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Ripopolamenti: a ciascuno il suo

| 29 luglio 2009 | 21 Comments

Dalla consolidata realtà dell’Emilia-Romagna, dove lepri e fagiani arrivano a causare danni, fino alla selvaggia Sardegna dove ripopolare non è quasi necessario, passando per la piccola Umbria, che sembra aver imboccato la strada giusta della gestione…
Quello di gestore e custode della fauna e del territorio che la ospita è, per il cacciatore, un ruolo che si va consolidando in sempre più numerose parti d’Italia. Grazie anche agli accordi sottoscritti da alcune associazioni venatorie, in primis Federcaccia, con Protezione Civile, Vigili del fuoco e Corpo forestale dello Stato, il cacciatore italiano assume ogni giorno di più la funzione di sussidiarietà per la salvaguardia dell’ambiente dalle discariche abusive, dalla cementificazione selvaggia, dagli incendi ecc.
In tema di gestione, in questo particolare periodo dell’anno l’attenzione degli amanti di Diana è stata per la maggior parte focalizzata sulle operazioni di ripopolamento della selvaggina stanziale, tramite i quali, sia pur a scopi utilitaristici in previsione dell’apertura del prossimo settembre, i cacciatori immettono sul territorio un considerevole numero di animali di allevamento e di cattura, questi ultimi provenienti dalle Zone di ripopolamento e cattura. La speranza, inutile negarlo, è quella che i selvatici immessi si rivelino realmente tali, e che quindi riescano a colonizzare il territorio a caccia programmata garantendo pertanto, agli appassionati, un numero accettabile di incontri almeno durante il primo periodo della stagione.
Sotto questo aspetto la regione d’Italia che senza dubbio è da prendere da esempio è l’Emilia-Romagna. Qui gli animali immessi sono quasi esclusivamente selvatici doc, grazie alle numerose Zone di ripopolamento e cattura presenti su tutto il territorio. “In effetti, l’obiettivo è proprio quello di raggiungere la piena autonomia rispetto agli allevamenti, – spiega il neopresidente regionale Stefano Merighi – così da evitare inutili spese e alzare al massimo la qualità complessiva della selvaggina stanziale immessa. Questo obiettivo è stato già quasi del tutto raggiunto in alcune delle nostre province, soprattutto per quanto riguarda le lepri, ma anche per i fagiani. Continuiamo ovviamente a comprare anche selvaggina dagli allevamenti, ma devo dire con soddisfazione che in pratica su tutto il territorio regionale riusciamo ad immettere molti animali di cattura”. E i cacciatori con i cani da ferma o da seguita ne beneficiano eccome, vivendo giornate di caccia, non solo la prima mezzora dell’apertura, tanto per intendersi, davvero meritevoli di essere raccontate, non tanto per il carniere, la cui importanza è tutto sommato relativa, quanto per il numero di emozioni vissute e per gli incontri ricordati.
Del resto in Emilia la selvaggina stanziale è un vero e proprio culto, tirato su in oltre 30 anni di gestione del territorio da parte dei cacciatori, i quali ne hanno sottratto alla caccia cacciata una porzione sostanziosa per dedicarla alla produzione di selvaggina allo stato naturale. Il risultato è che oggi, addirittura, in questa regione ci sono casi di agricoltori che denunciano i danni subiti dalle proprie colture per colpa… delle lepri o dei fagiani! Roba da Eldorado della caccia alla stanziale, che non trova termini di paragone altrove.
Spostandosi di qualche centinaio di chilometri verso sud-ovest, si arriva in Sardegna. Qui, tranne qualche lancio di pernici sarde (il cui allevamento più forte, ironia della sorte, si trova in Umbria…) non esiste di fatto attività di ripopolamento. “Questo vale sia per la Regione sia per le otto Province. – dichiara il presidente regionale Franco Sciarra – Nessuno dei nostri enti locali ha un programma di ripopolamento della selvaggina stanziale”. È però chiaro che la Sardegna è una regione molto particolare, dove, come tutti sanno, l’unico gallinaceo stanziale esistente è la pernice sarda, così come tutta sarda è la lepre. “Ecco, – riprende il presidente – a proposito di lepre sarda, qui da noi non è mai stata oggetto di azioni di ripopolamento. Eppure succede che la specie, da