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Vegan Pride

| 26 settembre 2008 | 62 Comments

Filosofia della Caccia

carote.jpgHo pensato di aprire una discussione dedicata agli interventi di Alberto, orgoglioso vegano, perché non possiamo lasciarci sfuggire l’occasione di colloquiare con una delle rarissime persone appartenenti a codesta categoria che ha saputo dimostrare nei suoi interventi una corretta rilassatezza nell’esporre le strampalate e contorte tesi “animaliste”. Affascinato dall’originalità che ispira certi movimenti a determinate scelte di vita e nella mia dilettevole ricerca anche di un sol pizzico di verità che possa illuminare almeno di riflesso le fredde, rigide e dogmatiche posizioni animal-radicali, mi sono reso conto, con il passar del tempo, che la “scelta vegana” dettata non da motivi salutistici e pertanto ispirata da argomentazioni etiche, trae il suo sostentamento più da un “atto di fede” che da un “atto di ragione”. Sul primo non disquisisco perché non sono mai riuscito a comprendere la sorgente della luce spirituale che arriva ad imporre scelte di vita così drastiche; sul secondo invece proviamo a ragionarci.

Albero (orgoglioso vegano) scrive:
Il nocciolo della questione non riguarda il fatto che sia un essere VIVENTE, ma che sia un essere SENZIENTE, ovvero in grado di avere esperienze soggettive (che allo stato attuale delle nostre conoscenze scientifiche corrisponde a tutti gli organismi biologici dotati di sistema nervoso).
Quindi, una carota, essendo vivente ma non senziente in quanto priva di sistema nervoso, è utilizzabile come cibo, mentre una gallina, essendo senziente, in quanto dotata di sistema nervoso, NON è utilizzabile come cibo.
Prevengo subito l’obiezione secondo cui anche le piante sarebbero sensibili. La mera sensibilità non è condizione sufficiente alla percezione soggettiva, esattamente come il termometro non prova “caldo” o “freddo” essendo sensibile alla temperatura.

La sua prima “Singeriana” affermazione, sulla quale poi fra l’altro è stato costruito l’”atto di fede” animalista, deriva appunto dalla seguente riflessione:
La domanda da porsi non è se sanno ragionare, né se sanno parlare, bensì se possono soffrire“.
Chiaro che in tale contesto ci si riferisca solo ed esclusivamente al regno animale, ovverosia al mondo al quale appartiene anche l’uomo. Estendo più in la il filosofico ragionamento per il regno vegetale e vado ad aggiungere:
La domanda da porsi non è se sanno soffrire come gli animali, quindi come l’uomo, bensì se possono in qualche maniera tormentarsi”.
Circa un anno fa, attorno a questa importante domanda, s’è formata in rete una bellissima e lunghissima discussione dalla quale se ne sarebbe potuto trarre un libro. In quella discussione, oltre ai miei ed ai loro interventi, c’è stata la partecipazione di un medico neurologo il quale ha saputo ben articolare una risposta a quella domanda.
Le differenze cellulari tra il regno vegetale e quello animale non sono assolutamente così importanti. Da un punto di vista biologico, la reale linea di confine si pone invece su due ambiti. Il primo è quello che separa le linee cellulari eucariote, ovverosia gli organismi mono o pluricellulari formati da cellule con nucleo, dalle linee cellulari procariote, ovverosia dalle cellule prive di un nucleo ben definito. Il secondo ambito invece riguarda le linee riproduttive in base alle quali gli organismi si replicano autonomamente o in maniera sessualmente diversa. Ebbene, il regno vegetale condivide con noi gli stessi identici ambiti. Poi, oltre a quelle due differenze, inesistenti per gli animali e i vegetali, esiste il mondo dei “virus” ed infine, le capacità scientifiche dell’uomo hanno portato ultimamente alla scoperta di un altro mondo, ovverosia quello dei prioni ed enti similari.
Quindi, se noi vediamo questa grossissima differenza tra il mondo vegetale e quello animale, differenza che da un punto di vista biologico abbiamo constatato non esserci, le ragioni sono solo dovute al rilievo e all’importanza che diamo alle cose valutandole esclusivamente da un punto di vista soggettivo e sentimentale. E’ infatti appena sufficiente strappare una foglia da un albero per accorgersi che anche essa andrà lentamente a morire e l’albero dal quale è stata strappata, lavorerà con tutte le sue difese per rimarginare la ferita prodotta.
Risulta pertanto estremamente banale visionare il mondo che ci circonda, compreso quello minerale, rapportandolo costantemente all’esclusiva soggettività umana che lo percepisce solo attraverso quel ristrettissimo campo di onde elettromagnetiche comprese tra i 400 e i 700 millimicron. Come dire…al di fuori null’altro esiste!
Se non c’è pertanto alcuna differenza concettuale nel cibarsi di una carota o di un fagiano, cosa spinge il nostro personalissimo sentimentalismo ad optare per una scelta radicale così innaturale visto che, fra le altre cose, il nostro apparato digerente è molto più simile a quello dei carnivori che a quello degli erbivori?
E’ la paura della morte…propria! la paura della sofferenza…propria!
Non siamo più abituati alla realtà di questa vita che ci ha voluti animali come tutti gli altri. E’ possibile marcare questa posizione soggettiva anche sui tormenti dell’anima che certe persone dimostrano di fronte alla morte di un cerbiatto o alla morte, senz’altro meno sentita e meno importante, di un ratto di fogna. Tutto ciò che ricorda le nostre sofferenze e le nostre paure produce sdegno e rifiuto perché attraverso determinate azioni ci viene sbattuta in faccia una realtà che vogliamo disconoscere sempre di più; la realtà che ci ha voluti in qualche maniera animali mortali.
Ho ragione di pensare che allontanandosi progressivamente da ciò che umilmente è l’uomo, senza un minimo sforzo nel tentativo di ritornare alla naturalità della “bestia” cui siamo, condurrà il sapiens alla pazzia!

