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UNARC scrive al Sen.Orsi

| 17 luglio 2009 | 20 Comments

unarc.jpgEgr. Senatore Franco Orsi,
mi preme rammentarLe che uno dei vari emendamenti-integrazioni alla proposta di variazione della Legge 157/92, ufficialmente avanzata dall’On. Sergio Berlato, riguarda specificatamente la Caccia con l’Arco. Anche in questo caso, l’impegno dell’On. Berlato a proporre (per la prima volta nella storia della “nostra” caccia) una giusta regolamentazione di questo antico metodo venatorio – proponendo di adeguare le necessità e gli iter formativi degli Arcieri-cacciatori italiani agli standard formativi e normativi presenti nel resto d’Europa – è senz’altro encomiabile e degno di nota.
Al momento, infatti, non esiste nessuna regolamentazione specifica che riguardi la Caccia con l’arco e chiunque, anche senza aver maturato alcuna esperienza nella gestione di arco e frecce, può recarsi in armeria, acquistare un arco ed usarlo in caccia, con gravissimi rischi per se stesso e/o nei confronti di terzi. Per questo un Arciere cacciatore DEVE essere convenientemente formato e preparato da personale qualificato.
L’On. Sergio Berlato, a tal fine, ha intelligentemente proposto di adottare, per gli arcieri-cacciatori del futuro, un metodo formativo universalmente riconosciuto come quello elaborato dalla National Bowhunter Education Foundation (NBEF) -
Questo metodo formativo rappresenta, altresì, il medesimo protocollo di formazione per arcieri-cacciatori adottato anche dalla European Bowhunter Association (EBA), importante associazione europea di Caccia con l’arco che da qualche anno è ufficialmente impegnata in un Progetto importante e ambizioso che ha permesso la stesura di un protocollo europeo per la formazione dei futuri di arcieri cacciatori attraverso un metodo formativo unificato – a livello europeo, appunto – come quello proposto da Sergio Berlato attraverso la sua proposta di variazione alla L. 157 che, come tutti sappiamo, ha raccolto ben oltre 843.000 firme di sostegno nel mondo venatorio italiano. Brevemente, e per concretezza, elenco di seguito i punti che la maggior parte degli arcieri-cacciatori italiani ritengono fondamentali nell’ambito di una corretta proposta di variazione alla Legge 157/92, come proposti dall’europarlamentare Sergio Berlato, sul modello della specifica legislazione francese:

1)    Attrezzatura da caccia

Arco: carico minimo 50 libbre,  oppure arco in grado di scagliare a 200 metri una freccia di massa non inferiore a 30 grammi. Il riferimento alla potenza dell’arco (in libbre) deve risultare leggibile sul flettente inferiore di ogni arco usato in caccia;

Freccia: massa totale non inferiore ai 30 grammi munita di lama o lame di sezione di taglio non inferiore a 160 mm., con massa non inferiore ai 4,5 grammi.
Punta di freccia
NON sono ammesse lame a geometria variabile o ad apertura all’impatto.

2)   Abbigliamento

È fatto obbligo al cacciatore con l’arco di indossare cappello e giubbetto con o senza maniche di colore arancione al di sopra della mimetizzazione tradizionale. Il giubbetto arancione può essere “spezzato” da linee di colore scuro purché dette aree non superino il 60% della superficie totale del giubbetto.

3)   Requisiti

Per poter cacciare con l’arco, il cacciatore in possesso della regolare licenza di caccia deve aver frequentato il corso NBEF e possedere il regolare attestato che testimonia la frequenza del corso di 16 ore e il superamento del relativo esame.

4)   Forme e tempi di caccia consentite:

Il cacciatore con l’arco può esercitare la caccia, nel rispetto delle norme vigenti, nei mesi previsti dal calendario venatorio.
È consentita la caccia in forma di girata.
E’ consentita la caccia in forma singola o da appostamento

Aggiungo inoltre che, come già previsto in altre nazioni europee e almeno per quanto concerne la caccia al cinghiale, al cacciatore con l’arco – in considerazione del bassissimo impatto ambientale esercitato da questa specifica attività venatoria – potrebbe essere consentito di usufruire di un particolare calendario venatorio, che preveda di anticipare di un mese l’apertura della caccia a questo ungulato.

Grazie per l’attenzione,
Giovanni Maio

Category: UNARC

Comments (20)

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  1. Caudio scrive:

    Qualche altra restrizione no?

