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Taccuino: La neve, Francesco e il Natale

| 24 dicembre 2009 | 29 Comments

TACCUINO ITALIANO DELLA CACCIA,DELL’AMBIENTE,DELLA TERRA E DELLE TRADIZIONI
(un’ esclusiva ilcacciatore.com, Corriere dell’Umbria (Perugia) e iltamtam.it (Todi))

N.78 del 24 dicembre 2009. S. Paola Elisabetta Cerioli ved.

AI LETTORI ED AGLI AMICI DEL SITO : Oggi è la vigilia di Natale. Una giornata particolare,perché forse è uno di quei pochi giorni in cui ognuno di noi, più di qualsiasi altro giorno, vorrebbe far pace con se stessi e con gli altri. Chi scrive il taccuino è uno come voi, che desidera le stesse cose, che tutti più o meno chiedono : di vivere in salute e con la massima tranquillità possibile. La vita però non concede a tutti questi vantaggi, ed è per questo motivo che in questi giorni particolari dobbiamo dimostrare a chi si trova in difficoltà per una qualsiasi ragione ,di salute, di lavoro o per altre cose, tutta la nostra massima, e possibile solidarietà. Buon Natale e Buon Anno Nuovo a tutti voi ed ai vostri famigliari. Un augurio particolare al sig. Daniele Bandini ed alla Sua famiglia. Vorrei ringraziarLo anche a nome vostro. Mi sembra doveroso farlo rispetto al grande e proficuo contributo che con il sito di cui e’ responsabile, dà alla soluzione dei problemi della caccia Italiana. Ma mi fermo qui e non aggiungo altro, perché conoscendo ormai il suo pudore e la sua ritrosia, non vorrei correre il rischio di essere “oscurato”.

Una cosa oggi ci è assolutamente impossibile. Non dedicare qualche riga alla caccia. Lo facciamo però riportando le parole di un grande maestro : Mario Rigoni Stern. Per parte mia,molto più modestamente, mi permetto di offrirvi come segno tangibile della mia amicizia, un racconto inedito scritto per l’occasione. Poi con il primo taccuino del 2010, torneremo nell’Arena con un editoriale dal titolo “Parigi val bene una Messa”, dedicato ai temi della prossima manifestazione nazionale che si terrà a Roma il 9 marzo 2009.

imm013QUALCHE RIGA DI LETTERATURA VENATORIA : “Venne la vigilia. Fucile e cartucce erano pronti da un bel po’ : quella sera misero tutto in ordine sul tavolo in cucina e andarono a dormir presto. Ma gli uomini non dormirono. I tre si rivoltavano nei letti e le ore non passavano mai : avrebbero voluto morire quella sera e rinascere al mattino. E il vecchio ricordava tanti anni addietro quando era lui ad aspettare l’alba per andare a caccia con i suoi fratelli diventati ora ricchi al di là del Gran Mare. Si alzarono che era ancora buio e l’ampia cucina era piena della loro impazienza. I cani fiutavano qualcosa di nuovo ed erano eccitati e frementi quanto i loro padroni. Il vecchio tirava come un dannato nella pipa spenta e ogni tanto andava all’uscio a guardare verso il nero del bosco e verso il cielo a sentire l’aria……Quattro lepri scovarono quel giorno Alba e Franco e quattro lepri capitombolarono sotto i colpi precisi dei tre fratelli. Ma il quarto prima di venire a tiro, fece molta strada. Parecchi chilometri. E Franco s’era tanto allontanato per inseguirlo che nemmeno più s’udiva il suo abbaiare. Solo a tratti, portata dal vento,veniva la sua voce da oltre i dossi dei boschi……Dopo gli accarezzava la testa, gli puliva gli occhi con il fazzoletto, gli asciugava le zampe sanguinanti senza dirgli nulla e sentiva dentro una cosa, una cosa ecco che si fa fatica a dire e che a volte non si prova nemmeno per i cristiani….” (1)

