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Racconto: “Il fuciletto e la beccaccia”

| 24 settembre 2009 | 13 Comments

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A tutti sicuramente è capitato di leggere delle storie, dei racconti, delle leggende, più o meno vere ma pur sempre emozionanti e raccontate con enfasi al circolo dei cacciatori dopo aver incontrato per caso, o con il proprio fedele ausiliare di caccia, una stupenda Regina dei boschi.

Quello che mi è capitato ha dell’incredibile. Ho appena compiuto 53 anni, sono nato e tuttora vivo a 20 chilometri a sud della Capitale, nelle stupende campagne dell’agro romano. I miei genitori di origine Trentina, sono nati in Bosnia a causa della migrazione dei miei nonni per lavoro nel lontano 1883. Nel 1938/40 vennero richiamati in Italia dal Governo di allora e gli fu assegnato un podere e lì iniziarono la loro nuova vita..beh ancora oggi penso a quanto sia stato duro per loro mandare avanti una famiglia numerosa solo con il lavoro dei campi.

Nel febbraio del 1956 venni alla luce, ultimo figlio di otto. Mia madre poi mi raccontò che nevicò così tanto che la neve raggiunse il metro e che nemmeno in Bosnia aveva mai visto cadere tutti quei fiocchi.

Sono cresciuto come tutti i bambini dell’epoca, avevamo poco e ci divertivamo con meno. A otto anni, per la befana (anche allora faceva comodo crederci!) i miei fratelli maggiori ebbero la brillantissima idea di regalarmi una carabina ad aria compressa. Non potete minimamente immaginare la mia felicità, non riesco e non riuscirei mai a descriverla a parole. Iniziò così la mia vita come cacciatore: con quel ” fuciletto” io ci dormivo e lo coccolavo come la cosa più bella del mondo e dopo un periodo di apprendistato divenni il “terrore” di tutti -e dico tutti- i volatili.

Cacciavo nei vigneti di mio padre: in primavera arrivavano le Castriche (ora non si vedono più) e a fine settembre nell’aia, appena trebbiato il grano, le Calandre erano la mia specialità. Ne ho prese talmente tante che mi viene il dubbio che io in qualche modo abbia contribuito alla loro diminuzione. Inoltre a confine con il nostro terreno c’era uno “spallettone ” pieno di rovi e olivella selvatica e proprio lì mi costruivo il mio capanno ed a ottobre insidiavo merli e tordi sparando a fermo sempre con il mio inseparabile fuciletto.

Tutto questo fino ai sedici anni perché poi arrivò la tanto aspettata licenza di caccia che ancora oggi rinnovo puntualmente.

Pochi giorni fa e precisamente il 29 gennaio, penultimo giorno delle stagione venatoria, periodo in cui da noi non c’è più niente, la migrazione è finita e il ripasso non si pratica più da anni, decisi di andare per asparagi visto che la stagione molto piovosa e qualche giornata di sole hanno permesso la crescita anticipata.

Presi il mio breton Mike di tre anni e andai nelle zone di caccia senza portarmi il fucile. Iniziai verso le nove a trovare qualche asparago, in giro non c’era anima viva: solo io con il mio cane. Dopo circa mezzora, mentre mi abbassavo per passare sotto a delle frasche, vidi Mike in ferma come non l’avevo mai visto. Il cuore mi iniziò a battere a mille, non capivo cosa ci fosse, mi avvicinai fino a toccare il cane, era rigido la testa ripiegata alla sua sinistra e io non vedevo nulla.
Forse qualche merlo o fagiano, pensai..ma no, era impossibile! Continuavo sempre al fianco destro del mio cane guardavo, pensavo e immaginavo, ma non sapevo darmi una risposta e tutto questo in non più di venti secondi, anche se a me sembrò un secolo.

