagine ce ne di lavoro da fare, ma questo lo lascio ai più competenti ………………….

    Se leggiamo bene le sue riflessioni ci accorgiamo, che hanno ragione da vendere, come del resto l’abbiamo noi che abbiamo usato “retorica”

    I mostri che l’uomo moderno, la civiltà moderna, le grandi metropoli, hanno costruito sono mostri che infin della storia idolatriamo come Dei .
    Chi di noi non ha il cellulare?
    Chi di noi non ha sognato almeno una volta di guidare una Ferrari a tutta velocità?
    Chi di noi non si perde ore davanti alla Tv a sorbirsi baggianate bruciacervelli ?
    Chi di noi, e lo facciamo in questo momento, pestiamo su dei tasti per comunicare a distanza invece di sedersi attorno ad un tavolo e stringersi la mano, con un bicchiere di novello davanti ?
    Chi di noi ha mai sfogliato le pagine di una rivista sognando di impugnare e possedere il Perazzi nuovo di zecca, quello da milioni ?
    Siamo onesti : dico TUTTI e chi non l’ha fatto ha la mia personale ammirazione. Io l’ho fatto e lo faccio tutti i giorni.
    Sono uno di quei mostri partoriti dalla modernità , e voi ?

    Ma, se chiudo gli occhi e mi vedo chiamare il cane per un riporto, sento il profumo di tamerici, di resina di pino, di zolle arate, o del Mare in tempesta ( visto che sono nato a Genova ) mi sento come il mostro di Frankestine Junior
    Ricordate il film ? Piange davanti al suono del violino e si commuove davanti alla bambina cieca che non lo vede come un mostro di cui aver paura.
    Ecco, noi siamo quei mostri, sappiamo commuoverci e piangere, esultare e abbracciare e baciare un cane, sappiamo stringere la mano con determinazione ma senza esagerazione, sappiamo rinunciare, sappiamo perdere, sappiamo sopportare…. e allora VIVA i Mostri del terzo millennio.
    L’intelligenza umana, una volta toccato il fondo, saprà farci nuotare per tornare a respirare.
    BASTA VOLERLO !
    E tutto questo è un inizio !

    Renzo

  17. renzo scrive:

    Non sono sicuro di aver scritto bene il nome del mostro……. ma avete capito lo stesso :oops:

  18. luigi scrive:

    Caro Renzo, ti rispondo un pò in ritardo riguardo al post di sopra, sembra strano, ma gli utensili della fotografia erano la causa dei valori di quella civiltà rurale, valori di solidarietà, di fratellanza, di amiciza vera etc. erano strettamente legati al camino e agli arnesi della foto: se il vicino di casa aveva bisogno di un fiammifero per accendere il fuoco lo chiedeva al vicino di casa ( uno dei tanti aspetti della solidarietà ), adesso a chi lo chiedi il fiammifero, ammesso che ne hai bisogno? durante le serate d’inverno attorno al camino ci si riuniva nel vicinato per trascorrere le serate ( un aspetto della fratellanza e dell’amicizia che regnava sovrana tra i vicini di casa e quindi tra i componenti della comunità ), oggi dove esiste più tutto questo? Quegli attrezzi facevano capire all’uomo quale era il vero senso della vita, appunto il conoscere e saper interpretare quei valori e viverli!!! Ecco perchè io dico oggi che la civiltà rurale è solo una bella espressione e nient’altro, in quanto a quello stile di vita non ci si ritorna più e quei volori si allonatanano sempre più dalla nostra vita di tutti i giorni, anche perchè, non solo la tecnologia, ma anche le leggi non ci permettono più di poter vivere quella civiltà e ciò soprattutto in relazione all’attività venatoria, perchè mi sapresti dire come fai a vivere per es. un’alba sulla cima di una montagna con i tuoi ausiliari al seguito, quando le montagne sono tutte Parchi? PER RIVIVERE QUELLA CIVILTA’ ( INTESA NEL SENSO DEI VALORI DI CUI SOPRA ) SI DEVE RITORNARE ALLA SOCIETA’ CONTADINA, E’ POSSIBILE CIO’?

    • massimo zaratin scrive:

      Luigi scrive:
      PER RIVIVERE QUELLA CIVILTA’ ( INTESA NEL SENSO DEI VALORI DI CUI SOPRA ) SI DEVE RITORNARE ALLA SOCIETA’ CONTADINA, E’ POSSIBILE CIO’?

