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Sentieri: intervista Zaia

| 29 dicembre 2008 | 169 Comments

Sentieri di Caccia - Nov. 2008La parola a Luca Zaia, ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali
a cura della redazione di Sentieri di Caccia – Novembre 2008
Nominato ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali l’8 maggio scorso, Luca Zaia ha manifestato subito una particolare sensibilità alle tematiche venatorie. A questo proposito gli abbiamo rivolto alcune domande, proprio in questo momento di fermento e di possibili cambiamenti per quanto riguarda l’esercizio della caccia nel nostro Paese.

Abbiamo saputo che la sua simpatia nei confronti del mondo venatorio le ha creato qualche problema con il mondo ambientalista più estremo. Può dirci quali sono le sue opinioni e le sue esperienze in questo senso?
“Quando ero presidente della Provincia di Treviso, alcune decisioni prese dalla giunta furono violentemente contestate da alcuni gruppi animalisti. Il confronto delle idee, anche discordanti, è il cuore di una democrazia, ma non comprende o giustifica gli atti vandalici che invece commisero alcune di queste persone. La mia auto fu danneggiata con l’acido. Per far ascoltare le proprie idee e ragioni non è utile e necessario arrivare a questo”.

Franco Timo, presidente Federcaccia, ha ribadito in diverse occasioni ufficiali come la caccia sia ormai indissolubilmente legata al concetto di gestione del territorio e comporti il necessario coinvolgimento di cacciatori, agricoltori e ambientalisti. In merito alle proposte di revisione della legge 157/92, oggi sul tavolo dei dibattiti istituzionali, Timo ha sottolineato proprio come esse siano un possibile sbocco di concertazione fra tutte le categorie coinvolte e non debbano costituire una conseguenza di spinte endogene prive di raccordo con le esigenze di tutti. A che punto siamo con l’auspicabile concertazione tra le parti?
“Il ministero delle Politiche Agricole, in questa stagione di riforme, sta svolgendo un ruolo estremamente importante di raccordo e concertazione fra le parti. Il nostro lavoro punta,  nel più breve tempo possibile, alla stesura di un unico Disegno di Legge che raccolga le indicazioni delle parti interessate – cacciatori, agricoltori e ambientalisti – riunite in un tavolo tecnico.
“Il punto di riferimento sarà la Legge 157/92 che, ricordo, ha come fine la tutela e la gestione del territorio. Io credo fermamente in una forte sinergia tra il mondo venatorio, agricolo e ambientalista, e mi auguro che queste realtà riescano a fare ognuna la propria parte nella costruzione o nel mantenimento di un ambiente sano, le cui risorse siano gestite adeguatamente tenendo conto delle diverse sensibilità, culture e tradizioni”.

Come tutti sappiamo, è un ambiente sano e ben gestito a produrre selvaggina di qualità e quindi una caccia di qualità. Come si può coniugare l’esigenza professionale ed economica degli agricoltori con quella prevalentemente ludica dei cacciatori?
“Sono molte le aziende agricole che in questi anni hanno deciso di diversificare la loro attività offrendo cura del territorio e selvaggina di qualità, in sinergia con il mondo della caccia. Sono convinto che questa sia la strada giusta da percorrere.
“Ma c’è di più. Credo sia riduttivo pensare alla produzione della selvaggina limitando il campo alla stanziale. Questa fase va superata, pensando anche alla migratoria. Un territorio ben gestito rappresenta, anche per la fauna migratoria, un favorevole luogo di sosta. E questo è importante non solo dal punto di vista biologico e venatorio, ma anche da quello economico. Pochi giorni fa, durante una cena alla quale erano presenti alcuni cacciatori di beccacce, si discuteva, ad esempio, di quanto sia importante la gestione del bosco per lo svernamento di questo selvatico. Ecco, la mia idea di gestione globale si riconosce in questo concetto di territorio agro-silvo-pastorale, custodito e gestito nel suo insieme”.

Che cosa ne pensa delle colture a perdere a favore della fauna?
“Alla base di una corretta gestione della fauna deve sempre esserci una particolare attenzione per la qualità del territorio. Gli animali selvatici hanno bisogno, per la loro sopravvivenza, di un habitat compatibile che, pur differenziandosi per specie, si riconosce in un comune denominatore: la varietà. Penso, ad esempio, al nostro paesaggio collinare che, fino a qualche anno fa, ospitava in quantità diverse specie di galliformi.
“Le colture a perdere possono essere utili, ma la vera sfida è quella di riconquistare il territorio rurale per riportarlo ai passati splendori. Quello sarà il prologo al ritorno della selvaggina di qualità”.