Tutto durò fino a quando, senza volerlo, guardai in basso sulla mia destra: Lei era li che mi guardava con il suo becco abbassato, mi si gelò il sangue (forse la pressione mi arrivò alle stelle), non ebbi il tempo di rendermi conto di cosa stesse succedendo e la mia reazione fu istintiva: allungai la mano verso di Lei, le arrivai vicinissimo, la sfiorai, pensavo forse di volerla accarezzare, ma frullò via sbattendomi le sue ali sulla mano. Il cane mi guardò e con i suoi occhi mi fece capire che questa volta ero io che avevo sbagliato.

Tornai a casa felice come un bambino, forse mi sarebbe bastato il mio fuciletto per prendere la Regina ma l’emozione che provai era la stessa di quel lontano giorno di festa della befana.

Pomezia 10/02/2009
Guido Bisesti


Category: Racconti

Comments (13)

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  1. renzo scrive:

    Che dire … BELLISSIMO ! Rara emozione, anzi rarissima, ma che ti fa alzare, o abbassare la pressione quasi al limite dell’infarto. Bravo Guido .
    Saluti
    Renzo

  2. Giovanni A. scrive:

    Hai trovato un bravissimo concorrente vero Renzo? In ogni caso grande Guido, continua ad allietarci con i tuoi racconti. Grazie e un saluto. :lol:

    Giovanni Aiello

  3. guido bisesti scrive:

    Grazie amici sono semplicemente un amante della caccia ,e delle mie emozioni passate e presenti sono bagaglio di vera cultura venatoria e se possibile vorrei condividere con Tutti Voi :D

  4. nino scrive:

    Carissimo Guido, sono un vecchio, purtroppo più di te, Cacciatore, che ho praticato e pratico (come e quando posso) questa stupenda Caccia da sempre col cane (sempre Pointer). Puoi immaginare quanto ho gioito e pianto nel leggere il tuo meraviglioso racconto, che mi ha riportato ad una gelida mattina del gennaio 1977 quando col mio stupendo Rudy di tre anni (nipote del celeberrimo Clastidium Islo), in una pineta di Ruvo di Puglia(Bari). Avevo fatto scendere il cane dalla macchina per i suoi bisogni fisiologici, mentre, intanto, dopo essermi messo i cosciali, stavo prednendo la mia inseparabile doppietta (che ho ancora oggi) ed una manciata di cartucce. Finalmente pronto, chiamo Rudy per mettergli il campano, ma niente, non si fa vivo. Conoscendo la sua obbedienza al richiamo, capisco che probabilmente doveva essere in ferma. Faccio pochi passi e, a non più di una quindicina di metri, lo vedo in ferma con la testa a martello. Mi avvicino, lo accarezzo e lo sento tremare come sempre quando è in ferma sulla Regina, guardo avanti a lui e vedo la Beccaccia sotto un albero di pino con il becco infilato nel terreno. Era rimasta presa dalla morsa del ghiaccio! Mi butto su di Lei per prenderla e con il timore che nel tentativo di volare potesse spezzarsi il becco. Per fortuna la afferro tra le mani prima che potesse muoversi: pian piano le libero il becco, ci guardiamo negli occhi. La accarezzo e la scio libera: avevo percepito nel suo sguardo:“grazie”. Andai sulla rimessa, Rudy la ritrovo e la fermò, ma quando frullò, non ebbi il coraggio di sparala. Fui ricompensato, ne incarnierai tre nella pineta adiacente e quattro nel bosco un po’ più oltre. Poi, tornato la sera a casa, stanco ma felice, pensai che forse quella era stata una vera, grande, irripetibile, indimenticabile giornata di caccia e per giorni e giorni mi vedevo quegli occhi così dolci che, sono certo, mi ringraziavano. Una forte stretta di mano. Nino

    • Marcello48 scrive:

      Caro Nino che piacere leggerti qui, e una storia di vita vissuta che tocca il cuore, e sono d’ accordo con Giovanni Aiello quandi dice che sei un vero Cacciatore.
      oltre alla stretta di mano un forte abbraccio :wink: .
      Marcello

    • Giacomo scrive:

      Vorrei tanto che questo post lo leggessero tutti compreso uno che quando affermai su questo stesso sito che la beccaccia poteva essere imprigionata con il becco dal ghiaccio, disse che avevo detto una balla facendoci anche lo spiritoso prendendomi in giro.

