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Taccuino: Nessun dorma

| 17 ottobre 2009 | 19 Comments

TACCUINO ITALIANO DELLA CACCIA,DELL’AMBIENTE,DELLA TERRA E DELLE TRADIZIONI
(un’ esclusiva ilcacciatore.com, Corriere dell’Umbria (Perugia) e iltamtam.it (Todi))

N.68 del 16 ottobre 2009. San Edvige di Slesia.

MINI TACCUINO : “ Primo Levi in un intervista del 1975 sul “Sistema Periodico” equipara la caccia al suo mestiere di chimico, giudicando sia l’uno sia l’altro campo di applicazione della ragione umana orientata verso il progresso, che è l’unica risorsa da opporre alla violenza e alla barbarie della storia (1)” : “ Per conto mio ho in sospetto tutte le assenze della ragione. Per questo considero salutari i mestieri che esercitano la ragione e il mio è uno di questi. Non a caso, in questo libro,ho costantemente equiparato il mio mestiere alla caccia. L’uomo è diventato uomo cacciando, cioè esercitando la ragione” (2).

“NESSUN DORMA”

P1010002Siamo confusi, interdetti ed anche stupiti : c’è questa settimana tanta “carne al fuoco” e non sappiamo da dove cominciare. In ogni caso non la “vogliamo bruciare” e ne tantomeno ci piace di dover “scottare” le nostre mani. Dunque un “OutlooK” (agenda delle attività) densa ed importante. L’Editoriale “lindo” e “pulito” quanto “insidioso” ed “impertinente” di Mariolina Iossa sul Corriere della Sera del 14 ottobre u.s. Un intervento del Presidente della maggiore organizzazione venatoria Italiana ed un comunicato stampa sempre della stessa Associazione. E per chiudere per così dire in “bellezza” non poteva mancare “l’affettuoso” (si fa per dire) pensiero che ci viene rivolto da Sara Fioravanti del WWF tramite “l’occhiello” di un articolo sempre del Corriere della Sera scritto dalla solita Mariolina Iossa (che evidentemente ha preso a cuore in nostri problemi, ma è pura ironia) con un titolo a dir poco “irridente“: “ la pratica venatoria riguarda un infinitesimo di Italiani, ma crea fastidi a tutti ”. Hai capito che musica ? Stonata però! Dedichiamo a quest’ultima dichiarazione solo due righe. Sul piano del “fastidio” la questione è stata risolta recentemente dagli elettori, che hanno negato qualsiasi rappresentanza parlamentare a chi certo non si era accorto di procurare qualche “Fastidio” ai cittadini. Tutto, dunque, al mittente con tassa postale a carico.

Per il resto siamo restati “di sasso”. Come al solito, abbiamo riflettuto, e naturalmente siamo costretti a rispondere ai nostri critici non attraverso le “invettive”, ma usando come è nostro costume i ragionamenti, o meglio la “ragione”, si la ragione, dott.ssa Iossa, la stessa che così autorevolmente lo scrittore Primo Levi (Torino 31 luglio 1919 –Torino 11 aprile 19879) evoca a favore della caccia, nelle poche righe del “Minitaccuino” posto in premessa di questo editoriale. Speriamo che per Lei, le parole pronunciate da Primo Levi, uno dei venti sopravvissuti sui 650 ebrei deportati nel campo di Buna-Monowitz, allora conosciuto come Auschwitz III, ed autore di due fra le maggiori opere letterarie Italiane del dopoguerra: “Se questo è un uomo” e la “Tregua” vincitore della prima edizione del “Campiello”, possano rappresentare una credibile “Testimonianza” sul fatto che “ l’uomo è diventato uomo cacciando, cioè esercitando la ragione”.

P1010013Da una parte le parole di un uomo di cultura, dall’altra le gratuite affermazioni folkloristiche della Iossa . Che esista un sproporzione fra le parole di Levi e quelle della giornalista lo capisce anche un bambino appena nato. Infatti, quest’ultima, in maniera apparentemente candida dichiara :“ ora” i cacciatori “ sono in piena stagione di caccia e, con o senza cane, con o senza fischietto, al passo o da appostamento, hanno cominciato a sparare…”. Come è bizzarro questo mondo: da una parte “un fischietto” evocato come “Tabu” di freudiana memoria per deridere i cacciatori e dall’altra le nobili parole di uno dei più autorevoli rappresentanti della cultura Italiana.

Proseguiamo e per rendere un pochino più “frizzanti” i nostri ragionamenti, non disgiunti da un vivo senso di responsabilità, che deve accomunare gli appartenenti ad una “stessa famiglia”, torniamo “Intro-Moenia”, cioè dentro le mura di casa nostra per rivolgere uno schietto e franco appello ai rappresentanti delle Associazioni venatorie. Non si aspetti più un minuto, a rendere visibile attraverso una forte e massiccia manifestazione nazionale il disagio della base venatoria. La richiesta è sacrosanta. Quali sono i presupposti ? Li elenchiamo brevemente. Essi riguardano la ferma richiesta ai vari commentatori, o ai rappresentanti di altre organizzazioni sociali di manifestare il rispetto che si deve sul piano etico, per l’attività di ogni singolo cacciatore .Non può essere consentito a nessuno di ledere la dignità, di oltre 700.000 cittadini italiani. Gente onesta, che lavora sodo e produce al pari degli altri, ricchezza per il paese. Gli esempi di questo andazzo, per la quale è ora di scrivere la parola “fine” sono innumerevoli . Un esempio lo abbiamo tra le mani. E’ oltremodo fastidioso constatare nell’articolo del Corriere della Sera, il “mellifluo” trattamento che viene rivolto alla nostra categoria, attraverso il richiamo “sbagliato”, “non vero”

“superficiale” e di “cattivo gusto” relativo al declino “geriatrico” della caccia Italiana. Un’affermazione di questa natura, se non contrastata a dovere, produce effetti devastanti nell’immaginario collettivo della gente, anche in presenza del fatto che, questa volta, si usa un mezzo comunicativo di forte impatto, utilizzando il maggiore e più diffuso quotidiano nazionale. Potremmo proseguire all’infinito, citando i ripetuti attacchi, le derisioni e le contumelie, che negli ultimi mesi sono stati incessantemente portati alla nostra categoria dai media e dai vari organi d’informazione,dai mezzi busti televisivi, e dai tanti “maìtre à penser” che usano gli argomenti anticaccia per guardarsi allo specchio come Biancaneve. Tutto è restato senza una risposta. Chi doveva rispondere? Chi doveva tutelare in sede penale e civile la caccia italiana? Forse ci dovevano pensare i singoli cacciatori, quali noi siamo, che fanno parte della base venatoria? O qualche altro soggetto? Poi esiste un’altra necessità. Essa è ormai, a nostro parere ineludibile. Si comprenda un volta per tutte che il vero sostegno all’iter della riforma delle legge nazionale sulla caccia Italiana,come meglio spiegheremo più avanti, può ormai arrivare unicamente e solo attraverso una massiccia mobilitazione dei cacciatori, cosi come magistralmente avvenne in forma pacifica a Roma il 1 settembre del 2006 ! Basta con i tentennamenti, i giri di valzer, le moine. I cacciatori Italiani vogliono far sentire la propria voce, vogliono mostrare a tutti la propria faccia pulita, far valere i propri diritti insieme ai propri doveri!