Parliamo di Zcs e Zps. Ha recentemente dichiarato di avere avuto modo di confrontarsi con il ministro dell’Ambiente Stefania Prestigiacomo sulle questioni legate alla modifica al decreto 258 (del 17/11/2007), che stabilisce i criteri minimi uniformi per la definizione di misure di conservazione relative alle Zone Speciali di Conservazione e alle Zone di Protezione Speciale. Che cosa è emerso da questo confronto?
“Questo tema, che ho avuto modo di affrontare insieme alla collega Prestigiacomo, coinvolge anche l’Unione Europea.  Stiamo lavorando, in accordo con i titolari del ministero dell’Ambiente, delle Politiche Comunitarie e con il dipartimento degli Affari Regionali, per rispondere univocamente alle richieste del mondo venatorio e agricolo, riguardo le modifiche al decreto 258 del 17/11/2007″.

La modifica, o meglio, l’aggiornamento della legge 157/92 è argomento spinoso e attuale. Considerando che in molte sue parti tale legge non è stata ancora applicata, il suo impianto è stato definito più che mai attuale da alcuni dei principali esponenti dell’associazionismo venatorio e dai più qualificati rappresentanti del mondo scientifico. Questi hanno altresì evidenziato con forza la necessità di un impegno ad adeguarlo ai nuovi obiettivi da raggiungere in virtù delle mutate condizioni dell’ambiente e dello status della fauna selvatica nel nostro Paese. Ciò soprattutto riguardo la crescita esponenziale e la diffusione degli ungulati, che ha aperto nuove opportunità venatorie e introdotto conseguenti modelli gestionali (caccia di selezione) universalmente giudicati sostenibili e scientificamente validi. La 157, in virtù del suo “anno di nascita”, è deficitaria in questo senso. Come pensa che andrebbe corretta nell’interesse dell’ambiente e di questa preziosa risorsa che sono, appunto, gli ungulati?
“Il problema legato alla crescita esponenziale degli ungulati deve essere affrontato e risolto, ma senza perdere di vista alcune differenze. Se parliamo, infatti, della specie cinghiale, dobbiamo considerare la difficile situazione che si è creata, in particolare nel centro Italia, dove migliaia di ettari a coltura, spesso di qualità, in ogni stagione sono messe a rischio dalla voracità di questi animali selvatici. In alcuni casi si potrebbe parlare di vere e proprie invasioni ed è quindi imprescindibile il coinvolgimento dei cacciatori come elementi di “controllo” di quel tipo di fauna.
“La sovrapposizione di regolamenti regionali, provinciali o comunali, non è efficace, come sarebbe invece un regolamento nazionale al quale tutte le regioni possano fare riferimento adattandolo, senza stravolgerlo, alle proprie peculiarità. Per questo sto pensando di istituire un tavolo tecnico presso il Ministero.
“Per quanto riguarda cervidi e bovidi, non posso che plaudire al lavoro svolto in questi anni dalle associazioni specializzate e garantire tutta la mia collaborazione per contribuire a migliorare quanto di buono è stato fatto fino ad oggi”.

Il “teatrino” delle deroghe ogni anno apre il sipario con l’avvicinarsi di una nuova stagione venatoria. Non ritiene che sarebbe più opportuno, invece di spendere tempo e denaro dietro ai vari ricorsi amministrativi e infrazioni UE, lavorare per il reinserimento di alcune specie di migratori, il cui status di conservazione è favorevole, nella lista delle specie cacciabili, investendo così tempo, attenzione e denaro nell’ottimale gestione faunistico-venatoria dei territori nazionali?
“E’ ciò che stiamo facendo. Ho attivato gli uffici competenti del Ministero per ottenere, in tempi ragionevoli, l’inserimento dello storno nell’elenco delle specie cacciabili. Spero che questo possa essere il primo passo verso un ritorno a una valutazione serena ed equilibrata delle richieste del mondo venatorio che, sono convinto, sia il primo a essere interessato alla conservazione della fauna selvatica”.

