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In principio era la Starna…

| 5 settembre 2008 | 7 Comments

Devo svolgere un compitino facile facile: dare un parere sull’ impatto ambientale provocato delle immersioni subacquee e i percorsi seawatching programmati all’ interno delle acque cristalline che interessano l’ area marina protetta del Parco Nazionale delle Cinque Terre. E’ uno dei miei compiti, all’ interno della Segreteria A.M.P., al Ministero dell’ Ambiente e della Tutela del Territorio e del Mare. L’ area marina protetta delle Cinque Terre, istituita nel 1997, si trova nella riviera ligure di Levante, antistante l’ omonimo parco terrestre. Ed è proprio parlando di quest’ ultimo che il discorso cade sulla fauna ancora esistente all’ interno della zona out. Conoscendo tutti il mio “difetto” (nessuno è perfetto, vivadiana!) mi vengono poste dai colleghi due domande, la prima piuttosto difficile, la seconda, davvero facile facile. Com’ è la situazione della Starna in Liguria e in Italia? Sono ancora cacciabili le starne, quando ci sono?

Se è difficile avere dati certi sui popolamenti della Starna in Italia, disquisire su quelli della regione Liguria è per certi versi impossibile. Per due motivi molto semplici: sono spesso tenuti nascosti piccoli ripopolamenti locali di Perdix perdix autoriproducentesi e vengono invece decantati ripopolamenti, anche quantitativamente rilevanti, che sono il risultato temporaneo e aleatorio, di continue e reiterate immissioni di animali innaturalmente allevati.

E’ difficile infatti avere l’ esatta cognizione della realtà attuale della Perdix italica, quando chi sa tace e chi invece parla non ha le idee ben chiare. Sono spesso testimone infatti, di tergiversanti silenzi, anche da parte di amici per certi versi affidabili, se chiedo notizia di ipotetiche nidiate segnalatemi in determinate località, e sono vittima nel contempo di esaltanti comunicazioni -poi sempre deludenti alla prova dei fatti- quando assisto a prove in zone anche troppo pubblicizzate.
I silenzi, nel primo caso, sono la conseguenza di un egoistico ma giustificabile tentativo di protezione di un patrimonio faunistico, tanto più prezioso in quanto esiguo e difficilmente recuperabile; le informazioni eclatanti e entusiaste del secondo caso sono qualche volta il frutto di un’ errata concezione del sostantivo “ripopolamento”, ma spesso anche il tentativo di sublimare una realtà faunistica affatto sublime. Si vorrebbero le starne, quelle starne, e allora ci si illude di averle e si finisce per crederci davvero. In buona fede, naturalmente.

Frasi come queste: <vedi come volano…!> oppure: <è più di un anno che sono “fuori” e si sono inselvatichite…> o ancora: <…si sono alzate in volo che erano più di quaranta….> sono senza dubbio il risultato di un entusiasmo un po’ infantile, ma sincero: altro naturalmente sarebbe il giudizio di chi le starne le ha conosciute e cacciate quando nelle voliere esistevano solo i pappagallini colorati delle fiere di strapaese.

E allora cosa fare? Riavremo anche noi il selvatico che ha fatto sognare i nostri nonni? Io sono sicuro di sì. Ma ad una condizione: quella cioè di ritrovare una volta per tutte la nostra identità di cacciatori. Identità che invece continua ad essere mortificate da una Legge ormai superata che penalizza sul nascere il concetto stesso di libertà che dovrebbe distinguere la caccia cacciata da quella mercificata. Non è preferendo la “teleprenotazione” e l’ “opzione di caccia” ai criteri sacrosanti di libertà e di autodeterminazione che contraddistinguono tutti coloro che, come noi, hanno fatto della caccia il proprio stile di vita, che -francamente- si possono far tornare le starne nel nostro Paese. E le “gabbie venatorie” venutesi a creare dall’ oggettiva mancanza di mobilità, i centri di potere (anche economico) rappresentati dagli A.T.C. e dai C.A., i giorni di “silenzio venatorio”,  l’ aleatorio “legame del cacciatore al territorio” che qualcuno ha voluto contrabbandare come la panacea di tutti i mali che affliggono l’ attività venatica, non solo non ridaranno “quelle” starne all’ Italia, ma neppure potranno rendere la dignità riservata da sempre a conservatori liberi e consapevoli dell’ Ambiente quali sono, per tradizione, i cacciatori.

So di parlare con persone che capiscono dove io voglia andare a parare. Se così non fosse, per tutti coloro che si crogiolano all’ interno dell’ Ufficio brevetti per aver inventato (dicono loro!) la “pasticca per tutti i mali”, voglio ripetere ancora una volta ciò che François Marie Arouet ebbe a dire in un suo intervento all’ Académie Française: “se parlando con qualcuno tu hai la sensazione di non essere compreso, e chi ti ascolta ha la medesima sensazione, quella cioè di non riuscire a comprendere ciò che gli stai dicendo, allora questa è filosofia pura”. Su questo stesso Sito, tempo fa, qualcuno ebbe a criticare le mie convinzioni filosofiche definendole prive di ogni effetto pratico. Tuttavia le verità esposte al mondo dal grande filosofo parigino, conosciuto da tutti sotto lo pseudonimo di Voltaire, continuano ancora a stupirmi. Se chi pigia i bottoni nella stanza dell’ Ambiente riesce a comprendere l’ importanza che rappresenta per gli Uomini dei Boschi la libertà e l’ autodeterminazione, ragionate e ragionevoli, allora -forse- si potranno rivedere le starne in Liguria e, perché no?, anche in tutto il resto della Penisola. fil1192.JPGPerché le starne, quelle starne, figlie delle steppe e delle brughiere, delle praterie e delle colline, esistevano prima dell’ uomo, prima dei cani da ferma, prima delle reti da lancio e delle balestre, prima degli archibugi, delle doppiette e degli automatici….Ma prima di tutto esistevano e resistevano prima delle voliere di allevamento e di ambientamento, prima delle incubatrici e dei mangimi scientificamente calibrati.
Sì, in principio era la Starna….poi arrivammo noi che attualmente sopravviviamo alla ragione stessa che ci ha fatti cacciatori.