P1010039A questo punto è giunto il momento di entrare di più nello specifico. A partire dal titolo del Taccuino. Per il Corriere della Sera, ci siamo rivolti a Primo Levi. Per le nostre cose abbiamo chiesto aiuto a Giacomo Puccini un grande artista ed un cacciatore. Ci siamo appropriati, temporaneamente, della celebre romanza della “Turandot”: “Nessun Dorma” e delle parole del Principe ignoto : “ Tu pure,o/Principessa,/nella tua fredda stanza/Guardi le stelle / “ Dilegua o notte!… All’alba vincerò!…..”!

Se uno legge bene, possiamo trarre per le nostre necessità, tutte le similitudini e gli avvertimenti necessari : modificare sul piano venatorio lo “stato-quo”esistente (nessun dorma), combattere il declino numerico dei cacciatori, (Dilegua o notte), coltivare una speranza di riscatto della caccia italiana.( All’alba vincerò!). Sia chiaro che nessuno di noi ha voglia di criticare, ne d’invocare il “muro del pianto” o le lamentazioni di Geremia. A noi interessa una “franca discussione” che porti a “costruire” e non a demolire alcunché.

Tante sono le voci accorate che provengono dalla base venatoria. Le abbiamo lette, interpretate e tutte totalmente condivise. Ne elenchiamo una che ci sembra oltremodo significativa :  Sito Web  www.ilcacciatore.com : “ Francesco-Posted on 14 ottobre 2009 at ore 21,00 : “Nel mio paese ci sono circa 3.000 anime. Eravamo 176 cacciatori dopo la legge 157/92. Il numero dei cacciatori si è sempre abbassato fino a raggiungere il misero numero di 20. Nessuno di questi si pone la domanda del perché di questa drastica riduzione per il semplice motivo che tutti sanno che la 157/92 ha creato le condizioni e i presupposti per appendere il fucile al chiodo”. Bene, partiamo, dalle considerazioni del sig. Francesco, del tutto condivisibili ed affrontiamo con serenità e con modestia qualche questione che è sul tappeto.

La prima. C’è un buon accordo tra le federazioni sottoscritto il 15 luglio 2009, e non è giovevole adesso, nella fase cruciale della discussione nella 13 Commissione Ambiente, giocare al “ribasso” o annunciare ritirate “strategiche”. Quando si firma un accordo, quello resta, e quello vincola i contraenti. Lo stare insieme è stata una necessità e tornare ad essere divisi sarebbe l’ennesimo errore strategico. In Commissione sono stati presentati emendamenti dannosi come quello relativo alla possibilità di concedere la patente a 16 anni ? Ebbene mica la responsabilità può ricadere sulle associazioni venatorie, che giustamente hanno inserito la questione come uno dei punti fondamentali dell’accordo! La Commissione lavora in sede “referente”. Spetta alle Aule Parlamentari definire nella loro completezza il testo definitivo della riforma, ripristinando autonomamente, anche quello che la Commissione ha ritenuto di eliminare rispetto al testo base.

La seconda. C’è una legge 157/92 che esiste, una proposta di riforma (Orsi) in discussione. La politica è in grado di chiudere la riforma, prima delle elezioni regionali della primavera del 2010? Si o no ? O al Senato si, ma alla Camera niente ? Quale modifica uscirà dal Senato, quella solo degli anelli e delle opzioni o quella della piattaforma rivendicativa ? Insomma briciole o sostanza ? A nostro modesto avviso, alla luce della obbiettiva situazione, che sarà nota entro breve tempo, le Associazioni Venatorie, che hanno presentato le proprie proposte, che non le hanno modificate e che giustamente sono restate ferme e decise sul piano rivendicativo, potranno valutare la situazione e presentare il conto a chi di dovere. E’ bene che ognuno faccia il proprio mestiere. Nessuno però potrà eludere a fronte di una eventuale inerzia del Governo e della politica, che comprende purtroppo maggioranza ed opposizione, di chiamare a raccolta e mobilitare i cacciatori per una forte protesta di carattere nazionale. Quando? Farla adesso o a primavera? Basta che si faccia. Questo chiede la base venatoria ! Gli appartenenti agli altri “blocchi sociali”, metalmeccanici, agricoltori,artigiani, che fanno quando hanno di fronte a se degli ostacoli ? Celebrano un triduo per risolvere i loro problemi, o scendono in piazza per manifestare? Perché i cacciatori non dovrebbero farlo? Pochi anni orsono due milioni di seguaci di Diana con gli agricoltori uniti, sfilarono per chiedere il rispetto dei propri diritti a Parigi, dall’Arco di Trionfo fino ai Campi Elisi.

La terza. Quale riforma ? Quella dell’accordo fra le Federazioni? Bene. Emendata però in meglio sul piano della sburocratizzazione della caccia, e degli strumenti per una completa attuazione sul piano dei tempi e delle specie da introdurre in una nuova formulazione all’art.18. Non una virgola in meno. Una “riforma di basso profilo” non servirebbe a niente e soprattutto non sarebbe di nessuna utilità per la rinascita della caccia Italiana. Meglio mandare in soffitta la legge 157/92, progettare di sana pianta una nuova normativa, che assimili in tutto e per tutto la caccia Italiana a quella Europea. Punto e basta.

Non si abbandoni la proposta della patente a 16 anni, essa rappresenta il vero toccasana per riavvicinare i giovani alla caccia. Il relatore ha cancellato la norma? Bene si riapra l’argomento in sede di discussione in Aula. Altre questioni da riaprire ? Una su tutte dati i tempi e l’occasione.

