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L’intelligenza dei corvidi

| 11 maggio 2009 | 70 Comments

cornacchia_grigia.bmpAltro che cervello da gallina. Gli uccelli sono più intelligenti di quel che si pensi. In particolare il gruppo dei corvidi ha sbalordito gli scienziati con straordinarie prove di memoria, l’impiego di complessi ragionamenti sociali e una notevole attitudine per fare e usare strumenti. A tessere le loro lodi è lo scienziato Christopher Bird, un nome un destino, del dipartimento di Zoologia dell’università di Cambridge, sulla Bbc, secondo cui «i corvidi sono allo stesso livello di intelligenza dei primati». In questo gruppo di volatili ci sono, tra gli altri, i corvi, le cornacchie, i corvi imperiali, le taccole, le ghiandaie e le gazze. Parte della loro intelligenza è legata alla vita sociale, dove è fondamentale essere intelligenti abbastanza da riconoscere gli individui per formare alleanze e tessere relazioni.
Molti corvidi inoltre immagazzinano cibo per consumarlo più avanti, specialmente negli inverni freddi, quando le risorse sono scarse. Se si sentono osservati, come le ghiandaie dei boschi, fanno finta di nascondere il cibo con il becco nella terra, creando dei falsi nascondigli. Inoltre, come le gazze, hanno passato l’esame dello specchio, cioè sanno che quella che vedono riflessa è la loro immagine, quindi hanno una parziale coscienza di se stessi. Finora, solo poche specie di primati hanno superato questo test, oltre a elefanti e delfini. Quanto a costruire e usare strumenti sono bravi se non meglio dei primati, come gli scimpanzè. Molto abile è il corvo della Nuova Caledonia, che costruisce strumenti con rami per pescare delle larve. «La cosa strana è che questi animali – conclude lo zoologo – non hanno l’area del cervello dell’intelligenza cognitiva, la neocorteccia, come i mammiferi. Ma ne hanno un’ altra, il nidopallio, che svolge lo stesso compito».

Category: Cultura, Curiosità

Comments (70)

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  1. giannirm2 scrive:

    Caro Gianni le cornacchie a caccia aperta le abbattiamo, chiunque di noi ne abbatte qualcuna durante la stagione, ma si tratta di episodi che si concentrano sopratutto all’apertura della caccia, poi si diradano per vari motivi, primo fra tutti l’intelligenza del volatile, secondo che si rifugiano nei parchi, zone vietate alla caccia e nei centri abitati, quindi impossibile contrastarli se non cè la volontà politica di farlo.
    Intanto adesso ce lo scempio dei nidacei di cardellino e verdone, se vedi un corvide che entra in un cipresso o un pino è per quello, se vedi un merlo che grida insistentemente svolazzando di cespuglio in cespuglio, cè un corvide che ha trovato il nido, hai visto più quelle colonie di passeri che sugli alberi facevano quelle palle di nidi, troppi corvidi.
    Se non cè la consapevolezza da parte ambientalista che queste cose vanno risolte nel modo giusto chi ci rimetterà sarà sempre la biodiversità.
    Sono d’accordo nel cacciarli a caccia aperta, ma si deve anche dar modo di cacciarli nei loro rifugi, cè chi di noi ha fatto il corso per l’art 37, lo si faccia.

  2. Gianni scrive:

    Non posso che darvi ragione, in questo. Lo stesso problema (e difficoltà) si verificava e si verifica in Africa con i babbuini, troppo intelligenti per farsi avvicinare dai cacciatori (hanno vedette, riconoscono a distanza la differenza fra un fucile e un bastone). Dopo averne ucciso uno, gli altri si tenevano a distanza. Nelle farm si arrivò, visti i danni dati dai babbuini, a cacciarli con mute di grossi cani, che trovandosi davanti a branchi numerosi di queste scimmie decisamente pericolose finivano massacrati. Alla fine si arrivò a una semplice soluzione: non sparare più ai leopardi, i loro atavici predatori. Da noi, per i corvidi, i grandi rapaci. Nella proposta di riforma delle 157 c’è, se non mi sbaglio, l’attuazione di controlli più incisivi per le cornacchie. Vedrete che quell’articolo passerà.