      No…cioè, si! 8O

      Non è possibile tornare indietro…l’uomo non è mai tornato sui suoi passi anche se ha operato alcune rivisitazioni interiori scegliendo la miglior soluzione, o quella che sembrava tale. Più volte ho scritto che a mio avviso l’uomo è pronto per una nuova maturità anche e soprattutto in senso ambientale. Noi dobbiamo inserirci in questo contesto perchè la cultura urbana altrimenti ci mangia definitivamente. In quella foto sono rappresentati oggetti che non torneranno più…ne abbiamo sicuramente di migliori e più funzionali. Intatti invece rimangono i sentimenti che suscitano e che formano la personalità interiore della persona (anche questa è pur sempre spiritualità no?). Il compito di chi vede in quella foto qualcosa di particolare, qualcosa che ci unisce, è quello di trasmettere alle future generazioni non gli oggetti ritratti ma qualcosa di più profondo che non c’entra nulla con la materialità perchè questa non è mai servita a formar le coscienze. Saluti.

  19. lucas scrive:

    Secondo me Bagnolesi Giovanni Roberto e Luigi hanno perfettamente centrato il problema.
    “Cultura rurale”? Si, a chi non piace il ricordo dei tempi andati, di quando nonno si faceva il giretto attorno casa con la doppietta e il cagnolo e tornava puntualmente con la lapre? Dei camini enormi dei casali di allora, che ci si stava seduti dentro a chiacchierare e a rivoltare le braci?
    Ma sono solo ricordi di un tempo passato che non torneranno più, così come non torneranno più le donne con le sottane che giravano il paiolo della polenta sul fuoco acceso, il dottore che girava per le campagne con il calesse e le starne che si alzavano fragorose davanti ai contadini intenti ai lavori nei campi.
    Ma quale favola vogliamo raccontarci?
    Dopo il fallimento della politica nel darci le risposte che ci aveva promesso e per le quali aveva ottenuto voti, a me sembra che la medesima politica ora voglia dipingere un bel quadretto in chiaro-scuro e continuare a farci sognare mentre ci mette in mano la matita per segnare la solita crocetta sulla scheda elettorale.
    Avete la capacità, la volontà e il potere di riformare la caccia in Italia? Fatelo. Se manca volontà, capacità e potere per portera a buon fine la rivoluzione tante volte annunciata e mai realizzata, abbiate il pudore di lasciarci in pace.

    • massimo zaratin scrive:

      x Lucas che scrive
      Avete la capacità, la volontà e il potere di riformare la caccia in Italia? Fatelo.

      Ma tu cosa intendi per riformare la caccia in Italia?…un mese in più? un’ora dopo il tramonto? poter vendere la selvaggina abbattuta?

      La caccia non la si salva con una modifica di legge ma con una modifica delle coscienze (sia quelle degli anticaccia, sia quelle dei cacciatori che pensano di salvare la caccia con la 157)

      • Giulio Usai scrive:

        Bravissimo!!! Assolutissimamente daccordo.
        Purtroppo, ci sono troppi tra noi che per primi danno l’esempio sbagliato.