P1010047Basta leggere la posizione della Conferenza Stato Regioni rispetto al testo Orsi, per convincerci della necessità di una calendario unico Italiano per la selvaggina Migratoria e della ineludibile esigenza di creare a livello nazionale l’Agenzia per la tutela ed il prelievo sostenibile della fauna selvatica. Siamo stupiti nel leggere che in un documento ufficiale di un consesso di alto valore simbolico sul piano istituzionale, quale è la Conferenza, ci si possa attardare a considerare utile un documento redatto dal tavolo degli Stakeholders, successivamente non riconosciuto da alcuni dei partecipanti. Solo la Regione Veneto si è disgiunta rispetto al giudizio negativo rispetto al testo Orsi. Ne va dato atto con piacere. Le altre Regioni rivendicano poteri, che alla fin fine, hanno creato solo intralci e burocrazia all’attività faunistico venatoria. Le cose sono andate spedite,in senso negativo, solo per un verso. Dove c’era da creare sovrapposizioni, duplicazioni di competenze, norme disomogenee tra regione e regione e tanti calendari arlecchino,con date diverse di apertura anche tra una provincia e l’altra di una stessa regione. Per non parlare degli ATC, dove gli emolumenti e i gettoni di presenza per i componenti degli organi gestione, (circa 15.000 in Italia) , le spese per le consulenze ed personale assorbono quasi i due terzi del bilancio, alimentato anche dai soldi dei cacciatori. Su questi aspetti l’accordo delle Federazioni è silente. Dato che tutta la questione è in alto mare, non sarebbe utile affrontare anche questi problemi ?

Ci sono poi le cose che dobbiamo fare noi stessi. I dati sono impietosi, ma è la realtà. Dal milione e settecentomila cacciatori del 1980 siamo passati ai settecentomila attuali. Uno strano destino imperversa in questo paese : a guardare bene sono due le categorie che si stanno estinguendo, gli operai ed i cacciatori. L’elenco delle cause sono molteplici, ognuno ne esprime una, ognuno piange a modo suo. Ma sino ad oggi non si è avuta la fortuna di intravedere una via d’uscita, un progetto affidabile. Una strategia credibile, a parer nostro, per il prossimo futuro, inteso per domani e non per dopodomani, deve considerare ineludibile la necessità di creare in Italia una unica Associazione Venatoria. Il percorso di unificazione ha davanti a se molti problemi, e non saremmo leali e sinceri se non ne tenessimo conto. Passate rivalità, contenziosi per i diritti di rappresentanza, differenti posizioni “ideologiche” rispetto all’esercizio venatorio. Come si usa dire, chi più ne ha più ne metta. Ma un fatto è certo. La malattia della caccia Italiana non è “immaginaria” ma “reale” e se non si corre presto ai ripari, le Associazioni corrono il rischio, in un tempo non illimitato, ma breve, di rappresentare a livello associativo un numero limitatissimo di associati. Ecco allora l’urgente ed ormai ineludibile necessità che la maggiore Associazione Venatoria Italiana, tenendo conto della pari dignità con tutte le altre associazioni, tracci ed offra un percorso sulla strada di una unificazione, che non può certamente esser vissuta e considerata dagli altri partner, come una sorta di annessione.

Il primo passo è questo. I dirigenti venatori, siano altruisti, e comprendano che non vi è una via d’uscita, per arginare la crisi, se non quella di percorrere la strada dell’unità operativa. Poi il programma. Si crei una struttura comune per la sua elaborazione. Noi, se richiesto, siamo pronti per dare il nostro contributo. Nell’intanto ci permettiamo di segnalare brevemente qualche “titolo”. Per prima cosa occorre uscire da una sorta di “riserva indiana” e “portare la caccia, fuori dalla caccia”. Che significa ? Significa, in primo luogo, che occorre attivare progetti concreti diretti ai giovani studenti delle scuole Italiane. Ma è possibile ? Si certo, se ci si lavora veramente. Basti guardare che cosa succede in Umbria con “Zefiro”.Poi occorre recuperare attraverso un progetto di “Marketing” un giudizio diverso rispetto all’attività faunistico venatoria, “nell’immaginario” collettivo” della popolazione. Si deve poi conclamare con atti concreti, con cose reali, con i fatti un punto : I cacciatori hanno il diritto d’impegnarsi nella tutela ambientale del paese. E quale potrebbe essere il primo terreno operativo ? L’attuazione della “Sentinella Ambientale” da realizzarsi attraverso il volontariato dei cacciatori. Si coinvolga a livello nazionale il Mpaff, Miniambiente, il Ministero dell’Interno. L’Anci e L’Upi. Si tratta, in definitiva, di realizzare una “cultura della prevenzione” da realizzarsi attraverso un’attività di responsabilità civica. Già oggi la legislazione sul volontariato (legge 11 agosto 1991. N.266) e sulla protezione civile (legge 24 febbraio-1992,n.225) consente degli ampi spazi operativi. Quali i compiti della “sentinella ambientale” ? Prevenzione e segnalazione incendi, interventi di bonifica dei rifiuti in particolare aree territoriali, tutela del paesaggio e delle aree boschive, monitoraggio del territorio ai fini della salvaguardia idraulica e geologica, protezione e salvaguardia della fauna selvatica, rilevazione dell’agibilità della viabilità minore e dei sentieri principali, coinvolgimento degli agricoltori in alcune azioni di ripristino ambientale.

Al termine di questo scritto ci ha assalito un dubbio : e se le nostre fossero solo “utopie”? Siamo corsi a consultare il libro “l’Utopia” di Tommaso Moro, pubblicato nel 1516, per vedere se qualcuno di noi fosse per caso immerso in un viaggio immaginario già esperito da Raffaele Itlodeo. Qualcuno che se ne intende ci ha rassicurato, abbiamo raccontato non le bugie di Itlodeo, ma la verità. Certo la “nostra” verità, che può anche non essere da tutti condivisa. Ma questo lo mettiamo sempre nel conto! Ed è un bene per tutti.

ANTONIO PINOTTI

Servizio fotografico di Paolo Pinotti.

(1) Dal libro di Giovanni Barberi Squarotti “Selvaggia Dilettanza” – Saggi Marsilio- Pag.9.

(2) Conversazioni e interviste, a cura di M.Belpoliti,Torino Einaudi,1997,p.116. (nota riportata a margine nel libro Sopracitato).

Category: .In Evidenza, Taccuino

Comments (19)

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  1. francescorm scrive:

    Carssimo Antonio Pinotti, io credo, per il bene di tutti noi e della caccia, che devi lasciare da parte la tua modestia e devi rappresentarci e guidarci in quella che tutti invocano:CRESCITA CULTURALE DEI CACCIATORI, in più far arrivare,a chi di dovere,la voce di tutti noi, perchè credo che nessuno possa non riconoscersi in quello che hai scritto. Spero che seguano fatti concreti perchè fino ad oggi,da chi si era proposto come salvatore, solo parole al vento e contradizioni.
    Un caloroso saluto, Francesco.