qualche anno a questa parte, è in netto recupero, per la soddisfazione di tutti i cacciatori. In Sardegna, poi, la lepre è una delle prede più ambite dalle nostre doppiette, il che la sottopone a una pressione venatoria di gran lunga superiore a quella che devono sopportare tutte le altre specie. Eppure la nostra lepre sta molto meglio rispetto ai primi anni del 2000. Invece – prosegue Sciarra – devo dire che i dati sulla pernice sarda differiscono da zona a zona. Purtroppo il disboscamento della nostra macchia mediterranea, favorito da vari incentivi pubblici, non favorisce certo l’habitat della nostra pernice, che tra l’altro in alcune zone della Sardegna beneficia di piccole azioni di ripopolamento da parte di alcuni appassionati. Il successo riproduttivo di questa specie dipende molto dalle condizioni meteo della primavera e dell’estate. Comunque sia, credo che occorra un maggior monitoraggio sull’andamento della popolazione su tutto il territorio regionale e, sotto questo aspetto, diciamo sin da ora alle istituzioni che i federcacciatori sardi sono disponibili a dare il proprio contributo pratico”. Fino a poco tempo fa anche in Umbria i ripopolamenti erano lasciati più alla buona volontà degli appassionati che alla gestione degli Atc e delle associazioni venatorie: da qualche anno non è più così, e i risultati, con le dovute differenze tra zone e zone, cominciano ad arrivare. “Abbiamo ottenuto ottimi successi riproduttivi laddove sono stati immessi capi di selvaggina realmente selvatici, – racconta il presidente di Federcaccia Umbria Franco Di Marco – o comunque acquistati da allevamenti di qualità. Federcaccia Umbria si è fatta promotrice del nuovo Piano faunistico-venatorio regionale, in base al quale gli allevamenti di selvaggina sono stati divisi in due categorie: quelli cosiddetti da “pronta caccia”, destinati a rifornire le riserve, e quelli che magari non producono un gran numero di animali ogni anno, ma incentrano il loro lavoro sulla qualità e la rusticità dei selvatici. Sono questi ultimi gli allevamenti nostri interlocutori. Nel frattempo- prosegue – grazie alla disponibilità della Regione nella persona dell’assessore all’Ambiente Lamberto Bottini e della Commissione tutta, siamo riusciti a dar vita, sempre in base al predetto Piano faunistico-venatorio, ad una serie di zone di rispetto che si estendono fino a 200 ettari, da precludere alla caccia per un periodo non inferiore ai tre anni e non superiore ai 5. In queste zone, tramite una mirata azione di ripopolamento, gestione e controllo, sarà possibile dar vita a veri e propri piccoli polmoni dei territori, all’interno dei quali la selvaggina stanziale potrà riprodursi e la migratoria trovare rifugio per alcuni anni, dopodiché tali aree verranno nuovamente riaperte alla caccia e se ne chiuderanno delle altre, a seconda delle differenti esigenze dei territori interessati. Confidiamo molto sulle capacità delle nostre sezioni comunali, i cui protagonisti sono proprio i cacciatori: nessuno meglio di loro, a nostro avviso, conosce meglio le caratteristiche delle proprie zone di caccia e, pertanto, – conclude Di Marco – devono essere i cacciatori a responsabilizzarsi e a decidere dove intervenire”.
Insomma, questa rapida panoramica sui ripopolamenti, senza pretendere di rivelarsi esauriente, ha cercato di portare tre esempi di regioni il cui livello di avanzamento nella gestione della fauna stanziale è decisamente differente: la meravigliosa e selvaggia Sardegna, dove forse non c’è neanche bisogno di immettere selvaggina stanziale; l’Umbria che, pur tra mille difficoltà e piccoli orticelli, sta provando a decollare; la supergestita Emilia-Romagna, dove la stanziale somiglia davvero ad una piantagione di alberi da frutto, potati ogni anno da mani sapienti affinché il raccolto successivo sia sempre migliore. A ciascuna realtà le proprie problematiche e i tentativi di soluzione, che cambiano a seconda della conformazione territoriale, del clima e delle tradizioni venatorie. E anche, ultimo ma non per importanza, in relazione al livello di competenza di chi gestisce le istituzioni pubbliche locali, cui spetta decidere in materia di caccia e ambiente.
Daniele Ubaldi

