Scarica l'opuscolo Sicurezza a Caccia

Perche’ vai a caccia

| 3 giugno 2008 | 6 Comments

Mi ricapita fra le mani l’ interessantissimo post dell’ ANUU di qualche tempo fa, “Perché si va a caccia?”, e mi torna alla mente una delle tante novelle contenute nel mio libercolo che scrissi nel 2002 (come passa il tempo, vivadiana!), “Momenti di vita (e di caccia)”, edito da Thyrius. Il titolo del racconto a pag. 13-, “Perché vai a caccia?”, fatalmente, è molto simile. E comincia così:  <<A colui che si affaccia al mondo della caccia in purezza di entusiasmo, voglio dire subito: “Benvenuto amico. Tu hai un grande privilegio che ad altri è negato, e per questo non ti capiranno. Ma tu non ascoltarli: impara e vivi il tuo ambiente, comunque e dovunque sia, perché questa sarà “la tua isola che non c’ è”. L’ isola felice dove Peter Pan vive la sua avventura che sempre si rinnova: il mondo dell’ eterna giovinezza dove, se ci credi, puoi volare alto, libero da ogni zavorra temporale. Comincerai anche tu -insieme a noi e come noi- a riconoscere il canto delle starne e a gustarne la musica? imparerai anche tu a indovinare dal volo l’ arrivo di “quelle anatre”, dopo l’ alba d’ attesa, le tracce confuse della lepre che nelle notti di plenilunio girovaga fra i medicai, e tornerai ad immaginarne dalla fatta della beccaccia, il tempo che si è fermata nel bosco? Ti unirai a noi “vecchi” per gustare il sapore delle lunghe scarpinate fra i calanchi che ci riempiono ogni volta di ricordi e ci fanno tornare i Cacciatori che ci siamo sempre vantati di essere? Sappi che la gente, ai nostri tempi, era ancora legata alla ruralità e alle tradizioni e per questo ci conosceva come novelli elfi del bosco. Parlava di noi con rispetto e si sforzava di capirci. Se ciò avvenisse, se ritornasse ancora -dico io- il tempo perduto, vorrebbe dire solamente una cosa, amico d’ avventura, e cioè che il tempo trascorso fino ad oggi non avrebbe lasciato alcun segno, nessuna traccia, neppure nei nostri ricordi. E allora, meglio sarebbe attaccare la spingarda al chiodo prima di iniziare l’ avventura. Ma noi non lo facemmo allora, e non lo faremo mai. Perché un Cacciatore vero, amico mio, ha altro per la testa: vuole andare a caccia. Né più né meno come te”.
Già, ma perché andiamo a caccia?

La maggior parte dei miei “colleghi” del Ministero dell’ Ambiente ritiene che l’ ambiente sia stato costruito da nostro Signore solamente per loro. Una cosa esclusiva, insomma, e molti giudicano il dicastero dove lavorano, di loro proprietà; occupandosi poi di argomenti -per così dire- “propri”, questi vengono giudicati “intoccabili” per  gente come noi che, fatalmente, “va a caccia”. Ma io, che per quanto concerne l’ ambiente mi considero proprietario solamente del vaso da fiori che tengo in terrazza, proprio io….a caccia ci vado! E allora, ché dire: nessuno è perfetto! Assai di sovente mi viene posta questa domanda: “Ma tu che dici di amare la natura e che in ufficio ti occupi di Aree protette, perché uccidi gli animali?” E ogni volta il mio interlocutore, dopo aver ascoltato le mie vaghe e per lui strampalate spiegazioni, si allontana più scettico e perplesso che mai.

