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Parchi e cinofilia

| 30 luglio 2009 | 10 Comments

LA CINOFILIA COME RISORSA DELLE AREE PROTETTE – PARCHI E CINOFILIA
Quadro Giuridico: L’evoluzione normativa in materia di tutela della fauna selvatica, ha portato all’approvazione di due distinte leggi: Legge 11/02/1992 n°157 “Norme per la protezione della fauna omeoterma e per il prelievo venatorio” e Legge 06/12/1991 n°394 “Legge quadro sulle aree protette”.
Mentre è superfluo sottolineare la distinzione delle due normative nella diversa considerazione dell’esercizio venatorio, entrambe non escludono lo svolgimento di attività sportive compatibili con la tutela del territorio e segnatamente della fauna selvatica. Tra queste l’allenamento, l’addestramento dei cani, le prove e le gare cinofile.
L’esercizio di queste attività anche nella legge 157/92, una legge più propriamente faunistico venatoria, non conosce la temporalizzazione propria della caccia.
L’attività cinofila nel contesto agro-silvo-pastorale è di fatto considerata dal legislatore, attività sportiva solo in senso lato riconducibile alla caccia.

L’articolo 10 comma 8 lettera E della legge 157/92 stabilisce che i piani faunistico venatori di ogni provincia comprendano: “Le zone ed i periodi per l’addestramento, l’allenamento e le gare di cani anche su fauna selvatica naturale o con l’abbattimento di fauna di allevamento appartenente a specie cacciabili, la cui gestione può essere affidata ad associazioni venatorie e cinofile ovvero ad imprenditori agricoli singoli o associati”.

La legge quadro sulle aree protette n°394/91, all’articolo 11 prevede che ogni parco, nazionale o regionale, nel rispetto delle proprie caratteristiche, attraverso il proprio Regolamento, disciplini l’esercizio delle attività consentite entro il territorio di competenza.

Tra queste in particolare: (art.11 c.2 lett.D) lo svolgimento di attività sportive, ricreative e educative.

L’esercizio dell’attività cinofila in campagna è riconducibile a tutti gli effetti ad attività sportiva e zootecnica, non a caso le zone cinofile deputate all’allenamento e all’addestramento dei cani, al pari di altre manifestazioni concernenti i cani, sono organizzate prevalentemente dall’E.N.C.I. (Ente Nazionale Cinofilia Italiana).

Spetta dunque alle Province ed agli Enti gestori dei parchi, adottare piani e programmi e le eventuali misure di disciplina dell’attività cinofila, anche all’interno delle aree protette, in quanto attività non incompatibile con le finalità di conservazione e salvaguardia del territorio.

Definizione dell’esercizio cinofilo:
L’esercizio cinofilo attraverso la previsione di apposite zone per i cani, è attività strutturata secondo quattro distinte attività:

1.    l’allenamento, che consiste nel mantenimento di idonea fitness del cane, opportuna anche per ottenere efficaci prestazioni cinotecniche.

2.    l’addestramento, attività più complessa, mirata ad educare il cane all’obbedienza, al collegamento con il conduttore e soprattutto a indirizzare, specializzandola, la sua attitudine (da ferma, da cerca o da seguita), su un’esclusiva specie selvatica.

3.    le prove cinofile, strumento di selezione zootecnica, finalizzate all’individuazione dei soggetti più dotati nel lavoro cinofilo richiesto, da avviare alla riproduzione.

4.    le gare, da non confondere con la precedente attività, espressioni di agonismo sportivo a diversi livelli: provinciale, regionale, nazionale o internazionale, che si articolano in cani iscritti al L.O.I. (Libro Origini Italiano) ed in cani non iscritti.

Prospettive e sinergia tra parchi e attività cinofile:
L’attività cinofila prodromica alla preparazione ed all’educazione dei cani in vista della stagione venatoria, o come criterio di selezione zootecnica per l’esaltazione delle capacità funzionali delle singole razze, oppure come pura espressione di agonismo sportivo, da quanto emerge dal precedente quadro, non è esclusa dalle attività compatibili ammesse nelle aree protette, nel caso che ci occupa nei Parchi Nazionali o nei Parchi Regionali.

Per passare dalla pura elaborazione dottrinale al riconoscimento positivo, occorre che l’ente gestore raccordandosi con le vigenti leggi regionali in materia di “ Protezione della fauna selvatica omeoterma e prelievo venatorio” regolamenti detta attività, inquadrabile tra le attività sportive e ricreative a tutti gli effetti.

Non è superfluo però ricordare, che la vigente normative prevede l’affidamento delle zone cinofile, oltre che alle associazioni cinofile riconosciute dall’E.N.C.I., anche ad imprenditori agricoli singoli o associati.