LA NEVE , FRANCESCO, ED IL NATALE

imm014Si chiamava Francesco, abitava in un piccolo paese fatto di quattro case messe bene in fila. Lo lasciavano fare, non faceva del male a nessuno. Non era matto,era un tipo particolare e basta. Girava tutto l’anno le campagne con Luigi, Mario e Felice. Lui di mestiere raccontava le storie nelle case coloniche dei contadini, gli altri a loro volta erano il calzolaio, il sarto ed il barbiere che lavoravano a domicilio presso i mezzadri. Aveva una sua fissazione : la neve. Non appena il tempo cominciava ad irrigidirsi , la vedeva e la cercava dappertutto. Ma la sua ossessione diventava quasi uguale ad una patologia quando stava per arrivare il Natale. Era convinto, bontà sua, che per far nevicare non ci sia al mondo un miglior viatico che far suonare la campana della piccola chiesa.
Il prete aveva tentato più volte d’impedirglielo, ma i paesani erano accorsi in aiuto di Francesco : “Ma che male fa se vuol suonare la campana per far venire la neve!”. E così ebbe per così dire una sorta di salvacondotto. Si comportava, però, da vero professionista, non interferiva con i suoni del “mattutino” o del “mezzogiorno” e ne con quelli dei vespri e della varie funzioni religiose. Durante l’inverno due o tre volte alla settimana, saliva sulla vecchia scala fino alla campana, e suonava tre volte il “batocchio intervallato dal “rinterzo” composto da suoni veloci e secchi. Poi gridava da lassù “ ecco adesso cade la neve !”, “presto nevicherà !”. E non che non c’indovinava, perché tutto sommato a quelle altitudini prima o poi la neve doveva pur cadere. Figuriamoci nella settimana che precede il Natale. In quei giorni non mancava mai, arrivava presso il campanile la mattina presto e vi restava fino a notte. Infondeva a tutti una certa tenerezza nel vederlo rannicchiato dentro quella piccola guglia, nel mentre all’improvviso cominciava a venir giù la neve. Quando ciò avveniva e lui era ancora appeso lassù, si metteva a gridare a squarciagola: “ La neve è venuta !” ““E’ bella !” “E’ candida e bianca !” . Si lasciava, per alcune ore, avvolgere dai fiocchi bianchi che penetravano dalle piccole finestre del campanile. In un batter d’occhio tutti i ragazzi si radunavano sotto di lui per fare festa. Allora nell’animo delle persone che abitavano in quel piccolo borgo , si manifestava un qualcosa che più di ogni altro aspetto esteriore, faceva intuire o meglio sentire che il Natale ormai era alle porte. Le donne del posto, si segnavano con il segno della croce ed esclamavano : “Francesco ha fatto di nuovo il miracolo” . Era anche il segno per gli uomini, di procurare il “ceppo” e di metterlo ad ardere nel retro del camino. Qualcuno faceva il presepio nella nicchia della Madonna di Pompei, e fuori le case spuntavano gli alberi di ginepro infiocchettati.

Per una sorta di nostalgia e di rimpianto, ci piace a questo punto volgere questa storia al presente.

imm017Francesco scende dal campanile, e prende a camminare verso una casa sparsa nelle campagne. Si assopisce sotto il tetto di un fienile. Si copre il volto con la “Mantella”. All’indomani iniziano i lavori: in una casa Francesco che racconta “le storie”, in un’altra Luigi il calzolaio, in una altra ancora Mario il sarto ed infine una dimora per Felice il barbiere domestico. Hanno comprato un bel pezzo di stoffa. Tre metri per un vestito con il risvolto nei calzoni ed il gilet. Il sarto arriva prende le misure, segna con un gessetto quadrato i tagli da fare e poi con la macchina a pedale cuce i pezzi tagliati. Due spacchi di dietro e tre bottoni davanti. Mario si ferma per questo lavoro tre giorni e poi riparte. Un altro vestito, una giacca da riparare, una donna o un taglio di pantaloni alla “Zuava”.