  2. SERGIO BERLATO scrive:

    Caro Presidente Maio,
    leggendo con attenzione il documento firmato congiuntamente da FIDC, CONFAVI,ENAL,ANLC e AUU, troverà un esplicito accenno alla necessità di regolamentare la caccia con l’arco.
    Il riferimento al PDL 1104 è fin troppo esplicito.
    Cordialità.

  3. henri scrive:

    HomeBlitz dei gruppi speciali, arrestato
    l’anziano che ha ucciso il militare
    E’ stato preso poco dopo le tre di questa mattina, dopo un blitz del Gruppo di intervento speciale dei carabinieri, Battista Zanellato, il pensionato di 84 anni che ieri ha sparato col fucile al tenente colonnello dei carabinieri Valerio Gildoni uccidendolo. L’anziano, al momento dell’irruzione, teneva l’arma ancora in mano con il colpo in canna.
    18/07/2009e-mailprint
    A
    I carabinieri circondano la casa di Battista ZanellatoBosco di Nanto. E’ stato preso poco dopo le tre di questa mattina, dopo un blitz del Gruppo di intervento speciale dei carabinieri, Battista Zanellato, il pensionato di 84 anni che ieri ha ucciso con un colpo di fucile il tenente colonnello dei carabinieri Valerio Gildoni a Bosco di Nanto, nel Vicentino. L’uomo, dopo aver sparato, si era barricato in casa: i carabinieri del Gis, venuti da Livorno, sono riusciti a stanarlo dopo otto ore. Ora si trova in ospedale, dove è piantonato in stato di arresto: sta bene. I carabinieri hanno provato a portarlo fuori, ma senza risultato: così c’è stato il blitz.

    Quando è stato bloccato l’anziano aveva ancora in mano il fucile con il colpo in canna. Sono tre i colpi che ha sparato in tutto: il primo quando una pattuglia della stazione di Camisano Vicentino, allertata dal figlio dell’uomo, è arrivata a casa. Il secondo ha colpito alla testa e ucciso l’ufficiale, arrivato quando i carabinieri hanno chiamato la centrale per avere rinforzi: il pensionato ha sparato all’improvviso, dopo un tentativo di trattativa, appena ha visto comparire il militare. Il terzo colpo l’ha sparato contro una luce, prima che arrivasse il Gis. Battista Zanellato aveva cominciato da qualche giorno a dare segni di confusione, come ha raccontato il figlio: aveva terrore dei ladri e delle aggressioni, litigava con i figli e li minacciava.

    Secondo qualcuno l’anziano non si era mai ripreso dalla morte della moglie. Proprio il figlio, preoccupato per le sue condizioni, ieri era andato a casa del padre per fargli visita: ma l’anziano non aveva aperto la porta, portandolo a chiamare i carabinieri. Il pensionato alla vista dei militari ha sparato con un fucile da caccia, per poi chiudersi in casa per ore. «Eravamo fianco a fianco» ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Vicenza Giovanni Sarno a Sky Tg24, ricordando il tenente colonnello ucciso. «E’ stata una giornata dura per l’Arma, abbiamo perso un collega, un collaboratore, un professionista serio e una persona perbene» ha aggiunto.

    Ed ora tanti saluti alla modifica della 157.

  4. Gianni scrive:

    Io la caccia con l’arco la vieterei, altro che. Se si deve cacciare, si usi un fucile.

    Si dice che la caccia con l’arco sia più naturale, che l’arciere scende in campo in modo diverso, che i carnieri siano ridotti e così via. La verità è che un colpo di fucile uccide, anche per shock, all’istante o subito dopo. Se l’animale non è colpito gravemente e fugge può guarire.
    Con la freccia mai. Una freccia, per quanto l’arco sia potente, se non colpisce esattamente in un punto vitale (e spesso neppure così) non è subito letale. Solo che un animale colpito da una freccia morirà sempre, magari dopo giorni e giorni se non viene trovato. E’ una vera barbarie, perchè l’animale soffre terribilmente e a lungo.
    Nei documentari si vede l’animale crollare, ma quanti altri non lo fanno e non vengono fatti vedere? Ho letto cronache di caccia scritte da arcieri (al cinghiale, puma, orsi e così via) e tutti hanno ammesso che la freccia raramente uccide sul colpo. Immaginate cosa significhi per l’animale. Anche il re cacciatore Assurbanipal andava a caccia dei leoni con l’arco, ma andate a vedere i reperti e nelle raffigurazioni contate quante frecce ha dentro di sè il leone.
    Che non stia scrivendo fesserie è provato anche da ciò che riporta il sito http://www.cacciaepassione.altervista.org/caccia%20con%20l'arco.htm

