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Il business venatorio

| 6 febbraio 2008 | 0 Comments

Come ci viene sagnalato e così lo pubblichiamo. Tratto da:
Il Sole 24 Ore
– (Centro Nord, Sez. Cultura 30/01/2008)

Diana cacciatriceIl peso delle tasse spinge la caccia verso l’estinzione

Circa 226mila gli adepti nel Centro-Nord Tributi e iscrizioni costano 300 euro l’anno

Presi di mira dall’opinione pubblica sempre più animalista ecologista, tartassati a livello fiscale, i cacciatori rischiano l’estinzione. Pochi i giovani che si dedicano all’attività venatoria, tanto che il numero degli iscritti agli Atc (Ambiti territoriali di caccia) si è praticamente dimezzato dal 1987 a 2004 (ultimo dato Istat disponibile), passando nel Centro-Nord da 457mila a 226mila unità. Ogni anno, inoltre, un cacciatore spende in media 300 euro solo per tasse e iscrizione all’Atc, ovvero quasi 70 milioni di euro in tutto, nelle quattro regioni, tra tassa di concessione governativa, tasse regionali e iscrizione agli Atc. Il giro d’affari della caccia è però molto superiore.

Nel conto vanno incluse le spese per armi e munizioni, per i cani, per il vestiario, per i trasporti, tutte voci di difficile quantificazione. Il fucile automatico tra i più diffusi sul mercato, di fabbricazione italiana, costa intorno ai 1.500 euro.

Non va infine dimenticata la copertura assicurativa obbligatoria, prevista dalla legge quadro, che oscilla in media tra i 55 e gli 80 euro a cacciatore. Tanto meno va tralasciato il capitolo della caccia nelle aziende private, le cosiddette aziende faunistico- venatorie (53 nelle Marche, 75 in Umbria. 180 in Toscana, 225 in Emilia-Romagna), dove si paga una quota calcolata in base al numero di animali abbattuti.

L’analisi è di Arcicaccia, associazione con 61mila iscritti, che torna a chiedere a livello nazionale maggiori sinergie tra istituzioni, cacciatori, ambientalisti e agricoltori per migliorare la gestione faunistica e ambientale e per rilanciare l’attività venatoria in tutta Italia. È un dato di fatto che i cacciatori italiani da anni scendano di numero e crescano d’età: in Toscana tra il 1987 e il 2004 sono scesi da 215.591 a 106.580, in Umbria da 71.604 a 37.960, in EmiliaRomagna da 101.879 a 55.480, infine nelle Marche da 67.978 a 26.280.
«La nostra impressione – ammette Osvaldo Veneziano, presidente di Arcicaccia – è che la tendenza prosegua. Non vediamo molti giovani. Questo è un male anche per la stabilizzazione dell’attività dell’impresa agricola. Il cacciatore dovrebbe avere un ruolo nella gestione e nella conservazione faunistica e ambientale, contribuendo al ripopolamento e al ripristino delle campagne. Ma in questi anni c’è stata una spinta al disimpegno derivante da proposte di legge che hanno cercato di far passare l’idea di un cacciatore come mero prelevatore di selvaggina».
Un altro capitolo di risorse per l’attività venatoria è quello dei trasferimenti delle funzioni amministrative dalle Regioni alle Province, che danno attuazione pratica alla legge sul territorio. E quello del risarcimento dei danni causati ai privati dalla fauna selvatica, ad esempio gli incidenti stradali o i danni all’agricoltura. La fauna è considerata infatti patrimonio indisponibile dello Stato. Conti alla mano, le Marche nel 2007 hanno trasferito alle Province 608.447 euro per le funzioni amministrative, come la vigilanza, le attività di gestione e conservazione faunistico ambientale; altri 180mila euro per i danni causati da fauna selvatica e 210mila per miglioramenti ambientali e di tutela. L’Emilia-Romagna ha destinato alle Province 500mila euro per la prevenzione danni, oltre 1,4 milioni per l’indennizzo, altri 850mila per le funzioni amministrative e 245mila per contributi agli agricoltori il cui territorio ricade nell’Atc. L’Umbria ha trasferito alle Province di Perugia e Terni 508.926 euro per le funzioni amministrative e ben 1,9 milioni per il risarcimento dei danni. Per l’intero piano faunistico-venatorio regionale della Toscana sono stati spesi nel 2007 oltre 6,5 milioni.
L’Atc – architrave attorno al quale ruota il concetto di pianificazione del territorio per fini faunistico- venatori – aggrega associazioni di cacciatori, ambientalisti e agricoltori. Le Regioni individuano le zone protette dalla caccia (il 20-30% della superficie agrosilvopastorale) e tracciano i confini degli Atc. In questo sistema si inseriscono le aziende faunistiche e agrituristico-venatorie, di proprietà privata, dove il cacciatore può entrare solo a pagamento. Negli Atc (56 in EmiliaRomagna, 19 in Toscana, 8 nelle Marche e 3 in Umbria)l’esercizio venatorio è praticato in base a una programmazione delle presenze dei cacciatori, delle risorse ambientali e faunistiche.
Massimiliano Rella

Category: Cultura, Curiosità

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