Ci sono in fila le scarpe da riparare, quelle con la vernice bianca, gli zoccoli, gli scarponi da lavoro, le ciabatte di pelle e quelle con i tacchi per le signorine. Batti e ribatti, chiodi e filo, la pece, le suole nuove ,il bianchetto. Due giorni di lavoro per Luigi, due volte all’anno, per Pasqua e per Natale.
Capelli alla “bebè”, “ all ‘Umberta”, o alla “Rodolfo Valentino”, coperti con la brillantina “Linetti”, rapati a zero se d’estate o con la “frangetta” per le giovani di casa. Un giorno di lavoro per Felice ogni tre mesi.

Francesco invece racconta le “storie” per tutto l’anno. Gli uomini e le donne lavorano nei campi. Lui può entrare nelle case solo all’imbrunire. Un’ora di “racconto” prima di cena, un boccone di pane, fagioli e patate bollite, poi via a piedi, un’altra “storia” ed un’altra ancora fino a mezzanotte. Poi a dormire, sempre in un alloggio di fortuna. Spesso un sottoscala, ma il più delle volte in un fienile. Di rado nella casa dei benestanti ,in una camera con il bacile bianco smaltato con una linea blu ai bordi e il letto di ferro con i pomelli d’ottone lucidati.

A Natale è ovviamente un’altra cosa. Ogni sera la cucina è piena di gente. Gli uomini e le donne, i bambini più piccoli appollaiati sulle gambe dei grandi. Le luminarie accese dell’albero fatto con una pianta di ginepro. Il suo repertorio in questo periodo è smisurato. Una sera racconta agli interlocutori estasiati la trama del film “Ben Hur” tratto dal romanzo di L. Wallac. La vita del capo ebreo di Massala, comandante della legione e di Ester la sorella di Ben Hur. Ma il suo vero cavallo di battaglia è la storia di Tristano ed Isotta (Tristan und Isolde) ispirata dal dramma musicale di R.Wagner. Inizia a parlare descrivendo il viaggio di un veliero in rotta verso l’Inghilterra. L’uditorio è rapito, non fiata nessuno. Certo è alta cultura, ma quelle persone stanche e morte di fatica, provano un grande piacere nell’ascoltare le parole di Francesco. Lui , però, è accorto e sapiente. Si sforza in ogni modo di rendere semplici e alla loro portata le parole riferite alla storia che racconta. Prosegue con la nave di Tristano, dove riposa sotto una tenda Isotta, la principessa irlandese che l’eroe sta conducendo in Cornovaglia. Tremano di paura quando Francesco narra dell’uccisione di Moraldo. Il filtro per Tristano. Bragonie, che non aveva avuto il coraggio di eseguire gli ordini ed aveva sostituito il filtro della morte con quello dell’amore. Isotta, che muore accanto a Tristano. Sono impietriti, ma dopo un periodo di breve stupore, il capo famiglia si alza in piedi ed applaude. E’ commosso. E tutti gli altri con lui.

imm019La notte della vigilia di Natale Francesco non racconta le storie degli altri ma legge sempre una “sua storia” che ha scritto durante l’anno nei ritagli di tempo . Lo invitano due brave persone, con la quale è amico da tanti anni. La loro casa è grande, ma si ritrovano in una piccola cucina con il focolare accesso. Se apri la porta scorgi lontano, oltre la distesa infinita degli ulivi, le luci delle città. Migliaia di luminarie, che si spengono e si accendono. Loro però la porta la tengono chiusa. La signora Clara ed il signor Carlo ascoltano attenti il racconto di Francesco:
“……….un giorno una gazza si posò sui canestri degli addobbi, con il becco prese un Gesù Bambino di gesso, e lo portò lassù in una piccola radura, ai limiti del bosco. Le lepri per parecchie notti presero il muschio attaccato alle piante. Un gruppo di cinghiali portò i rami per la capanna, tre o quattro caprioli provvidero a pulire il terreno. Gli scoiattoli costruirono il piccolo presepio. Tutti gli uccelli che erano nei boschi vicini si radunarono e dettero vita ad un piccolo concerto. Le stelle presero di buon occhio la cosa e quindi cercarono d’illuminare al meglio tutta la zona. Anche la luna si attardò parecchio nel cielo. Quasi si fermò per poter offrire meglio il proprio chiarore……”