Massimo Zaratin

 ***

Filosofia della Caccia, Articoli precedenti:

Category: Filosofia della caccia

Comments (62)

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  1. vincenzo scrive:

    X Kulna:mi permetto di darti del tu,ho letto i precedenti post,nei quali si e’parlato di tutto,anche di religione,Veronesi(che non disdegna il pesce),ecc…
    Vedi purtroppo viviamo in una societa’ nella quale il cacciatore,(a differenza del pescatore,anche i pesci sono animali)non è ben visto,questo lo sappiamo troppo bene,tanto che molti di noi posano l’auto sotto casa e poi si cambiano per fare le rampe di scale per andare a casa.Volevo soffermare il mio discorso alla religione,quando hai citato la Genesi,anche se si puo’ dare l’interpretazione che hai dato tu,la Bibbia,è piena di altri riferimenti:per esempio,quando Dio disse a Mosè di stendere le reti per sfamare il popolo di Israele e mando’ le quaglie,quindi…..
    Altro argomento,come la mettiamo con l’aborto?
    Le nostre leggi permettono l’interruzione di gravidanza fino al terzo mese,ho due figli una di due anni ed un’altro di uno (che li compie domani),bene, facciamo l’ecografia dei tre mesi(plica nucale),con i moderni macchinari,si vede tutto,cuore,arti,testa,veramente un esserino completo,l’ecografa ci disse che la legge permetteva di abortire ancora per 15 giorni,rimasi inorridito!!!
    Ti racconto l’ultima senza annoiarti troppo,nel 2004 a pochi km di distanza da casa mia una persona in un litigio ha accoltellato un altra,è stato arrestato,poi messo ai domiciliari perchè incensurato,adesso e’ fuori,con obbligo di firma….
    nello stesso anno un mio parente anche cacciatore,per una dimenticanza pulendo il suo fucile da caccia,ha inavvertitamente dimenticato di inserire,il dispositivo che riduce a due le cartucce nel serbatoio del fucile,fermato dalla forestale nonostante il numero delle cartucce fosse di 3(quello consentito per legge)non hanno voluto sapere ragioni,gli e’ stata sequestrata l’arma e deve ancora affrontare un processo penale(che si spera si concludera’ con una oblazione),con la relativa restituzione dell’arma,ora mi chiedo e ti chiedo ma in che mondo viviamo?
    Ecco cosa non sopporto della nostra societa’,e’ piu’tutelato un animale che un essere umano.

    Cordiali saluti

    Vincenzo

  2. ezio scrive:

    X Vincenzo

    Mi permetto di inviarti un mare di auguri per il tuo “piccoletto” ;-) che domani compirà il suo primo anno di vita su questa Terra!

    I più cordiali saluti.
    Ezio.

  3. ezio scrive:

    X Kulna

    Mi pare che “frequentandoci” ti sei ammorbidita un po’ :-)

    Se così fosse veramente, sarebbe una gran bella “cosa” per tutti (te/noi). :-)

    Buona notte e ricordati di contare frutta e/o ortaggi per addormentarti, non vorrei che le pecore si sentissero sfruttate.. ;-)

    Ezio.

  4. vincenzo scrive:

    Grazie Ezio,sei gentilissimo!!
    Spero di trasmettergli la sana e bella passione per la caccia…chissa’tra 17 anni….

    Salutoni

  5. Giovanni A. scrive:

    E io se permetti Vincenzo, mi associo al mio caro amico Ezio e ti invio un mondo di auguroni per il primo compleanno del tuo piccolo. Un cordialissimo saluto!!!

