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Cervidi, uso cani da seguita

| 27 luglio 2009 | 54 Comments

Si alla caccia ai cervidi con l’uso dei cani da seguita.
Un giorno concessero la caccia nella zona di rifugio e di ripopolamento dove da anni era bandita. In quei boschi i caprioli vivevano a branchi ed era un paradiso terrestre. ….Ad un tratto si sentì un inseguimento ben noto: Alba e Franco erano partiti decisi sulla traccia buona. Simultaneamente i tre fratelli che erano alle poste, gioirono: Sentili i nostri!. Vennero giù per il sentiero attraverso il bosco. Davanti quattro caprioli: un vecchio maschio, una femmina e  due piccoli che appena segnavano le corna: dietro Alba e Franco: più dietro ancora, distanziati, tutti gli altri cani. A fondo valle, dove il sentiero si apriva in una radura che dava sulla strada, c’era Toni Muss, cacciatore anziano e, nascosto dietro ad un abete, il capo dei guardiacaccia che osservava la battuta. Muss sparò da trenta passi al vecchio becco che cadde belando sulle ginocchia. Lasciò andare gli altri. Mise il fucile in spalla, accese mezzo toscano e si avvicinò lentamente a dissanguarlo. Uscì allora da dietro la pianta il capo dei guardiacaccia ed in quel momento giunsero anche Alba e Franco….

( dal racconto di caccia”Alba e Franco” tratto dal libro “Il bosco degli urogalli” di Mario Rigoni Stern).

Caccia e Cinofilia da sempre propone:

· Limitare l’impiego dei segugi per il prelievo dei cervidi al singolo od alla coppia.
· Assegnare alla squadra i capi da abbattere determinati nel numero, nel sesso e nella classe di età.
· Zonizzare rigidamente il territorio e distribuire il prelievo per settori omogenei. In altri termini ad ogni squadra un preciso settore di caccia.
· Legittimare il capo abbattuto con l’apposizione di contrassegno inamovibile.
· Promuovere attraverso corsi e convegni la riappropriazione delle tradizioni venatorie ma con un approccio al prelievo venatorio basato su solide basi ponendo grande attenzione all’immagine del cacciatore moderno.

Tutto questo è contenuto in Alba e Franco. Basta leggerlo con lo spirito giusto e l’attenzione dovuta. Noi non abbiamo scoperto nulla di nuovo! Ci limitiamo a proporre una modalità di prelievo che, oltre ad essere assolutamente seria e corretta, fa parte della nostra tradizione. Perché disconoscerla?. In nome di chi e di che cosa quando invece c’è spazio per tutte quelle forme di caccia che pongono per l’animale cacciato il massimo rispetto!?

Ma vediamo di entrare nel merito della questione.

· Tralasciamo  le cacce francesi, la venerìe (chasse a courre) od inglesi con mute di trenta, quaranta cani in quanto non applicabili nella nostra realtà. Le tradizioni sono diverse, l’ambiente pure ed i cani sono su un altro pianeta. Per la chasse a courre e nei deer hunting si impiegano cani, di varie razze, di una potenza straordinaria basti pensare solo alle loro taglie che sono in media su i settanta centimetri al garrese con un peso medio di trentacinque chilogrammi in cani perfettamente allenati senza un filo di grasso. Sono comunque cacce che meritano di essere viste…. Molti denigratori del segugio si  limitano a leggere qualcosa e poi lo riportano come meglio pare a loro mistificando la realtà cinegetica do questa grande arte.
· Le monterias spagnole sono solo delle battute con accozzaglie di cani di ogni razza che servono per fare rumore per spingere gli animali verso una linea di postazioni. Le monterias non hanno niente a che vedere con l’arte della caccia con i cani da seguita! Sia essa esercitata in grandi o piccole mute oppure con uno o due segugi!

Cerchiamo di  affrontare uno per uno i punti maggiormente controversi quando si critica il prelievo degli ungulati con il segugio.