  20. Giulio Usai scrive:

    Personalmente credo che il concetto che va difeso, quando si parla di cultura rurale, debba andare al di là dei romanticismi con i quali ognuno di noi cerca di richiamare la definizione di ruralità.
    Non si deve pensare che il mondo rurale non esiste più, anzi…: a non esistere più sono quel focolare e quegli utensili di una volta e la semplicità mista alla miseria economica che spesso contraddistingueva chi conduceva quella vita; a non esistere più sono quel vivere essenziale di un tempo, ma per il resto di esempi di ruralità il nostro Paese ne è ancora pieno, tanto è vero che l’agricoltura e tutta una serie di attività che ruotano intono al mondo rurale rappresentano una realtà economica importantissima.
    Il problema è che oggi la cultura rurale è stata abbandonata dai più per abbracciare una cultura, quella urbana, che è diventata sinonimo di benessere (anche se è solo un benessere economico) e quindi sta facendo sempre più da catalizzatore nella mente di tanta gente, che paragona la vita dei vecchi contadini a una vita metropolitana più comoda, più facile, in cui non ci si deve sporcare le mani o le scarpe, con tutte le storture mentali che ne derivano, tra cui anche quella animalista.
    Al di là della foto coreografica di questo articolo, resta il fatto che l’Italia è ancora oggi un paese in cui, accanto alle tante grandi città, ai centri commerciali e ai centri industriali, esiste un territorio fondamentalmente rurale, che deve essere difeso dall’esodo in massa verso le città, esodo non solo fisico ma anche mentale della gente, abbagliata da uno stile di vita che oggi tutti gli strumenti di informazione ci fanno passare come l’unico modello da seguire.
    Per questo ritengo che la difesa della cultura rurale deve riguardare non solo uno stile di vita, ma una serie di attività che oggi ancora vengono diffusamente praticate. Basti pensare in Italia esistono oltre 2 milioni di aziende agricole, che danno lavoro a milioni di persone e garantiscono la vita ad altrettante famiglie; le attività agrituristiche (siano esse legate alla ristorazione o ad attività di divertimento o sportive – equitazione, escursionismo, caccia, pesca), sono in continuo aumento.
    La dimostrazione che esiste una attenzione crescente per il mondo rurale è data anche da numerose disposizioni comunitarie e nazionali che prevedono l’erogazione di fondi consistenti per aiutare queste attività e per favorire un ritorno o un recupero di queste, nella consapevolezza che sono attività necessarie, non solo dal punto di vista sociale, ma anche per il ruolo importante che hanno per il mantenimento e la tutela ambientale.
    Quindi premesso che siamo tutti liberi di vedere la ruralità con quella punta di sano romanticismo che ci piacerebbe ritrovare in tante attività legate all’ambiente in cui esercitiamo la nostra passione, l’intento che deve animare la difesa della cultura rurale va visto come difesa di una serie di attività – tra cui anche la caccia che ne è parte integrante – che insieme contribuiscono a tutelare e preservare la natura e l’ambiente di un Paese che non si esaurisce all’interno delle mura cittadine, ma che – al contrario – è per la maggior parte costituito da campagne, colline, valli e montagne, che rappresentano un valore e un patrimonio, prima di tutto economico, ma anche di cultura e di tradizioni fondamentale per tutti.

  21. lucas scrive:

    Insomma dovremmo cambiare obiettivo, non pensare più a riottenere quanto scippato 18 anni fa, ma dedicarci alla filosofia. :mrgreen:
    “Primum sopravvivere”. Se non hai le condizioni minime per sopravvivere non puoi dedicarti ad altro.
    I cacciatori in Italia stanno scomparendo e tra poco faranno la fine dei Moicani. Abbiamo un’età media di 70 anni, siamo ridotti un terzo di quelli che eravamo all’atto dell’approvazione della legge 157/92 e dovremmo, nientepopòdimenoche…”modificare la coscienza” della gente… :mrgreen:

    • massimo zaratin scrive:

      C’è chi si accontenta, chi no! Molto probabilmente a te basta la modifica della legge 157…a me, oltre a questa, interessa anche dell’altro!

      • Bagnolesi Giovanni Roberto scrive:

        Potresti spiegare quali sarebbero le cose che vorresti in caso di una rivisitazione o restaurazione della 157? Perchè tanti parlano di adeguare la caccia in base ai tempi di oggi ma in definitiva cosa volete di preciso? Scusami la mia ottusaggine ma vorrei capire tra le righe.

        • lucas scrive:

          Io, nella mia “ottusaggine”, ho capito che, non potendo fari i fatti si cerca di rifugiarsi nel regno delle chiacchiere che, in quanto tali, almeno non sono contollabili e tangibili come un disegno di legge naufragato.

    • Giulio Usai scrive:

      No Lucas, scusa se intervengo, ma credo che sia sbagliato il punto di partenza.
      Non si risolvono i problemi della caccia introducendo più specie cacciabili, o allungando i tempi di caccia, ma prendendo coscienza tutti – ciascuno per la sua parte – che inevitabilmente le condizioni in cui l’attività venatoria viene esercitata sono cambiate in modo sostanziale e profondo: il territorio si è ristretto, l’habitat è deturpato, molte specie hanno una consistenza ben diversa da 40 anni fa, noi cacciatori abbiamo a disposizione fucili, cartucce, mezzi, automobili, che rendono questa attività più facile, ecc. ecc.
      La caccia può sopravvivere solo se ognuno di noi acquisisce coscienza di tutto questo ed è disponibile a esercitare questa attività abbandonando la trincea dedicata solo a difendere più specie e tempi più lunghi ed abbracciando il criterio di responsabilità e prelievo sostenibile.
      Un saluto.