ANTONIO PINOTTI

(1) Dal racconto di Mario Rigoni Stern “Alba e Franco”-  “I Piaceri della caccia” a cura di G.A. Cibotto – Rizzoli Editore pag.135

Servizio fotografico Paolo Pinotti

Category: Taccuino

Comments (29)

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  1. ANTONIO PINOTTI scrive:

    “di cui è responsabile” e non ” di cui responsabile” Mi scuso tanto.

  2. cele scrive:

    AUGURO DI CUORE UN BUON NATALE A LEI E FAMIGLIA…

  3. renzo scrive:

    Cosa hanno di diverso Pinotti e Rigoni Stern quando scrivono racconti di caccia e di vita vera?
    Secondo me poco, Rigoni Stern è solo molto più famoso……………….
    Riguardo al modo di scrivere ed al piacere che porta il leggere queste righe, anche Pinotti diverrà famoso, sicuramente .
    Grazie ancora e BUONE FESTE A LEI E FAMIGLIA
    Renzo

  4. loredano scrive:

    Sig.Pinotti tutte le volte che la leggo,sia che si occupi di normative venatorie,sia che tratti novelle o quant’altro,resto rapito da quello che scrive e come lo scrive.
    Complimenti,veramente bravo e sopratutto sono fiero che Lei sia anche cacciatore.Abbiamo necessità di persone come Lei.Auguri di un Santo Natale e sereno 2010 a Lei e a tutti i suoi cari,

  5. ANTONIO PINOTTI scrive:

    Buonasera, alcune televisioni hanno dato la notizia che 200 precari dell’ ISPRA,alla quale è stato già comunicato la risoluzione del rapporto di lavoro con la fine dell’anno , proseguono l’occupazione dell’Istituto anche in questa notte di Natale.IL Bilancio dello Stato non arriva ad assegnare nemmeno l’1% per la ricerca. Esprimiamo la solidarietà ai giovani precari, che in un certo senso richiamano le doverose competenze che l’ISPRA dovrebbe e si sottolinea dovrebbe avere con le attività venatorie Italiane.

  6. paolo scrive:

    Signor Pinotti BUON NATALE . e grazie di cuore per essere portavoce di tutti NOI,
    Paolo

  7. ilio scrive:

    Carissimo Antonio Pinotti GRAZIE DI ESISTRERE e stare dalla parte della barricata dei giusti e degli onesti tutori dell’ambiente.

    Grazie per quanto fai per noi tutti

    Felice Santo Natale a te e alla tua famiglia e un nuovo anno pieno di gioie e soddisfazioni

  8. ANTONIO PINOTTI scrive:

    Errata corrige “una gonna” e non “una donna” chiedo scusa.

  9. Giacomo scrive:

    Auguroni a Pinotti e alla sua famiglia per un felice e Santo Natale.

  10. francescorm scrive:

    Carissimo Antonio Buon Natale. Sono a casa nella tranquillità e serenità che questo giorno sa dare,con la mia piccola famiglia che tu conosci,e leggerti è sempre gradevole.A risentirci il prossimo anno augurandoti che sia più proficuo e pieno di soddisfazioni per l’impegno che metti nel sostenere tutti noi cacciatori.

