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E’ bello sognare…

| 6 ottobre 2009 | 2 Comments

E’ bello immaginare che si possano realizzare i sogni.
Per la fortuna di qualcuno questo accade, a volte. Ma quando ci si sente avvolti in una nuvola e si spera che questa nebbia non si dissolva mai, si sta bene con se stessi e non ci si vorrebbe svegliare per poter continuare a sognare, e tutto resta comunque un sogno, il sapore è amaro.

La comoda vettura scivola sull’asfalto, veloce, silenziosa come non lo è mai stata.
La radio scandisce chiare le note di una canzone di tanti anni fa, e la ripete per tante volte, per tutto il percorso, ma mi accorgo che ne sono contento; nonostante l’abbia sentita e risentita non mi infastidisce anzi , alzo il volume. Eppure non riesco a riconoscerne l’artista
Sto dirigendomi nei campi del paese di Fracchionetto , a caccia .
Sul sedile posteriore fa bella mostra di se la doppietta nuova, lucida, con le canne cromate.
Stranamente non è nel fodero ma non me ne curo. Il cane che accompagna con ululati le note più alte di questa musica insistente non mi crea altro che buon umore. Rido e sono felice.

Durante la corsa, seppur a velocità moderata , lungo il rettilineo prima di entrare in paese una divisa mi intima l’alt . Fermo l’auto, abbasso il volume della radio, stranamente tranquillo sfoggio con orgoglio la bellezza del mio fucile che l’uomo in divisa imbraccia puntando il cielo e complimentandosi con me per la bellezza dell’arma. Poi cortesemente gli domando del perché di quella sosta forzata. Mi risponde che voleva solo vedere la mia doppietta e che tutti in paese sapevano che sarei arrivato.
Saluto il Carabiniere e riprendo la mia strada.
Un’altra pattuglia poco dopo mi ferma, questa volta è il cane ad attirare le loro attenzioni e le domande su di lui si sprecano. Sono felice di rispondere ed anche orgoglioso per la sua bellezza .
Intanto la canzone, sempre quella , viene interpretata ora da una cantante femminile , ma non conosco nemmeno lei. Strano, eppure la musica è la mia seconda passione e conosco vita morte e miracoli di migliaia di artisti. In vita o trapassati ad altri mondi .

Sono arrivato, il cane scende dalla porta posteriore inviandomi un abbaio come per redarguirmi per averci messo tanto.
Indosso gli stivali, colore rosso scintillante ( chissà perché proprio rosso ) metto in spalla il mio prezioso ferro e inizio la mia passeggiata campestre.
Il sole inizia a fare capolino tra le cime delle colline, scaldando l’aria e la terra, facendo alzare una nebbiolina sottile, lieve , profumata di salvia e rosmarino.
Ma quella nebbia non si alza mai sopra al ginocchio; mi pare di camminare sopra ad una nuvola, oppure sul palco di un teatro gremito di persone, ed il fumo lanciato da una macchina fa da scena perenne all’attore acclamato.

In quella nebbia fatico parecchio a tenere d’occhio il mio cane ma non mi importa , stranamente so con certezza dove sia, cosa stia facendo come se quel vapore non fosse presente, invece è li . So bene dove è il cane , ma devo stare attento alle buche sul terreno non vedendo dove metto i piedi.
Poco dopo ,infatti, lo scorgo più avanti in ferma, attento in direzione di un cespuglio di rovi impenetrabili. Mi avvicino guardingo già pregustando l’azione di caccia, lo sorpasso aggirandolo e mettendo il cespuglio tra me e lui; attendo paziente senza dargli comandi. Sarebbe inutile .
Dieci minuti, venti, mezz’ora. Faccio in tempo ad addentare comodamente un fragrante panino al salame . Il cane sempre immobile, io spazientito faccio due passi verso il rovo ed un frullare d’ali rumoroso all’inverosimile mi sorprende.
Due colpi di fucile mettono fine a quello sbatter d’ali, ma non sono usciti dalle canne della mia doppietta cromata .
Una figura che conosco bene si materializza tra la nebbia e raccoglie un fagiano maschio dalla coda lunghissima ed i colori stupendi, ne accarezza le piume, ricompone quelle spettinate dal piombo, poi si dissolve così, con la stessa velocità con cui era apparso.
Conosco bene quella figura, anche se non ne distinguo il viso; nemmeno mi ha dato il tempo di parlare, ne di avvicinarmi a lui.
Normalmente sarei infastidito da un “furto ” di preda di questa portata, ma stranamente sono felice per quella presenza . Sono contento che sia stato proprio lui a colpire il fagiano, che abbia potuto raccoglierlo, come qualcuno tanto tempo fa era felice se capitava a me. Si, tanto tempo fa, troppo.
Non riconosco la figura, troppo fugace la sua apparizione, eppure sento che tra noi esiste un legame indissolubile, insostituibile. Richiamo il cane , faccio una carezza sulla sua testa umida di rugiada; lui mi guarda e guaisce. Lui aveva riconosciuto quel cacciatore fantasma , ora lo cerca frenetico con lo sguardo, inutilmente.
Nonostante l’aria frizzante e fresca mi sento sudato come fosse Agosto .

Uno squillo insistente, quasi metallico, odioso, intermittente, mi suona nelle orecchie. Lo odo da lontano ma mi agita. Lentamente un calore mi avvolge e contemporaneamente la nebbia sparisce portando via tutto quello che c’è intorno; campi, boschi, sole, cane, il cespuglio di rovi e le vetture dei Carabinieri. Apro gli occhi e allungo meccanicamente il braccio toccando quasi con rabbia il tasto della sveglia; ecco cosa era quel suono odioso.
Nel buio della notte guardo il soffitto, poi lentamente mi metto seduto. Il mal di testa della serata precedente per fortuna è scomparso. Mi volto e guardo la mia compagna che dorme serena.
Un senso di nostalgia e di disagio mi attanaglia un momento, il tempo di svegliarmi completamente.

Il cane è già li, seduto anch’esso sul materassino che gli fa da letto, mi guarda ansimando e mi prega di fare presto. Un cespuglio di rovi ed un fagiano dalla coda lunghissima e dai bellissimi colori, forse ci sta aspettando. Forse ci sarà anche quell’anziano cacciatore che me lo ruberà, per consegnarmelo felice tra le mani ridendo della mia padella da imbranato novizio. Chissà
La comoda auto ora sta viaggiando sull’asfalto, la radio canta, ma la canzone cambia ogni tre minuti.
Sul sedile dietro un vecchio ma perfetto sovrapposto attende nel suo fodero di cuoio, un cane dormicchia ad occhi aperti nella gabbia dentro il portabagagli, forse pregustando le corse che farà .
Solo le vetture dei Carabinieri non si vedono ancora… ma il paese di Fracchionetto è ancora lontano. Chissà…se esiste un paese chiamato Fracchionetto.
Sorrido e mi accendo una sigaretta, la prima della giornata. Dopo il caffè sorseggiato al bar è ancora più gustosa.

Di Stella Renzo

Category: .In Evidenza, Racconti

Comments (2)

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  1. massimo fedeli scrive:

    Bravo, bravissimo, l’ho letta tutta d’un fiato, è la nostra vita da incurabili sognatori. :wink:

  2. fiore scrive:

    Renzo, ma come diamine fai!!! mi ci catalizzo nel leggere!! è verò in moltissime cose tutti facciamo uguale e chissà quanti prima di noi se le strade potesserò parlare le storie delle notti mattine dei cacciatori penso che siano tra le più belle e intense

    un abbraccio

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