      • SPRINGER scrive:

        Bravo Giulio .
        100% condivisibile e con te .
        :wink:

      • Giusti Giacomo scrive:

        Si Giulio abbiamo i mezzi per spostarci(fucili e cartucce li avevamo anche 30-40 anni fa`.
        La difesa della ruralita`deve essere al centro delle nostre richieste,deve essere una priorita`,ma si deve chiedere anche una caccia compatibile ,(come tu dici)e allora perche`non chiedere qualche spece in ottima salute in piu`?
        Ricordiamoci anche che 30-40 anni fa`eravamo piu`di 2.000.000,l’ambientesi e`ristretto, ma siamo rimasti 4 gatti,e solo 2,si dedicano stabilmente alla migratoria.

        • Giulio Usai scrive:

          Io credo che sarebbe possibile ma in questo caso manca l’apporto che dovrebbero dare le AA.VV., avvalorando le richieste per le specie in buono stato di salute con studi che lo dimostrino.
          Purtroppo la mancanza di un ruolo di questo tipo rende tutto molto più complicato.

  22. Nicola63 scrive:

    Nei manuali di storia, quando si analizzavano il fenomeno dei flussi migratori dalle campagne alle città o dalle regioni meridionali verso quelle del Nord che a più riprese si manifestarono nel corso del Novecento, si leggeva ..”alla ricerca di migliori condizioni di vita”. Mi verrebbe da pensare che oltre ai tratti idilliaci magistralmente delineati da alcuni di noi su queso sito, in quelle epoche di civiltà rurali, esistessero problemi quotidiani di sopravvivenza così gravi tali da giustificare l’esodo verso le città.
    D’altra parte una volta migrati nelle aree industriali e successivamente integrati in quel contesto sociale, solo pochi individui hanno poi deciso di rientrare verso le campgne e i loro paesi d’origine.
    Il che induce a pensare che la vita urbana per quanto grigia e sclerotica era da preferire alle fatiche e agli stenti delle attività nei campi.
    Non credo che rimpiangendo o valorizzando oltre misura certi aspetti della vita di oltre mezzo secolo fà si possa rinvigorire un’attività venatoria agonizzante.
    E’ vero altresì che pure inserendo il mese di febbraio non la situazione non cambierebbe radicalmente: leggo da più parti che alcuni di noi hanno dismesso le uscite mattutine e ripulito i “ferri del mestiere” già da alcune settimane e quindi non mi sembrano particolarmente interessati a prolungare ulteriormente la caccia di un mese.
    Però sarebbe un primo passo unitamente a leggi più severe per la tutela ambientale che preservino le ultime aree verdi rimaste. E’ inutile chiedere variazioni legislative se i Comuni non pongono un freno ad una urbanizzazione selvaggia che ingoia kmq di territorio l’anno.

  23. Giacomo scrive:

    Io credo che i problemi sono più di uno e non ci si può buttare solo su quello che ci piace o ci fa comodo.

    Primo problema : sono d’accordo con Lucas sul prolungamento dei giorni di caccia da Agosto a Febbraio, si deve fare non ci sono ne se e ne ma ne stiamo parlando da mesi c’è in atto una legge in discussione ed ancora si viene a dire che dobbiamo abbracciare il criterio di responsabilità e prelievo sostenibile caro Usai ! Ma allora di quello che vogliamo noi migratoristi non hai capito niente ! O a te personalmente fa comodo di stare in queste condizioni, che non è caccia e restrizione che fa comodo a qualcuno.

    Secondo problema : l’habitat venutosi a creare con le colture intensive ; abbiamo bisogno di cambiare in special modo queste grandi estensioni in che modo l’abbiamo detto già mille volte che stanno distruggendo la selvaggina. Come fare ne abbiamo già parlato e date anche ulteriori spiegazioni.