  2. SPRINGER scrive:

    Tutto bello e condivisibile .
    In particolare questo :
    “”Una “riforma di basso profilo” non servirebbe a niente e soprattutto non sarebbe di nessuna utilità per la rinascita della caccia Italiana. Meglio mandare in soffitta la legge 157/92, progettare di sana pianta una nuova normativa, che assimili in tutto e per tutto la caccia Italiana a quella Europea. “”

    E questo :
    “” Una strategia credibile, a parer nostro, per il prossimo futuro, inteso per domani e non per dopodomani, deve considerare ineludibile la necessità di creare in Italia una unica Associazione Venatoria.””

    Utopia ?? Puo’ darsi , ma continuando il gioco delle citazioni ” celebri ” Wilde recitava : Il progresso altro non è che il farsi storia delle utopie . Gli si puo’ dar torto ? Credo proprio di no .
    :wink:

  3. francescorm scrive:

    Che strano,abbiamo riempito centinaia di articoli di commenti a valanga, spesso polemici e poco costruttivi;ora che il Sig. Pinotti ci propone un tema di discussione nuovo,perche viene da un cacciatore come noi,che dimostra principalmente di non soffrire di condizionamenti,non riusciamo a trovare lo spunto per criticare, per condividere o per suggerire cose nuove cioè diverse da tutte quelle proposte politiche che sappiamo la fine che hanno fatto. Sommerse da emendamenti pur se nel frattempo sono venuti in soccorso gli appoggi di alcune AAVV e qualche retromarcia sull’unica cosa,forse, innovativa e che poteva rappresentare,visto che si parlava di giovani,la crescita culturale che i veterani della caccia non riescono a dare,non per negligenza o disfattismo,ma perchè,senza offesa per nessuno,la base dei cacciatori è datata anagraficamente intorno agli anni 1940/50,con tutti i risvolti socio culturali di quel periodo del mondo agricolo,fatte le dovute eccezioni,di cui fare tesoro.

  4. massimo fedeli scrive:

    caro Francesco io di suggerimenti nè avrei molti da dare, dopo 40 anni di caccia praticata di esperienza sul campo nè ho fatta come un pò tutti noi, ma chi ascoltera i nostri e miei suggerimenti? se le persone preposte agli assessorati ai comitati di gestione, alle province, alle regioni, ci sono persone impreparate nel settore venatorio, persone messe lì non per merito ma sappiamo benissimo tutti come ci finiscono su quelle poltrone :| gli ambientalisti non possono ragionare con noi ,hanno cultura e vedute troppo distanti da noi, mentono sapendo di mentire, gli animali sono troppi ? ebbene è colpa dei cacciatori,( vedi ungulati), gli animali sono pochi? è sempre colpa nostra :cry: io se fosse x me smetterei domani, poi starei sull’uscio a guardare il risultato, smetterei anche x far contenti i vari prof che imperversano sul sito e che ci bacchettano perche secondo loro noi siamo incontentabili, e se un cacciatore passa una stagione senza incontrare un fagiano………………………. :cry: la colpa è dei cacciatori o almeno di alcuni che vivono in contesti come il mio senza atc, alla faccia della 157/92, la colpa è mia che vivo a Roma e che paga 5 euro x un atc che non esiste, poi pago la provincia beninteso circa 40 euro + 5 x atc fantasma :?

  5. Andreas Bossi scrive:

    Scusate l’intervento ma questo post è sicuramente uno di quelli che più mi permette di riassumere tutti gli interventi che avrei voluto fare nel vostro sito.
    La mia non è una posizione critica disfattista ma un invito alla analisi e allo studio per poter raggiungere un livello di discussione possibile tra tutte le parti.
    Chiunque voglia interpretarlo diversamente o parta, da subito, con preconcett, non LO LEGGA.