  11. massimo fedeli scrive:

    ISPRA ? me vengono le bolle solo a setillo nominà, quante volte ho sentito l’ispra non dà parere l’ispra non si esprime, quanti sono i ricercatori preparati? seri?efficenti? pochi pochissimi se dovemo da risparmia cominciamo dove non cè efficenza, produttività, professionalità, è inutile tenere in piedi un carrozzone che non produce nulla, ovvero si tagliano i posti dove cè esubero, d’altronde da noi arrivano ingegneri dall’est che si mettono a fare anche il giardiniere quando gli va bene, io mi sono riciclato più di una volta, ho rinunciato a ferie e malattia x il lavoro, gli euro non tè li regala nessuno, i salari sono bassi? allora che cacchio vai in ferie, perchè la domenica sulle strade non si cammina? Tre persone in famiglia ? 3 auto due moto 4 cellulari…… :mrgreen: :mrgreen: :mrgreen:

  12. fiore scrive:

    Sig PINOTTI i suoi non sono racconti!! sono documentari scritti, che lasciano all’immaginazione d’ognuno la bellezza di seguire la sua traccia.

    ps. oggi a Monti di Sotto 4 tordi in 4 praticamente ognuno è tornato con la propria fotocopia in carniera

  13. ANTONIO PINOTTI scrive:

    Sig. Fiore buonasera. Lei avrà capito che nel rispondere e nel colloquiare, io cerco di evitare preferenze di sorta. Ed è giusto che sia così quando si stà in un blog. Detto questo però mi permetto una eccezione di tipo veniale,che credo non dispiacerà affatto agli altri amici, ricordando il suo post per gli auguri, scritto da un altra parte.Una cosa magistrale nella sua limpidezza e lealtà. Lei è una persona speciale, perché riesce nelle polemiche a dissimulare i buoni sentimenti che invece prova, sotto sotto, in maggior misura anche per le persone, con la quale “sembrerebbe” che sia in corso una vivace ed animata discusione. E’ raro trovare di questi tempi persone come Lei.

    Chi scrive diceva Baudelaire, deve prendere per mano il lettore. Chi è Francesco ? Potrebbe essere anche Lei, o ognuno di voi, o addirittura chi ha scritto il racconto.

    Monti di Sotto, io, quando vado in Toscana, dormo alle Trappoline, un piccolo agriturismo quasi nascosto.

    Fraterni saluti.

    • fiore scrive:

      La ringrazio infinitamente per questo regalo

      un abbraccio

    • Marcello Lentini scrive:

      Sig. Pinotti buonasera
      E vero siamo in festività Natalizie e siamo più buoni, ma leggendo il suo taccuino e le risposte che seguono si veda il suo sopra a Fiore e la relativa risposta, mi sento di poter affermare pur non volendo entrare in nessun merito alla politica ma prendendo un certo slogan(a sproposito) sul cosiddetto “Partito dell’ amore” mi sento e lo ripeto di affermare che siamo(noi Cacciatori) con la nostra passione e sensibilità non il partito ma “Il Popolo dell’Amore”.
      Tanto mi sentivo dirle.
      Cordiali saluti
      Marcello

  14. Ezio scrive:

    Quest’anno è veramente un Natale incredibile…
    Non ultimo tra gli eventi speciali questo racconto del Sig. Antonio.
    E ultimo, tra molti altri eventi, ma non per importanza, la giornata primaverile di oggi, che ha spazzato via gli ultimi rimasugli di neve e mi ha permesso di alzare ancora 5 bekke (ALINA VERAMENTE AL TOP!) in una cornice di Alpi innevate, così lontane eppure che parevano così vicine da metter soggezione…e allo stesso tempo una serenità magnifica!
    Grazie al…. “Capo” per tutto ciò….
    Ezio.

    • Giovanni Aiello scrive:

      Ezio, noi abbiamo iniziato le battute alle volpi. Ieri, sabato 26, ne hanno prese due quelli della squadra che accompagno Oggi tutto il giorno manco una, viste sette, ma nessuno ha potuto tirarci.

      Ci siamo consolati a pranzo con polenta e cinghiale e del buon vino. Alzate due bekke, le prime che vedo….e una ventina di caprioli. Vedremo le prossime.

