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Le deroghe non fanno carniere

| 20 ottobre 2009 | 14 Comments

Caccia e Tiro Nr. 19Le deroghe non fanno carniere
Cacciare in base a quest’eccezione normativa vuol dire prelevare poco, ma anche conservare una forma di caccia autentica, non consumistica. Senza contare che, almeno per lo storno, viene esaltata la funzione del cacciatore, supporto all’attività agricola.
C’è chi dice che i cacciatori siano gli ultimi romantici, chi li vuole depositari di conoscenze millenarie. Sta di fatto che anche la caccia non è stata immune dalle trasformazioni del secolo scorso: però proprio l’attività venatoria è espressione di forti legami con la natura, con un mondo agricolo che rischia di scomparire travolto dalla modernità, dalla meccanizzazione… In questa prospettiva la conservazione delle cacce tradizionali, attuata attraverso provvedimenti di deroga, diventa una questione importante, forse centrale per la caccia nel nostro Paese. Non si tratta di una visione strettamente venatoria ma, piuttosto, di allargare il discorso a tradizioni che si ricollegano a identità locali ben definite e perfettamente integrate con la conservazione della natura. Nulla di strano: la stessa direttiva “Uccelli” (409 del 1979), nel contesto dell’europeizzazione della caccia, contiene in sé strumenti di flessibilità atti a garantire specifiche forme di caccia in realtà definite. In quest’ambito non deve scandalizzare il prelievo di qualche fringuello, ma ha senso domandarci se quel prelievo è attuato nel rispetto dello stato di conservazione di quella specie, se quel prelievo ha motivazioni culturali.
Assoluta attenzione, quindi, alle specie in pericolo (quelle dell’allegato I, per intenderci), ma anche agli aspetti di una cultura popolare che deve essere essa stessa difesa: nella stessa direttiva si parla espressamente della necessità di tener conto di esigenze economiche e ricreative oltre che culturali. Storno a parte (per il quale sembra più opportuno un rapido inserimento tra le specie cacciabili), le deroghe diventano così necessarie eccezioni per una caccia moderna attenta all’uomo ed alla natura. Partendo da questi presupposti, appare chiaro il consenso del mondo venatorio, e non solo, a vari provvedimenti per specifiche cacce in deroga predisposti da alcune Regioni. È così che in Lombardia, ed è questa la novità principale, sarà possibile cacciare pispola e frosone. La prima fino ad un numero complessivo massimo di 50mila esemplari (5 capi giornalieri massimi e 10 stagionali per ciascun cacciatore); il secondo per un massimo di 32mila esemplari (5 giornalieri, 10 stagionali). “Esprimiamo viva soddisfazione – spiegano in una dichiarazione congiunta i consiglieri regionali Carlo Saffioti, Pietro Macconi, Vanni Ligasacchi, Giosué Frosio e Monica Rizzi – per aver reso possibile l’allargamento delle specie cacciabili, consapevoli della necessità di tutelare e salvaguardare chi continua a praticare una tradizione consolidata e tra le più antiche del territorio lombardo. Senza dimenticare che la categoria dei cacciatori, – concludono i cinque consiglieri – spesso ingiustamente criminalizzata e ghettizzata, contribuisce in misura notevole, con le tasse versate, agli interventi di tutela dell’ambiente”. In Toscana è stata accolta con favore da Federcaccia la decisione di consentire sin dalla preapertura il prelievo dello storno: “Il provvedimento accoglie le richieste del mondo venatorio ed agricolo” ha commentato il presidente Moreno Periccioli. Un provvedimento abbastanza complesso che permette un carniere giornaliero di 20 capi ed uno annuale di 100 per ogni cacciatore con particolari limitazioni a seconda del periodo, mirate alla salvaguardia delle popolazioni di storni provenienti dal nord Europa. Simile il provvedimento della Regione Emilia-Romagna, nella quale la caccia allo storno è iniziata (almeno in alcune realtà) a partire dal 2 settembre con 200 capi annuali e disposizioni differenti tra Provincia e Provincia. In Romagna, e precisamente a Forlì-Cesena, Ravenna e Rimini, cacciabile dal 1° settembre al 31 ottobre anche la tortora dal collare da appostamento fisso o temporaneo a 100 metri da coltivazioni quali girasole, sorgo, mais, grano ecc., per un massimo di 5 capi giornalieri e 50 stagionali.
Anche nella Marche, dal 2 settembre al 20 dicembre, possibile il prelievo dello storno con un massimo di 15 capi giornalieri e 100 complessivi: “Sul territorio regionale – ha detto il vicepresidente e assessore regionale alla Caccia, Paolo Petrini – si verificano annualmente danni alle colture agricole o al bestiame ascrivibili alla fauna selvatica, e parte di questi danni sono riconducibili alla presenza di un soprannumero di storni. Una scelta che, – ha aggiunto Petrini – oltre a rispondere a esigenze di prevenzione di danni, alla salute e alla sicurezza aerea, va incontro alle esigenze ripetutamente rappresentate dalle associazioni agricole di limitare i danni alle produzioni, con particolare riguardo a quelle più pregiate del territorio marchigiano, quali la vite e l’olivo. Essendo inoltre la problematica in trattazione comune a molte regioni italiane, – ha proseguito – saremo determinati a chiedere che il ministero delle Politiche Agricole rappresenti con forza alla Commissione Europea la necessità di una modifica della Direttiva in questione per reinserire lo storno tra le specie cacciabili, stante il permanere della grave situazione di danno che il volatile causa alle produzioni agricole”.
Mentre sto scrivendo queste note, sono in approvazione provvedimenti di deroga anche per la Regione Veneto che dovrebbero interessare peppola, fringuello, frosone, pispola, prispolone e storno. Mentre il solo storno dovrebbe interessare Lazio e Umbria.
Da questi esempi si comprende come, in ogni caso, si tatti di quantità molto contenute che dimostrano chiaramente come per i cacciatori le deroghe non siano un problema di carniere. Si tratta di conservare qualcosa che appartiene alla nostra identità come l’agricoltura di montagna che, sebbene non redditizia, ha grande importanza. Cacciare in deroga vuol dire quindi cacciare poco, ma conservare una forma di caccia autentica, non consumistica.
Carlo Romanelli