    “Il fine giustifica i mezzi” questo è da tenere in giusta considerazione sia per le parole di Levi che per quelle della giornalista.
    Usare una metafora è un sistema classico e semplice per presentare il proprio pensiero, soprattutto se questo è di difficile comprensione per un non addetto ai lavori. Questo è stato con certezza il modo che Levi ha usato per presentare i concetti che avrebbe sviluppato ma non per presentare la caccia.
    Che la caccia sia stata, agli albori dell’uomo, uno strumento di sopravvivenza e che, quindi, lo abbia portato ad usare la ragione e l’ingegno per procurarsi la preda nel modo più razionale ed efficiente, è un dato di fatto ma è altrettanto vero che la stessa ragione ha portato l’uomo a considerare i vantaggi, poi, dell’allevamento e della razionalizzazione nella ricerca di un alimentazione più completa e facile. Questo per ottimizzare i propri sforzi fino a rendere la caccia un attività del tutto secondaria ed inutile, come fonte di cibo, come è oggi (tranne che per alcune popolazioni come i lapponi, alcune popolazioni africane o gli indios dell’America).
    Che i cacciatori siano una minoranza nel mondo odierno è un altrettando inconfutabile dato di fatto esattamente come la loro presenza sia una costrizione per chi non desidera averli nelle proprie proprietà. Che nascano difficili convivenze lo dimostrano i fatti, innumerevoli già nei primi giorni di apertura, con “incidenti” come quello occorso l’altro ieri a quella signora che è stata ferita al volto ed al braccio dal cacciatore che si era avvicinato troppo alla casa per abbattere un merlo. Molti si domandano, ed io con loro, che bisogno c’è di avvicinarsi così alle case avendo aree boschive così vaste e lontane dai centri abitati. Forse perché ci sono più merli? Quindi è più facile vederli e colpirli visto che sono più abituati alla presenza degli uomini? Ma allora è più semplice andare ad un tiro al piattello (o più difficile?).
    Sono considerazioni che la gente commune fa e dalle quali non è possibile prescindere.
    E’ scritto – … Non si aspetti più un minuto, a rendere visibile attraverso una forte e massiccia manifestazione nazionale il disagio della base venatoria. La richiesta è sacrosanta….- Attenzione che questo spingerà ancora di più la controparte a presentarsi e a prendere una posizione più visibile. Per controparte metto anche i non iscritti alle varie associazioni che già lo fanno.Una attenzione che, forse, è già stata adottata in altri momenti alle varie associazioni venatorie in maniera strategica. Se prima non c’è un vero comportamento etico dei cacciatori non ci potranno essere argomenti sicuri e certi per controbattere.
    Scrivi – …Non può essere consentito a nessuno di ledere la dignità, di oltre 700.000 cittadini italiani. Gente onesta, che lavora sodo e produce al pari degli altri, ricchezza per il paese…. – Dati dell’ISTAT dicono che Il numero dei residenti in Italia ha superato i 60 milioni. Rimangono quindi 5.930.000 cittadini che hanno la stessa voce in capitolo e che devono essere rispettati secondo i priincipi democratici esattamente come gli altri 700.000 onesti cacciatori.
    Penso che si dovrà, per forza, arrivare ad un compromesso che rispetti i numeri.
    Con questo non voglio difendere gli arroganti e presuntuosi che ci sono da entrambe le parti.
    Nemmeno la disinformazione che è ugualmene presente in maniera massiccia.
    In tutto l’articolo (post) si parla di cacciatori come di un numero di persone che si possano rappresentare con personaggi e interlocutori ad un dibattito per raggiungere chiarimenti e giuste rivendicazioni. Ma, leggendo non solo in questo sito, mi sembra di individuare con difficoltà, tra le innumerevoli sigle che vi rappresentano, una che possa parlare per tutti. Vi agrappate con supplichevole dichiarazione di fede a un paio di rappresentanti del mondo politico che vi usano come proprio trampolino di lancio pubblicitario. Quanti conoscevano il sig. Orsi prima del suo progetto di legge? Pochissimi e solo nel suo comune di residenza.
    Scrivi – …Celebrano un triduo per risolvere i loro problemi, o scendono in piazza per manifestare? Perché i cacciatori non dovrebbero farlo? Pochi anni orsono due milioni di seguaci di Diana con gli agricoltori uniti, sfilarono per chiedere il rispetto dei propri diritti a Parigi, dall’Arco di Trionfo fino ai Campi Elisi. …- Questo è accaduto in Francia ma …. siete sicuri che la situazione sia paragonabile? I cacciatori francesi sono rappresentati in maniera molto più rappresentativa e univoca e poi …. sono francesi! Quando fanno uno sciopero è veramente uno SCIOPERO!!.
    Se si indicesse uno sciopero dei cacciatori italiani, in coscienza, quanti aderirebbero? Quanti appenderebbero il fucile fino ad una risoluzione che vi dia soddisfazione?. A questa domanda io non posso rispondere ma … ho una mia idea.
    Scrivi – …Meglio mandare in soffitta la legge 157/92, progettare di sana pianta una nuova normativa, che assimili in tutto e per tutto la caccia Italiana a quella Europea. Punto e basta. … – Questo porterà di certo ad una nuova normativa che vi toglierà alcuni vantaggi e privilegi di oggi. Si passerà ad una caccia su territori specifici o a pagamento, si dovranno tenere in considerazione un palese aumento dei costi e questo non credo sia di aiuto alla diffusione in Italia della vosta attività che voi già lamentate essere costosa. Questo non favorirà l’interessamento dei giovani che voi vedete, in maniera assolutistica, tutti drogati e persi. Convincere un giovane che la caccia ad un tordo sia più bella e stimolante di quella ad una “Torda” in discoteca è già una battaglia persa. Convincerlo che 480€ spesi per la caccia con compagni che hanno un età media di 50 anni siano meglio di quelli spesi per stare in compagnia di coetanei e coetanee è un altra battaglia persa.
    Scrivi – … Il primo passo è questo. I dirigenti venatori, siano altruisti, e comprendano che non vi è una via d’uscita, per arginare la crisi, se non quella di percorrere la strada dell’unità operativa. Poi il programma. Si crei una struttura comune per la sua elaborazione. ..- Ma come si può pensare che i dirigenti, posti da organi politici e con velleità politiche, possano capire quello che la base chiede senza rispondere prima al ricatto politico? Se poi questi sono in numero superiore a tre la cosa si risolve solo in un enorme confusione e perdita di tempo.
    Scrivi – .. Significa, in primo luogo, che occorre attivare progetti concreti diretti ai giovani studenti delle scuole Italiane ..- Per fare questo bisogna prima ridare una figura credibile al cacciatore. Un iscritto a questo forum (Ettore Zanon) in un altro post (Cacciatori, un esercito sempre più piccolo) ha dato delle direttive e strategie che dovrebbero essere prese in considerazione con molta attenzione. Credo di aver capito che è uno che di pubblicità e immagine ne sappia di più. Fino ad oggi, mi sembra, che sia stata data troppa libertà all’improvvisazione di piccoli gruppi e a dirigenti che hanno dimostrato in più occasioni di rimangiarsi le proprie “strategie” e idee. Presentare un manifesto per poi ritirarlo ammettendo di non aver valutato certe interpretazioni non ha niente di professionale. Il più inesperto pubblicitario del mondo avrebbe segnalato la cosa subitissimo.
    Condivido il post in molte sue parti e mi piace considerare questa voce come una di quelle possibili ad una base di incontro tra le parti.
    Un saluto a tutti gli amanti del bosco e dei suoi abitanti, animali, uomini, fate e folletti.

  6. Andreas Bossi scrive:

    Scusate l’intervento ma questo post è sicuramente uno di quelli che più mi permette di riassumere tutti gli interventi che avrei voluto fare nel vostro sito.
    La mia non è una posizione critica disfattista ma un invito alla analisi e allo studio per poter raggiungere un livello di discussione possibile tra tutte le parti.
    Chiunque voglia interpretarlo diversamente o parta, da subito, con preconcetti, non LO LEGGA.