    • Federighi Alessandro scrive:

      Toglimi una curiosità, se puoi, ma quindi il termine “alzare”lo usate anche da voi? Io pensavo che fosse un termine (non corretto) che utilizziamo noi in Sardegna, in quanto derivato dal termine “pesare” che vuol dire letteralmente alzare,ma usato per intendere “scovare” un selvatico (anche per i mammiferi che non volano) !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! Un grazie al sig.Pinotti e saluti e auguri a “tottu sos cazziadores” !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! :roll: :wink: 8O

      • Giovanni Aiello scrive:

        Alessandro Federighi, scusa non so se ti sei rivolto a me o a Ezio. Ti rispondo io visto che abito in piemonte come lui. Si Alessandro, qua si usa questo termine che ovviamente non potrebbe essere corretto, ma è il termine locale e lo si usa. Scovare è un termine a mio modesto avviso, che si addice più alla caccia al coniglio o alla lepre ecc.ecc. Poi il vecchio detto che dice: Paese che vai usanze, o termini nel caso nostro, che trovi è sempre valido. Nella mia terra natale, la Sicilia, dipende dalle zone, i termini per dire che ho scovato o alzato un selvatico cambiano. Ciao e salutami la bella Sardegna :lol:

        • Federighi Alessandro scrive:

          Era rivolto a Ezio con cui ci scambiamo informazioni riguardo alla nostra comune passione, le beccacce;peccato non abbia passione per il mio secondo “verme”in termini venatori: su porcrabu !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!(il cinghiale) !!!!!!!!!!! comunque va bene cosi , saluti e auguri anche a te Giovanni !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!adieusu!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!! 8O :D :oops:

        • Giovanni Aiello scrive:

          Ok adesso è tutto chiaro Alessandro. Io le beccacce le ho viste solo sabato e ieri mentre si faceva la battuta alla volpe. Ma le vado a cercare in Sicilia a gennaio se tutto va bene. Ma non lo chiamate su sirbone il cinghiale? Un saluto a te e tanti auguri per un felicissimo 2010. :lol:

        • Federighi Alessandro scrive:

          Si Giovanni, sirbone,porcrabu, dipende dalle zone, ma dalle mie parti si dice porcrabu !!!!!!!! Saluti !!!!!!!!! 8)

        • Ezio scrive:

          Sono appassionato di tutte le cacce…

          Ma la bekka è una malattia, forse una maledizione.

          Potrebbe essere così anche per le coturnici se potessi cacciarle, ma o atc o ca, perciò….

          Ciao.
          Ezio
          P.S.: certo che è bellissimo vedere il miscuglio di usanze e modi dire e cacciare che emergono da queste discussioni…

  15. ANTONIO PINOTTI scrive:

    Sig.Marcello Letini, buonasera. Il problema è uno solo : bisogna vedere quanti pesi abbiamo portato sulle spalle nel corso della vita. I pesi li hanno portati tutti chi più e chi meno.Ma più pesi uno ha portato, e più mostra tolleranza e comprensione nei confronti degli altri. E’ mi consenta una cosa a guardarLa bene nella fotografia Lei non può non essere che un galantuomo.

    Carissimo sig. Ezio, quando i sentimenti si uniscono con la caccia, quando il cuore prima di pensare alla preda, batte forte per ALINA, QUANDO LE SUE MONTAGNE BIANCHE le fanno compagnia, tutto può accadere. Una cosa più di tutte ti riscalda l’anima e ti rende felice. E’ retorica ? Non credo. Io ho visto in televisione ieri sera un uomo che veniva ricondotto dai vigili del fuoco nella sua sua casa allagata lungo il fiume Serchio. Il vigile lo aveva caricato sulle spalle. E riuscito a salire in casa a prendere qualcosa. Ma subito si e riaffacciato sul pianerotto, aveva sulle braccia una cane che sbraitava felice. Le hanno detto sei tornato solo per questo? E lui piangendo ha risposto: “si solo per questo”.!