Tratto da Caccia & Tiro Nr. 19http://www.mondocaccia.it

Category: .In Evidenza, Libri/Riviste

Comments (14)

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  1. Pier57 scrive:

    Aria fritta, grazie.
    Non serve.

  2. Diego scrive:

    Si sono già dimenticati gli strali di Timo, dell’anno scorso, contro le deroghe?
    Si vede che il calo drastico di tessere porta al rinsavimento :roll:

  3. Diego scrive:

    Da amici che stamattina erano cmq al capanno ad esporre i richiami…cmq già ieri sera verso le 22, nel cielo era tutto un zip.
    Pier hai saputo dell’abbondante passo di ieri pomeriggio di sarlòde, sguisète e franguèn? chi era fuori s’è divertito parecchio.

    • Pier57 scrive:

      gli impegni di lavoro non mi consentono di trattenermi al capanno oltre le dodici
      cmq già si vedeva ieri mattina che c’era passo sostenuto di piccoli e che, tra l’altro, curavano abbastanza
      per quanto riguarda i tordi speriamo che domattina ci sia ancora movimento
      quest’anno non è a prima volta che dal giorno prima a quello dopo cambia completamente
      ciao

    • Federighi Alessandro scrive:

      :o Scusa la curiosità Diego , cosa sono queste specie elencate da te???? Il franquen …..fringuello??? ma gli altri 2 ????ciao :lol:

  4. lucas scrive:

    Da com’è scritto questo articolo, sembra un ulteriore ritirata del mondo associazionistico venatorio.
    Sembra quasi che preghi di lasciarci almeno le briciole, visto che un pasto non ci spetta.
    E’ la continua ritirata che ci ha ridotto a come siamo.

  5. Federighi Alessandro scrive:

    Invece di dire ca@@ate modificare art.18 ,157 /92 e kc !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!Per il resto una montagna di parole che non ci servono!!!!!!!!grazie……..adieusu a tutti i cacciatori!!!!!!!!!!!!! ……giovedi vado a cercare una BECCA !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!saluti

  6. lele78 scrive:

    ma per sapere qualcosa in più per la deroga allo storno nel lazio?

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