Chi è Luca Zaia
Luca Zaia nasce 40 anni fa a Bibano, vicino a Conegliano, in provincia di Treviso. Si diploma nel 1987 alla scuola enologica “G.B. Cerletti” di Conegliano. Nel 1993 si laurea all’università di Udine, in scienze della produzione animale. Frequenta, inoltre, il corso I.F.A. (Istituto di Formazione Assicurativa) alla C.C.I.A.A. e il corso per manager del professor Mario Unnia. Affianca allo studio universitario diverse esperienze lavorative arrivando a rivestire ruoli dirigenziali in aziende private.
È eletto, nel 1993, a 25 anni, nelle file della Lega Nord Liga Veneta come consigliere comunale di Godega di Sant’Urbano. Nel 1995 è consigliere provinciale e assessore all’Agricoltura. Nel 1998 diventa presidente della Provincia di Treviso. E’ il presidente di Provincia più giovane d’Italia. Nel 2002 viene riconfermato presidente di una giunta monocolore.
Durante la sua presidenza ha avviato un processo di applicazione di management privato a un ente pubblico. Ha poi voluto introdurre nei bilanci provinciali la cosiddetta “finanza creativa”: swap e rating. Prima conseguenza la quotazione della Provincia di Treviso sui mercati internazionali. Da rilevare l’acquisto dell’ex ospedale psichiatrico S. Artemio, che diverrà la nuova sede della Provincia e comporterà un’importante opera di redistribuzione della logistica istituzionale e viaria, alla quale vanno aggiunti i 67 ettari di terreno in cui è immersa la struttura che si trasformeranno in Ecoparco. Il Piano Strategico della Provincia di Treviso ha coinvolto le più importanti città d’Europa (Barcellona, Francoforte, Lione, Stoccolma, Glasgow, Valencia, Siviglia). L’importante progetto di programmazione ha saputo mettere in rete tutti gli interlocutori strategici. Il progetto pilota nazionale ed europeo di sicurezza stradale, il progetto rotatorie e la messa in sicurezza della viabilità sono stati importanti per la messa in sicurezza del traffico. La sua profonda fiducia nel grande potenziale turistico della Marca lo ha convinto a investire energie nello sviluppo di questo settore, puntando sul Piano Territoriale del Turismo con un vero e proprio progetto di marketing. L’impegno è stato ricompensato con il boom di turisti conosciuto dalla Marca negli ultimi anni e perseguito tramite la promozione di prodotti tipici della Marca e la valorizzazione degli agriturismi. Sempre in primo piano l’interesse per la salvaguardia delle tradizioni, della cultura e della lingua, l’attenzione per il futuro della propria Comunità, che si concretizza anche nella realizzazione di istituti scolastici e nell’istituzione e promozione di corsi di formazione. È anche ideatore dello Sportello Agricolo Informativo Provinciale; promotore della costituzione del Consorzio di Tutela del Radicchio di Treviso e Castelfranco Veneto; sostenitore di iniziative a favore dell’olivicoltura e della castanicoltura. Ha attivato iniziative per il lancio della scuola enologica di Conegliano ed è fautore del corso di laurea in Enologia, il primo in Italia. In questi anni ha rivestito anche l’incarico di Presidente dell’Urpv (Unione Regionale delle Province del Veneto). E’ stato vicepresidente della Giunta Regionale del Veneto dal giugno 2005 fino al maggio del 2008, con deleghe alle politiche del Turismo, alle politiche dell’Agricoltura e Zootecnia, al piano di sviluppo rurale, al programma comunitario Leader, all’economia e sviluppo montano, alle attività promozionali e commercio estero, all’identità veneta e alla promozione integrata.

Category: Generale, Leggi/Politica

Comments (169)

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  1. Baghy scrive:

    Caro Ezio

    Sarà pur vero quello che dici sulla minoranza ma ricordati che lo strumento per mandarli a casa ce l’hanno in mano i socicacciatori, prova a pensare cosa. Ciao Baghy

  2. ezio scrive:

    Caro Bachy che ti devo dire….che sono 15 (QUINDICI) anni che mi faccio sangue amaro??!!

    Prima con i politici/gestori ora con i cacciatori/gestori … ma l’alba di un nuovo giorno non si vede. Ed io ho la netta sensazione che le batterie (mie) stiano per finire…
    Qualcosina si è ottenuto per carità!!
    Ma sempre con una fatica, una fatica….

    Mi sa che la va a pochi e mando tutto e tutti a quel paese e di nuovo solo caccia…poca, tanta, bella o brutta ma almeno non “inquinata” da pensieri e problemi creati da chi invece di semplificare la vita ai suoi simili ed intendere il proprio ruolo come di “servizio” fa l’esatto opposto.