    Giovanni

  6. massimo zaratin scrive:

    Kulna scrive:
    sono vegetariana………e non voglio imporre a nessuno le mie idee……….e chissà forse un giorno evolveranno anche le carote come i maiali di george orwell…..buona serata a tutti

    Credo tu abbia centrato il problema!
    Il tuo breve pensiero, intriso d’antropocentrismo, porta con sé il male ambientale cui è afflitto l’uomo, in particolare quello moderno, dimostrandone in tutta la sua essenza l’egoico modo di percepire la propria realtà.
    Ti farà strano, se non ridicolo, sentirlo dire da uno che riempie di piombo gli animali indifesi e d’altronde, la mia potrebbe pur rimanere una difesa di parte per giustificare ciò che a me fa più comodo.
    Tuttavia, ho notato negli uomini stili completamente diversi nel porsi di fronte alla vita e nel rapporto con gli altri esseri viventi la quale variabile capace di determinarne appunto questa diversa percezione, risulta proprio quel termine che hai inserito nella tua affermazione. Hai parlato di evoluzione…cosa intendi per evoluzione? Il termine, nel progressivo temporale, presuppone una variazione positiva dell’essere il quale viene pensato, nello stadio superiore, migliore che in quello precedente. Io, invece, non riesco affatto a concettualizzare un essere del genere ovverosia un essere migliore di un altro. Se è vero che questo è il migliore dei mondi possibili, ognuno è perfetto così com’è e non ci può essere creatura, sia essa appartenente al mondo animale, siano esse appartenenti al mondo vegetale e minerale, più evoluta di altri, migliore nel vivere o detentrice addirittura di diritti speciali. Usando in natura il concetto evoluzionistico noi diciamo che l’uomo, animale dotato di ragione, è superiore agli altri animali e biologicamente si pone in cima alla catena alimentare…l’uomo ci risulta quindi migliore del leone perché è più forte; allo stesso modo allora dovremmo dire che il leone è migliore della gazzella, la gazzella dell’erba che bruca, l’erba della terra dalla quale trae nutrimento! Come vedi, il concetto di migliore o peggiore, è una forma mentis tutta umana. Io non credo che il mio cane da caccia (che non è afflitto dal lavoro, mangia e si diverte con me) mi veda migliore di lui…ed io, francamente, non mi sento più evoluto, in senso positivo, del cane! Lui è cane, io sono uomo…entrambi qui condividendo più o meno lo stesso periodo di vita, entrambi con una precisa funzione biologica…lui da cane da caccia, io da uomo! Tutto ciò che esula dai principi imposti dalla natura è puramente capriccio umano, frutto della sua mente…e come ben si sa, la natura non ha affatto bisogno dei dolorosi parti della nostra mente ma chiede solo di essere osservata e vissuta tra il bene ed il male che ha imposto lei e che noi umani abbiamo voluto catalogare!
    Solo riappropriandoci della natura in senso biologico scopriremo che la natura, per quanto crudele possa essere, non ha creato alcun bene o alcun male!

  7. massimo zaratin scrive:

    Scusami…credo di essermi spiegato male nell’ultimo concetto. Il male ed il bene in natura sono concetti partoriti dalla mente dell’uomo. In realtà non c’è alcun male o alcun bene!
    Comprenderai pertanto che con questo modo di percepire la natura, per me, il vegetariano per imposizioni etiche, non è altro che un uomo che si percepisce in un contesto isolato dalla sua stessa natura e non si accetta da un punto di vista biologico.

    Saluti.

  8. vincenzo scrive:

    Grazie Giovanni,un cordialissimo saluto anche a te,oggi abbiamo festeggiato,e da queste parti sono passati molti tordi,qualche allodola,ed anche qualche colombaccio…..sempre di martedi…Kulna sarà contenta….

    Cordiali saluti

    Vincenzo

  9. kulna scrive:

    io ho festeggiato ieri………..

    ma perchè tutti questi volatili passano solo di martedì??????????????????

  10. Renzo scrive:

    X vincenzo
    Auguri al prossimo cacciatore.
    Renzo

  11. vincenzo scrive:

    Grazie Renzo…speriamo…che non interrompa la tradizione,bisnonno,nonno,mio padre e io,spero che nel suo DNA…a meno che tra qualche anno non ce la chiudano definitivamente….

    x Kulna il …sempre di martedi è un modo di dire,abito ad Ischia e da noi i migratori sono solo di passaggio,sostano solo poche ore poi ripartono quindi se passano di martedi o di venerdi la caccia è chiusa,ma per fortuna….(nostra e non loro)….non accade sempre così.

    Cordiali saluti

    Vincenzo

  12. Cristina scrive:

    Buongiorno,

    ho avuto modo di leggere l’alticolo scritto da Massimo Zaratin. Io sono una vegana animalista. Non starò a commentare le argomantazioni sarcastiche e denigranti su una scelta di vita difficile, ma che reputo giusta. Vorrei solo far presente che la differenza tra la sofferenza animale e la sofferenza vegetale è constatabile da qualsiasi cacciatore che spari ad un animale e subito dopo ad un albero. Non invito nessuno a sperimentare di persona ma spero faccia riflettere sull’argomentazione. Inoltre dal punto di vista pratico cibarsi di animali raddoppia il consumo di vegetali, di cui si nutrono gli erbivori. Se volete uccidere, se vi piace uccidere abbiate il coraggio di dirlo apertamente, senza scusarvi dietro argomentazioni di qualsiasi genere.

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