In effetti, fra la nostra conclamata dichiarazione di essere amanti della natura e il nostro “andare a caccia” la cui manifestazione ultima è l’ abbattimento del selvatico, sussiste un’ apparente contraddizione. E non è facile da spiegare. In primo luogo sussiste un problema di coscienza e chi risponde candidamente dicendo che pagare la licenza lo autorizza a farlo, dice il vero, ma nello stesso tempo ha bisogno urgente di uno specchio per guardarsi il colore della lingua…Ritengo che tutti quelli che respingono l’ idea che l’ abbattimento della selvaggina sia divertimento, debbono obbligatoriamente ricercare un chiarimento per tranquillizzare la propria coscienza, poiché -diversamente- dovrebbero rinunciare a qualsiasi tipo di attività venatica. Il problema -ad quem- sussiste solo per l’ uomo moderno che vive in una società altamente civilizzata. Per l’ uomo preistorico, privo di qualsiasi problema etico ed estetico, la questione non si era mai posta, dal momento che la pesca e la caccia rappresentavano per lui l’ unico mezzo di sostentamento. Col trascorrere dei secoli la necessità della caccia andò man mano affievolendosi con il progredire della civiltà. Ben presto, con l’ allevamento del bestiame e lo sviluppo dell’ agricoltura, la caccia si pose su un piano secondario per assumere poi, nel mondo moderno, il carattere di attività meramente sportiva o, meglio, di passionale diletto. Sul piano economico poi, con puri conti alla mano, essa rappresenta senz’ altro una voce in perdita. Perché dunque continuiamo ad andare a caccia? Le risposte sono quanto mai variegate. Qualcuno giustifica questa attività perché lo aiuta a far moto e a respirare aria salubre, lontano dalla città. E’ comunque facile sentirsi dire che si può ugualmente andare per campagna senza abbattere animali; il risultato sarebbe il medesimo. Fra l’ altro a caccia vanno anche i contadini e i montanari che di aria fresca ne prendono fin troppa!
Altra classica giustificazione è quella dell’ istinto atavico: si andrebbe a caccia infatti solo per soddisfare un istinto insormontabile. Accettare però questa giustificazione equivarrebbe a dichiarare il fallimento dell’ uomo civilizzato. Ammettere infatti che dopo millenni di vita civile l’ uomo è rimasto prigioniero di un istinto atavico e primordiale che lo spinge verso un’ attività, che per di più sul piano utilitaristico si dimostra anche antieconomica, significherebbe negare qualsiasi capacità di adattamento e di evoluzione dell’ homo sapiens. E, il minimo che si potrebbe dire di un cacciatore, è che ha urgente bisogno dello psicanalista. Una spiegazione si è cercata di dare anche sul piano -per così dire- biologico. Nel corso di secoli di attività gestionale impostata su canoni biologici e pedologicamente sbagliati, l’ uomo ha completamente -o quasi- distrutto alcune specie predatrici (lupo, orso, lince, ecc.) che contribuivano a mantenere l’ equilibrio della natura. Essendo venuto a mancare con l’ estinzione delle specie opportunistiche  uno dei regolatori naturali della biocenosi, occorre che tale funzione sia assunta dall’ uomo il quale, con la sua attività di caccia, interviene come fattore equilibratore  in sostituzione delle specie estinte. In tale funzione, biologicamente necessaria, risiederebbe anche il fondamento etico della caccia. La spiegazione è suggestiva e potrebbe essere accettata per giustificare la caccia a determinate specie (gli ungulati ad esempio) e per certe determinate zone dove le specie rapaci sono effettivamente scomparse. Ma cosa dire per spiegare la caccia in Africa, per esempio, dove i carnivori non sono estinti, o alla selvaggina minuta, i cui nemici sono sempre numerosi anche nelle zone più civilizzate? Inoltre la giustificazione è in odore di ipocrisia, dal momento che è difficile credere che chi va a caccia ci vada solo perché investito dalla sua funzione di equilibratore della biocenosi. E allora?