http://www.mondocaccia.it

 



 

Category: Generale

Comments (21)

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  1. Mauro scrive:

    penso alla gestione della provincia di Roma e non mi resta che piangere…la destra si è fatta le riserve personali, la sinistra è assente…

  2. lucas scrive:

    Ma quali ripopolamenti..? Quei quattro (di numero) polli colorati che vengono abbandonati in una campagna inospitale e che non arrivano al giorno dopo, finendo in bocca a volpi, gatti, cani e cornacchie?
    Fino ad un paio d’anni fa pagavo anche il secondo ATC, TR3, umbria, perché confina con il mio. Ho smesso perché ormai non c’è più niente neanche lì.
    Finché non si ripristinano le condizioni ambientali, in primo luogo facendo la guerra ai nocivi, cosa volete “gestire”?
    E poi finiamola con la favola del “cacciatore protagonista”. E’ chiaro a tutti che nessuno viene coinvolto negli affari degli ATC, al di fuori della cerchia dei soliti noti.
    Non mi sembra che “la piccola Umbria sembra aver imboccato la strada giusta della gestione”, a meno che, secondo voi, non sia proprio questa la “strada giusta”…

  3. massimo fedeli scrive:

    x Mauro la sx non è assente, glie nè pò fregà di meno della caccia, gente come voi ha consegnato la regione alla sx x far dispetto alla dx, vi siete tagliati il pisello x far dispetto a chi? a voi stessi, se qualche personaggio di dx si è fatto la riserva sono affari suoi, ma almeno quando cèra Moffa e Gaggiotti in provincia di roma lanciavano pure le starne oltre a lepri e fagiani, ora con Zingaretti e marrazzo attaccatevi a sto c….

  4. ilio scrive:

    Daniele Ubaldi —Ma chi è sto tizio—– lo manda la fidc, l’arci caccia, il partito rosso, o tutte tre insieme. Guarda Urbani che stai sbagliando strada forse l’Emilia ci sarà qualcosa, ma qui in Umbria e terra bruciata specialmente l’ATC3 Ternano Orvietano. Se queste informazioni te le hanno passate i gestori Umbri e come chiedere all’oste se il vino è buono lascia stare, fai più bella figura. Prime di dire fesserie vieniti a sincerarti di persona poi riferisci, eviti di fare figure barbine dicendo che vi è selvaggina e che funzionano le ZRC. Lascia stare il potenziamento creando altri carrozzoni, non abbiamo più territorio da inibire alla caccia, e soprattutto non abbiamo personale capace di far funzionare questa zone e nemmeno gli Tac. E inutile che difendi le amministrazioni e i gestori ,sono indifendibili sin dal 92

  5. ilio scrive:

    Correzione–nemmeno gli ATC

  6. gp scrive:

    Ok, non funzionano gli ATC. Ma sapete dirmi qual’è l’alternativa? Un ritorno a prima della 157? Certo, niente tassa di € 51,65 (se va bene), libertà di movimento sul territorio nazionale. Vero, mica sarebbe poco. Onestamente la vedo dura tornare indietro. A parte questo, non mi pare che andasse meglio, c’era il medesimo deserto faunistico di oggi (in alcune zone anche di più), vera causa del calo inesorabile delle licenze. Sinceramente preferirei sentire una proposta di gestione valida in alternativa, non le solite lamentele, sport (questo si) molto amato da noi Italiani.
    Saluti, Paolo.

  7. ilio scrive:

    xPaolo———– quando c’era la 968 e la caccia era gestita dalla Regione, di selvaggine ve ne era e anche in abbondanza, specialmente quella nobile. Poi dietro pressione e con lo spauracchio della chiusura della caccia da parte delle note ass. ven. fu partorita una riforma della legge dove si alleggeriva il lavoro alle Regioni /Provincie con un introito a loro favore senza che si sporcassero le mani, si infinocchiarono i cacciatori con la prospettiva che ci sarebbe stato un grosso introito di selvaggina e il ripristino dell’ambiente che a causa della monocultura già cominciava a degradarsi portandosi dietro anche la selvaggina, si fece appello ai coltivatori facendo la parte pure a loro se avessero contribuito a spingere per l’approvazione della legge e per ultimo (ma era il primo obbiettivo) rimpinguare le casse delle ass. ven. che tutti conosciamo. La legge fece la sua comparsa (Legge 157) da quel momento nessun obbiettivo è staro raggiunto, i coltivatori stanno elemosinando i risarcimenti, i cacciatori non trovano più selvaggina, l’ambiente, il ripristino delle (famose siepi vostro cavallo di battaglia) invece di essere ripristinate sono state estirpate, le piantagioni a perdere non sono decollate, quelle piccole aree di montagna che per il contadino erano solo rimessa ma molto utili per la selvaggina sono state abbandonate sia dai contadini che dai gestori degli Atc, la stessa legge è riuscita a disgregare famiglie e amicizie che duravano da decenni e con tutta la burocrazia e clientelismo che questa legge ha portato a decimazione il popolo dei cacciatori, la parcomania è dilagata senza controllo e contro la legge senza che le ass.ven. alzassero un dito. In compenso ha riempito le casse delle Regioni/Provincie a quelle delle note ass.ven e che a loro dire gli introiti non sono sufficienti per la gestione.