    Terzo problema : Su cui sono d’accordo con Zaratin, Abbiamo bisogno di cambiare la nostra immagine facendo capire a tutti i cittadini che la caccia fa parte della ruralità, abbiamo bisogno di interloquire con le associazioni naturalistiche come per esempio Wilderness ed altre che sono disposte seriamente a intavolare una discussione che ci deve portare a riconquistare
    la nostra dignità che hanno calpestato con una violenza che abbiamo dovuto subire senza darci modo di difenderci per menefreghismo totale delle AAVV.

    Quarto problema : Il territorio dei parchi che ci hanno indebitamente tolto e la chiusura nei recinti con sigla ATC. Cari signori le regioni meridionali sono piene di parchi istituiti ad oltranza e senza ragione per cui si possa dire di aver realizzato un parco per necessita di proteggere questa è la verità. Noi migratoristi non ci possiamo più muovere e inutile star li a cercare scappatoie.

    Quinto problema : Se la politica ha deciso di fare una caccia solo per i facoltosi
    fatecelo sapere così chi potrà ci andrà e chi no se non gli sta bene prendesse le opportune contromisure.

    Questi problemi si devono risolvere tutti indistintamente perchè sono concatenati !!
    Sempre che si voglia una caccia popolare. Altrimenti come ho detto sopra
    Caccia a pagamento privatizzata e si salvi chi può. :wink: :|

    • SPRINGER scrive:

      Hai l’ incredibile potere di dire tutto ( un giorno ) e il contrario di tutto ( il giorno dopo ) .
      Guarda che e’ il tuo voler abolire gli ATC demandando la ” gestione di Fauna e Ambiente ” agli agricoltori , che per questo ” sevizio ” si/ti faranno pagare molto caro l’ ingresso nei loro terreni ( come succede da sempre all’ ” estero ” ) il modello di caccia per ” facoltosi ” .
      La gestione della Caccia DEVE rimanere in mano ai cacciatori .
      Bisogna solo MIGLIORARE la qualita’ , intesa come PREPARAZIONE e messa in campo di INIZIATIVE , di chi si trova al vertice di un ATC e deve guidarlo .
      Gli agricoltori possono usufruire di questo in termini economici solo sotto NOSTRA guida , usufruendo degli incentivi economici derivanti dalle NOSTRE quote di iscrizione all’ ATC e da tutta la serie di somme destinate ( e mai o molto poco sfruttate ) a questo/i scopo/i da TUTTE le Provincie – Regioni – Comunita’ Europea .
      Diversamente si va verso il modello di caccia ” europeo ” , che se da una parte e sotto molteplici punti di vista puo’ funzionare ( e qui sono d’accordo con Fromboliere ) dall’ altra portera’ INEVITABILMENTE a quello che ho descritto piu’ volte . RIDIMENSIONARE ( e di brutto ) le nostre abitudini dando l’ addio definitivo e per sempre al modello di ” caccia popolare ” che fino ad adesso ci ha accompagnato . Di conseguenza l’ abbandono in massa e piu’ veloce delle categorie di cacciatori economicamente piu’ ” deboli ” oppure piu’ bisognose di ” liberta’ ” .
      E in un momento di assoluta necessita’ di ” rinfoltire il gruppo ” come quello attuale, un’ iniziativa del genere , che in parte condivido ma non credo sia OPPORTUNA , puo’ essere per noi il colpo di grazia DEFINITIVO :!: :!: :!:

      :wink:

      • Giacomo scrive:

        Gli agricoltori possono usufruire di questo in termini economici solo sotto NOSTRA guida , usufruendo degli incentivi economici derivanti dalle NOSTRE quote di iscrizione all’ ATC e da tutta la serie di somme destinate ( e mai o molto poco sfruttate ) a questo/i scopo/i da TUTTE le Provincie – Regioni – Comunita’ Europea .

        Springer questo è quello che dico anche io ! Solo che al posto di fare tanti ATC
        se ne dovrebbe fare uno solo Regionale gestito da tecnici regionali in stretta collaborazione con i contadini.
        I cacciatori devono essere liberi di girare su tutto il territorio regionale e nazionale per la migratoria con un’unica tassa, che deve essere LA SOMMA DI QUELLA REGIONALE E DI QUELLA DELL’ATC regionale.
        Esempio : se noi paghiamo adesso 50 euri per la tassa regionale e trenta euri per la tassa ATC la regione ci mettera una tassa di 30+50= 80 euri per la gestione del territorio diretta tra tecnici regionali in collaborazione con i grandi proprietari e con gli agricoltori punto e basta.