    “Il fine giustifica i mezzi” questo è da tenere in giusta considerazione sia per le parole di Levi che per quelle della giornalista.
    Usare una metafora è un sistema classico e semplice per presentare il proprio pensiero, soprattutto se questo è di difficile comprensione per un non addetto ai lavori. Questo è stato con certezza il modo che Levi ha usato per presentare i concetti che avrebbe sviluppato ma non per presentare la caccia.
    Che la caccia sia stata, agli albori dell’uomo, uno strumento di sopravvivenza e che, quindi, lo abbia portato ad usare la ragione e l’ingegno per procurarsi la preda nel modo più razionale ed efficiente, è un dato di fatto ma è altrettanto vero che la stessa ragione ha portato l’uomo a considerare i vantaggi, poi, dell’allevamento e della razionalizzazione nella ricerca di un alimentazione più completa e facile. Questo per ottimizzare i propri sforzi fino a rendere la caccia un attività del tutto secondaria ed inutile, come fonte di cibo, come è oggi (tranne che per alcune popolazioni come i lapponi, alcune popolazioni africane o gli indios dell’America).
    Che i cacciatori siano una minoranza nel mondo odierno è un altrettando inconfutabile dato di fatto esattamente come la loro presenza sia una costrizione per chi non desidera averli nelle proprie proprietà. Che nascano difficili convivenze lo dimostrano i fatti, innumerevoli già nei primi giorni di apertura, con “incidenti” come quello occorso l’altro ieri a quella signora che è stata ferita al volto ed al braccio dal cacciatore che si era avvicinato troppo alla casa per abbattere un merlo. Molti si domandano, ed io con loro, che bisogno c’è di avvicinarsi così alle case avendo aree boschive così vaste e lontane dai centri abitati. Forse perché ci sono più merli? Quindi è più facile vederli e colpirli visto che sono più abituati alla presenza degli uomini? Ma allora è più semplice andare ad un tiro al piattello (o più difficile?).
    Sono considerazioni che la gente commune fa e dalle quali non è possibile prescindere.
    E’ scritto – … Non si aspetti più un minuto, a rendere visibile attraverso una forte e massiccia manifestazione nazionale il disagio della base venatoria. La richiesta è sacrosanta….- Attenzione che questo spingerà ancora di più la controparte a presentarsi e a prendere una posizione più visibile. Per controparte metto anche i non iscritti alle varie associazioni che già lo fanno.Una attenzione che, forse, è già stata adottata in altri momenti alle varie associazioni venatorie in maniera strategica. Se prima non c’è un vero comportamento etico dei cacciatori non ci potranno essere argomenti sicuri e certi per controbattere.
    Scrivi – …Non può essere consentito a nessuno di ledere la dignità, di oltre 700.000 cittadini italiani. Gente onesta, che lavora sodo e produce al pari degli altri, ricchezza per il paese…. – Dati dell’ISTAT dicono che Il numero dei residenti in Italia ha superato i 60 milioni. Rimangono quindi 5.930.000 cittadini che hanno la stessa voce in capitolo e che devono essere rispettati secondo i priincipi democratici esattamente come gli altri 700.000 onesti cacciatori.
    Penso che si dovrà, per forza, arrivare ad un compromesso che rispetti i numeri.
    Con questo non voglio difendere gli arroganti e presuntuosi che ci sono da entrambe le parti.
    Nemmeno la disinformazione che è ugualmene presente in maniera massiccia.
    In tutto l’articolo (post) si parla di cacciatori come di un numero di persone che si possano rappresentare con personaggi e interlocutori ad un dibattito per raggiungere chiarimenti e giuste rivendicazioni. Ma, leggendo non solo in questo sito, mi sembra di individuare con difficoltà, tra le innumerevoli sigle che vi rappresentano, una che possa parlare per tutti. Vi agrappate con supplichevole dichiarazione di fede a un paio di rappresentanti del mondo politico che vi usano come proprio trampolino di lancio pubblicitario. Quanti conoscevano il sig. Orsi prima del suo progetto di legge? Pochissimi e solo nel suo comune di residenza.
    Scrivi – …Celebrano un triduo per risolvere i loro problemi, o scendono in piazza per manifestare? Perché i cacciatori non dovrebbero farlo? Pochi anni orsono due milioni di seguaci di Diana con gli agricoltori uniti, sfilarono per chiedere il rispetto dei propri diritti a Parigi, dall’Arco di Trionfo fino ai Campi Elisi. …- Questo è accaduto in Francia ma …. siete sicuri che la situazione sia paragonabile? I cacciatori francesi sono rappresentati in maniera molto più rappresentativa e univoca e poi …. sono francesi! Quando fanno uno sciopero è veramente uno SCIOPERO!!.
    Se si indicesse uno sciopero dei cacciatori italiani, in coscienza, quanti aderirebbero? Quanti appenderebbero il fucile fino ad una risoluzione che vi dia soddisfazione?. A questa domanda io non posso rispondere ma … ho una mia idea.
    Scrivi – …Meglio mandare in soffitta la legge 157/92, progettare di sana pianta una nuova normativa, che assimili in tutto e per tutto la caccia Italiana a quella Europea. Punto e basta. … – Questo porterà di certo ad una nuova normativa che vi toglierà alcuni vantaggi e privilegi di oggi. Si passerà ad una caccia su territori specifici o a pagamento, si dovranno tenere in considerazione un palese aumento dei costi e questo non credo sia di aiuto alla diffusione in Italia della vosta attività che voi già lamentate essere costosa. Questo non favorirà l’interessamento dei giovani che voi vedete, in maniera assolutistica, tutti drogati e persi. Convincere un giovane che la caccia ad un tordo sia più bella e stimolante di quella ad una “Torda” in discoteca è già una battaglia persa. Convincerlo che 480€ spesi per la caccia con compagni che hanno un età media di 50 anni siano meglio di quelli spesi per stare in compagnia di coetanei e coetanee è un altra battaglia persa.
    Scrivi – … Il primo passo è questo. I dirigenti venatori, siano altruisti, e comprendano che non vi è una via d’uscita, per arginare la crisi, se non quella di percorrere la strada dell’unità operativa. Poi il programma. Si crei una struttura comune per la sua elaborazione. ..- Ma come si può pensare che i dirigenti, posti da organi politici e con velleità politiche, possano capire quello che la base chiede senza rispondere prima al ricatto politico? Se poi questi sono in numero superiore a tre la cosa si risolve solo in un enorme confusione e perdita di tempo.
    Scrivi – .. Significa, in primo luogo, che occorre attivare progetti concreti diretti ai giovani studenti delle scuole Italiane ..- Per fare questo bisogna prima ridare una figura credibile al cacciatore. Un iscritto a questo forum (Ettore Zanon) in un altro post (Cacciatori, un esercito sempre più piccolo) ha dato delle direttive e strategie che dovrebbero essere prese in considerazione con molta attenzione. Credo di aver capito che è uno che di pubblicità e immagine ne sappia di più. Fino ad oggi, mi sembra, che sia stata data troppa libertà all’improvvisazione di piccoli gruppi e a dirigenti che hanno dimostrato in più occasioni di rimangiarsi le proprie “strategie” e idee. Presentare un manifesto per poi ritirarlo ammettendo di non aver valutato certe interpretazioni non ha niente di professionale. Il più inesperto pubblicitario del mondo avrebbe segnalato la cosa subitissimo.
    Condivido il post in molte sue parti e mi piace considerare questa voce come una di quelle possibili ad una base di incontro tra le parti.
    Un saluto a tutti gli amanti del bosco e dei suoi abitanti, animali, uomini, fate e folletti.

    • fiore scrive:

      ho letto con piacere il suo post, e devo dire che l’apprezzo in tutti i suoi passaggi, quella che descrive è la realtà delle cose anche se molti cacciatori non lo vogliono credere, l’unica prospettiva che ha la caccia in Italia e nel Mondo è quella di coniugarla con qualcosa che non sia ne sport ne bisogno di cibo ma casomai mantenimento ambientale e mantenimento di un istinto che via via dovrà cedere il passo alla qualità che alla quantità.

      saluti

  7. Pinotti Antonio scrive:

    Sig. Andreas Bossi, buonasera.