Nella moderna concezione di impresa agricola, il collegamento tra coltivazione del fondo e zootecnia, sono circostanze soltanto eventuali. Niente vieta di ipotizzare che accanto alle attività agricole tradizionali, possano svilupparsi anche all’interno dei parchi zone per l’allenamento e l’addestramento dei cani intese come fonte di integrazione del reddito agricolo.

Trascorsi ormai diciotto anni dalla promulgazione della Legge quadro sulle aree protette, le leggi regionali di attuazione della medesima Legge 394/91, lasciano intravedere lo sforzo del legislatore di coinvolgere direttamente ed in maniera decisamente più pregnante l’agricoltore nella gestione della fauna selvatica che vive sui suoi fondi, prospettando anche una possibilità effettiva di integrazione, non soltanto simbolica del reddito dell’impresa agricola.

A livello regionale è generalizzato lo sforzo di superare l’ottica di un rapporto passivo tra Ente Gestore del parco ed agricoltori.

Non è ragionevole infatti pensare, di poter gestire con fondate speranze di successo il territorio a fini faunistici, da un lato senza la collaborazione attiva da parte del mondo agricolo e, dall’altro, senza riconoscere al medesimo non soltanto i danni eventualmente sopportati a causa della fauna e della vincolistica che deprime la competitività aziendale, ma anche gli incentivi economici che ne possano adeguatamente compensare la disponibilità all’inclusione nelle aree protette.

Tra questi ultimi una valida opzione è data dall’ipotizzato sviluppo di zone cinofile per l’allenamento e l’addestramento dei cani, contributo alla salvaguardia e alla valorizzazione delle risorse ambientali oltre che integrazione al reddito agricolo in aree marginali.

Il Presidente
Dr Gian Carlo Bosio

Category: Caccia e Cinofilia

Comments (10)

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  1. Giacomo scrive:

    E se con un bel referendum li abolissimo quelli inutili e soverchianti ? Non sarebbe meglio ? Così possono cacciare anche gli appassionati migratoristi e non solo quelli a cui piace stare nei recinti, con tutto il rispetto per i cani. Un saluto

  2. Gianni scrive:

    Cioè, gli agricoltori dovrebbero diventare allevatori e addestratori di cani? Non gli basta quel che fanno? E con quali competenze di settore? E perchè questo dovrebbe avvenire proprio dentro i parchi e le aree protette? Qual’è il fine vero dietro questa strana ipotesi?
    Se lo si fa in una piccola area cintata, liberissimi, anche dentro i parchi ma non in aree di protezione integrale. Se si pensa di farlo fuori dai recinti, soprattutto in aree aventi la presenza di predatori, è una follia, perchè basterebbe leggere le casistiche internazionali, anche in Europa, degli incidenti che avvengono quando i cani da caccia si inoltrano in territori con presenza di lupo o orso. O vengono sbranati o disturbano la fauna protetta o, nel caso dell’orso, lo infastidiscono e alla fine scappano direttamente dal padrone, portandosi dietro un animale giustamente infuriato. I cani della zona, non da caccia, non ci pensano neppure a fare simili fesserie ma i cani da caccia lo farebbero. Ci sono fior di studi su questo problema ed è certezza. Cos’è, volete farvi rovinare i cani (a costo di sacrificarli) ed esercitare la cinofilia venatoria per entrare nei parchi sotto mentite spoglie (cacciatori?).

  3. NINO scrive:

    Complimenti a Gianni: sei un bravo provocatore ma con scarsi argomenti peraltro argomenti che conosci solo tu.

  4. Gianni scrive:

    Nino, se non conosci questi argomenti nulla di male, ma visto che hai internet ti basta fare una semplice ricerca, no?

  5. ettore1158 scrive:

    Per quello che riguarda la possibilita’ di allenare i cani dentro i parchi io non ci vedo nulla di male(se fatto con ponderazione e giudizio),ma la cosa che mi fa star male e’ che non si possono portare i cani neanche nei finti parchi,cioe’in quelle aree tabellate e chiamate parchi sulla carta.A parte le possibili opinioni personali credo che ormai sia arrivato il punto di metter mano a questi territori(troppi)chiamati protetti(ma che protetti non sono).La strategia comincio’ circa 20 anni fa,quando dopo i numerosi ,falliti e dispendiosi referendum anticaccia voluti dai soliti noti(che oggi fortunatamente non sono piu’ tra noi,nel senso politico),i quali accorgendosi dell’inutilita’ della loro opera s’inventarono ugualmente l’abolizione della caccia tramite la sottrazione di tutto il territorio possibile e portandolo fino ai giorni nostri in maniera inimagginabile e oltre ogni limite,tant e’che ormai ci sono situazioni in cui versano alcune regioni con oltre il 60% di territorio protetto e tutte le altre con il 30% superato di tanto.Per esempio io che abito nel Lazio so per certo che il territorio protetto e’ gia al 34% e sebbene ci sia questa situazione,c’e’ qualcuno che pensa di istituire altri parchi ,in barba alla 157/92.Ora mi chiedo : e’ mai possibile che i ns.avversari (gente osservante delle leggi,spero )sapendo quale sia la situazione attuale se ne fregano altamente infischiandonese delle regole e lasciando solo a noi l’incombenza del rispetto delle stesse ? forse perche’ NOI siamo incensurati e abbiamo la fedina penale pulita? Un saluto.