        Non vedo da dove ne derivi il fatto che gli agricoltori ci faranno pagare molto caro l’ingresso. Ma dove le vai a prendere queste supposizioni di comodo solo per mettere lo spaventapasseri al tuo raccolto.

        I soldi sono quelli delle tasse è BASTA !!! Chiaro. Noi siamo quelli che dopo aver pagato queste tasse, andando a caccia dobbiamo giudicare se questa gestione è fatta bene oppure no. E lo faremo con cognizione di causa quando sul campo vedremmo se c’è selvaggina oppure no, e se l’habitat è cambiato in meglio. :wink:

        • Giacomo scrive:

          correggo : vedremo se c’è selvaggina.

          PS: la partecipazione dei cacciatori deve essere volontaria è non obbligatoria. A facoltà dell’agricoltore. :mrgreen:

    • Giulio Usai scrive:

      Caro Giacomo io sono solo migratorista, è l’unica caccia che faccio ma sarei miope a pensare che solo allungando tempi di caccia e specie risolverei i problemi della caccia, quando è sotto gli occhi di tutti che le cose vanno male e sempre peggio e non solo per colpa di una legge pessima.
      Sai cosa significa per me responsabilità? Che ognuno facesse un passo indietro quando serve e che smettesse di pensare di poter fare solo ciò che più piace o fa più comodo; significa accettare le regole eque ma anche quelle severe, che possono piacere o meno non importa ma che devono essere rispettate anche e soprattutto quando non fanno comodo; sapere rinunciare a qualcosa quando è necessario e chiedere di diventare parte attiva noi cacciatori nella gestione del territorio e della selvaggina, che dovremmo essere noi per primi a rispettare e a tutelare.
      Essere responsabili significa anche evitare comportamenti oggi largamente diffusi tra troppi nostri colleghi, che se ne fregano delle norme e che in questo modo, oltre a danneggiare l’immagine collettiva dei cacciatori, danneggiano per primi i colleghi che invece le regole le rispettano. Gli esempi sono tanti ma mi limito a quelli più eclatanti: la posta alla beccaccia, la caccia fuori orario consentito, l’uso indiscriminato di richiami elettronici (una vera schifezza che dovrebbe fare ribrezzo al vero cacciatore) e non si venga a dire che si tratta di una minoranza, perché mentiamo sapendo di mentire.
      Ecco sono queste alcune delle cose su cui dovremmo crescere come categoria smettendo di lamentarci soltanto, ma facendoci noi per primi parte attiva. Quando saremo riusciti in questo allora avremo tutte le ragioni per lamentarci se ci viene fatto un torto.
      Sul prelievo sostenibile mi astengo dal commentarlo perché può funzionare solo se viene soddisfatto il requisito di cui sopra.
      Un saluto.

  24. luigi scrive:

    Con il senno del poi, non avrei mai scambiato quelle condizioni con le attuali: solo in campo medico stiamo meglio di allora.Personalmnete avrei preferito un morso di cibo, ma genuino, all’opulenza di oggi fatta di alimenti contaminati da ogni forma di veleni, poi chissà quante di quelle persone hanno rimpianto il loro posto di origine e magari non sono potute più ritornare indietro perchè avevano venduto i loro beni. Il mese di febbraio? Per me la caccia potrebbe già chiudere quando si apre, tanto! vorrei tanto conoscere i carnieri dei circa settecentomila cacciatori che ogni anno vanno a rimpinguare le casse dello Stato, delle Regioni e degli Atc. A queste condizioni sia di fauna che di territorio ne vale la pena proseguire in questa Passione? Mo ci vuole: solo la passione, che nei cacciatori di una certa età ( ma ci stanno cacciatori giovani? ) è relazionata ai tempi che furono, ci spinge a pagare tanti soldi per ottenere NIENTE.

  25. SPRINGER scrive:

    Giulio Usai
    Posted on 19 gennaio 2010 at 09:27

    “” l’intento che deve animare la difesa della cultura rurale va visto come difesa di una serie di attività – tra cui anche la caccia che ne è parte integrante – che insieme contribuiscono a tutelare e preservare la natura e l’ambiente di un Paese che non si esaurisce all’interno delle mura cittadine, ma che – al contrario – è per la maggior parte costituito da campagne, colline, valli e montagne, che rappresentano un valore e un patrimonio, prima di tutto economico, ma anche di cultura e di tradizioni fondamentale per tutti.