Il fatto è che non si vive di solo pane! Voglio dire che l’ uomo accanto alle sue esigenze di vitto, delle vesti e del riparo, ha anche esigenze spirituali e, fra queste, principalmente, quelle dell’ affermazione della propria personalità. Chi si accontenta di risolvere parole crociate e rebus, chi si impegna nella scalata di vette solitarie, nel tennis, su una pista di slalom, chi va a pesca e chi va a caccia. La caccia, che richiede sempre impegno fisico e intellettuale, è appunto una delle attività umane che concorrono a soddisfare queste esigenze spirituali. Poiché il piacere della caccia non è -come affermano i profani- quello di abbattere il selvatico, bensì quello di avere superato una difficoltà: da quella conclusiva della precisione del tiro a quella del superamento della difficoltà del terreno a quella puramente tecnica dell’ esatta valutazione del selvatico. E non va certo dimenticata la soddisfazione del lavoro del cane, la gioia intima della stoccata del tiro e il valore venatorio della preda: il tutto non alieno da quel certo spirito di emulazione -latente in ogni cacciatore- basato sulla qualità e sulla quantità del carniere! La soddisfazione di mostrare quanto prelevato da Madre Natura, dove la mettiamo? E non è la stessa cosa di chi va per funghi, a pescare o alla ricerca di conchiglie e minerali? Nel quadro dell’ attività venatica, la morte dell’ animale non si pone perciò come il fine da raggiungere, ma solamente come il mezzo per soddisfare l’ esigenza dell’uomo che è altrettanto importante di quella materiale. Abbattere quindi gli animali per soddisfare questa esigenza spirituale è altrettanto giustificante che abbatterli per soddisfare esigenze materiali. Non senza limiti però! Che di limiti ve ne sono almeno due altrettanto invalicabili. Il primo riguarda i mezzi e le modalità che devono essere sportivi -intendo onesti- al massimo grado, altrimenti verrebbe meno lo scopo stesso della caccia e quindi la sua giustificazione. Il secondo invece riguarda l’ entità degli abbattimenti che devono essere ordinati da un piano programmato biologicamente e contenuti in modo tale da non pregiudicarne la biodiversità e la stessa consistenza faunistica.

Non considerare nella dovuta importanza questi limiti, Uomini dei Boschi, non solo significherebbe sconfessare i propri principi etici ed estetici, ma vorrebbe dire annullare d’ un colpo il valore stesso che giustifica l’ esercizio venatorio, e con esso il nostro stile di vita.>>
da: “Momenti di vita” – Sergio Gunnella – ed. Thyrius

Category: Terraditalia

Comments (6)

Trackback URL | Comments RSS Feed

  1. fabrizio scrive:

    caro Sergio,
    innanzitutto scusa il tono confidenziale, ma siamo tra amici anche se non ci conosciamo, comunque concordo in gran parte con quanto da te scritto, ma per me l’ uomo e’ cacciatore perche’ e’ nato cacciatore. Anche l’ istinto sessuale e’ atavico, e serve per la continuazione della specie, esattamente come l’ istinto predatorio dell’ homo sapiens, che e’ nel dna di ogni essere umano. poi c’e’ chi lo “sfoga” giocando a bocce o raccogliendo francobolli, come c’e’ anche chi lo ha perso e lo ha sostituito con un atteggiamento antiumano di odio contro la propria specie. Noi siamo onnivori e predatori, e il resto sono amenita’ di qualche intellettuale della domenica. La caccia non e’ piu’ una necessita’ per la sopravvivenza fisica, ma e’ comunque una necessita’ per la nostra sopravvivenza sia individuale che come genere umano. Mi spiego meglio: noi siamo la punta di diamante dell’ umanita’ che ha piegato l’ ambiente alle proprie necessita’e ha -predatoriamente- portato avanti il progresso della propria specie. Chi odia noi cacciatori, odia l’ agricoltura, la tecnica, la ricerca scientifica, la medicina, e qualsiasi attivita’ umana che sia diversa dal semplice vegetare sul pianeta come tanti erbivori, sottomessi e “canne al vento” di fronte ad una natura che e’ molto piu’ matrigna che madre.
    Chi odia noi, farebbe morire i propri simili delle peggiori malattie per risparmiare i topi da laboratorio, e vorrebbe che l’ umanita’ vivesse come nell’ eta’ della pietra, con un’ aspettativa di vita di 25-30 anni, con lo stregone come medico, e via dicendo, perche’ ritiene il genere umano un cancro del pianeta.
    chi odia noi ha sulla coscienza piu’ di 50 milioni di morti ammazzati tramite il divieto di usare il DDT, che nel terzo mondo ha causato una strage che dura dal 1972.
    noi cacciatori non lottiamo solo per noi stessi, ma per ll progresso del genere umano in generale, siamo la manciata di opliti comandati da Leonida, che sta lottando contro l’ antiumanesimo che sta sommergendo i mass-media. Anche se ci hanno lasciato soli, dobbiamo lottare, perche’ la nostra non e’ una battaglia di retroguardia, ma di alto contenuto etico, al contrario di quanto vogliono farci credere. dobbiamo finirla di farci colpevolizzare dall’ ipocrita di turno a causa della nostra passione! noi cacciatori stiamo lottando anche per il progresso dell’ umanita’ contro il nuovo oscurantismo che la minaccia.
    Non e’ un caso che uno dei principali postulati del nazismo fosse la negazione della separazione etica tra uomo e animali.