1.    POSSIBILI ALTERAZIONI NELLA STRUTTURA DELLA POPOLAZIONE CACCIATA. E si dice bene quando si dice possibili in quanto non stabiliti ne verificati mai anzi è dimostrato che in tuatta la Francia, in tutta la Scandinavia, in Svizzera nel Cantone del Giura, nelle Valli del Natisone ed in genere in Friuli Venezia Giulia dove si esercita questo tipo di prelievo da sempre, non si riscontra alcun tipo di destrutturazione. A tal riguardo posso produrre documentazione con dati a partire dal 1960. E’ chiaro che si caccia come indica la Pro Segugio e cioè, con uno o due segugi in territorio rigidamente zonizzato e dopo aver effettuato precisi censimenti con il segugio senza bisogno di fari od altre invenzioni moderne. E mi piace sottolineare che i censimenti anche sulle lepri andrebbero fatti con il cane da seguita, sarebbero molto più precisi e creerebbero molto meno disturbo. Voglio, inoltre, fare un’altra osservazione: ma se fosse vero che il segugio provoca queste alterazioni nella struttura delle popolazioni di ungulati come è possibile che, ad esempio, ma di esempi come questo in Italia ve ne sono a iosa, in una provincia come Siena dove si caccia il cinghiale con mute di segugi assai numerose vi sia stata un’esplosione incredibile del capriolo, si parla di trentamila caprioli!?. Sarebbe disonesto, infatti, negare che tutti questi segugi non inseguono il capriolo!. Qualcuno di loro lo rifiuta ma molti altri si lanciano in bellissimi inseguimenti, anche prolungati, eppure le popolazioni di caprioli, ma anche altri ungulati, stanno benissimo ed aumentano nonostante, e questo si che è un problema, un bracconaggio spietato. Il vero problema è sempre l’uomo, quello armato di fucile, che irresponsabilmente esercita un prelievo non autorizzato e fa ricadere poi la responsabilità di certi danni sui cani che non hanno nessuna colpa.

2.    ELEVATA PERCENTUALE DI FERITI.  A questo punto mi piacerebbe vedere i dati che hanno in possesso per fare una simile affermazione. I dati che abbiamo noi rilevati su 16 riserve per un totale di 43.000 ettari negli anni 2000, 2001 e 2002 e 2007 ci danno una percentuale di capi feriti e persi dell’1% per la caccia la capriolo e del 2% per la caccia al cinghiale (Carturan). Nella caccia di selezione con la carabina siamo al 10% il che giustifica, infatti, in questo tipo di caccia, anche il cane da sangue per l’eventuale recupero dei capi feriti. Quindi per noi nessun problema sul piano etico e minima perdita di carcasse siamo infatti, ripeto, al 1% contro il 10%. Questi sono dati confortati dai fatti e non supposizioni.