    “Le reazioni degli animali”

    “L’animale colpito da una freccia, a differenza del colpo di carabina, ha una reazione assolutamente “normale” … e cioè fugge senza mostrare particolari reazioni al corpo”

    (insomma, non se ne accorge neppure secondo loro, niente dolore, tranquillo come una pasqua)

    “E’ questo l’effetto letale della freccia che non ha assolutamente “shocking power” ma ha un’altissima percentuale di “killing power”

    (come scrivevo io)

    “Gli animali colpiti all’intestino hanno spesso sete e si dirigono verso l’acqua. Gli animali colpiti al cuore possono proseguire per distanze incredibilmente lunghe e mostrare poche perdite di sangue. Le nostre prede hanno spessi di grasso sulla schiena e sull’addome. Ciò può chiudere le ferite evitando unagiusta perdita di sangue e rendendo difficile il tracciamento ”

    (ossia è facile perderli e quindi lasciarli agonizzare a lungo)

    “Non cominciamo a cercare animali feriti all’intestino prima di 6-8 ore… se il colpo è stato fatto in tarda serata attendiamo sino al mattino per tracciare…”

    (E intanto l’animale soffre terribilmente. Agonia e barbarie allo stato puro. Perchè questi arcieri cacciatori non provano a piantarsi una freccia in una gamba e poi aspettano 12 ore prima di andare in ospedale? Così provano che significa. Solo che questi animali magari sono colpiti al ventre – terribili dolori – e non hanno ospedali).

    Ora, io credo che nessun cacciatore goda dello strazio della sua preda. Va bene cacciare ma senza crudeltà inutili. Chi di voi ferirebbe un animale e starebbe una giornata a vederlo soffrire? Sono certo: NESSUNO.

    Meglio una fucilata, l’animale muore subito e se si salva può guarire. Con una freccia che si muove dentro il corpo appena la preda si muore lo strazio è continuo.

    Io non mi vergogno di parlare con voi cacciatori, ed è anche un piacere, ma mi vergognerei di avere rapporti con simili persone a cui del dolore dell’animale non gli frega nulla.

    La caccia col fucile non è da vietare, quella con l’arco assolutamente sì.

  5. massimo fedeli scrive:

    henri, cosa centra?

  6. Gianni scrive:

    Quello del carabiniere ucciso è un atto di follia che poteva capitare a tutti. Non c’entra nulla con i cacciatori, la caccia e la riforma 157.

  7. vincenzo scrive:

    Gianni ora scateni un putiferio!!Io da cacciatore di “fucile”concordo con la tua analisi anche se non sempre con il fucile capita che l’animale ci rimane “secco” e non soffra,pero’hai ragione nel dire che il colpo se ben indirizzato….con l’arco le cose sono ben diverse lo sappiamo tutti, ma la mia coerenza di cacciatore e quello che è riportato sulla destra di questo sito :”Tutte le cacce hanno pari dignità e meritano pari rispetto”,non posso condannarla,anche perchè onestamente stare sdraiati a 250metri con un ottica e sparare ad un animale e farti il cosidetto “Cul..”per avvicinarti senza farti scoprire per tirare la freccia non so se “eticamente”parlando cosa sia piu’ corretto,concordi??

  8. Fiore scrive:

    @ Gianni,

    più facile che guarsca da una ferita da freccia che da una ferita da piombo, secondo me, se poi si vuole valutare la sofferenza dopo il colpo penso che vada valutato ogni singolo caso, entrambe le armi quando feriscono e non uccidono sul colpo sicuramente causano sofferenza e ha sentire chi s’è beccato quache pallino addosso, brucia maledettamente.

  9. Fiore scrive:

    Credo e penso da profano che la caccia con l’arco si svolga principalmente all’aspetto, magari sopra una pianta non troppo alta vicino a qualche pozza o a qualche viottolo di transito di ungulati, almeno io farei così.

  10. Giacomo scrive:

    Certo che bisogna rispettare anche le altre cacce ! Ma secondo me Gianni non ha tutti i torti.

    Credo che comunque bisognerebbe fare delle prove per perfezionare l’arma se quelle di adesso non sono adeguate.

