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Umbria, indennizzo danni cinghiali

| 23 maggio 2009 | 2 Comments

cinghiale21.jpgUMBRIA: GIUNTA ADOTTA LEGGE PER INDENNIZZO DANNI DI CINGHIALI
(ASCA) – Perugia, 23 mag – La Giunta regionale dell’Umbria ha adottato la nuova legge sugli indennizzi per i danni dei cinghiali all’agricoltura (”Norme per l’attuazione del fondo regionale per la prevenzione e l’indennizzo dei danni arrecati alla produzione agricola dalla fauna selvatica e inselvatichita e dall’attivita’ venatoria”) che abroga la norma precedente (legge 23, dell’agosto ’96) e sara’ ora trasmessa al Consiglio regionale per la discussione e approvazione definitiva. Il testo si propone una diversa gestione della fauna selvatica, puntando sul contenimento e la prevenzione dei danni alle coltivazioni, piuttosto che sull’indennizzo a posteriori. L’intento – e’ detto in una nota dell’assessorato alla caccia della Regione – e’ quello di fronteggiare, in sede legislativa, i notevoli cambiamenti intervenuti negli ultimi anni. L’obiettivo prioritario non e’ quello di incrementare i fondi per gli indennizzi, ma quello di sviluppare le forme di prevenzione, corrispondendo in questo modo alle esigenze piu’ volte segnalate dalle associazioni agricole. Sul piano del risarcimento dei danni, e’ comunque riconosciuto il diritto all’indennizzo integrale e non piu’ percentuale con l’eliminazione della franchigia, anche se questo obiettivo sara’ raggiunto con una progressione di tre anni: 75% per il 2009, 85% per il 2010, 100% dal 2011 in poi (attualmente, nel territorio libero, il rimborso ”copre” al massimo il 70% del danno riconosciuto).

L’attivita’ venatoria si dovra’ svolgere sulla base di piani annuali di gestione, che devono prevedere ben definite quote di abbattimento, cercando cosi’ di limitare il numero dei capi di fauna selvatica a livelli ”sopportabili” dall’ambiente e dall’agricoltura. Le Comunita’ Montane, in qualita’ di enti gestori dei Parchi, portanno stipulare accordi con le Province o gli Ambiti Territoriali di Caccia, per l’attuazione degli interventi di contenimento programmati. Il testo della nuvoa legge era stato discusso dalla Consulta faunistico venatoria, per arrivare alla convergenza delle esigenze del mondo agricolo e di quello venatorio; comunque potra’ essere ulteriormente migliorato in Commissione o in Consiglio regionale.

red/mac/ss

(Asca)
http://www.asca.it

Category: Umbria

Comments (2)

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  1. massimo fedeli scrive:

    siamo in italia, chi conosce prende rimborsi, gli altri smadonnano come i miei parenti sull’appennino, i cinghiali in quelle zone si rifugiano sempre nel parco dei sibillini, ai voglia a corrergli dietro, chi produce nel parco è indennizzato gli altri fuori dal parco sattaccano è tirano forte, poi quelle zone sono vastissime per trovare le rimesse ci vogliono ore, poi una volta trovate ci vogliono 50 60 cacciatori per le poste, le punte dei cinghiali si spostano velocemente, e a volte bisogna spostarsi e inseguirli con le auto, lassù i ginghiali hanno distrutto le starne, le cove di quaglia, si salvano solo le cotorne sulle cime rocciose.

  2. Mario Bartoccini scrive:

    Il problema resta e la gravità è la clientela e lo scambio di voti e favori che si sono consolidati “sulle carni” dei cinghiali.

    Potremmo dire che si sta codificando in senso stretto la politica perversa che VUOLE un cacciatore contro l’altro.

    Pochi “furbi”, detti anche camaleonti, si spartiscono “altane”, capezzagne, “argette” e posti comodi in ATC, al solo scopo di spartirsi gratuitamente la carne di cinghiale.

    Altri “furbi”, che arganizzano assemblee di “cacciatori non cinghialisti”, puntano decisamente e soltanto alla carne di cinghiale “libera e non regolamentata”.

    E’ triste! E’ demoralizzante assistere alla guerra contro “il cinghiale”, mentre la vera, seria gestione è lontana, e gli stessi incosistenti danni, sono gonfiati come il rospo della favola.

    Noi lottiamo da tanti anni ormai e decisamente solitari, allo scopo di investire direttamente la REGIONE DELL’UMBRIA nella liquidazione dei danni arreccati dalla fauna selvatica ed inselvatichita, alle produzioni agricole e zootecniche.

    E’ assurdo che tanta ricchezza che si è consolidata allo stato naturale, nutrendosi per l’80% di produzioni spontanee, è considerata alla stregua di una sventura.

    Noi crediamo invece che i veri sventurati sono i “cinghialisti” più fiduciosi, che non trovando altra selvaggina, si “aggregano” per solo spirito di libertà.

    La strada è chiara: far finire i cinghiali, così come hanno fatto con lepri, minilepri, fagiani, starne, pernici.

    La caccia del domani? Forse “mazzette” sugli animali di voliera e recinto.
    Mario Bartoccini – Club “Le Torri”.

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