  3. Giusti Giacomo scrive:

    Ma Gianni
    Noi ai rapaci non gli abbiamo mai sparato come hanno fatto nelle farm ai leopardi in Africa!

  4. Gianni scrive:

    Non è proprio così, un tempo erano considerati nocivi e gli si sparava. Tuttavia, il calo dell’epoca è attribuibile anche ad altri fattori come il DDT che causava la rottura delle uova. E’ un fatto che ora si vedono molti rapaci, soprattutto grazie alla protezione che, appunto, un tempo non c’era. Il fatto che ci siano comunque moltissimi corvidi significa che mancano ancora determinati grandi rapaci come il pellegrino, il gufo reale e l’astore. Tuttavia, dato che non è fattibile avere le aquile, altro predatore specifico, nei pressi delle città, è necessario l’abbattimento (più incisivo)dei corvidi da parte dei cacciatori.

  5. Peppe scrive:

    X Gianni

    Ohoo ora ho capito perchè ti piacciono le cornacchie.
    Per il resto la dieta che desidero proporgli è in 22 L.R, credo sia sufficiente a sbarazzarmi delle sopravvissute!
    Per le gabbie…. è vero Funzionano benissimo soprattutto se dentro ci metti degli scarti di carne.

  6. BEN scrive:

    La cosa più assurda è che dove vivo io, di cornacchie ce ne hanno liberate diverse, nella speranza che mangiassero le uova dei piccioni in città, ma il risultato è stato l’opposto, si sono spostate in campagna, invadendola tipo peste bubbonica!!! e se vai a sentire il mio amico che ha il Bar nella Piazza centrale, i piccioni eppure malati, gliela fanno sulle sedie e mi pregava di fare un raid e farne fuori un centinaio… ed in più ora la campagna (dove abito io..) ha il problema del brancone di gracchi grigi…. .

  7. Gianni scrive:

    Ben, quella di introdurre specie animali alla carlona è uno sbaglio antico. Fra la prima e la seconda guerra mondiale il governo italiano importò e liberò nel Lazio le manguste per eliminare le vipere. Risultato, le manguste si misero a predare fagiani, lepri ecc. senza badare alle vipere. Si dovette cercare di eliminarle tutte ma qualcuna, chissà, potrebbe ancora essere in giro (riproduzione).

  8. Sololasipe scrive:

    Oh Gianni!Non avrai mica frequentato l’Università di licia colò e maurizio costanzo?(il minuscolo è d’obbligo) Il mio istinto e le mie esperienze di caccia, maturate attraverso mezzo mondo, in zone impervie e decisamente pericolose, mi segnalano che il tuo sia un apprendimento etologico da seduto su di una poltrona davanti ad un documentario della “National Geografic Magazine” Vorrei sbagliare…ma non ci riesco!

  9. Gianni scrive:

    Sbagli Sololasipe, cerca su internet Giovanni Todaro, pantera, bracconaggio ecc. e troverai qualcosa. L’ultima ricerca l’ho fatta nel deserto fra Egitto e Libia (200 km. a sudovest di Siwa), scarpinando, dove ho trovato un’area dove vive il lupo arabo nonostante i biologi internazionali lo ritenesseo non presente. I tuoi compari per sfottermi mi chiamano Tarzan.

  10. Peppe scrive:

    Sbagli Sololasipe, cerca su internet Giovanni Todaro, pantera, bracconaggio ecc. e troverai qualcosa. L’ultima ricerca l’ho fatta nel deserto fra Egitto e Libia (200 km. a sudovest di Siwa), scarpinando, dove ho trovato un’area dove vive il lupo arabo nonostante i biologi internazionali lo ritenesseo non presente. I tuoi compari per sfottermi mi chiamano Tarzan.

    ****

    Come se dice a Roma…. A’ Tarzan facce ride!