    Il tutto nel nome di un “bene” generale che si stenta a quantificare e vedere…

    Ciao e passa una buona festa.
    Ezio.

  3. renzo scrive:

    Caro Ezio ,mi sa che uno che sta seduto sulla sedia per 12 anni non usa le Parker ma i bulloni con dadi autofilettanti… e pasta bloccafiletti( quella rossa= forte presa )
    Fattelo dire da uno che di bulloni se ne intende
    Per toglierlo da quella “scomoda ” posizione ci vuole almeno un etto del famoso C4.
    Mi sa che siete messi maluccio…
    EZIO FOR PRESIDENT…. anche se non è abbronzato ( ma bello si )
    Ciao ragazzacci

  4. renzo scrive:

    Caro Ezio ,mi sa che uno che sta seduto sulla sedia per 12 anni ,non usa le parker ma i bulloni con dadi autofilettanti e pasta bloccafiletti ( quella rossa di forte presa)
    E te lo dice uno che di bulloni se ne intende

    Per toglierlo da quella ” scomoda ” posizione ci vorrebbe l’esplosivo

    EZIO FOR PRESIDENT ,anche se non è abbronzato…. ( ma bello si )
    Ciao ragazzacci

  5. Baghy scrive:

    Faccio parte anch’io del comitato direttivo e anche se siamo in minoranza ci facciamo valere lo stesso, intanto è tutto messo a verbale e le decisioni che vengono prese contro gli interessi dei cacciatori vengono rese pubbliche, non sarà certo mollando tutto caro Ezio che ci farà onore anche perchè è ciò che vogliono i nostri detrattori. una grande epifania anche a te e famiglia, ciao Baghy

  6. Giacomo Cretti scrive:

    Però, come vedete é sempre una guerra tra poveri…cacciatori.
    Cioé fatta la Legge gabbato lu’ santo!
    Io credo che per quanto si possa lavorare sul piano dell’etica e della correttezza, ci sarà sempre qualcuno che troverà l’escamotage per agirare la norma e farsi i fatti suoi…ed in questo caso non stiamo parlando di ambientalisti.
    Siamo un esercito che, per cultura, procede in ordine sparso
    Buona befana a tutti
    Giacomo

  7. Giacomo scrive:

    Ma vorrei dire : perché non incominciamo a dire e a capire che cosa significa – parco- e perchè deve essere fatto ?
    Parco sta a significare : zona più o meno estesa di un territorio nazionale, tutelata da apposite leggi che mirano alla conservazione del patrimonio floristico e faunistico. Allora per quanto riguarda la flora da proteggere io credo che se in quel determinato luogo non esiste una flora rara o in via di estinzione penso sia inutile fare un parco.
    Per fare un esempio per quello che voglio dire : io posso capire che in Calabria si possa fare un parco dove esiste il pino loricato che è una specie di pino rara se non ricordo male e allora va bene il parco utilizzando questo suolo anche per la protezione della fauna. Ma non credo che in tutta Italia siano sorti parchi a iosa solo perché c’era flora rara da proteggere e da incrementare. Credo che questo sia uno dei motivi per cui si potrebbe già annullare parte di territorio che non corrisponde a questo requisito. Per quanto riguarda la fauna credo che il discorso sia molto più semplice. A cosa serve proteggere la selvaggina su tutto l’appennino Italiano se in ogni regione tutte le specie animali sono in abbondanza. Fare un parco dove esiste selvaggina rara per incrementarla secondo me ben venga il parco la motivazione è legittima, ma quale altra motivazione c’è oltre a queste due per istituire un parco ? Mah…! Qualcuno lo può dire ? Io non ne ho idea. Certo che un parco ci costa un sacco di quattrini ed il governo si lamenta perché non ne abbiamo, e per giunta quando si sente dire che nonostante i sovvenzionamenti quel terreno non è ben gestito, allora meglio toglierli da mezzo e questi soldi investirli solo per migliorare i boschi , le alte pianure, la pastorizia e gli allevamenti ovini in montagna, visto che i parchi attuali hanno preso tutte zone montuose, la carne ci costa un sacco di soldi, e la dobbiamo importare anche dall’estero, oltre al fatto che quel suolo si riapre alla caccia. Io così la vedo ma mi posso anche sbagliare. Un saluto agli uomini di bosco.