    Caro Paolo sei tu che ci devi dire quali sono le alternative e i rimedi visto che stai ancora con i responsabili di tutto questo casino.

    Mi sembra che tu sia nuovo de sito, è doveroso dirti che Ilio la sua prima patente da caccia la conseguì nel lontano 1961, quando era in vigore la 968 all’età di 18 anni ma che andava con il padre quando di anni ne aveva 10 e si ricorda molto bene quei tempi e conosceva altrettanto bene molte realtà Italiane dove la selvaggina era veramente “nobile”.

    Saluti Ilio

  8. lucas scrive:

    Non c’è niente da aggiungere alla chiara panoramica fatta da Ilio.
    Qualsiasi cacciatore senza paraocchi, che ha vissuto il prima e l’adesso, sa che le cose stanno così.

  9. Matteo scrive:

    Per tutti quelli che non credono negli ATC.

    Il 9 giugno sono stato eletto Presidente di un piccolo ATC in Romagna. Sono un giovane cacciatore (vado a caccia da 10 anni)ma sono sempre stato attivo nella gestione. Ho accettato l’incarico perchè nel nostro piccolo ATC (8.900 ettari) siamo molto pochi i cacciatori che oltre ad esercitare l’attività venatoria si occupano anche di gestione. Praticamente ci rimetto dei soldi di tasca mia (non prendo nessun rimborso spese, dedico tempo gratuito a discapito del mio lavoro e della mia famiglia, uso molto frequentemente la mia auto a mie spese,…). Noi gestendo ZRC siamo auto sufficienti con le immissini di lepri (nella stagione appena passata abbiamo immesso 160 lepri di cattura), e riusciamo a catturare anche un discreto numero di fagiani da ripopolamento (circa 100 all’anno). Grazie al volontariato cei cacciatori attivi possiamo destinare le nostre risorse per le immissinoni estive (entro i primi di luglio) e negli scorsi giorni abbiamo liberato 2.500 fagiani, 1.500 pernici rosse e 1.200 starne, che grazie ad apprestamenti ed ad una discreta gestione del territorio si salvano in gran parte e quando si apre la caccia sono già abbastanza scaltri (ciò è confermato anche dagli alti numeri di abbattimenti che risultano a fine hanno dai riepiloghi dei tesserini riconsegnati). In più garantiamo tutti gli anni la copertura del 100% dei danni provocati dalla selvaggina cacciabile e destianiamo sempre un pò di fondi per il ripristino degli habitat (soprattutto per campi con colture a perdere, cioè non raccolte dove ogni tipo di animali può andare a mangiare). I cacciatori sono molto contenti (carnieri attuali erano da oltre 20 anni che non si ottenevano) ed i migratoristi hanno problemi con la legge attuale non sicuramente con l’ATC.

    Ogni volta che leggo commenti contrari agli ATC un pò mi dispiace ma mi rendo conto che in molte zone d’Italia la situazione sia piuttosto critica. Occorre gestire bene e soprattutto con trasparenza ed i risultati sono garantiti, ve lo assicuro.

    Matteo

  10. lucas scrive:

    Caro Matteo, come dicevo sopra, una decina di ATC che funzionano a livello nazionale non rendono difendibile una realtà di altri 990 che fanno tutt’altro…

  11. massimo fedeli scrive:

    Matteo sei troppo giovane io vado a caccia da 40 anni, tu sei nato con questa infame legge, non puoi capire cosa èra la caccia prima, forse in qualche atc con dirigenti seri la cosa funziona ma sono eccezzioni.

  12. massimo fedeli scrive:

    z , di troppo.