  11. Peppe scrive:

    Di deserti ne ho visti alcuni anche io, nel 2004 in Iraq e nel 2008 in Afganistan, ma di liane…. neppure l’ombra!
    Anche nel 1998 in Angola di liane non ce ne stavano.
    Al massimo si trovavano qua e la vecchie mine dimenticate li per caso da governi comunistoidi. Ma facendo attenzione e avvicinadosi felinamente qualcuna sono riuscita a dissotterrarla.
    Te saluto Tarzan del tevere

  12. Sololasipe scrive:

    x Gianni
    La differenza che c’è ,fra te e me,è che io ho faticato attraversando,parte in auto e parte con le scarpe,la via del deserto che si attraversa andando da Bengasi a Sabrata ma con il fucile ed il resto del corredo che ogni cacciatore possiede ma che,ahimè,tu non puoi conoscere..anche se l’immagini!Andammo quella volta,anni orsono,a caccia di gazzelle nane e tortore…Bei ricordi ! Ma,non sei stato molto chiaro,hai trovato l’area o il lupo?

  13. Gianni scrive:

    In Irak e Afghanistan certo di liane non ce ne sono, in Angola sì, naturalmente in aria. Guardavi sempre in basso per le mine? Visto che tu mi chiami simpaticamente Tarzan del Tevere, non ti offenderai se ti dico – a proposito del dissotterrare mine – che o sei stato un artificiere, e allora mi tolgo tanto di cappello, oppure che sei stato o sei un fesso, perchè io ho visto veramente le mine e ho visto cosa fanno. Dimmi, sei stato artificiere o sei stato un fesso a cui è andata bene? Perchè in questo caso sarei io a ridere di te e in questo caso a ragione.

  14. Gianni scrive:

    Beh, Sololasipe, la tua dev’essere stata una bella esperienza. Hai dormito nel deserto? Lo fanno anche lì l’arak, il liquore di datteri?
    Sì, il “lupo egiziano” l’ho trovato, pochi, e ho parlato anche con i pastori che là lo conoscono bene. Lo chiamano lupo egiziano o “dib” mentre per il mondo scientifico – per alcuni – è il canis lupus lupaster. In realtà il nome giusto è canis aureus lupaster, essendo solo una specie di sciacallo dorato più grande degli altri. Ne rimangono al massimo una cinquantina (ma chi lo sa, il deserto è grande e, appunto, deserto)

  15. Sololasipe scrive:

    Allora dovrei ricordarti che questo è un blog per cacciatori e non per sminatori! Se hai fatto quel lavoro,lo avrai fatto perchè retribuito da qualcuno e ,se è vero,sei stato fortunato a poterlo raccontare,però…non fartene un vanto!E…dici fesso a me?

  16. Gianni scrive:

    Sololasipe, ma è tanto difficile leggere? Leggiti i post precedenti, era Peppe che diceva che le dossotterrava e a lui chiedevo se aveva fatto l’artificiere… Quanta pazienza ci vuole, eh?

  17. Peppe scrive:

    In Irak e Afghanistan certo di liane non ce ne sono, in Angola sì, naturalmente in aria. Guardavi sempre in basso per le mine? Visto che tu mi chiami simpaticamente Tarzan del Tevere, non ti offenderai se ti dico – a proposito del dissotterrare mine – che o sei stato un artificiere, e allora mi tolgo tanto di cappello, oppure che sei stato o sei un fesso, perchè io ho visto veramente le mine e ho visto cosa fanno. Dimmi, sei stato artificiere o sei stato un fesso a cui è andata bene? Perchè in questo caso sarei io a ridere di te e in questo caso a ragione.

    *****

    No, sono solo un fesso. Che ha scelto nel lontano 1986 di fare il corso incursori della marina e che iniziando con la missione Golfo 2 oggi si sta godendo qualche mese di riposo dopo essere rientrato dal golfo di Aden dove sono stato a fare amicizia con capitan Sparrow.
    Ho girato posti che hanno dell’inverosimile e le liane le ho viste nel 1994 nel corso della missione Ippocampo in Rwanda.
    Ora caro tarzan ti lascio alla tua intelligenza protezionistica e torno a sparare alle cornacchiacce che mi stanno davvero sulle scatole.

  18. Gianni scrive:

    Allora, Peppe, mi tolgo tanto di cappello (seriamente) per quello che hai fatto e che stai facendo. Gente come te rendono grande l’Italia e gli italiani. E ancora una volta parlo seriamente.

  19. Ezio scrive:

    Caro Peppe, ce ne sono di “fessi” in questo Paese…. ;-)

    Onore a te e a ….”loro”! ;-)
    Ezio.

  20. Renzo scrive:

    Peppe…..grazie !
    Renzo

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