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| 10 marzo 2008 | 2 Comments

In odore di elezioni, anche nel variegato microcosmo degli Uomini dei Boschi, appaiono i primi segnali di fumo: Berlusconi ripropone argomenti ormai triti e ritriti, l’ Arcicaccia, dimenticando di rappresentare una parte di chi va per campagna in cerca di fortuna, propone semplici “valutazioni” di una legge, la 157, che fa acqua dal 1992. Veltroni fa il Ponzio Pilato e prudentemente evita di parlare di ruralità, e tanto meno di caccia; la sinistra radicale, pur affrontando con la solita conclamata competenza le tematiche legate all’ ambiente, lascia fuori dalla porta i protagonisti della pianificazione del territorio. Le associazioni venatorie, come sono solite fare in queste occasioni, dispensano consigli senza esporsi più di tanto, certe come sono di poter “piazzare” qualche loro rappresentante nei due “chiacchieratoi” camerali, in virtù dell’ appartenenza personale a questo o a quel partito politico. Ma, imprudentemente, continuano a trascurare il fatto che, strada facendo, saranno proprio gli stessi partiti a presentare il loro “conto”, per così dire, politico. Tutti i partiti, nessuno escluso, hanno i loro “contro” al proprio interno. Ecco spiegate le decisioni estemporanee che arrivano sistematicamente da destra o da sinistra, indipendentemente dalle promesse elettorali fatte (Pisanu, Pecoraro Scanio, etc.). Così va il mondo!
Per fortuna qualche segnale invita gli Uomini dei Boschi a risalire la corrente. Come i rosei salmoni del nord. Sono i neo-partiti e i neo-movimenti nati in questi ultimi tempi per ridare dignità ai cacciatori. Usciti dal sacco pieno di nodi che caratterizza da anni l’ insipienza generalizzata dei media nei nostri confronti, questi cercano timidamente un proprio spazio nel palinsesto della politica italiana, certi come sono che, prima o poi, riusciranno a portare all’ altare Diana, figlia di Giove e di Latona. Ma, considerando la poca sabbia che resta nella clessidra delle urne, pare che gli attori, per questa tornata, abbiano deciso di non calcare le scene consultive. Farlo poi con l’ affanno, stando all’ età media dei protagonisti, potrebbe significare per qualcuno il “coccolone” fatale. Allora, meglio aspettare, date retta a me. Tuttavia l’ appuntamento pare solamente rimandato, datosi che le nuove realtà politiche di settore stanno già lavorando per l’ assalto alla diligenza delle consultazioni amministrative locali che, come ben sappiamo, si dipanano periodicamente nel nostro Bel Paese. Vedremo. Di certo è che la grande frontiera delle amministrative è rappresentata adesso dalle scelte che ognuno di questi partiti settoriali saprà effettuare. La prima per importanza, è quella auspicabile dell’ unità. Unità che permetterebbe loro di superare, ad esempio, tutte le pregiudiziali ideologiche che continuano ad escludere il mondo venatorio e agricolo dalla gestione delle aree protette, di sancire una volta per tutte la salvaguardia dei diritti del cittadino cacciatore dalle ricorrenti vessazioni alle quali egli è sottoposto, di ottenere la tanto sospirata mobilità venatoria riguardante la fauna migratrice, regione per regione (e quando dico regione per regione, intendo tutta l’ Italia, cribbio!), l’ eliminazione dell’ “Opzione di caccia”, la possibilità REALE dell’ applicazione della legge sulle “deroghe”, la modifica dei periodi e degli orari di prelievo, tenendo nel dovuto conto le tradizioni e le abitudini culturali delle popolazioni residenti dedite al prelievo venatico, etc.. Altre cose, troppe cose occorrerebbe cambiare, amici. Ma bisognerà farlo con interventi chirurgici non privi di coraggio. Come quello di far sapere finalmente a tutti, cacciatori e non, QUALI SONO VERAMENTE “i territori dove comunque è vietata l’ attività venatoria anche per effetto di altre leggi o disposizioni”-ndr- comma 3 dell’ Art. 10.-L. 157/92. I territori cioè che la riforma colloca nella percentuale massima del 30% del territorio agro/silvo/pastorale destinato a protezione della fauna selvatica. Le piste ciclabili, le mandrie al pascolo, gli insediamenti industriali e artigianali, gli agri-turismo, i “percorsi-vita”, i campi di golf, etc., etc., non sono “territori dove comunque è vietata l’ attività venatoria”? E allora? Dove sta la verità?
Basta con le ideologie che devastano la ragione. Adesso che nuove realtà corporative sono apparse all’ orizzonte pare che con esse sia finalmente giunta anche l’ epoca delle idee e del confronto.
Per conoscere le nostre NEWS in tempo reale, non ci resta che sintonizzarci sulle “radio bosco” delle realtà politiche a noi più vicine.
Sergio Gunnella

Category: Terraditalia

Comments (2)

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  1. Giovanni Fidc scrive:

    Bravissimo Sergio, hai postato un argomento che non fa una grinza e che approvo nella mia modestia di cacciatore. Ma vedrai che magari ci sarà chi ti risponderà diversamente, ovvero qualche soggetto legato alla vecchia politica, quella di…..dammi il voto che poi vedrai. Cosa non si sa, ma vedrà. Ancora complimenti caro Sergio, ripeto solo che è un vero peccato che Terra d’Italia non possa essere presente a queste elezioni politiche. Sai bene come la penso, non amo la politica e tantomeno la nascita di nuovi partiti politici, ma se vogliamo veramente autodifenderci dal nemico anticaccia in ogni dove, dobbiamo capire che è ora di mandare a casa politici obsoleti e che ci attaccano da tutti i lati, politici che promettono e basta…..a casa questa gente che vada a lavorare!!!
    Giovanni

  2. renzo scrive:

    Caro Giovanni, ormai un poco mi conosci, ma vedi… anche se sei contrario alla nascita di nuovi partitini, e potresti avere ragione, mi dispiace che Terra d’Italia non si presenti alle elezioni. Personalmente la voto lo stesso, così,per provocare…
    Ciao

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