    ______________________________________________________________________________

    E si ……. se non si preserva questo , addio Caccia !!
    Esattamente quello che dicevo io poco tempo fa .
    Parlare di difesa della ” cultura rurale ” non si deve intendere come tendere a riportare in vita o difendere un mondo o meglio una ” civilta’ ” , quella contadina inteso nel senso piu’ ” tradizionale ” del termine , che in gran parte e’ scomparsa o sopravvive solo in limitatissime localita e/o realta’ . Quello fa parte dei ricordi di molti di noi che abbiano almeno 50 anni di eta’ . Bei ricordi , belle esperienze e gran fortuna aver avuto la possibilita’ di ” viverle ” , ma adesso , 2010 , e’ impossibile riportare ” indietro ” le lancette del tempo . Si deve andare e guardare avanti se vogliamo , anche noi ” sopravvivere ” al progresso .
    Uno dei modi per farlo e’ puntare FORTEMENTE sulla strategia di difesa della ” ruralita’ ” non fatta di buoi e di carri scricchiolanti con le ruote di legno che adesso non c’e’ piu’ e a cui in molti non vorrebbero piu’ tornare , ma in senso allargato a tutto il mondo rurale e alle attivita’ sia svolte per profitto economico che per puro ” istinto ” ( tipo l’ andare a Caccia ) o ” modus vivendi ” che lo compongono e che ancora e numeroso esiste in appunto : campagne, colline, valli e montagne . Aggiungerei : anche se a ” livello inconscio ” , anche in citta’ , visto i numerosi che quel mondo l’ hanno abbandonato ma che della sua ” bonta’ e validita’ ” non possono non ricordarsi .
    Un modus vivendi e operandi che pur necessariamente evoltosi adeguandosi ai tempi , rappresenta un valore e un patrimonio di cultura e di tradizioni da non disperdere .
    E la Caccia ne e’ una delle componenti piu’ IMPORTANTI .
    :wink:

    • Giulio Usai scrive:

      Caro Springer, credo che molti abbiano frainteso il senso di ruralità, richiamando un mondo antico che oggi non c’è più, ma sai perchè?
      Perchè purtroppo anche tra i cacciatori si è fatta starda una cultura urbana che ne ha distroto le menti e che li ha allontanati dal quel mondo rurale in cui vanno a caccia, di cui conoscono solo parzialmente la relatà.
      Si parla di ruralità facendo l’errore di immaginare che sia qualcosa di vetusto, passato e che non può tornare più, quando invece si fa riferimento alla culla di tutte quelle attività e di quell’ambiente in cui trova posto anche la nostra amata passione.
      Speriamo che questa iniziativa di difendere la cultura rurale serva a fare prendere coscenza a tutti anche di questo.
      Un saluto.

  26. Ezio scrive:

    Certo che gli esseri umani in genere e sicuramente i cacciatori, o almeno alcuni di questi, hanno uno strano modo di vedere le “cose”…
    Dapprima si è creduto ciecamente alla “messa in onda” di una riforma che era chiaramente ovvio non sarebbe mai passata così com’era.
    Molti di noi si erano “sgolati” nel dire che gli animalist-anticaccia erano si in maggioranza nel csx ma altrettanto forti e rappresentativi nel cdx…perciò…
    Ora invece che è stata varata una iniziativa che definire di portata storica mi pare riduttivo, una iniziativa che si propone di abbracciare un mondo intero e non solo una fettina insignificante o peggio malvista dai più, alcuni di noi si dimostrano refrattari e diffidenti nei confronti alla stessa.
    Certo c’è molto da fare e va fatto pure bene ed in fretta.
    In primis acquisendo spazi sui media pubblicizzando al massimo e costantemente l’evento .
    Meglio se ci si potesse inserire in qualche trasmissione televisiva già in onda, come “Mela Verde” o similari….
    Comunque da ora ho la speranza che si inizi a vederci come parte di un sostema complesso, meraviglioso e sconosciuto ai più, invece di essere considerati solo e soltanto ed in buona sostanza, quelli che sparano agli animali.