  8. Baghy scrive:

    Non credo ci sia guerra tra poveri …. cacciatori ma finchè ci sono vari componenti dei direttivi accumunati da tavoli di portatori di interessi o associazioni che si defilano dagli accordi intrapresi riguardanti le modifiche alla 157/92 è logico sia sempre più difficile portare a casa quello che la stragrande maggioranza dei cacciatori si aspetta. Baghy

  9. ezio scrive:

    X Giacomo
    Non vorrei dire un’eresia ma mi pare che nell’astigiano ci sia un parco che è stato fatto per proteggere le conchiglie preistoriche che si trovano in quel terreno (!!!)…naturalmente la caccia è vietata … Si vede che prima i cacciatori sparavano ai molluschi storici ;-) anzi :-(

    X Baghy
    Sono pienamente d’accordo con te e ho sempre combattuto su vari fronti, non ultimo quello professionale, ovviamente con le mie modeste energie ed ancor più modeste qualità, affinché ci fosse maggior giustizia e credendo che l’onore e la rispettabilità fossero le prime cose di cui tener conto.
    Da quello che mi dici mi pare che anche tu abbia fatto lo stesso.
    Non ti è mai parso però di dare soprattutto….fastidio…piuttosto che essere apprezzato VERAMENTE e non solo a PAROLE ed A PACCHE SULLE SPALLE per le azioni intraprese??…mah…

    Per Giacomo Cretti
    Forse e dico forse la caratteristica di cui parli è del nostro Popolo e non soltanto dei cacciatori.
    Per il discorso “farsi del male da soli”, ti dirò soltanto che nell’ormai lontano 1993, un allora giovane ed insignificante presidente Federcaccia di prima nomina e di un piccolo paesiello di collina, illustrando in un’assemblea l’esposto che aveva fatto DA SOLO alla Magistratura, chiedendo ai Giudici di verificare la regolarità dell’acquisto di lepri dall’Est Europa pagate dalla Provincia oltre 250 mila lire l’una (!!), approfittava della circostanza per ribadire come la CONFLITTUALITÀ’ e DISUNIONE dei cacciatori provocasse danni al loro “mondo” ben maggiore di quelli provocati dai loro VERI NEMICI.
    Non ci fu una sillaba di replica ma sarebbe stato bello avere una Telecamera per immortalare i volti dei presenti… ;-)

    Ad oggi, comunque, il pellegrino in questione ha lasciato Federcaccia ma è rimasto insignificante visto che tutto ciò che non fa parte della predetta associazione è MI-NO-RAN-ZA assoluta e vale per quello che conta, come i numeri intendo. Poi le sue idee (del pellegrino…) in campo venatorio, che si possono riassumere nello slogan di Daniele “Tutte le cacce hanno pari dignità e meritano pari rispetto” sono rimaste delle gran belle parole, NON tenute in considerazione, in pratica, da alcuno…. Tutti troppo impegnati a difendere il proprio orticello ad ogni costo, trascurando e sottovalutando, per far ciò, l’azione incalzante e CONTINUA dei VERI NEMICI DELLA CACCIA.

    Ciao.
    Ezio.

  10. Giacomo scrive:

    x Ezio :
    Caro Ezio io prima di andarmene cercherei di fare andar via loro.Ma cosi per sport… Senza farti sangue amaro. Un saluto da Giacomo

  11. ezio scrive:

    Per Baghy
    So che mi perdonerai perché forse mi stimi almeno un po’ ma è su cosa vuole veramente quella che tu chiami “stragrande maggioranza” che io nutro dei forti dubbi…

    Per Giacomo
    Se ti dovessi raccontare quello che /ho abbiamo fatto (in pochissimi comunque…) negli ultimi 12 anni nei riguardi dell’atc e da sempre contro chi (TUTTI SENZA TIMORE REVERENZIALE PER ALCUNO….)ci denigra o ci insulta con l’incompetenza (brutta bestia questa e altamente sottovalutata dai più…)
    sono convinto che rimarresti a bocca aperta. Altro che sangue amaro!!! Non ho ancora fatto lo sciopero della fame perché mi ricorda i “Radicali” ;-) per il resto… di tutto di più!!

    Come ho già scritto, ero convinto che il potere assoluto riguardasse certe organizzazioni segrete o chi comanda i regimi totalitari, ora mi sono convinto che è invece una caratteristica dei presidenti di ATC e della loro maggioranza.