    un saluto al popolo cacciatore

    fabrizio

  2. Stefano Moggi scrive:

    Caro Fabrizio condivido in pieno quello che tu hai detto, ma il problema più grosso è come farglielo capire al mondo d’oggi! alla gente di oggi! ripenso a un vecchio detto Toscano “è più facile far volare un ciuco” (asino).

    Saluti a tutti i Cacciatori

    Stefano

  3. francesco scrive:

    In quanto all’argomento trattato partendo dalle mie esperienze vorrei esporre quali sono le mie considerazioni al riguardo delle motivazioni che spingono l’uomo ad essere cacciatore.
    Sono diventato (direi nato) cacciatore in un contesto familiare in cui non vi erano cacciatori e pertanto nessuno vedeva di buon occhio la mia propensione per tale attività, ad esclusione di mio padre, che per ragioni affettive, scorgeva nella mia passione ciò che mi accomunava al suo genitore, passato a miglior vita ancor prima che lui conoscesse mamma.
    Ancora oggi mi domando come sia venuta fuori questa prorompente passione, a me che da piccolo giocavo per giornate intere nel giardino dietro casa e che nutrivo ( …e nutro ancora) sentimenti benevoli verso tutte le bestiole che lo stesso ospitava ed erano per me motivo di allegria nonché spunto per rudimentali nozioni di scienze naturali.
    La domanda me la sono posta in maniera quasi maniacale quando sono diventato cacciatore praticante e mi chiedevo quale motivazione logica spingesse un individuo ad alzarsi prestissimo per poter giungere a scorgere il primo chiarore del giorno sul posto prescelto ed attenderlo come si fa nell’attesa di un saluto beneaugurante prima di cominciare la giornata, e soprattutto se fosse giusto o meno insidiare delle creature che già hanno il loro bel da fare nella loro condizione naturale di prede o predatori nell’esigenza di una quotidiana sopravvivenza. Queste ed altre ancora sono le domande che si rinnovano nella mia mente di uomo moderno e cacciatore, le quali trovano soddisfacente risposte negli argomenti sapientemente trattati, contenuti nel post del dott. Gunnella.
    Per mia esperienza posso affermare che nel bagagliaio dei miei ricordi di caccia, alcune giornate sono fissate in maniera incancellabile e, guarda caso, tra queste vi sono anche quelle in cui pur incontrando non ho realizzato carniere, ma sulla via del ritorno, rigirandomi ancora una volta a guardare la successione dei pendii colorati di giallo dal fieno ed il contrasto del loro profilo stagliato contro un cielo azzurro che riempiva l’animo, mi sono sentito parte dell’universo e ho capito di essere un “privilegiato” perché mi sono …”affacciato al mondo della caccia in purezza di entusiasmo”….
    Tornando al tema principale credo che se oggi l’uomo moderno, civilmente evoluto, ancora si ostina a praticare l’attività venatoria, la risposta io la posso solo ricondurre alla esigenza, mai assopita, della ricerca di una originaria dimensione di primordiale libertà, che vede nell’esercizio di questa pratica il concretizzarsi di un concetto legato ad un rapporto unico e indissolubile con la natura ed il territorio, nella manifestazione mai ignobile e meschina di una espressione di libertà autentica.
    Per chiarezza e a rafforzamento di quanto sostengo, sperando di non essere ripetitivo, riporto di seguito una parte di un mio commento scritto in precedenza nello spazio riservato ai visitatori di un altro sito dedicato alla nostra comune passione:

    … Io amo la caccia e la pratico perché mi sento uno spirito libero e solo tramite questa porta (la caccia) entro in quella dimensione magica che solo i veri cacciatori conoscono ed amano. Il cacciatore , quello vero, è soprattutto un cacciatore di emozioni, e le emozioni come le sensazioni poco hanno a che fare con concetti di quantificazione materiale.
    Per essere più chiaro dico che una soddisfacente stagione venatoria può essere anche quella in cui si è incontrato quell’unico selvatico in quel posto unico e magico che ogni cacciatore si riserva come suo e con cui si sente particolarmente collegato e secondo la forma di caccia che più lo appassiona.
    L’essenza della vera caccia è la fantasia che ci anima e ci porta a frequentare determinati posti cogliendone l’intima bellezza e immaginando, per esempio, che gli stessi possano essere stati visti dai nostri padri con gli stessi nostri occhi e provando le stesse nostre sensazioni. Non so per voi, ma è proprio così che per me avviene il contatto con la parte più autentica di me stesso sentendomi elemento integrante di un attimo unico in una dimensione universale. …

    Per questi motivi e per altri ancora sono e sarò un convinto Cacciatore. Solo così, osservando il mondo della caccia sotto questa prospettiva si riesce a comprendere e a trasferire l’essenza della caccia e l’esigenza dell’abbattimento non “come fine” ma “come mezzo” per raggiungere quello che per noi è un naturale sostentamento spirituale, sia pur sempre nel rispetto di una certa etica che rifiuta comportamenti dettati da logiche egoistiche e consumistiche.
    Caro dott. Gunnnella ancora una volta ha colto nel segno.
    Tutti noi siamo vivamente interessati a dare un futuro a questa nostra nobile passione che vive tempi difficili, e questo sarà possibile anche attraverso testimonianze come quelle rese da lei e da tante altre persone degne di essere definite Cacciatori.
    Un cordiale saluto a lei e a tutto il Popolo degli Uomini dei Boschi.
    Francesco Fusco

  4. Alfio scrive:

    Complimenti Fabrizio per la bella opinione sù esposta, per quanto concerne il persistere di queste minoranze anticaccia o verdastri, si tratta solo di tempo, di tempo perchè molta gente a dato credito per ignoranza, siccome sono fiducioso nei confronti dell’essere umano resto convinto che man mano la gente incomincerà a chiedersi cose un bioma? alla rispota scentifica ed al relativo riscontro territoriale non troverà simpiosi ed ecco i primi dubbi, quando la gente si chiederà se esiste o meno una legge sulla caccia che regola i prelievi, ed andra a leggerla si incomincerà a ricredersi su quanto viene villantato in proposito della caccia. In sintesi è solo questione di tempo e l’attività venatoria ed i cacciatori saranno rivalutati. Ricordate la legge che abboliva la macellazione degli ovini nel periodo pasquale? sicuramente non aveva nulla a che vedere all’attività venatoria, si tratta come lasciano intendere gli anticaccia che l’uomo e l’animale sono ritenuti uguali. Io non sono d’accordo.
    Saluti Alfio.

