8:00 pm - martedì febbraio 7, 2012
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Lazio – Lettera aperta di Pallone all’assessore Valentini

Lazio – Lettera aperta di Pallone (Fi) all’assessore Valentini
Tratto da ASG Media

Sulla caccia, guerra tra Regione, governo nazionale e mondo venatorio

Il presidente del gruppo di Forza Italia in consiglio regionale del Lazio, Alfredo Pallone, ha inviato una lettera all’assessore all’Agricoltura, Daniela Valentini, sottolineando le conseguenze negative che decreto di ministro Pecoraro Scanio avrà sull’attività venatoria. “Il provvedimento ministeriale – ha detto Pallone – aprirà lacerazioni tra le Istituzioni e il mondo venatorio e lede fortemente la podestà legislativa della Regione “. Pubblichiamo qui di seguito il testo della lettera. “Con la bozza di decreto del Ministro dell’Ambiente ai sensi del comma 1226 dell’articolo unico della legge finanziaria 2007, si riaprono le incomprensioni e le rotture tra Governo centrale e Regioni e tra mondo venatorio e quello ambientalista, già sorte all’indomani della presentazione del D.L. 251/06, poi non convertito in legge. Il testo del decreto sottoposto all’attenzione delle Regioni, va comunque piú in là nel porre divieti all’esercizio venatorio rispetto al vecchio testo, mai divenuto norma vigente, e comunque apre nuove lacerazioni tra istituzioni e mondo venatorio e rurale, che la normativa regionale di definizioni delle misure di salvaguardia delle ZPS, avevano in qualche modo scongiurato, grazie all’opera di concertazione attuata a tutti i livelli, non ultima la delibera G.R. Lazio 533/2006, che pure in qualche modo andava parzialmente modificata per venire incontro ad alcune problematiche sollevate dalle associazioni degli agricoltori. Sebbene la Comunità Europea abbia piú volte precisato che le direttive Habitat ed Uccelli, da cui derivano le aree di tutela cosiddette SIC – ZPS, non impongono restrizioni a priori dell’attività venatoria, ma si propongono una serie di valutazioni caso per caso delle attività realmente impattanti sulle specie oggetto di tutela, la bozza di decreto impone l’introduzioni di divieti dell’attività venatoria aventi portata generale e indistintamente per ogni area ZPS, peraltro in modo incomprensibile sotto l’aspetto tecnico. Sorge il sospetto che si sia voluto da parte del mondo ambientalista piú ideologicamente anticaccia, di cui l’on Ministro Pecoraro Scanio è uno dei piú illustri sostenitori, raggiungere una sorta di rivincita per la mancata conversione del vecchio D.L; quasi una ritorsione nei confronti del Parlamento, del mondo venatorio e rurale, ma soprattutto delle Regioni, che pure si erano impegnate nella individuazione delle ZPS e nella predisposizioni di piani e misure di salvaguardia, come consigliato dalla UE, largamente condivisi a livello locale. Vale sottolineare alcuni esempi di divieto, tecnicamente insostenibili secondo quanto precisato nel Manuale per la Gestione delle ZPS (Dipartimento Conservazione della natura, MATT, LIPU-BIRDLIFE INT), anche per meglio motivare il dissenso: Divieto dell’attività venatoria antecedentemente alla 1° domenica di Ottobre: il divieto generalizzato non ha senso in quanto l’impatto dell’es. venatorio in quel periodo ha riflessi negative solo in alcune tipologie di ZPS e solo per una specie (quaglia), impatto attenuabile in sede di calendario venatorio regionale; Divieto della caccia generalizzato a gennaio, salvo quella di selezione agli ungulati e di appostamento per due settimane: non vi sono controindicazioni all’attività venatoria in quel periodo, per di piú viene esclusa quella al cinghiale, specie non contemplata dalle direttive, la cui diffusione crea vari problemi alle attività agricole e alla biocenosi. Divieto di addestramento cani praticamente per tutto l’anno al di fuori della stagione venatoria: Il Manuale citato non prende in considerazione l’attività cinofila come impattante, rimane piú comprensibile la restrizione operata nel solo periodo 15 marzo 31 luglio dalla del. GR 533/06. E tutta un’altra serie di errori o restrizioni ingiustificabili sul piano tecnico, che non sto qui a precisare per non appesantire troppo la presente nota, ma che proporró ad un eventuale tavolo tecnico. Alla luce delle considerazioni su esposte, ritengo che anche la Regione Lazio, recependo le istanze delle Associazioni venatorie ed eventualmente concertando con queste eventuali iniziative, debba fare la sua parte nel contestare un atto tanto lesivo della potestà legislativa regionale e che nel merito contrasta pesantemente con l’equilibrio dimostrato in precedenza da codesto Assessorato nella predisposizioni delle misure di salvaguardia delle ZPS” (red).

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