    Sig.Marcello, i cacciatori ! Arturo Toscanini stava dirigendo al Teatro della Scala la “Turandot”. Ad un tratto con un colpo secco della bacchetta ha interrotto l’Orchestra e si è rivolto al pubblico ammutolito ed incredulo. Quì a questo punto dell’opera il Maestro Puccini è morto, vi prego di rendere omaggio ad un grande Italiano. Ed ad un grande cacciatore aggiungiamo noi. (La Turandot come si sà fu completata dal Maestro Alfano.
    Fraterni saluti.

  16. Ezio scrive:

    “….I pesi li hanno portati tutti chi più e chi meno.Ma più pesi uno ha portato, e più mostra tolleranza e comprensione nei confronti degli altri….”

    Troppo, troppo, troppo giusto!!!

  17. fiore scrive:

    Domenica, 27 dicembre, da ricordare!!!

    mi sveglio senza sveglia e senza aver deciso di andare a caccia, dico è un segnale, i tordi mi hanno chiamato!! mentre faccio passare qualche minuto per vedere se morfeo mi riprende oppure cerco di trovare un posto che ancora non ho testato e faccio i miei conti, vado a vedere se piove e se è freddo, beh non molto, torno a letto poi penso forse qualche gazzina (cesena) sparuta con la neve della scorsa settimana s’è smossa, via mi alzo definitivamente destinazione Consuma, mi vesto prendo lo schioppo e via, arrivo in macchina e m’accorgo che non ho preso il cell, diavolo se non era per fare la prenotazione lo lasciavo su ma mi serve, risali in casa ( e oggi per il posto che ho scelto ci sarà da arrampicarsi). son le sei e 5 per arrivare mi ci vuole 40 minuti, poi c’è da considerare la sosta al bar per il bombolone gigante impanato con lo zucchero normale non vanigliato (forse è stato quello il motivo di attattiva) mando un messaggio alla donna sò che si deve alzare per andare a lavoro, mi risponde indiavolata perchè non ha sentito la sveglia e l’ho svegliata io con il messaggio e sa già che farà tardi a lavoro cosa che la manda in bestia e difatti alle 6 e un quarto già ma m’andato a quel paese due volte, chiudo la comunicazione, (naturalmente mentre guido) sono su un raccordo che evita di passare dentro il paese e sò da sempre che c’è il velox ma stamani non so perchè c’ho il piede un pò troppo peso e difatti nella frazione di secondo che passo d’avanti alla macchinetta guardo la macchinetta il contachilomentri e fo intempo a vedere il bellissimo flasch dal retrovisore, ottimo vai oggi son già a rimessa almeno un 150 euri e 5 punti sulla patente alè avro sgarrato di 10 km all’ora (ma la legge è legge e …..) continuo belle dell’umore sbagliato arrivo al bar speriamo che almeno la colazione mi tranquillizzi, c’è un bel pò di cacciatori e anche se son sordo qualcosa mi sembra di sentire,,.. non ieri ma giovedì hanno fatto qualche cesena, mi riprendo rimonto in macchina svalico e vedo con piacere che proprio in veta a fatto un pò di neve, mi faccio già il sogno immagino branchetti di cesene che spuntano dal nulla, arrivo alla piazzola metto gli stivali e su… su lungo la linea dei paloni della luce son 200 metri non in salita di più in qualche punto bisogna attaccarsi alle ginestre o al paleo sennò si torna all’indietro, mi fermo una prima volta a metà c’ho il cuore che batte a mille e il respiro nonfà in tempo a ricaricarmi, penso ora mi piglia qualcosa mi ricordavo che era dura ma non in quel modo poi dico certo erano tre o quattro anni fà e anche se non sembra agni anno che passa le salite sono sempre più dure (chi è vecchio e non lo crede alla salita se n’avvede.. proverbio) faccio altri 50 metri e non so se fermarmi li sono a mezza costa un po sotto un’abetina non è male per lo spollo ma decido di andare in cima a primo ripiano c’ho più spazio per tirare anche un pò più lungo, arrivo butto il cappello in terra mi fa un