    Perchè non leggere il suo intervento ? Io l’ho letto e La ringrazio per l’attenzione, soprattutto partendo dalle Sue affermazioni finali.

    Mi scuso della stringatezza delle mie argomentazioni ma esse sono unicamente finalizzate alla possibilità di “apertura” di un dialogo. Confutare una cosa, riaccende altre osservazioni, riprecisazioni, contradditori infiniti che non portano da nessuna parte. Tanto io ho capito il Suo pensiero e Lei il nostro. Le fate ed i folletti del resto presiedono al “Fato” (dal latino Fatum ovvero “destino) e sono esseri eterei e magici. Si Lei in questo ha ragione, sono infatti una sorta di “spiriti della Natura”. Ma nessuno di noi a questo mondo può accingersi a ragionare su un qualcosa di impalpabile.

    Andiamo allora nel concreto.

    Il terreno d’incontro quale può essere ? Una “Grenelle Italiana” ?

    In Francia il Presidente Nicolas Sarkozy ha sollecitato una “Grenelle de l’Envirronnement” coinvolgendo il Ministro per l’ecologia Jan Luis Borloo ed il Deputato della Somme, Jerom Bignon, che ha consentito di realizzare a metà del 2008, uno storico accordo fra cacciatori , ambientalisti ed agricoltori. Si è usata la parola “Grenelle” che richiama la Rue de Grenelle ove ha sede a Parigi il Ministero del Lavoro,e dove fù raggiunto nel 68 uno storico accordo tra Governo, Sindacati ed Imprenditori, al termine di un duro conflitto sociale.

    Ma gli ambientalisti francesi sono stati lungimiranti, e Cohen Bendit è stato premiato dagli elettori alle ultime elezioni europee (16% di voti e secondo partito Francese). La dimostrazione del coraggio sul piano ideologico ? Una lotta ad oltranza sul problema dello smaltimento delle scorie, più che sull’uso del nucleare stesso !

    L’ambientalismo Italiano è pronto per una “grenelle” ? Ne dubitiamo. Non fanno che invocare presso i TAR Italiani pispole e fringuelli ! (mi scuso). Ma i “miracoli” possono sempre avvenire. Essi però sono evocati e sollecitati nel resto d’Europa da veri “Leader” politici e dal coraggio e dall’intuizione di chi guida i due fronti oggi contrapposti ( Dirigenti del mondo venatorio ed ambientalista). In Italia Miniambiente o il MPAFF sono in grado ed hanno voglia di dar vita ad una “Grenelle” ?

    Per il momento La saluto con molta simpatia e considerazione.

  8. Andreas Bossi scrive:

    Grazie Sign. Pinotti per la sua cortese risposta.
    Sono molto contento che Lei abbia colto il significato del mio saluto ma non ne avevo mai dubitato vista la sua sempre acuta e attenta analisi. Non nego che ho sempre letto con piacere i suoi post.

    Il mio intervento era proprio per poter fare presente, in un sito che è frequentato al 99% da cacciatori, quali potevano essere le considerazioni di una persona che, pur vivendo in campagna a stretto contatto con la caccia, non è cacciatore ma crede fermamente nella necessità di un incontro che porti a termine in maniera molto democratica una diatriba che si è trasformata solo in una “guerra” di trincea.
    Le assicuro che ho letto con estremo interesse la intervista al Presidente dei cacciatori francesi Charles-Henri de Ponchalon pubblicata in questo forum. Questa mi ha spinto ad informarmi su cosa succede anche negli altri stati della Comunità Europea. La cosa è stata molto stimolante e chiarificatrice anche se ne ho dedotto un quadro assai variegato dove, nel complesso, non si può intravvedere una linea comune ne un immagine della CACCIA EUROPEA.
    Il carattere degli italiani poi complica ancora molto sia il processo di europeizzazione come quello di italianizzazione del comportamento nei confronti del mondo della natura.
    Disinformazione, regionalismi e opportunismo politico poco lungimirante portano a sciocchi integralismi da entrambe le parti ma … molti (forse ancora troppo pochi) si stanno rendendo conto che il problema c’è e va risolto una volta per tutte. Ecco perchè sono portato a credere nel suo post e lo vedo come un passo, forse piccolo, ma importante. Mi dispiace solo che la cosa non abbia la divulgazione che merita.
    Proprio in considerazione di quanto ho già detto e di quanto Lei mi ha risposto dubito anche io sulla reale attuale possibilità di incontro ma non demordo. Preparare gli spiriti porterà sicuramente a modificare anche gli intenti ed a allargare gli orizzonti. Come vede, a 56 anni, sono ancora un ottimista.

    Ricambio il suo saluto con la stessa simpatia e considerazione augurandomi di poterla incontrare davanti ad un buon bicchiere di vino, noci e formaggio.

    P.S. Complimentandomi per il lavoro fatto dal vostro webmaster nel rinnovare così razionalmente il sito lo prego di cancellare il doppione del mio intervento dovuto ad un problema di linea ADSL.

    • francescorm scrive:

      Sig Andreas Bossi,è la prima volta che leggo un suo intervento e non so nemmeno se è un cacciatore,mi auguro di si perchè il nostro ambiente ha bisogno di persone come lei,senza per questo non apprezzare molti altri che partecipano a questi forum. Con una sintesi squisita ha messo in evidenza tutti i punti nodali che stanno al centro del dibattito che potrebbe nascere intorno alle posizioni del sig Pinotti alle novità proposte dal sig Zarattin e perchè no,anche con il suo contributo. La saluto cordialmente e a presto,sperando che fate e folletti ci facciano ritornare anche un pò fanciulli,cioè più propensi ad ascoltare.

      • Andreas Bossi scrive:

        Grazie. No non sono un cacciatore anche se … un poco lo sono visto che ho la passione della caccia fotografica.
        Si …. fate e folletti hanno questo potere e .. tornare fanciulli vuol dire anche essere liberi da sovrastrutture ideologiche ma soprattutto ci pone nella posizione di essere aperti a tutte le novità.
        Un saluto cordiale.

  9. Pinotti Antonio scrive:

    Sig.Andreas, ecco proprio quando non te lo aspetti la fortuna bussa alla tua porta. E lei è “una fortuna”. Perchè ? Perchè le sue parole rifuggono dall’ortodossia, dagli schemi precostituiti. La caccia italiana,e l’ambientalismo italiano possono porre fine all’eterna “diaspora” solo se incontrono persone aperte, per così dire “bord-line” (è un complimento) come Lei. La vera “verità” non è quella che si usa per i propri interessi , ( il riferimento è per così dire bipartisan) ma quella che si pone al servizio del bene comune e dell’intera collettività. CERTO PER GIUNGERE ALL’OBBIETTIVO OGNUNO DEVE RINUNCIARE A QUALCHE COSA. Ma è meglio la “guerriglia” continua o una “tregua” costruttiva ?