Sergio Gunnella

Category: Generale

Comments (7)

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  1. Renzo scrive:

    La Starna, PerdixPerdix, era ora che qualcuno ne parlasse. In Liguria ci sono, eccome se ci sono, di quelle che hanno fatto sognare i nostri nonno; magari non tante, ma ci sono.
    Non dico il posto nemmeno sotto tortura, e se trovo uno che gli spara, beh, si fa almeno sei mesi di ortopedico, ma bravo davvero.
    Siete autorizzati a fare altrettanto se dovessi impazzire e alzare il fucile verso quegli uccelli.
    Ciao
    Renzo

  2. Federighi Alessandro scrive:

    La starna !Non conosco il selvatico se non per foto in riviste, visto che sono sardo e da noi non è mai stata presente.Però chissà perchè l”ho sempre avvicinata alla nostra pernice sarda, che grazie a Dio ci fa sentire ancora cacciatori.Sentire da voi a che punto è la situazione starna mi rattrista perchè penso che se cosi fosse successo alla nostra “barbara”, tutti noi ci saremmo sentiti più poveri e sconfitti.Però sicuramente si deve ripartire da capo e non mollare, dalle piccole esperienze locali che ogni anno fanno un passo avanti con la speranza di rivedere in futuro le starne volare veramente !Come dice Renzo poi bisogna proteggerla affinchè diventi prelevabile dopo attenti censimenti, e autosufficente nel ripopolamento ed irradiamento naturale !Auguri per il progetto e saluti.

  3. ezio scrive:

    Si pensi, PER ASSURDO, di avere la possibilità di liberare un miliardo di starne (fagiani, rosse, lepri, ….) catturate SELVATICHE n natura per ripopolare il….deserto del Sahara.
    Che tipo di successo ci si aspetterebbe da siffatta operazione??!!
    Ora, va bene tutto, ma prima di ogni qualsivoglia forma di tentativo di “ripopolamento”… non so come mai, ma sta parola non la sopporto…bisogna prima occuparsi dell’ambiente, della sua “ricostruzione”.
    I selvatici per vivere e riprodursi hanno bisogno di un habitat a loro consono… E poi controllo severo sui nocivi…ops perdon…sui predatori (beata ipocrisia verdolina…).
    Dopodiché si potrà anche parlare di un prelievo ragionevole ma i selvatici VERI si sanno difendere benissimo dalla caccia, per così dire, sportiva. termine che come sempre utilizzo giusto per rendere l’idea, la caccia è molto di più di un semplice sport.
    Si provi a cacciare beccacce col cane da ferma nei primi giorni di passo e poi negli ultimi per vedere l’effetto che fa …avere a che fare con novellini e poi con imbirbite…
    Cordiali saluti.
    Ezio.
    P.S.: Certo che che le centinaia di migliaia di euro che girano nelle casse degli atc venissero realmente utilizzati per i famosi RIPRISTINI AMBIEMTALI ne avremmo di starne & c.
    Ma è sicuramente + facile comprarle dagli allevamenti (salvo poche meritorie eccezioni…) . Peccato che poi tutti sanno benissimo quale sarà il loro misero destino…

  4. lucas scrive:

    Per riavere la starna bisognerebbe riavere l’Italia di cinquant’anni fa.

  5. ezio scrive:

    X Lucas
    Hai messo il dito nella piaga….

    Comunque dove si è lavorato con unità di intenti qualche risultato, a volte anche buono di è visto.

    Ciao.
    Ezio.

  6. Renzo scrive:

    A Ezio e Lucas
    Il lancio ( che brutta parola) funziona solo se qualcuno è disposto a farsi il mazzo con tre ingredienti: tempo ,voglia, soldi
    I soldi non sono poi tanti, ma il tempo e la fatica sono abbastanza……pesanti
    Bisogna accudirle con cura almeno per due mesi, stando attenti ai predatori, anche quelli a due zampe.
    Io l’ho fatto e ora le Starne le posso FOTOGRAFARE, ( e non di più ) , e guai se qualcuno le tocca !
    Ho solo dimostrato a me stesso e a qualche altro che questi uccelli si possono rimettere in pista, state tranquilli.
    Ma se aspettavo le A.vv. …. saluti e baci.
    Così mi sono rovinato del tutto……
    Ciao
    Renzo

  7. Alessandro Cannas scrive:

    Piu’ che lanci e contenimenti,bisogna aver la liberta’, che ci stimoli ad una motivazione, alla ricostruzione del nostro patrimonio….Il resto e’ solo tempo e soldi persi…

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