  13. Matteo scrive:

    Sono giovane ma prima mio nonno e poi mio padre mi hanno raccontato bene come ra una volta. Ripeto che sicuramente avete ragione ma che comunque qualcosa di buono penso si possa ancora fare (o forse la mia gioventù mi porta ad essere ottimista) è per questo che mi sono impegnato in prima persona (mettendoci anche la faccia) per poter ottenere ottimi risultati nel mio territorio.

    Tra l’altro sono il primo a dire che è scandaloso che esista un ATC così piccolo (8.900 ettari) come quello che presiedo e per questo sento ancora di più il dovere di fare bene.

    Comunque grazie ha quanto leggo in questo blog mi rendo conto che le cose non sono così rosee così come ho la fortuna di vivere in prima persona.

    Un saluto a tutti
    Matteo

  14. gp scrive:

    Caro Ilio, credo che tu vivessi nel paese del bengodi, io che a caccia ci vado da dopo di lei, comunque dal ’76 con licenza a 16 anni e prima col mio babbo a 7, tutta quest’abbondanza che dice non l’ho mai vista! Anzi, stando ai racconti degli anziani si sentiva dire già che non c’era più la selvaggina di un tempo già da un pò. Per prime le starne, che io non ho mai avuto il piacere di incontrarne una, che non sia stata di allevamento, te la dice lunga. Il declino è arrivato con l’abbandono della campagna e lo stravolgimento degli habitat, parlo degli anni 50/60, quindi ben prima del ’92. Il ripopolmento della provincia faceva ridere come quello di adesso o anche peggio. Lo spauracchio della chiusura della caccia arrivava dai continui attacchi dei verdi con i referendum, se ricorda bene. Il fatto che le AAVV in seguito alla 157 si fossero rimpinguate le casse non è credibile, le tessere associative si facevano anche prima! La soluzione? L’ha data il giovane Matteo, il problema stà che il 99% dei cacciatori aspettano l’apertura e basta, poi il resto del tempo lo passano al bar a lamentarsi! Le aggiungo solo questo, nei 2 mesi (febbraio, marzo)in cui si possono fare battute alla volpe, faccio fatica a trovare una guardia volontaria o abbastanza cacciatori per chiudere una zona, tutti hanno il lavoro o la famiglia, ma dal 2 settembre son tutti scapoli e in ferie! Non ho né paraocchi, sig. Lucas e non sono un ragazzino, ciò che dico fà parte del mio vissuto e non del sentito dire. Sia chiaro che non difendo la 157 e nemmeno la mia AV, che di colpe ne ha tante, ma in vita mia quando ho voluto ottenere qualcosa mi sono sempre rimboccato le mani e chiacchierato poco per risparmiare il fiato, trovando la strada sempre in salita. Se almeno un’altro 10% avesse fatto come il caro Matteo ci sarebbero tanti altri ATC che funzionano e ricordatevi che le sigle contano poco, sono le persone che le compongono che ne delineano i connotati. Vero Ilio, è da poco che sono nel sito, sono entrato per uno scambio di idee tra amici uniti dalla stessa passione, non per fare proseliti per la mia AV (adesso evito anche di nominarla)e nemmeno polemiche, però al di là delle notizie in tempo reale leggo solo lamentele e la croce addosso ai soliti noti!
    Cordiali saluti, Paolo.

  15. gp scrive:

    Caro Ilio, credo che vivessi nel paese del bengodi, io che a caccia ci vado da dopo di lei, comunque dal ’76 con licenza a 16 anni e prima ancora con il babbo all’età di 7, tutta quest’abbondanza non l’ho mai vista! Anzi, stando ai racconti degli anziani si sentiva dire che non c’era più la selvaggina di un tempo già da un pò. Per prime le starne, ed io non ho mai avuto il piacere di incontrarne una, che non sia stata di allevamento, la dice lunga. Il declino è arrivato con l’abbandono della campagna e lo stravolgimento degli habitat, parlo degli anni 50/60, quindi ben prima del ’92. Il ripopolmento della provincia faceva ridere come quello di adesso o anche peggio. Lo spauracchio della chiusura della caccia arrivava dai continui attacchi dei verdi con i referendum, se ricorda bene. Il fatto che le AAVV in seguito alla 157 si fossero rimpinguate le casse non è credibile, le tessere associative si facevano anche prima! La soluzione? L’ha data il giovane Matteo, il problema stà che il 99% dei cacciatori aspettano l’apertura e basta, poi il resto del tempo lo passano al bar a lamentarsi! Le aggiungo solo questo, nei 2 mesi (febbraio, marzo)in cui si possono fare battute alla volpe, faccio fatica a trovare una guardia volontaria o abbastanza cacciatori per chiudere una zona, tutti hanno il lavoro o la famiglia, ma dal 2 settembre son tutti scapoli e in ferie! Non ho né paraocchi, sig. Lucas e non sono un ragazzino, ciò che dico fà parte del mio vissuto e non del sentito dire. Sia chiaro che non difendo la 157 e nemmeno la mia AV, che di colpe ne ha tante, ma in vita mia quando ho voluto ottenere qualcosa mi sono sempre rimboccato le mani e chiacchierato poco per risparmiare il fiato, trovando la strada sempre in salita. Se almeno un’altro 10% avesse fatto come il caro Matteo ci sarebbero tanti altri ATC che funzionano e ricordatevi che le sigle contano poco, sono le persone che le compongono che ne delineano i connotati. Vero Ilio, è da poco che sono nel sito, sono entrato per uno scambio di idee tra amici uniti dalla stessa passione, non per fare proseliti per la mia AV (adesso evito anche di nominarla)e nemmeno polemiche, però al di là delle notizie in tempo reale leggo solo lamentele e la croce addosso ai soliti noti!
    Cordiali saluti, Paolo.

  16. gp scrive:

    Scusatemi la ripetizione, ma il computer non mi ha visualizzato il primo invio. La seconda, almeno è un pochimno più corretta.

  17. Matteo scrive:

    Grazie Paolo,
    ed anche io nella mia breve esperienza mi rivedo in tutto quello che hai scritto.

    Esiste un solo modo perchè la caccia non vada morendo:
    GESTIONE
    degli ATC, delle AAVV, del territorio e chi più ne ha più ne metta…

    Matteo

  18. ilio scrive:

    Caro Paolo ti rispondi molto presto in privato avendo il tuo indirizzo di posta elettronica.

    Caro Matteo non ti sfuggirà certamente che in questa Nazione ci sono circa 1000 Atc (non si sa perchè o forse lo si sa anche troppo bene)e datosi che in ogni atc di norma sono presenti 2 rappresentani fidc o ti clonano o non fai testo. Comunque lode a te per quello che stai facendo.

    Saluti a entrambi Ilio

  19. Matteo scrive:

    Ciao Ilio,
    il mio caso è sicuramente un’eccezione.
    Il mio consiglio è così composto:
    5 fidc
    1 liberacaccia
    3 cia
    3 coldiretti
    4 Provincia
    3 URCA
    1 Ekoclub

    I rappresentanti delle AAVV sono così ripartiti visto il numero di tesserati iscritti al nostro ATC (la stragrande maggioranza sono FIDC, c’è qualche liberacaccia, enalcaccia ha solo 8 tesserati e arcicaccia non esiste nonostante siamo in Romagna).
    Io sono stato nominato Presidente e sono un rappresentante della Provincia, il mio vice è un rappresentante dell’URCA (ass. ambientalista) e il segretario è sempre un rappresentante della Provincia (in realtà poi vice e segretario sono tesserati enal ma sono entrati con altre ass. in quanto a enal non spettava nessun rappresentante).

    Tutto questo per dirti quanto gliene frega a fidc delle cariche nel nostro ATC.

    Forse mi viene il dubbio che sia così perchè come ho scritto ieri c’è solo da rimetterci e lo facciamo solo per passione.
    Per fortuna il nostro ATC si basa sul VOLONTARIATO di tanti cacciatori.

    Saluti
    Matteo

  20. Matteo scrive:

    Grazie per la lode Ilio.

    Spero solo di fare qualcosa di buono per la caccia, mia unica grande passione, nel mio piccolo.

    Matteo

  21. gp scrive:

    Grande Matteo, ha ragione il sig. Ilio, dovremmo clonarti! Mi farebbe veramente piacere poterti contattare direttamente per uno scambio di esperienze, delle quali sono sempre assetato al fine di riversarle nel mio territorio, con gli ovvi adattamenti. In calce ti scrivo la mia mail e ti ringrazio fin da ora.
    Sig. Ilio, rimango in trepida attesa di un suo contatto.
    Saluti ed in bocca al lupo.
    paologori1960@libero.it

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