  6. Gianni scrive:

    Che in Italia ci siano diversi parchi che non fanno nulla e che servono solo agli amici degli amici (anche politici di entrambi gli schieramenti, che non sono santi)per le poltrone è verissimo. Questi sono da abolire.
    Però, come al solito qui si scrive tanto ma i fatti non si fanno. I controlli fatti fare da Brunetta a due parchi del sud e a un notissimo istituto per la fauna li ho richiesti per iscritto io, che pure sono ambientalista (fino a un certo punto). Perchè non lo fate anche voi, ognuno di voi?

  7. Giacomo scrive:

    x Gianni :

    copio e incollo

    basterebbe leggere le casistiche internazionali, anche in Europa, degli incidenti che avvengono quando i cani da caccia si inoltrano in territori con presenza di lupo o orso. O vengono sbranati o disturbano la fauna protetta o, nel caso dell’orso, lo infastidiscono e alla fine scappano direttamente dal padrone, portandosi dietro un animale giustamente infuriato.

    Lo vedi che poi vieni al dunque dicendo la verità sugli Orsi e sui Lupi.

    Questo e quello a cui vanno incontro i cacciatori di beccacce in montagna e i fungaioli e pescatori di trote.

    Vedi che l’hai scritto tu che sono animali infuriati che possono uccidere i nostri cani.

    Ed hai detto la verità !

    Ecco perchè si devono togliere da mezzo tanti parchi sono anche pericolosi questi territori inutili per i cittadini oltre a toglierci la libertà di camminare tranquilli.

    Noi li mettiamo in quei tre o quattro parchi utili che faremo in tutta Italia i lupi e gli orsi e ci facciamo un bel recinto dove stanno tranquilli loro e noi che possimo girare senza fare incontri spiacevoli.

  8. Giacomo scrive:

    x Gianni :

    vorrei che ti rispondessero i vari presidenti di tutte le federazioni quelli regionali però !

    Io uno schiaffone del genere non me lo terrei !

    Gianni stai attento a non comprometterti stai sfidando le federazioni ricordalo !

  9. ettore1158 scrive:

    Sicuramente si arrivera’ tra non molto anche alla verifica delle aree protette e questo perche’oltre ad essere richiesto dai comuni cittadini(e dai cittadini che i parchi li subiscono) e’ sollecitato dalla situazione che stiamo vivendo in ITALIA.Proprio oggi stavo leggendo un giornale(e se dobbiamo proprio prendere per buono quello che scrivono i giornalisti)che riportava dello stato di poverta’ che c’e’ nel ns. paese, ebbene siamo in un paese da terzo mondo dove ci sono sacche di ricchezza per pochi e la stragrande maggioranza che sbarca il lunario non arrivando piu’ a fine mese.Questo e’ dovuto sicuramente ad una situazione quarantennale che ci andiamo portando dietro attraverso ogni tipo di governo che si e’ succeduto di ogni ceto politico e se non si invertira’ la rotta saranno guai per tutti(anche per i ricchi).Proprio per questo mi fan ben sperare che questo governo possa aprire gli occhi e iniziare ad aggiustare le cose e sopratutto le ineguaglianze iniziando cosi a prendere la mira sugli inutili sperperi che sono sotto gli occhi di tutti.Questo puo’ significare che si possa iniziare a limare tutte le situazioni strane che ci sono e che se non fatte funzionare non rendono nulla ,andando a gravare su una situazione gia’ di per se grave.Il primo segno che si puo’ dare e’ sicuramente lo STOP all’abuso dei parchi in quanto come noi tutti sappiamo, tantissimi sono inutili e servono ad altre cose e nel farlo dovremo applicare la legge(157/92),riperimetrare tutte le aree protette oltre il famoso 30% ,e riportare sotto controllo molte delle AFV ormai incontrollabili ,le quali si litigano le ultime aree cacciabili.Ecco per iniziare bastera’ per adesso fare queste piccole cose e vedere i primi risultati .Un’ ultima cosa, sto seguendo come tutti noi l’iter della modifica della 157/92 e agli ultimi emendamenti e proposte di modifica dei soliti noti,risponderei con un ddl di fiducia senza ulteriore perdita di tempo ,anche perche’ abbiamo visto chi c’e’ di fronte.Un saluto.

  10. Gianni scrive:

    Giacomo, e a me che me ne impippa delle federazioni? Che rispondano.

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