3.    ALTERAZIONE DEL COMPORTAMENTO SPAZIALE DEGLI ANIMALI CACCIATI. La nostra  proposta consiste nell’utilizzo di uno o due segugi mentre  invece gli anti segugio continuano a proporre esperienze ed esempi che non si confanno con le nostre richieste e con le nostre esigenze. Quindi fuori luogo. Comunque anche in inseguimenti prolungati fino a 20km in Inghilterra od in Francia il cervo, se non viene preso, ritorna nei sui luoghi abituali e non viene per nulla alterata la distribuzione naturale in una determinata area. I cervi più belli si trovano dove si effettua la caccia con i cani sia in Inghilterra, sia in Francia sia negli altri paesi dove si fa questo tipo di caccia ad esempio gli Stati Uniti. Qualcuno cita studio effettuato nel 1975 che ha riscontrato una diminuzione del daino in un’area della Spagna meridionale  in conseguenza delle battute con i cani ma si riferisce alle monterias per le quali ho già espresso il mio parere. Va detto che le monterias in Spagna svolgono la loro funzione di efficacissimi controllori delle popolazioni di ungulati evitando in questo modo fenomeni di sovrappopolazioni; e se può interessare, ad una mia domanda fatta agli spagnoli perché continuassero in questa forma di caccia mi hanno risposto, molto candidamente, che è l’unico mezzo valido nella loro realtà per controllare gli ungulati e che, cosa di non poco conto, le monterias fanno parte della loro più antica tradizione. E per loro le tradizioni, oltre che ad avere un preciso significato tecnico, sono sacre. Non si può, comunque, confondere l’arte della caccia con il segugio con queste monterias dove sono presenti centinaia di cani che vanno dai meticci più irriconoscibili ai cani da pastore ai podengo. O la discussione è seria oppure è meglio lasciar perdere! Anche in questo caso i daini hanno preso le loro contromisure e sono andati a strutturarsi in zone ai margini di questi territori. Ed è un dato di fatto che in Spagna nonostante le monterias e le paventate “destrutturazioni” gli ungulati sono in progressione geometrica ovunque. Alcuni esperti  riportano un altro studio effettuato in  Danimarca che riscontra la completa scomparsa del capriolo in seguito al rilascio incontrollato di cani ma ….siamo alle solite!. Si parla di cani ma non si specifica quali cani e premesso che in Danimarca non esistono segugi e non esiste la caccia con i segugi è opportuni precisare che questi erano  cani inselvatichiti quindi senza alcun controllo. Ed anche il fatto riportato del cane sfuggito al proprietario (era un Huschy) che ha fatto spaesare le due capriole in Maremma è sulla stessa linea. Non stiamo parlano di caccia con segugi ben educati dove l’inseguimento protratto non è assolutamente richiesto, perché fa solo perdere tempo, e dove, per l’appunto, il segugio deve essere ben collegato con il canettiere. Agli anti segugio segnalo loro” Verifica sperimentale dei rapporti tra capriolo e segugio” che è un’interessante studio di Perco, Semenzato e Peresin dell’Osservatorio Faunistico di Pordenone che tratta proprio di questo argomento. Qualche ben pensante vuole fare il confronto  con il lupo! Ma come si può  confrontare e paragonare l’intensità e la potenza dell’inseguimento, anche di un solo chilometro, di un branco di lupi con quello di due segugi come è il modello che proponiamo noi!?. A parte che dal punto prettamente etologico va da se che lo stress causato dal silenzioso inseguimento del lupo, anche solo psicologicamente, è imparagonabile a qualsiasi altro inseguimento di cani scagnanti o urlanti. Mentre sono d’accordo che l’effetto rilevato, anche perché l’abbiamo sperimentato noi, in tutte le aree in cui i cervidi sono cacciati con i segugi, è la loro maggiore diffidenza e la preferenza a scegliere le zone più protette. Ma questo non è un male ma bensì un bene! Risibili mi sembrano le conseguenze negative, poste dai carabinisti, solo per il fatto che l’osservazione da parte dei cittadini non cacciatori diventa più difficile! I Cittadini non cacciatori e i cacciatori di selezione cosa vogliono animali selvatici  e veri o il classico Bambi rincitrullito dai biscotti od ammaliato dalle saline in modo da divenire un facilissimo bersaglio!?.

4.    ALTERAZIONI DEL QUADRO FISIOLOGICO PER EFFETTO DELLO STRESS. Francamente come medico veterinario rimango sorpreso dalle osservazioni inerenti a questo argomento. Non c’era, infatti, bisogno, ad esempio,  di scomodare il Prof. Bateson dell’Università di Cambridge per scoprire che lo stress dovuto all’inseguimento dei cani è molto elevato. Ma lo stress nei cervi non è appannaggio solo della pratica venatoria. Lo stress interviene nelle popolazioni animali, sia domestiche che selvatiche, in varie circostanze: ricerca e conquista del cibo, eccessiva densità (sovrappopolazioni che è quello che si sta verificando in molte regioni italiane a causa di una scorretta gestione faunistica che non rispetta i piani di prelievo stabiliti con i censimenti) che aumenta la competizione biologica, alimentare, riproduttiva, territoriale tra gruppi della stessa specie e tra specie differenti, persecuzione e disturbo psicologico ad opera delle attività umane e del cosiddetto “turismo naturalistico” e potrei continuare ancora per molto. Ma che senso avrebbe? Qualcuno sostiene, ma non è sicuramente corretto,  che un 10% dei cervi inseguiti dai segugi “possono” morire per sforzo fisico e/o comunque essere soggetti a contrarre malattie, quando in realtà un cervo impegnato nella lunga stagione degli amori sopporta tranquillamente uno sforzo fisico e biologico dieci volte superiore con perdite di peso fino ad oltre ottanta kg e innumerevoli ferite ma risultando così in grado di garantire alla propria progenie vigore ed attitudine alla sopravvivenza. Alla faccia dei lupi, degli orsi, dei puma e dei…segugi!