  5. samu scrive:

    Io fin da piccolo ,piantavo “grane “,in quanto ogni apertura mio padre non mi voleva mai con se ,considerando tale giornata troppo pericolosa per un bambino vivacissimo di 8 anni.Oggi a 45 anni capisco il reale motivo per cui mio padre non mi voleva all’apertura : un tale appuntamento non si può dividere con la preoccupazione di avere un bambino fra le gambe ! La caccia per me non è nulla di particolarmente speciale,è una “cosa” che nella mia vita è sempre stata presente,quasi come la scuola prima ed il lavoro poi.Papà ha mollato con cinofilia e caccia causa infarto,e continua a viverla tramite me e tramite il suo vecchio pointer che oggi è solo “buono” per divano e tappeto e che con mio padre divide le 24 ore fra litigate ,pasti ,dialoghi che solo loro capiscono e lunghissimi sonni.Purtroppo io ho preso “cacce” diverse dai miei parenti ,convinti pointeristi,e vengo visto con sufficenza quasi sprecassi il mio tempo a caccia.Io amo le anatre ,il loro mondo ,i loro viaggi…per me stare all’alba in botte vale 10 beccacce del nonno….riuscire a far scendere i fischioni sul gioco vale quanto 10 starne del babbo e kira .Loro non lo capiscono,e MAI si sprecano in complimenti quando porto nel loro frezeer (gia puliti!!!) germani ed alzavole.A me non importa ,non importa neanche far capire a mia moglie perchè esulto quando al venerdi sera tirano venti freddissimi e il cielo sembra catrame..Non so dire perchè vado a caccia ,ma non riesco ad immaginare come farei senza .Odio la violenza ,sono un gran lavoratore ,amo mia moglie e il mio Samuele di 2 anni e tre mesi,non ho mai mangiato ad un mc donald,adoro cucinare la mia selvaggina ,i miei funghi e i miei frutti dell’orto,non sopporto le mode e gli sport di massa ,amo la NATURA …..ecco per questi motivi vado a caccia ,perchè a detta di familiari,clienti e concorrenti sono una BRAVA PERSONA .Ecco perchè vado a caccia.

  6. valerio ercolini scrive:

    X Samu,
    bravo hai parlato come un libro stampato,mi sono talmente immedesimato nel Tuo commento che quasi mi sono commosso ,sembravava quasi che lo avessi scritto io.
    E’cosi’che parlano e si comportno i veri cacciatori,di nuovo bravo e salutoni.
    valerio.

Leave a Reply


9 + 6 =

oww :wink: :twisted: :roll: :oops: :mrgreen: :lol: :idea: :evil: :cry: :arrow: :?: :-| :-x :-o :-P :-D :-? :) :( :!: 8-O 8) -o- (y) (up) (n) (f) (dw) (:n) (:i) (:-p)


Nota Bene: E' nostra intenzione dare ampio spazio a un libero confronto purche' rispettoso della persona e delle altrui opinioni. La redazione si riserva pertanto il diritto di non pubblicare commenti volgari, offensivi o lesivi o che non siano in tema con l'argomento trattato. Inoltre i commenti inviati, con il solo scopo di provocare, offendere o anche semplicemente dileggiare la caccia e i cacciatori, verrano cancellati d'ufficio. E' fatto divieto inoltre divulgare (all'interno dei commenti) email, articoli, etc. senza disporre dell'esplicito consenso dell'autore.


Avviso: LEGGERE ATTENTAMENTE
Ciascun partecipante si assume la piena responsabilita' penale e civile derivante dal contenuto illecito dei propri commenti e da ogni danno che possa essere lamentato da terzi in relazione alla pubblicazione degli stessi. La redazione del sito www.ilcacciatore.com si riserva il diritto di rivelare l'IP dell'autore di un commento e tutte le altre informazioni possedute in caso di richiesta da parte delle autorita' competenti, nell'ambito di indagini od accertamenti di routine o straordinari. La redazione del sito www.ilcacciatore.com non puo' in alcun modo essere ritenuta responsabile per il contenuto dei messaggi inviati dagli utenti e si riserva il diritto di cancellare e/o editare discrezionalmente e senza preavviso qualsiasi messaggio sia ritenuto inopportuno o non conforme allo spirito del sito senza tuttavia assumere alcun obbligo al riguardo.