    Bisognerebbe vedere se effettivamente con un colpo di freccia se l’animale puo essere ucciso all’istante.

    Altrimenti un’arciere dovrebbe tenere obbligatoriamente un cane da traccia o da sangue non so bene come si chiama, per rintracciare il selvatico. Io così la vedo.

  11. Grazie, On. Berlato!
    Lei è il primo (e fin’ora l’unico) politico italiano che ha il merito di essersi accorto che anche la Caccia con l’arco è, di fatto, una realtà (in crescita) sul nostro territorio nazionale e che, come avviene da tempo nel resto d’Europa, è ora che anche questo antico metodo venatorio venga giustamente regolamentato.
    Il suo impegno e la sua sensibilità, dimostrata anche verso il mondo della Caccia con l’arco, rappresenta un momento importante e una fase cruciale, o addirittura storica, per la maggior parte dei cacciatori-arcieri italiani.
    E dunque, nuovamente grazie!!

    Giovanni Maio

  12. Per Giacomo:

    “…Altrimenti un’arciere dovrebbe tenere obbligatoriamente un cane da traccia o da sangue non so bene come si chiama, per rintracciare il selvatico. Io così la vedo.”

    Concordo con le tue indicazioni.

    Giovanni Maio
    http://www.unarc.it

  13. Sololasipe scrive:

    Henri,
    hai fatto la sparata dell’uccello del malaugurio!!!! ….tutta la disgrazia minuto per minuto…! Grattiamoci!

  14. Sololasipe scrive:

    Se esiste una cosa che infastidisca ogni persona che abbia un minimo bagaglio di cultura, è l’uso improprio di termini stranieri da parte di ignoranti che credono,in questo modo, di essere “trendy”…!
    Renato Carosone lo intuì tanti anni fa!

  15. Simone scrive:

    Si capisce perfettamente che il Sig. Gianni ne sa pochino di tiro con l’arco. Oggi esistono archi con potenza di 70 libbre che fanno danni al pari di un proiettile. Se uno ferisce con l’arco lo puó fare anche col fucile. Io ho appena concluso un corso per affrontare l’esame per la licenza di caccia (che ovviamente é per tutti uguale anche se andró a caccia con l’arco)dove ho sentito di tutto dai colleghi cacciatori col fucile (intendo barbarie..) quindi non facciamo falsa filosofia. Lo “stile” di caccia con l’arco é l’avvicinarsi piú possibile alla preda senza farsi sentire, é mettersi alla pari con le prede, é l’essere sicuri di uccidere non di ferire. L’arciere non tira frecce tanto per tirare! Per farlo ci sono i campi di tiro.

    Simone

  16. Sono molti i cacciatori che non hanno nè esperienza diretta, nè conoscenza, rispetto alla antica disciplina della Caccia con l’arco; per questo è comprensibile una certa forma di “diffidenza” verso questo modello venatorio che è stato praticato per millenni da tutte le popolazioni del mondo.
    In realtà, le statistiche e gli studi scientifici sulla Caccia con l’arco, effettuati negli Stati Uniti, ma anche in Danimarca, Svezia, Francia e, non ultimi, anche in Italia, hanno dimostrato chiaramente quanto sia più alta l’incidenza degli animali feriti da arma da fuoco e non recuperati, rispetto alla selvaggina colpita da un proiettile/freccia.
    Del resto, questo spiega perchè in alcune provincie italiane (come Siena ed altre) arco e frecce sono ammesse perfino fra le attrezzature utilizzabili per operazioni di sele-controllo.
    Ora l’importante è regolamentare anche questa forma di caccia; poi dovremo essere noi arcieri a rispettare i migliori principii etici e culturali per farci conoscere e stimare da tutti gli altri amici cacciatori, sia che essi preferiscano utilizzare una doppietta, una carabina superaccessoriata o un falco da caccia.

    Giovanni Maio
    http://www.unarc.it

  17. Gianni scrive:

    Per Simone

    Il fatto che chi caccia con l’arco debba avere particolari e notevolissime capacità (anche sintonia con il modo di pensare, di agire e reagire della preda) è certo. Sul fatto che gli archi attuali abbiano le potenzialità di un fucile (“shocking power”)invece non sono d’accordo, visto che questo è ammesso tranquillamente dalle stesse associazioni arcieristiche.