    In queste giorni stiamo lavorando al meeting di Zefiro, un contenitore culturale che si prefigge di parlare di terra,ambiente, caccia e tradizioni, soprattutto a chi non è cacciatore. Siamo alla sesta edizione ed il logo del 2009 è il seguente “Gli alberi e la vita -adotta la natura”. Il Meeting si realizza a Todi (Pg) sin da 2004. E’ organizzato dal Club della Palomba, della quale sono il modesto Presidente. Abbiamo parlato di OGM,di energia, del protocollo di Kyoto, dell’acqua del paesaggio e della ruralità. Da due anni sono state coinvolte le scuole: nel 2oo8 con un concorso che ha interessato oltre 4.000 studenti e 12o Istituti scolastici. Nel 2oo9 (Todi 5 dicembre-sala del Consiglio Comunale) saranno attivate delle convenzioni di adozione pubblica di vari beni naturali. Una scuola ed un parco, Una scuola e le fontane di un intero comune, una scuola ed un’isola ecologica, una scuola ed un terreno con gli ulivi ed i filari di uva, una scuola e gli alberi secolari. Nel corso del Meeting verrà presentata la proposta della creazione della “Sentinella Ambientale” da realizzare con il concorso dei cacciatori, degli agricoltori e degli ambientalisti (se lo vorranno).

    Vede sig. Andreas, fatti e non parole, senza nessuna presunzione, senza montarsi la testa. Viceversa mentre Sagunto cade, “la dove si puote” si parla e si discetta sul sesso degli angeli. Perchè lavorare è fatica, costa sacrificio, e quando non si ottiene nulla in cambio, ben pochi se la sentono di sacrificarsi.
    Io faccio una cosa, devo avere un lauto compenso, devo essere nominato in un Ente, devo acquisire meriti per la mia carriera, devo scavalcare gli altri, devo raggiungere uno “status” ragguardevole per ricevere gli onori e la benevolenza. Il volontario, l’altruista ? In molti ti dicono “ma chi te lo fa fare” ? Bene nonostante tutto, noi siamo testardi e lo facciamo.

    Io sono figlio di due coltivatori diretti, amo la terra, e QUINDI NON SONO DEL TUTTO INSENSIBILE AL
    SUO INVITO per il buon vino ed il formaggio.

    Ci risenteremo, perchè sarebbe oltremodo negativo non proseguire, tempo permettendo, il franco e schietto scambio di opinioni che è in corso tra di noi. “Da cosa nasce cosa” dice un proverbio delle mie parti (io abito a Todi in Provincia di Perugia).

    Con viva simpatia.

    • Andreas Bossi scrive:

      Se mi terrà informato cercherò di essere presente al meeting.
      Io abito nel Mugello (Fi) .. raggiungere Todi sarà solo un piacere.
      Complimenti per le vostre iniziative.

  10. Pinotti Antonio scrive:

    “dal” e non”da” mi scuso.

  11. Pinotti Antonio scrive:

    Sig. Andreas, ha visto sono stato un indovino. Adesso il sig. Francescocorm, e poi vedrà che bel dibattito. Palombe permettendo !

    • Andreas Bossi scrive:

      Me lo auguro di cuore.

    • francescorm scrive:

      Sig Pinotti le scrissi a suo tempo che ero interessato alla sua inizativa con il coinvolgimento delle scuole;se mi da indicazioni più precise sul miting del 5 dicembre verrò da Roma con la mia famiglia.
      Cordialità,Francesco

  12. Pinotti Antonio scrive:

    Buonasera sig Francescorm, il meeting di Zefiro 2009 che ha il logo di “Gli alberi e la vita- adotta la natura” “trees and life -adopt nature” si terrà a partire dalle ore 9,30 a TODI (PG) il 5 dicembre p.v. presso la sala del Consiglio Comunale. Una conferenza stampa sarà organizzata nella terza decade di Novembre, ed il comunicato sarà trasmesso con vivo piacere al sito ed al suo responsabile sig. Daniele Bandini. Il palinsesto del programma è in sede di definizione in queste ore. Saranno presenti gli studenti,gli insegnanti, e le persone che firmeranno durante il meeting le convenzioni di adozione di un bene naturale e cioè i Sindaci interessati ed i dirigenti scolastici. Il nostro club che ha preparato il progetto, coinvolto i soggetti interessati a partire dalla Direzione Regionale Scolastica, e che è quindi titolare unico dell’iniziativa, fornirà inoltre le divise per i quasi 3.000 studenti interessati. Verrà presentata e ufficializzata la proposta della “Sentinella Ambientale” da attuarsi con il concorso principale dei cacciatori nel territorio del Comune di Todi. La sua presenza insieme a quella del nostro “nuovo” amico sig. Andreas, unitamente a quella di tutti, dico tutti, i frequentatori del sito sarà oltremodo gradita. Almeno per un giorno saremo guardati con rispetto da chi non ha nulla a che vedere con la caccia. Vi pare poco ?

    Un abbraccio a tutti. (Una precisazione, io continuo a dare del Lei, non per mantenere le distanze, ma perchè abituato dai miei genitori ad osservare questa regola, che per le persone anziane addirittura prevedeva di pronunciare rigorosamente il “voi”. Capisco che è una “stupidaggine” quello che sostengo, ma non riesco a comportarmi in maniera diversa, e quindi chiedo scusa a tutti.

    Un saluto.

  13. il monegasco scrive:

    Da bambino, in un paese dove andavo, quasi ogni ragazzino aveva una carabina ad aria compressa. Lo scotto di questo piccolo esercito di monelli irriverenti lo pagavano i passeri, il luogo del misfatto, i tigli del parco della rimembranza, dove la caccia avveniva sotto gli occhi tolleranti di chiunque, guardie comprese che pur minacciando un intervento sembrava non volessero correrti dietro per più di qualche secondo. Erano tutti cittadini che alla fine apprezzavano una schidionata di uccellini, così come apprezzavano le rane o le lumache. Oggi quando vado ancora da quelle parti, passeri ne vedo ancora moltissimi,le rane invece sono pressoché sparite e nessuno le vende più, le lumache sono d’allevamento e sebbene nessuno le abbia mai cacciate ne mai mangiate sono sparite anche le lucciole. Qualcuno se le è prese e mi domando se domani per poterle rivedere dovrò andare in qualche riserva privata o pagare l’accompagnatore di un parco naturale.

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