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Uomini e scimpanzé

| 23 maggio 2009 | 4 Comments

Ieri Maurizio Costanzo, oggi la Luciana, al secolo Littizzetto, domani Vittoria Brambilla ministro della Repubblica e….chissà: fra qualche settimana perfino il Cardinale Emmanuel Milingo -da radio Zambia- si metterà a parlar male della caccia, vivadiana!
Prendendo spunto dalla passione che ammalia da secoli gli Uomini dei Boschi, c’ è chi arriva perfino a proporre idee malsane definendo l’ esistenza dell’ uomo come un fastidioso, insignificante incidente nella storia della Terra. Sto parlando di un libercolo capitatomi fra le mani in questi giorni, mentre aspettavo il mio turno dal dentista. Non ne voglio ricordare a bella posta l’ autore: rischierei di essere ricordato a mia volta.
In esso si filosofeggia gratuitamente sul significato e sul ruolo della razza umana e della sua presenza, concludendo che, tutto sommato, l’ esistenza dell’ uomo è un piccolo incidente destinato a non lasciare tracce nella vita del pianeta. Al contrario degli animali, che devono (o dovrebbero) rappresentare di per sé la quintessenza dell’ evoluzione in un gioco senza fine il cui risultato finale è la loro sopravvivenza; come dire: mangiare e non essere mangiati…. E in tal  modo anche la caccia praticata ancor oggi dall’ uomo viene criticata come un esercizio del tutto inutile e diseducativo: e te pareva!

Ognuno è libero di pensarla come crede, e qui mi confermo -senza tanta originalità ma con piena convinzione- che, pur non condividendo nulla di quel che dice l’ estemporaneo autore del libercolo, sono disposto a soffrire affinché possa continuare a dirlo. Tuttavia, affermare la libertà di pensiero e di parola di tutti, significherebbe condividere quel che dice qualunque pallino con la passione dello scrivere, ed io personalmente non condivido nemmeno in piccola parte l’ opinione di chi ritiene che la presenza dell’ umanità sulla terra sia qualcosa di fastidioso e di irrilevante, un penoso errore della natura del quale sarebbe stato meglio fare a meno. Di questa affermazione ne potrei condividere, entusiasticamente, la parte incidentale che si riferisce al predetto “pallino” autore dell’ affermazione, ma non certo il resto, giacché gli antichi insegnavano che ciò che non viene percepito, di fatto, non esiste; ergo, le cose inanimate esistono solamente in quanto percepite da qualcuno che possa ricostruirne a sua volta l’ esistenza nella propria ragione. E la ragione è una peculiarità dell’ uomo; naturalmente con le dovute eccezioni, ad alcune delle quali ho appena fatto cenno.

E’ del tutto evidente, invero, che chi pensa a sé come un incidente, un marchiano errore della natura, non può che avere uno spiccato complesso di inadeguatezza: non sa se, dove vive e….neppure perché. Boh!

L’ uomo è una specie fra le tante, forse più fastidiosa perché attiva, con i suoi difetti, le sue pulsioni, le sue aspirazioni; l’ uomo, continua lo scrittore bislacco, non è altri che un primate meno agile e meno forte. E allora….meglio un macaco o uno scimpanzé! Con buona pace dell’ autore del libercolo, letto in fretta e furia in attesa della tortura annunciata e resa terribilmente pragmatica da un molare birichino….

Ci fosse un solo soggetto politico, vecchio o nuovo che sia, che intenda prendere sul serio le nostre difese, adesso che siamo in odore di elezioni, mannaggia i cani! e chi lo fa esponendosi in prima persona (troppo pochi, mannaggia ancora i cani!) è già, politicamente parlando, impegnato con “altri schieramenti”. E allora? Siamo ancora soli? Ci dobbiamo affidare anche sta’ volta a chi “vorrebbe, ma non può?”, tirato per la giacca com’ è dal proprio partito? Guardate i miei continui appelli alla mobilitazione fisica da spalmare su Roma: nessun battito di tamburo, nessuna speranza, nessuna bandiera si  increspa al vento composito del rinnovamento….
Si rimanda ancora; si rimanda tutto. Ma soprattutto, su questo argomento, si tace.

Se pure noi siamo animali come gli altri abitatori di questo mondo, pur se più fastidiosi perché più attivi e, se così non fosse, perché andiamo a caccia, a pesca e facciamo all’ amore anche senza cercare la procreazione, perché dobbiamo essere  paragonati in negativo a uno scimpanzé? E’ colpa di quest’ ultimo o è colpa nostra?

Sergio Gunnella 

Category: Generale

Comments (4)

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  1. Giacomo scrive:

    Se gli scimpanzè conoscessero i soldi farebbero a gara per fare i presidenti di alcune AAVV e dei partiti.
    Per adesso quello che si possono prendere sono le banane ! Ma sono sicuro che sulla terra se rimanessero solo le banane come cibo il primo a farli fuori ( gli scimpamzè ) sarebbe proprio lo scrittore bislacco, è una legge naturale che lui non conosce perchè passando la vita in città solo a scrivere ha perso i sensi umani compreso quello !!?? E per questo dice che siamo di passaggio ! Lui evidentemente è già passato, ora si sente un verme e per come la pensa va sul sicuro. Sempre in sintonia con radio bosco. Un cordiale saluto

  2. francescorm scrive:

    Purtroppo per l’autore del libercolo io sono cattolico ed ho una visione molto ma molto diversa dell’uomo e dell’umanità. Pur con tutti i difetti,compresa la cattiveria e l’ingratitudine,credo profondamente all’utilità dell’uomo sulla terra. Un’utilità tra l’altro che spesso riesce a mettere in evidenza un’altro grande male dell’umanità: L’IMBECILLITA.

    La saluto Sig Gunnela, leggo sempre con passione le sue profonde riflessioni.

  3. francescorm scrive:

    Copio incollo-scasate l’errore

    Purtroppo per l’autore del libercolo io sono cattolico ed ho una visione molto ma molto diversa dell’uomo e dell’umanità. Pur con tutti i difetti,compresa la cattiveria e l’ingratitudine,credo profondamente all’utilità dell’uomo sulla terra. Un’utilità tra l’altro che spesso riesce a mettere in evidenza un’altro grande male dell’umanità: L’IMBECILLITA.

    La saluto Sig Gunnela, leggo sempre con passione le sue profonde riflessioni.

  4. grifonenero scrive:

    Guarda io ti do ragione dalla prima all’ultima lettera.

    Ma in tutta sincerità mi sono un po’ stufato di questi tuoi sermoni che infatti sono sempre i meno letti qui dentro.

    Dai retta a me invece di farti leggere da 600 di noi, che ti danno ragione, prova a scrivere, ma soprattutto a farti pubblicare in qualche rubrica di lettere di qualche quotidiano a tiratura nazionale.

    Il risultato sarebbe già ottimo se solo UNO tra i tanti non cacciatori italiani leggesse le tue, le nostre giuste ragioni.

    Io l’ho fatto e credo di aver servito la caccia italina meglio che tanti applausi conmpiacenti di che sai la pensa come te.

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