    Dico e ribadisco che mi pare che nessuno si renda conto bene di cosa rappresenti Federcaccia in questo Paese. Nel male ma anche nel bene per la carità di Dio!!
    Qui da noi è sufficiente che ti sposti di 30 km e cambi ATC per vedere gestioni a cui prostrarsi in adorazione ;-)
    E son Federcaccia anche quelli…. Non per nulla amici miei ;-)

    Perciò …..

    Ciao. Ezio.

  12. Baghy scrive:

    Beh, credo che le quasi 850.000 firme dicano pur qualcosa caro Ezio, per quanto riguarda le energie spese non nascondo che il mazzo l’ho fatto pure io ma mi pare che adesso il vento stia cambiando e se ne siano resi conto anche i più riottosi, tempo al tempo che il bello deve ancora avvenire. Ciao Baghy

  13. fiore scrive:

    a fare in c..o la maggioranza se questa si dimostra incompetente

  14. ezio scrive:

    Tu vivi in Veneto caro Baghy, cioè su un altro “pianeta” confronto a me….

  15. Baghy scrive:

    Caro Ezio,

    In Veneto non è sempre stato cosi., ricordo gli anni ottanta quando ero iscritto all’Anuu Migratoristi ed andavo tutti gli anni all’assemblea generale di Bergamo, in Lombardia allora cacciavano 5 giornate la settimana e noi guardavamo, non ti dico la rabbia ma poi le cose hanno preso una piega diversa con l’arrivo di dirigentiseri e preparati come Sergio Berlato, Elena Donazzan e Maria Cristina Caretta. Comunque vienimi a trovare alla fiera di Vicenza dal 21 al 23 Febbraio cosi avremo modo di parlarne più dettagliatamente. Ciao Baghy

  16. ezio scrive:

    Me lo sono scritto sul calendario…fusse che fusse ;-)

  17. ettore1158 scrive:

    Buonasera a tutti,volevo dire la mia su quello che riguarda la storia infinita degli pseudo-parchi o aree chiamate protette.Considerato che ad oggi sembra impossibile toglierli , visto l’incapacita’diretta o indiretta delle AA.VV e della politica ,credo che l’unico modo per “neutralizzarli” o renderli inoffensivi(per i cacciatori ,per i cittadini comuni e per tutti i fruitori della natura e dell’ambiente) sia quello di MODIFICARLI con una legge ad hoc.Anni fa si parlava se non erro(correggetemi se sbaglio) di istituire i cosidetti PARCHI RURALI: cioe’ quei territori protetti in cui erano consentite tutte le attivita’umane compatibili con l’ambiente(dunque anche la caccia) tranne la cementificazione e la creazione di nuove case , ville,strade etc.. lasciando immutato il territorio e traendo da esso tutti i benefici naturali nella giusta percentuale.Ecco ,credo che in un prossimo futuro(gia’ da domani) , bisognera’pensare ad una contro-strategia che ostacoli la strategia degli animal-radical-ambientalisti perche’senno’ tra 5 o 6 anni assisteremo alla fine della caccia,e’ certo. Saluti

  18. Baghy scrive:

    Ci conto, avremo modo di metterci d’accordo più avanti. Ciao

  19. Giacomo scrive:

    x Ettore 1158 :

    caro Ettore come vedi il problema parchi è un problema riguardante la politica e non per niente la politica vuol dire gestione. Quello che ho detto io sopra l’ho scritto già qualche mese fa ed ancora altro ne ho detto tempo addietro riguardo a questi FEUDI e FEUDATARI, non voglio insegnare niente a nessuno ma leggendo e prendendo in considerazione modestamente quello che io e i miei pochi colleghi di passione abbiamo già scritto nel post precedente ce ne sarebbe (per i politici interessati alla caccia), da discutere ed aggiustare, il pensiero è talmente chiaro che lo può capire anche Pierino lo scemo delle barzellette. Scrivere di caccia e lottare per la caccia si fa per la passione. Fare politica per la caccia invece è un’altra cosa, la maggior parte la fa per i propri interessi e questo rende le cose molto difficili. Io per la caccia sto solo sborsando tasse a me non entra niente…Onde per cui per me i parchi se li sbrigassero gli addetti ai lavori se sono capaci, resta il fatto che in molte regioni hanno permesso abusi sulla percentuale di territorio che comunque sono cose illegali, e l’illegalità non si combatte in base al numero delle persone che la subiscono, secondo me noi del Web possiamo fare ben poco… Questo è solo un mio pensiero. E con questo ti saluto e saluto anche tutti gli uomini di bosco.

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