Marche, questione cinghiali
Come riceviamo, dall’ URCA Marche, e cosi’ pubblichiamo
http://www.ilcacciatore.com
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QUESTIONE CINGHIALI.
BASTA ALLARMISMO E POLEMICHE POLITICHE. VEDIAMO I DATI.
LEGAMBIENTE E L’UNIONE CACCIATORI DELL’APPENNINO CHIEDONO DI INIZIARE AD OCCUPARSI DEL CASO CON METODO SCIENTIFICO.
ANCONA. Il Circolo Legambiente Il Pungitopo e l’Unione Regionale Cacciatori dell’Appennino hanno deciso di intervenire su una questione aperta e d’attualità ormai da molto tempo, dopo un lungo periodo caratterizzato da aspre polemiche politiche.
Gli incidenti e i danni, che da molto fanno discutere, dipendono dalla forte presenza umana che contraddistingue il territorio del Conero. Ciò fa sì che il contatto, a volte spiacevole, fra i cinghiali e l’uomo sia particolarmente frequente.
Del resto però, casi di auto danneggiate e di orti rovistati non possono fornire la prova certa che la presenza degli ungulati nel Parco sia sovradimensionata e tantomeno possono giustificare decisioni affrettate o velleità di reintroduzione dell’attività venatoria in un territorio protetto, peraltro inadatto alle tecniche della caccia al cinghiale, che porrebbero in serio pericolo le attività umane, fortemente diffuse al Conero.
“Finora si sono sentite solo prese di posizione ideologiche, senza mai entrare nel merito dei dati” commenta Fabio Barigelletti, presidente del circolo legambientino del capoluogo. “E’ ora di mettere in campo i dati scientifici e partire da quelli, senza perdere altro tempo in polemiche inutili”.
L’unico modo per affrontare seriamente la situazione è infatti smettere di ragionare in termini ideologici e cominciare a basarsi su dati raccolti scientificamente ed aggiornati costantemente, per poter operare le scelte nel migliore dei modi, con la necessaria efficacia.
“Eliminare i cinghiali senza particolare criterio potrebbe in realtà far precipitare la situazione” è il giudizio di Santino Ciuffolini, presidente dell’U.R.C.A. Marche. “Un prelievo dei cinghiali avventato, effettuato senza i necessari criteri tecnici, potrebbe infatti rivelarsi un grossolano errore e addirittura aggravare il problema”.
Meglio perciò affrontare la questione tempestivamente e soprattutto con gli strumenti giusti. A partire naturalmente dai rilevamenti scientifici, per quantificare costantemente la reale entità della presenza degli ungulati.
Le due associazioni si trovano d’accordo infine anche su chi debba occuparsi della questione: “Riteniamo che il soggetto preposto al monitoraggio e alla gestione della fauna debba essere l’Ente Parco del Conero e non altri. E’ giusto infatti che questo territorio sia controllato e gestito dal soggetto legittimamente designato a farlo”.
Circolo Naturalistico Il Pungitopo ONLUS
U.R.C.A. Marche ONLUS
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Category: Legambiente, Marche, URCA
Comments (5)
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ecco altri soggetti ke ragionano troppo scentificamente, allora catturate i cinghiali con le mani e portateveli in giardino,questo dovrebbe fare l’ente parco e non mangiarsi i soldi ke anche noi cacciatori con le nostre tasse gli diamo.
Chi và con lo zoppo impara a zoppicare,mi viene l’orticaria a leggere che l’URCA abbia bisogno del supporto degli ambientalisti per emettere un comunicato ,discutibile in ogni suo punto .
Attenzione cacciatori di selezione vi fanno fare le tessere e poi fanno lingua in bocca con l’ambientalismo estremista .
Agli amici del sito.
Cosa succede in Europa sull’argomento?
Riassumo in poche righe.DALLA CACCIA DI SELEZIONE,si stà passando alla caccia programmata.Tempi di caccia? LI’ LE DEROGHE FUNZIONANO.Perchè funzionano,perchè la ricerca è decentrata nei dipartimenti nelle contee o nei LAND.Gli enti responsabili hanno fondi sufficienti e personale preparato.MOLTE DELLE RICERCHE VENGONO EFFETTUATE IN COLLABORAZIONE CON LE ASSOCIAZIONI DEI CACCIATORI.(Francia).
Guardiamo l’Italia e vediamo L’INFS (ORA ISPRA).Ci sono persone validissimi a partire dal Prof.TOSO,ma è l’organizzazione che ha lasciato a desiderare,e certo non per colpa del personale addetto.Sono mancati sempre i finanziamenti e tutto per colpa dei Governi che si sono succeduti nel tempo.
Egregi Signori, contro la forza la ragione non vale. Così ci sono le persone giuste ma manca il conquibus. Che della cosa si debba occupare l’Ente Parco, mi sembra più che ovvio, ma a questi perchè non affiancare rappresentanti dei cacciatori e degli ambientalisti possibilmente non di stile talebano? Saluti a tutti.
Speriamo che l’URCA ripensi ai suoi rapporti con LEGAMBIENTE. Una Associazione di cacciatori che si occupa tra l’altro di formazione etica e cultura venatoria, anche se riconosciuta come associazione ambientalista, deve prendere le distanze da LEGAMBINTE magari collaborando con quelle che in questi giorni stanno dimostrando interesse per le problematiche relative alla riforma della 157.
Cordialmente.