    Quello che scrive Giacomo, avvalorato da Arcierecacciatore, credo sia la via giusta. Un cane da traccia da usare obbligatoriamente sarebbe il metodo giusto per raggiungere prima la preda ferita e limitarne il dolore.

    Sull’efficacia delle frecce e degli archi ho qualche esperienza diretta, in quanto ho realizzato un documentario scientifico sull’efficacia delle frecce d’arco e verrettoni di balestre nel medioevo, con tiri su vari bersagli, incluse armature. Ho fatto fare test scientifici con arco italiano ricurvo, arco lungo inglese e arco composito mongolo (da 50 a 90 libbre, quindi il libbraggio di un odierno compound) nonchè con balestre manesche e da posta (da 120 a 270 libbre), con misurazione di velocità e range di penetrazione. Per la cronaca, checchè se ne dica, solo la balestra da 270 ha perforato l’armatura (1,5 mm) e solo per un centimetro e mezzo. Le stesse armature venivano perforate già con le rozze armi da fuoco dell’epoca, tanto che alla fine le armature non furono più usate.
    La caratteristica della freccia non è la potenza ma la lunghezza e il tipo di punta da caccia, che non è estraibile e quindi porta sempre l’animale alla morte, ma dopo o molto dopo l’impatto (tranne nel caso di un tiro perfetto, cosa rara).

    Saluti.

  18. Per Gianni:

    sono certo che non vorrai portare il discorso sul terreno antipatico di Caccia con l’arco SI, Caccia con l’arco NO, perchè questo vorrebb significare limitare o impedire anche altre antiche forme di caccia, come quella effettuata con il falco o la caccia alla volpe praticata secondo la tradizione anglosassone.
    Il discorso, in realtà, è un altro: è chiaro che un arco, anche della massima potenza, non avrà mai il potere di arresto (Shokkyng Kyllyng)di una carabina; proprio per questo è necessario intervenire sulla FORMAZIONE dell’arciere, che, oltre alla tecnica arcieristica, deve imparare a rispettare i più basilari principii etici ed a cercare SEMPRE quel famoso “Tiro perfetto” al quale hai accennato anche tu.
    L’assetto mentale dell’arciere-cacciatore DEVE essere curato in maniera specifica e particolareggiata e non è per nulla assimilabile a quello di chi impugna una carabina. Te lo immagini un cinghiale che se ne vada in giro per i boschi con una vistosa freccia colorata infilata nelle natiche? L’arciere DEVE imparare a conoscere il suo strumento di caccia, ma anche le sue vere potenzialità; DEVE imparare a rinunziare (al tiro) più di quanto non sia disposto a farlo chi impugna un arma da fuoco; DEVE essere selezionato sulla base della sua preparazione tecnica, ma anche e soprattutto culturale ed etica e… tante altre cose ancora.
    E’ per questo che plaudo alla proposta di Sergio Berlato, che ha saputo cogliere l’importanza di sottoporre gli arcieri-cacciatori ad un necessario e specifico percorso formativo tecnico, culturale ed etico.

    P.S.
    Ricordo a quanti volessero approfondire l’argomento “Caccia con l’arco”, che è possibile ottenere ulteriori notizie e informazioni relative al mondo della Caccia con l’arco collegandosi al sito http://www.unarc.it

    Grazie perl’attenzione,
    Giovanni Maio

  19. Gianni scrive:

    Giusto il discorso che fai tu, come hai capito a me non importa che arma si usi, quanto che l’animale non soffra più del dovuto.
    Ho svariati libri del genere, ma in uno in particolare un pellerossa racconta una sua esperienza (’800), quando era a caccia d orsi con un altro. Scoccò una freccia ma disse all’altro pellerossa di non tirare la sua in quanto inutile. Non terminò la frase che l’orso era a terra, morto. Una sola freccia al cuore, morte istantanea. Quello è un tiro perfetto. Non voglio dire che tutti debbano riuscire a fare così, ma cercare di avvicinarsi sempre a tale obiettivo. Altrimenti di rinunciare al tiro, come dici tu. Tuttavia, l’essere dotati di un cane da traccia sarebbe comunque meglio, visto che di Guglielmo Tell e Robin Hood non ne vedo tanti in giro.

  20. Credimi, ci sono in giro arcieri che farebbero veramente arrossire sia Guglielmo Tell che Robin Hood, ma… indubbiamente, in caccia un buon cane da traccia fa la differenza!!

    Giovanni Maio
    http://www.unarc.it

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