**********

Concludendo:

a tutti noi Segugisti sta a cuore una corretta gestione della fauna selvatica. Il rispetto dell’animale cacciato, principio senza il quale la caccia non ha ragione di esistere, deve prevalere su qualsiasi egoistica e preconcetta posizione. E’ con questo spirito che chiudo questo mio intervento auspicando, lo ripeto, un incontro ed un dialogo serio che con onestà intellettuale faccia chiarezza  nel pieno rispetto delle altrui opinioni  ma anche nel rispetto di un cane, il segugio, da troppo tempo discriminato, che utilizzato correttamente non è in grado di danneggiare nessuna popolazione animale.

Il Presidente di Caccia e Cinofilia
Dr. Gian Carlo Bosio

 



 

Category: Caccia e Cinofilia

Comments (54)

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  1. caccia e cinofilia scrive:

    Il ProF. Beppe Meneguz in un convegno ha analizzato 300 caprioli investiti da autoveicoli sulle nostre strade italiane. Ebbene in questa “strage” vi era perfettamente rispettata la sex ratio ed erano presenti tutte le classi previste dalla caccia con le carabine come se fossero stati prelevati nella migliore riserva tedesca. Una precisione incredibile. Del resto la matematica e la legge dei grandi numeri non possono essere considerate opinioni.
    In tutta Europa si applica il prelievo quantitativo.
    Relativamente alle 130 caccole di lepre per notte veramente siamo all’inverosimile così come al pelletes count.
    Ma ripeto abbiate il coraggio di firmare con nome e cognome così come faccio io.
    Per i più ragionevoli: non è mia intenzione andare oltre anche perchè queste querelle non mi appassionano.
    Andiamo ad un convegno e tu Zanon non preoccuparti per noi segugisti….è da quando c’è l’uomo cacciatore che esistiamo!!!
    AD MAIORA!
    Gian Carlo Bosio

  2. ardusio scrive:

    veramente l’uomo prima cacciava da solo o al massimo con altri simili e poi dopo avere addestrato il cane (lupo) lo ha utilizzato per la caccia (magari meglio di tanti al giorno d’oggi e di questo mi deve dare atto sig. Bosio). ma trane rare eccezioni cervidi e bovidi sono di relativa recente apparizione almeno a livello venatorio. non si potrebbe continuare tutti tranquillamente a fare la propria forma di caccia senza sputare veleno e sentenze sugli altri? in friuli si cacciano questi ungulati con i segugi? bene se non vi sono problemi per la gestione si continui tranquillamente ma in altri luoghi in cui a parte nel neolitico o giù di li(perdonate la mia ignoranza storica) non si è mai cacciato i suddetti animali con il segugio non si può continuare così se non insorgono i suddetti problemi? un saluto a tutti i cacciatori.
    tidone riccardo

  3. Lynx scrive:

    Zaratin e Bosio: i dati italiani li abbiamo e parlano chiaro.
    Natisone (unica triste realtà dove cacciano i cervidi con il segugio)= deserto faunistico, densità estrememente al di sotto di quelle potenziali, popolazioni destrutturate, caprioli fisicamente scadenti, ecc, ecc.
    Allora? Di che state a parlà? Cosa volete ancora?
    Ps: Bosio finiscila con sta manfrina degli incidenti e dei dati del prof. Meneguz, ti hanno già chiuso la bocca più di una volta su questa storia. Che c’entrano i morti da incidenti con il disturbo IMMENSO dei tuoi segugi?

  4. Inva scrive:

    Gian Carlo Bosio scrive: “Il ProF. Beppe Meneguz in un convegno ha analizzato 300 caprioli investiti da autoveicoli sulle nostre strade italiane. Ebbene in questa “strage” vi era perfettamente rispettata la sex ratio ed erano presenti tutte le classi previste dalla caccia con le carabine come se fossero stati prelevati nella migliore riserva tedesca. Una precisione incredibile. Del resto la matematica e la legge dei grandi numeri non possono essere considerate opinioni.”

    300 caprioli investiti. In quanto tempo? In quale area o su quale tragitto? Da dove provengono i dati? Ma soprattutto: come si può paragonare l’incidenza di un episodio occasionale e accidentale come l’impatto con un automezzo con quella di un’attività che mira a individuare, stanare, muovere in una determinata direzione gli animali? Statisticamente parlando(quindi in connessione stretta con matematica e grandi numeri) i risultati delle due cose sono inconfrontabili

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