  27. fiore scrive:

    Rispondo a Giacomo,

    Secondo me, andare a cercare rifugio e sostegno nel passato non porta grandi benefici, poi non ho detto che a me come a te piace le cose RURALI e non rifiuta la modernità, ma una cosa è essere realisti una cosa è sognare.

    Poi se non sbaglio le prime volte che proponevo di intavolare un colloquio con gl’ambientalisti venivo sempre preso per scemo, ora bisogna chiarire una cosa come detto mille volte la caccia è una pratica anacronistica nel sistema di vivere odierno se vogliamo farla sopravivvere per qualche altro anno non si può far tornare indietro tutto il resto per poterla giustificare con un pò più di credibilità, non esiste, cosa vogliamo essere compatiti perchè nostalgici amanti dell’attività venatoria, non fa per me, qui bisogna coniugare la caccia moderna con la gestione del territorio che esso sia RURALE, FORESTALE,, LAGUNARE EVVIA EVVIA ( IL FAMOSO TERRITORIO AGROSILVOPASTORALE) per la gestione dobbiamo mettere a disposizione non solo la doppietta ma anche il tempo da dedicare al recupero ambientale insieme a chi come noi ha a cuore l’ambiente e tutto quello che c’è dentro, Come detto da tempo sono sicuro che se solo DESSIMO LA POSSIBILITA’ a molti ragazzini di provare emozioni non dico sparando (anche se la fucilatà e fare centro è un magnete comè stato per me credo valga ancora) ma di passare più tempo ad imparare a stare nell’ambiente interagendo con esso , avremo lo strabiliante risultato di vedere che ancora oggi c’è il posto e le condizioni per far si che molti s’appassionino alla caccia come alla pesca, insomma sono certo che tutti hanno l’istinto del vivere RURALE il fatto è che molti ce l’hanno latente e se non gli diamo occasione di manifestarlo con il passare del tempo e con la cultura urbana quest’istinto s’attenua o sparisce lasciando posto al’animalambientalismosbagliato.

  28. Giusti Giacomo scrive:

    Certo se ci si mette a parlare di distruzioni/cementificazioni ambientali a kmq ogni giorno si risolve,e si centra il problema.
    La caccia e`ambiente,e la caccia finira`non per mancanza di selvatici,ma per mancanza di territorio,come tutte le attivita`all’aria aperta.
    Certo nessuno tra noi pensa di ritornare ai tempi quando il contadino arava i campi con le chianine,ma a salvare le nostre tradizioni si,quelle tradizioni che hanno forgiato l’uomo nei secoli si.
    Quelle tradizioni che oggi questi ambientalisti da strapazzo cercano di cancellare dalla mente delle persone che non sanno da dove viene un pollo,o una bistecca.
    Io purtroppo l’ho conosciuto poco tempo quel mondo,ma l’ho vissuto intensamente per 10 anni dal mio nonno contadino,e io sono rimasto li,e`quel mondo che io amo ancora,e che so`non potra`tornare mai piu`.
    Ma quel mondo non puo`andare nel dimenticatoio,va fatto conosciere alle nuove generazioni,alle quali va fatto capire che di quel mondo, la caccia, era parte integrante

    • Giulio Usai scrive:

      Caro Giacomo la caccia era parte integrante del mondo rurale dei tempi di tuo nonno, così come oggi continua ad essere parte integrante del mondo rurale contemporaneo che è profondamente mutato (purtroppo per ceti aspetti e per fortuna per altri).
      Ed é per questo che oggi è necessario – ma si dovrebbe dire vitale – adeguare la normativa che disciplina la caccia a questa nuova realtà (rurale) di cui anche la caccia è parte fondamentale, in cui emergono esigenze completamente diverse da quelle di un tempo.
      E’ del tutto anacronistico pensare che si possa praticare l’attività venatoria con norme che si riferiscono a condizioni che non esistono più e dovrebbe essere questo il volano che dovrebbe generare una sana modifica della legge 157.
      Ma è inevitabile che ciò comporterà l’imposizione di una normativa necessariamente diversa rispetto al passato e che perciò a molti non piacerà comunque.
      Il problema è che non c’è alternativa se vogliamo continuare ad anadare a caccia anche nel futuro.
      Un saluto.

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