      Questo disse allora quel signore un certo springer, che voglio ringraziare per la fiducia : :roll:

      copia e incolla,

      La storia della Beccaccia che rimane imprigionata con il becco nel ghiaccio e’ una storia a cui solo Giacomo puo’ dar credito . Infatti nessuna Beccaccia e’ in grado di perforare con il becco strati di terreno ghiacciato per nutrirsi . Di cosa poi ……. lumachine o vermetti Findus

      Testimonianza questa di quanto sia deleteria per alcune persone essere presuntuosi e illudersi di sapere tutto. Salutiamo :mrgreen: :wink:

      Al cacciatore Nino un cordiale saluto.

      • fiore scrive:

        Giacomo, non la prendere come polemica, ma un mio caro amico, noto raccontatore di storie più o meno vere, una volta raccontava d’aver tirato a una beccaccia e quando è caduta a terra ha fatto partire una lepre logicamente morta anche quella!!! poi negl’anni il racconto vuoi già di per se strano subì varie modifiche fino ad arrivare a dire che la beccaccia quando cadde con il becco infilò la lepre.

        questo non ha nulla a che vedere con il racconto sia chiaro era solo per fare due risate…

        • Giacomo scrive:

          Adesso la tua storia dalle mie parti e arrivata niente popodimeno, che si dice che il becco gli si infilo proprio in quel posto :P

  5. Giovanni Aiello scrive:

    Carissimo Nino, tu sei un Vero Cacciatore, è così che dovremmo essere tutti. Non aggiungo altro, ma una grande e sincera stretta di mano virtuale quella è d’obbligo, sei un grande. :lol:

  6. ilio scrive:

    La mia è una storia molto più semplice e riguarda una semplice allodola e non la regina del bosco ma voglio raccontarla ugualmente.

    Ero ad allodole nelle piane di Gioia Tauro e più precisamente nelle vicinanze di S. Ferdinando, un tempo c’era una bella linea d’affilo (ora ci sorge la caserma della Guardia di Finanza) era stretta e lunga e chi si trovava al di fuori della linea anche a soli 50 metri si doveva accontentare di qualche allodola di ripiego. Quel giorno era tutto occupato così col mio amico decidemmo di andare alla borrita. Fu in quell’occasione che avvistando due allodole che si buttarono a terra, andai a ribatterle e mentre una prese il volo prima che arrivassi a tiro l’altra non partì, mi avvicinai e più mi avvicinavo e più mi chiedevo che fine avesse fatto la sua compagna, ad un certo punto la vidi a terra, io la guardavo e lei guardava me, adagia il fucile in terra e la presi con le mani. Non presentava nessuna ferita era solo stremata, la riposi dentro una scatola di cartucce dopo aver praticato alcuni fori per farla respirare, la riportai a casa e la misi dentro a una capiente gabbia, la tenni fino alla primavera poi la liberai in campagna. Non dimenticherò mai quando la liberai, fece due giri sopra di me uno più alto,l’altro quasi a sfiorarmi la testa, mi salutò con il suo linguaggio (che naturalmente non seppi decifrare), non so se fu un ringraziamento, un arrivederci, o una male parola, ma questa è la mia storia e di quella allodola.

    • Giovanni Aiello scrive:

      Di certo Ilio ti avrà ringraziato, il mondo animale è misterioso e non lo capiremo mai in toto, ma certi comportamenti ci fanno pensare che i selvatici a volte, specie quando si fa loro del bene, ci ringraziano per quello che abbiamo fatto. Purtroppo non sono molti i cacciatori che fanno simili azioni. Grande Ilio, sei un Cacciatore meritevole di ammirazione :lol: Un cordiale saluto.

    • fiore scrive:

      Ilio, pensavo fossi un violento e sanguinario come tutti i cacciatori!!!! e invece come tutti i cacciatori hai un cuore e un grande rispetto per gl’animali…..

      saluti

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