caldo da morire mi fanno male i polpacci e i ginocchi levo il fucile di custodia e carico e bruzzico sento ce ce e penso allora qualche gazzina c’è davvero, poi però è solo frutto della mia fantasia lo sapevo ma mi piaceva illudermi era un merlo che spaventato sfila via tra i pruni, bruzzico e nulla qualche fucilata in lontananza ma da me niente eppure mi sembra di vederla spuntare da dietro gl’abeti nel bianco del cielo, niente il silenzio si riprende la vallata nulla di nulla non spollina nulla, ormai è giorno segno il tesserino e provo a chiamare per prenotare arezzo 1 anche la prenotazione non funziona come il giorno prima la vocina dice siamo spiacenti ma si è verificato un problema tecnico, riprovate più tardi!! intanto si sente qualche fucilata lontano alle mie spalle in un posto che se non c’hai un 4X4 non c’arrivi, ma io sto lì quello è il mio posto non mi può deludere, passa un’altra mezzora e nulla intanto o gia riprovato 3 volte a teleprenotare stessa vocina non funziona (altro pensiero in testa) poi le vedo è un branchetto di una decina sono loro la gazzine sembra che nemmeno volino sembrano attaccate a dei fili attaccate alle nuvole anno la loro direzione non hanno furia il suo volo è lento quasi volessero fare una ricognizione del territorio sottostante o forse stanno traccheggiando perchè sanno che da beccare quest’anno c’è ben poco e come se andessero ad una mensa poco attraente tergiversano, non fanno come quando c’è la macchia gazzina bella maturarta dal freddo lì si che si buttano in picchiata e s’avvitano come dei coriandoli che cadono a terra, oggi fanno finta di seguire una poi un’altra mi passano un pò sulla destra a tre tiri le guardo e mi ricordo l’ultima volta che ero stato lì sembrava che volessero venire a beccarmi il cappello quella mattina , ahh ricordi, le guardo finchè le vedo con la loro andatura mi spariscono lontano. Penso che per oggi può bastare se viene le guardie sarebbe un casino spiegare che la teleprenotazione non funziona, rimetto il fucile in custodia e vado giù ora è discesa ma non è certo agile arrivo alla macchina e decido di andare a vedere un altro posto anche se sò già che se non c’è niente qui dov’ero ora è inutile girare, ma provo male male passo un’ora, son quasi le nove riprovo a chiamare questa volta funziona, maledetti decido di non prenotare tanto non scendero di macchina mi limiterò a dare un’occhiata. niente non vola niente solo qualche frosone e qualche merlaccio che sa leggere e scrivere per questo sta sempre lungo strada la sa lunga lui ha il becco arancione. Arrivo a mettere le ruote sulla neve proprio sotto il pratomagno qualche branchetto di fringuelli svolazzano sui castagni spogli ma di gazzine nemmeno l’ombra, torno verso casa, mi fermo a prendere un pezzo di schiacciata (mondiale) la signora mi dice se avevo preso qualcosa perchè dice che anche suo marito era uscita stamani e non vedendolo tornare dice che forse oggi è una buona giornata, gli dico mah io neanche ho scaricato, lei mi dice che ieri aveva portato tre non si ricorda allora suggerisco cesene no mi fa lei troppo grosse, frosoni chiede, dico non non si può sono proibiti allora risuggerisco sasselli, ecco quelli si mi sembra quelli

  18. ANTONIO PINOTTI scrive:

    Sig Fiore Buongiorno : Nella caccia, nella vita e negli amori, per la gioia di un di cento dolori. “sotto il pratomagno” c’è Cetica. Ho fatto il posto per le palombe per tre anni1980/1983.

    • fiore scrive:

      si proprio li ai bagni di Cetica era bianco ma di gazzine nemmeno l’ombra!! ma va bene lo stesso, non sono certo questi i problemi della vita, eppoi c’era sempre la cornice paesaggistica.

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